Ora e per sempre NO allo ius soli!

Ora e per sempre NO allo ius soli!

Il governo abusivo targato Pd, dopo aver avallato le unioni omosessuali, si appresta a confezionare un altro durissimo colpo all’identitarismo italico, tentando, come sentiamo in questi giorni, di approvare una legge sullo ius soli, grazie a cui l’allogeno che nasce su suolo italiano diventerebbe automaticamente italiano. Intendiamoci, la legge dovrebbe prima passare al Senato e quindi, per quanto Gentiloni stia già cantando vittoria, i giochi non sono ancora fatti. Anche la depenalizzazione del reato di clandestinità, caldeggiata da Renzi, si è arenata in parlamento con un nulla di fatto. Ma la temperie ideologica dei non eletti che occupano gli scranni governativi ormai dal 2011 si capisce bene quale sia.

Lo ius soli è una porcheria, ma non per ragioni razzistiche, come vorrebbero far credere i pifferai magici del governo, bensì perché sarebbe un ulteriore passo in direzione dell’ecatombe del popolo italiano, tanto bramata da chi ha un bisogno vitale di liquidare le genti europee per portare avanti l’agenda mondialista; il tema della sostituzione etnica che tanto diverte i servi del pensiero unico relativista non è un complotto rettiliano ma è sempre più realtà: pensate alle località meridionali abbandonate dai nativi, emigrati al Nord, e rioccupate con gente arrivata coi gommoni, o all’accoglienza incondizionata verso i migranti che vengono forzatamente ripartiti tra comuni italiani (col menefreghismo più totale del resto d’Europa), o ancora allo stesso sfruttamento di manodopera, non qualificata, immigrata che sostituisce i vecchi e costosi indigeni con gente disposta a lasciarsi schiavizzare in cambio di un piatto di lenticchie.

Spacciare per italiani i figli degli immigrati che nascono in Italia è pura follia, e oltretutto è opportunismo becero mascherato da buoni sentimenti sinistrorsi: i politici progressisti vogliono fortissimamente immigrati per sfruttarli, per riempire le urne, per silurare l’autoctono abbandonato dallo stato, per usarli come esercito industriale di riserva, che costa poco o nulla, che è facilmente sfruttabile e ricattabile e che ha tassi di prolificità incentivati da politiche alla Soros. Già pensare di fare politica con l’ottica cristiana o socialdemocratica e liberale è patetico, figuratevi se questo serve a camuffare la realtà delle cose che consiste semplicemente nella costruzione di un’Europa finta, di cartapesta, inquadrata nella Ue, dove non vi sia più la spina dorsale identitaria che per secoli ha retto il continente.

Fa riflettere il fatto che tutto questo sia appoggiato e portato avanti da un governo che non ha voluto nessuno, con presidenti del Consiglio imposti dall’alto, e con figure ambigue messe a capo di ministeri fondamentali che nessuno si sognerebbe mai di eleggere. In tutto ciò trovano spazio anche le untuose omelie di Mattarella, sacerdote laico del politicamente corretto e dell’agenda mondialista, un personaggio che, quanto Gentiloni, suscita di tutto fuorché orgoglio patriottico. Ma nulla è per caso, e ogni cosa che riguardi questo stato fa capire dove voglia andare a parare l’italietta coloniale manovrata dai poteri forti cosmopoliti (o apolidi, che poi è la stessa cosa).

Signori, l’identità non è un pezzo di carta sfornato dalla burocrazia statolatrica di un ente appecoronato alla volontà rapace dei finanziocrati, l’identità è sangue, suolo, spirito, la decide la natura non la politica dei maneggioni antinazionali! Essere bergamaschi, lombardi o italiani significa appartenere per legami etnici, territoriali e culturali a Bergamo e alla Bergamasca, alla Lombardia o all’Italia; non significa essere migliori degli altri, ma nemmeno esserne da meno arrivando al punto di annullarsi, rinnegare i propri natali per fare un favore al dispotismo “illuminato” dell’universalismo pezzente, odiarsi! Non esiste che all’identità biologica e spirituale si preferisca quella artificiale fabbricata dallo stato italiano o dall’Unione Europea, a maggior ragione perché caldeggiata da belve travestite da placidi agnellini. Un congoide che nasce in Italia è italiano? Quindi un gatto che nasce in una cuccia è un cane? Attenti al relativismo…

Si comincia con il laicismo, si passa per l’antifascismo rancoroso e isterisco e si culmina nel negazionismo totale di tutto quello che rappresenta un’identità etnica e nazionale, ridotta al folclore popolare e sostituita dai sacri emblemi del repubblicanesimo postbellico. Come può un Italiano riconoscersi in un anonimo tricolore copiato dalla Francia, in una ruota dentata inventata pochi decenni fa, in una costituzione che nemmeno tutela la lingua italiana come lingua nazionale ufficiale? E adesso vorrebbero pure ridurre la cittadinanza ad un concetto artefatto, di comodo, ad un capriccio legalizzato, come se fosse una banalità quanto il tifo per una squadra di calcio o un gusto personale. Qui si sta parlando di sangue e suolo, signori, di nazionalità, non di futilità! Italiani si nasce, non si diventa, e quel “si nasce” significa “nascere da gente di sangue italiano”. Ius sanguinis.

E infatti ritengo che la cittadinanza debba aderire alla nazionalità, altrimenti è una farsa, una di quelle strampalate idee progressiste dove l’individualismo borghese, camuffato da umanitarismo (concetto già di per sé inquietante), decide cosa si è: uomini che si sentono donne, africani che si sentono europei, transessuali che si sentono normalissimi, e con lo stato che asseconda per di più! La cittadinanza deve rispecchiare l’identità biologica e culturale proprio perché indigeni si nasce, non si diventa grazie ai maneggi della politica degli intriganti, sul libro paga dello stato mondiale in fieri. Ho sempre pensato che, ad esempio, lombardo è non chi lo fa (e che diavolo vuol dire? parlare come Pozzetto?) ma chi ha quattro nonni biologici cognominati alla lombarda, e lo stesso concetto può tranquillamente applicarsi ai criteri di italianità, anche se si potrebbe magari tollerare un nonno non italiano, ma almeno europeo.

Dobbiamo capire, amici, che tutto questo non deve essere inquadrato in un’ottica di razzismo, intolleranza, suprematismo (?), “populismo”, ma di razionalità e buonsenso, e ovviamente di salutare patriottismo: la cittadinanza non si può regalare a dritta e mancina, anche perché si porrebbero poi seri problemi relativi alla demografia, all’ambiente, all’eco- ed etno-sostenibilità, in un’Italia già sovraffollata di suo che rischierebbe di collassare sotto il peso della bomba demografica allogena. Per non parlare delle guerre tra poveri, del lavoro e della disoccupazione, di tutto quello che riguarda il cosiddetto welfare (per usare un orrido forestierismo), che significa poi benessere, progresso, sviluppo, prosperità. Tutte cose che diventano miraggi nella società drogata dal multirazzialismo e schiavizzata al feticcio del denaro e del consumo, come gli Usa. Società multirazziale è sinonimo di caos, fatevene una ragione.

Chiudo con una riflessione: ieri sentivo il fiacco Gentiloni accostare lo ius soli alle grandi battaglie di civiltà, sostenendo che integrare gli immigrati significherebbe, oltre alle solite bubbole, combattere e stroncare il terrorismo sul nascere. Ma certo Paolo, certo: in Francia, infatti, gli attentati terroristici in nome dell’islamismo non sono stati compiuti da palandrane con barba fino alle caviglie, scimitarre, cammello d’ordinanza e fluente arabo, da freschi invasori dunque, ma da gente integratissima, di lingua francese, di seconda o terza generazione, spacciata per francese grazie alle scellerate politiche terzomondiste e occidentalizzata al punto di essere più narcisista, viziosa, drogata, alcolizzata e promiscua degli occidentali stessi. Il terrorismo non si combatte e vince calando le braghe di fronte all’immigrazione, ma rivendicando orgogliosamente le proprie radici e rispettando, a casa sua, chi merita il nostro rispetto, evitando così accuratamente lo sfacelo in cui sguazzano gli stati dell’Europa centro-settentrionale.

Cari Italiani, volete davvero rinunciare alla vostra identità etnica, nazionale e culturale per fare la fine di ciò che resta degli eredi di Celti e Germani?

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 18 giugno 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Patrizia

    Bellissimo articolo Sizzi come sempre! Vorrei che potesse andare a Roma a rischiarare i cervelli dei nostri politici ignoranti, che sono ottenebrati dalle tossine catto comuniste e dalle fandonie “umanitarie” dei PADRONI terzomondisti! NO IUS SOLI!!!

  2. Gianfranco

    Io l’ho detto a un collega straniero, peraltro in Italia da 30 anni, che ha recentemente avuto la cittadinanza, e che andava sbandierando la carta d’identità con scritto “cittadinanza italiana” dicendo “sono italiano come voi”. La mia risposta è stata “tu continui à non essere italiano, tu hai solo la cittadinanza, che è cosa diversa da essere di sangue italiano”…

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