Il coito come impostura sociale: per un elogio della castità – Emanuele Franz

Il coito come impostura sociale: per un elogio della castità – Emanuele Franz

Nella nostra cultura la sessualità è stata ridotta alla funzione del coito., cioè a una sessualità puramente genitale e penetrativa. Così facendo la sessualità è stata depotenziata e privata di tutta una serie di Forze cosmiche che originariamente la rendevano infinitamente più vasta. Tali Forze si manifestano in qualsiasi espressione che fa vibrare l’energia sessuale: suoni, odori, colori, luci, espressioni, sguardi e così via. La sessualità si inanella a tutto il contesto che ci circonda, compresa l’aria, l’acqua, la vegetazione che abbiamo vicino e il sole. Tutto ciò che è chiamato in causa nell’Eros è un sistema che non si esaurisce affatto nel soggetto, ma anzi, quest’ultimo ne è solo l’epilogo. Già solo l’espressione: “io faccio sesso” è una oggettivizzazione della sessualità quanto meno riduttiva.

La sessualità, non dimentichiamolo, è una espressione dell’intero universo, non è solo la “nostra” sessualità, e nemmeno solamente quella animale, delle cicale che friniscono, dei cervi che bramiscono, ma è in generale l’espressione di un simbolismo molto più vasto e omnicomprensivo: ovvero sia il principio della contrazione e il principio dell’espansione, il principio della ricezione e il principio dell’azione. Già con i Filosofi greci, ad esempio con Eraclito, si era delineato questo simbolismo, sostenendo che l’armonia di questi opposti genera tutto quello che esiste. Tutto in realtà è un sottilissimo equilibrio fra il principio espansivo e il principio contrattivo.

La sessualità implica fattori mentali e scambi di significato poliedrici e sfaccettati che non possono assolutamente essere ridotti alla sua funzione genitale.  Qui si osa affermare che tale riduzione sia una impostura culturale impostasi negli ultimi duemila anni e di derivazione monoteistica, laddove il monoteismo ha come suo cardine concettuale la nozione di “padre”. Si ricordi solo che i gesuiti che cercavano di convertire al cristianesimo le popolazioni selvagge fallivano in quelle popolazioni animiste che non conoscevano, nella loro cultura, il nesso causale fra il coito e la generazione. Ci dice l’antropologo Bronisław Malinowski che in queste tribù non era possibile inculcare in loro l’idea di “Padre” e nemmeno di Dio come noi la intendiamo, perché per essi non era il coito a generare i figli, bensì la Divinità racchiusa nel Totem. Singolare pertanto che il coito, nel paganesimo animista, non abbia il valore assoluto che ha assunto nel cristianesimo per ragioni oltreché religiose anche di natura politica.  Nel bambino, alla nascita, è del tutto assente l’idea di sessualità penetrativa che verrà poi costruita dalla cultura di appartenenza con l’educazione. Il bambino tocca, palpeggia, annusa, si stupisce, si meraviglia di ogni sensazione senza classificarla e vivendo appieno ogni palpito ed ogni sussurro. È poi la cultura che gli insegna che deve avere un tipo di sessualità attraverso il coito.

Vari invece sono gli esempi nel mondo antico di quanto di contemplativo vi fosse nella sessualità.  La castità in molte religioni è stata vista come una Via per percepire la Divinità presente in tutto l’universo. Riflettere oggi su questa prospettiva suscita inevitabilmente delle perplessità.  Tuttavia la castità tutt’altro che essere una rinuncia alla sessualità ne è invece l’esaltazione suprema. È come quando uno si benda gli occhi e per compensazione inizia a sentire tutta una serie di odori e di suoni che prima non poteva nemmeno sospettare.   Le pratiche degli antichi, come la contenzione, non significavano per forza di cose una rinuncia al coito, ma la sua differita nel tempo, il posticiparlo, e tali pratiche in realtà permettevano l’appagamento esaltato di ogni singola sensazione, di una carezza, di uno sguardo, di un sospiro. Se noi assecondassimo questa immagine culturale del coito, e passassimo dal desiderio all’atto immediatamente, non ci sarebbe lo spazio per quella sottile e lenta sublimazione che permette la piena e totale crescita della propria sessualità. Il sesso non è semplicemente un istinto carnale bensì una tensione profonda e sacra. Non dimentichiamo peraltro che il Dio Eros è appunto un Dio, e che la sessualità per gli antichi era assurta a Forza Divina.

Anche nel mondo indiano abbiamo esempi straordinari di una sessualità metafisica, ad esempio nel dualismo fra Kalì e Siva. Kalì, chiamata anche “la notte suprema che inghiotte tutti i mondi”, si arresta dalla sua sete di distruzione solamente quando incontra Siva e lo riconosce come suo sposo legittimo.  Dal Vijñānabhairava Tantra, uno dei principali testi dello Shivaismo kashmiro, apprendiamo che la Dea, chiamata –Potenza-, è il Principio femminile che può portare alla conoscenza suprema del Brahman; ma la pratica parla chiaro quando dice che : “in virtù dell’intenso ricordo del piacere che dà una donna con i suoi baci, movimenti e carezze, anche in assenza di Lei, o signore degli Dei, si verifica una inondazione di beatitudine.” Sta parlando appunto della pratica della castità. E ancora: “nell’eccitazione del desiderio è presente il Brahman”, quindi nella tensione non nel suo soddisfacimento.  Ma ancora nello Śivasūtra di Vasugupta leggiamo che il demone femminile nelle sembianze di Parvati induce Siva all’amplesso con l’intento di divorargli il membro con le fauci di serpente annidate nella vagina, ma Siva scopre l’insidia e con un fulmine lo uccide. Kama, il Dio del Desiderio, tenta di distogliere in continuazione Siva dalla sua ascesi, colpendolo con le sue frecce e mandandogli delle Ninfe a sedurlo, ma proprio questo salire gradualmente della sua energia sessuale, pian pianino, come delle braci timide che a lungo andare accendono un Fuoco Immenso, arrivano il Lui a dargli una Energia in grado di disintegrare l’intero universo.

La contenzione dell’istinto sessuale non è una rinuncia, ma la presa di coscienza che la sessualità ha una radice molto più profonda e la sua riduzione al coito è la più grande e forse la più disumana impostura culturale che sia mai avvenuta. L’Eros è la Forza più grande che esiste in Natura, è la Forza che spinge un fiore a spezzare l’asfalto, che fa sorgere la primavera ogni anno. In certi periodi dell’anno i sacerdoti si purificavano con la castità prima di entrare nel Tempio, o prima di certe celebrazioni religiose. In questo modo aumentavano infinitamente la loro capacità mentale di penetrare spazi molto più grandi dell’apparenza.  In questo stato di astinenza si ha invero la più grande e assoluta manifestazione della sessualità, perché si riesce a sentire profondamente che è un Atto d’Amore ogni vento che incontra una cavità, come l’acqua di un ruscello che incontra un sasso e a lui si aggrappa, a lui si unisce, come il cielo con la terra, come la rugiada coi petali dei fiori, questo è l’Amore, questo è l’incontro fra il maschile e il femminile.  Un uomo in castità prova piacere per ogni brezza di vento, per un sorriso, per un palpito, e in esso scorge una sessualità infinitamente superiore a quella del coito.   E solo da questo Eros, da questo Amore, si genera la Vita, non dal coito.  Il collegamento fra lo spermatozoo e l’origine della vita non è assoluto, al massimo può essere una concausa. Altrimenti non si spiegherebbe come mai coppie perfettamente fertili non riescono ad avere figli. La vita, in verità, si genera ad ogni istante perché basta un pensiero per generarla., quand’esso sia mondato dall’apparenza e dalla superficialità.  Basta una luce in un’aurora d’estate che penetra nelle fessure d’ombra e si divarica in quei ruzzoli, in quegli spazi d’erba assopita, e quella è la vita. La vita espressa dall’Amore e dalla Sessualità divina che gli antichi chiamarono Eros. Oggi invece siamo ottenebrati dall’idea che il sesso sia solo la copula, il corpo, la carne, lasciando di fatto che la sua Potenza infinita resti lontana dalla nostra capacità di afferrarla. Uscire da questo schema, essere appagati da un bacio, da un calore, da uno schiudersi di labbra, senza pensare che l’unione fra due anime debba avere un termine, uno scopo, un epilogo, è l’inizio per riaffermare la nostra sessualità. Quando ci uniamo alla persona che amiamo non possiamo avere in mente un meccanismo, una procedura, come se fosse scritta su un manuale, puntando a uno scopo, a un termine, quello dell’eiaculazione e della penetrazione, perché così facendo si eradica dalla sensualità ogni suo sviluppo . L’Eros non ha termine, non ha scopo e non ha Fine.

Emanuele Franz

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Emanuele Franz il 14 luglio 2017

Emanuele Franz

Emanuele Franz (Gemona del Friuli, 14 agosto 1981) è saggista, filosofo e poeta. Nel 2008 fonda la casa editrice Audax (www.audaxeditrice.com) che tutt’ora dirige. Esordisce nel 2004 col saggio filosofico Noumenologia, con Bastogi Editrice, al quale segue, per lo stesso editore, Noetica dell’amore, dialogo filosofico nell’antica Atlantide. Nel 2010 edita Il Monte Nous, un racconto che legge l’alpinismo in chiave metaforica come ricerca della verità, suscitando l’apprezzamento di Reinhold Messner e di altri grandi alpinisti come Walter Bonatti, Cesare Maestri e Kurt Diemberger. Nel campo della poesia esordisce invece nel 2012 con il testo Proteo Liberato, con prefazione di Licio Gelli. Piena maturità poetica viene però raggiunta con l’Opera Il risveglio di Gregorio, del 2013, un Poema drammatico di 2401 endecasillabi sul quale l’autore ha lavorato per 15 anni. Il testo suscita l’apprezzamento dello scrittore Claudio Magris, al quale segue quello dello scrittore Paolo Maurensig e Angelo Tonelli. La sua maggiore Opera nel campo della saggistica è con l’Opera Le basi esoteriche della microbiologia. Principi per una nuova teoria della vita basata sul Pensiero Esteso, del 2016. L’Opera subito dopo la pubblicazione raggiunge grande apprezzamento da studiosi e intellettuali italiani, come il neuropsicologo Franco Fabbro e il giornalista Marcello Veneziani, ed anche all’estero con l’apprezzamento del filosofo Noam Chomsky. Nel 2014 concepisce il “Premio Audax”, un premio letterario unicamente dedicato a coloro che non hanno titoli di studio, per premiare la libera ricerca. L’iniziativa suscita svariati consensi, da quello del giornalista Marco Travaglio, fino alla Regina Elisabetta II di Inghilterra e perfino l’apprezzamento di Matteo Renzi.

Commenti

  1. Caterina

    Condivido pienamente.
    Ho avuto il piacere di leggere un bell’ articolo, ricco di spunti interessanti e con molti riferimenti storici culturali che denotano uno studio e un ottima conoscenza della materia.
    Anche se più di tutto mi ha dato piacere leggerlo, questo articolo, scritto
    Bene, fluente è poetico.
    Grazie!

  2. Giorgio

    Articolo molto interessante …

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