Paesi scomparsi d’Insubria. Wüstungen medievali tra Milano, Adda e Ticino – Recensione di Gianluca Padovan

Paesi scomparsi d’Insubria. Wüstungen medievali tra Milano, Adda e Ticino – Recensione di Gianluca Padovan

Il tema del libro Paesi scomparsi d’Insubria. Wüstungen medievali tra Milano, Adda e Ticino, pubblicato dalla Ritter Edizioni nella Collana Architectura, tocca da vicino la questione dei “paesi scomparsi” della terra d’Insubria, considerando un centinaio di località.

L’Autore, Matteo Colaone, esamina con cura le fonti che sovente testimoniano la passata esistenza di paesi lombardi oggi “dissolti”, unendole alle indagini condotte direttamente sul campo.

L’analisi si articola sia nell’intento di chiarire la causa d’estinzione dell’insediamento, sia ricercandone la collocazione nel territorio compreso tra Milano e i due confini naturali rappresentati da tempo immemore dai fiumi Adda e Ticino, i quali a loro volta si saldano sul medio corso dell’Eridanós, del Padus, il nostro odierno Po.

Vastātĭo è la parola latina indicante tanto “devastazione” quanto “saccheggio”. Vasto vuole dire “rendere deserto”, “spopolare”. Analogamente, con vastus s’identifica ciò che è desolato, deserto, spopolato e comunque “vuoto”, ma pure “devastato” anche nel senso di “saccheggiato”.

La sostanza di queste parole latine, nello specifico della prima, è traslata in tedesco nella parola wüstung, dove total wüstung è l’abbandono totale, irreversibile nel tempo, riferito a un insediamento, a un villaggio oppure a un borgo.

All’estero la ricerca degli insediamenti abbandonati, scomparsi, o semplicemente inglobati in altri maggiori, unitamente all’analisi di ciò che ne ha causato la “diserzione”, è bene attestato, ma non altrettanto in Italia. Senza affrontare le motivazioni che hanno portato al mancato sviluppo delle indagini, occorre positivamente guardare ai pochi che le hanno invece condotte e che oggi perseguono tali studi.

Si compongono e si comprendono così le cause che hanno determinato la perdita di taluni insediamenti e non sempre a seguito di eventi bellici o di fenomeni naturali, andando a sollevare il velo su ben altre dinamiche. Ma soprattutto s’individua l’esistenza di quei siti oramai scomparsi non solo dalla memoria collettiva, ma in primis dalla toponomastica. A questo punto in molti casi vi è l’auspicabile intervento archeologico mediante mirati scavi stratigrafici al fine di verificare la consistenza di ciò che in superficie è scomparso, promuovendone lo studio, la conservazione, la divulgazione e la fruizione in quanto imprescindibile testimonianza del nostro retaggio.

Lo studio del nostro passato è utile e non si confina al solo interesse d’acquisire determinate conoscenze, al solo fatto di raccogliere informazioni sulla natura e sugli aspetti del vissuto. Si opera un’indagine critica nell’intento di accertare la verità o comunque di avvicinarsi il più possibile ad essa, perché l’apprendimento dei fatti, nonché la dinamica che li ha resi evidenti, aiuta sempre a capire l’attuale stato delle cose. Aiuta, in buona sostanza, a conoscere il passato in funzione del presente e soprattutto del futuro.

Architettare il futuro sulle solide basi delle conoscenze passate è un obiettivo necessario alla nostra stessa progressione in quanto entità sociali e culturali, in quanto appartenenti a una consapevole realtà identitaria che dev’essere mantenuta e sviluppata coerentemente.

Studiare la nostra storia è anche l’esaminare il frutto del lavoro di chi ci ha preceduti, di chi ha già indagato, facendo proprie talune esperienze nella prospettiva di una progressione nel campo della conoscenza.

Il libro contiene in appendice due contributi sulla vita e le opere di Carlo Massimo Rota (1878 – 1941), precursore di questa indagine, il quale è stato uno studioso di storia milanese e lombarda, troppo presto dimenticato.

La Storia è nostra e la nostra Storia è tutto e qualche filosofo ha detto che per guardare al futuro occorre prima comprendere il passato: Matteo Colaone l’ha fatto e ha lasciato il suo contributo agli studi a venire con questo lavoro.

 

 

Scheda del libro

Autore: Matteo Colaone

Titolo: Paesi scomparsi d’Insubria. Wüstungen medievali tra Milano, Adda e Ticino

Editore: Ritter Edizioni, Milano 2007

Pagine: 230

Tavole a colori: 19

Tavole b/n: 4

 

Si può richiedere a: info@ritteredizioni.com

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Categorie: Libreria, Recensione

Pubblicato da Ereticamente il 7 giugno 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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