Roma società iniziatica – Giuseppe Barbera

Roma società iniziatica – Giuseppe Barbera

Roma era una società iniziatica? E’ questa la diatriba che coinvolge attualmente il mondo della Tradizione. Dalla lettura degli scritti dell’imperatore Giuliano si evincerebbe proprio questo! Egli impose la tolleranza religiosa all’interno dell’impero, ma vietò ai retori cristiani di insegnare nelle scuole pubbliche, spiegando la sua scelta con il fatto che i maestri cristiani insegnavano ai fanciulli che le opere di Omero e Virgilio non fossero sacre, ma che sacre erano solamente le scritture giudaico-cristiane. Giuliano fa intendere chiaramente, assieme a tutti i neoplatonici che difendevano la Tradizione Romana, che la società romana era ricca della iniziatura.

Ma come era possibile ciò? Nel calendario romano i fanciulli figli di cives (abitanti del territorio di Roma aventi diritti e doveri maggiori rispetto ai semplici uomini liberi), raggiunto il diciassettesimo anno di età, al 17 marzo (Liberalia) assumevano la toga virile: questo era l’abito col quale potevano svolgere le cerimonie religiose in maniera autonoma, divenendo così sacerdoti di se stessi, come in molte altre società indoeuropee. Nel momento in cui si sposavano divenivano sacerdoti anche della propria famiglia. Se poi decidevano di intraprendere la carriera politica allora dovevano affrontare anche alcuni sacerdozi, se non avevano la dignità per accedervi allora il loro cursus honorum si arrestava. Ma questo filone iniziatico quando sarebbe iniziato? Le fonti ci dicono che Romolo e Remo erano stati iniziati come auguri, pertanto avevano un potere iniziatico e regale. Dionigi di Alicarnasso in Antichità Romane I, 88, 1-3 racconta che ordinò alle persone acquisite come cittadini fondatori di accendere dei fuochi e di saltare in essi: il rito aveva finalità catartiche perché potessero iniziare un nuovo percorso igneo, ovvero spirituale (ricordiamo che in tutte le tradizioni il fuoco è simbolo dello spirito e, in quella Romana in particolare, manifestazione fisica della divinità). Da quel momento in poi i figli di questi cittadini potevano accedere alle pratiche private e pubbliche tramite l’assunzione della toga virile; ugualmente chi si era mostrato meritevole nei confronti dell’idea di Roma poteva essere assorbito come cittadino e dunque essere iniziato al culto privato. Questo culto privato si fondava sui Lari, i figli di Lara, ninfa del silenzio (Giove le strappò la lingua), e di Mercurio, il dio del silenzio e dei misteri ermetici (la considerazione su questo valore attribuito al dio in Europa si è conservata per secoli, fino ad oggi). Non entriamo nello specifico sul sistema rituale romano e sulla sua organizzazione, ci ripromettiamo di farlo scientificamente in altra sede. Ovviamente suggeriamo la lettura al Commento di Scipione di Macrobio ed i Saturnali (stesso autore) per chi volesse incominciare ad approfondire da sé queste considerazioni.

A tutti coloro i quali dicono che non esistono fonti antiche che menzionino il valore iniziatico di Roma ne riportiamo un paio tra la marea di quelle che esistono: Plutarco, vita di Romolo: “Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini qualcosa di grande e di inesplicabile”.

Ovviamente dovevano esistere delle pratiche “particolari” a questa “origine divina”, si comporta in maniera esplicita Giovanni Lido nel “De Mensibus” (IV, 73):

Quanto a lui, postosi a capo dell’intera funzione sacra, presa una tromba sacra -… i Romani sono soliti chiamarla “lituus” da litè, “preghiera”- la fece risuonare sul nome della città. La città ebbe tre nomi, uno iniziatico, uno sacro ed uno politico: quello iniziatico è Amore, ossia Eros, in modo che tutti siano pervasi da un amore divino per la città, motivo per il quale il poeta nei carmi bucolici la chiama enigmaticamente “Amarillide”; quello sacro è Flora, cioè “fiorente”, da cui deriva la festa dei Floralia in suo onore; quello politico è Roma. Quello politico era noto a tutti e veniva pronunciato senza alcun timore, mentre evocare quello iniziatico era permesso soltanto ai Pontefici Massimi durante i riti sacri; e si dice che una volta un magistrato fu punito per aver osato rendere il nome iniziatico noto al popolo.”

Quest’ultima nota segnala la segretezza, riportata già da altre fonti, che poteva trasmettersi solo ad alcuni e non a tutti. Gli elementi misterici nel culto Romano sono infiniti e non sono riservati ad alcuni gruppi tra i cittadini, ma ai cittadini, che erano pochi rispetto alla popolazione, ciò fa di Roma una società iniziatica che viene snaturalizzata dalla Constitutio Antoniniana (ovvero l’ampliamento della cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero): quella che per la storia moderna è un grande passo per l’umanità nella direzione dei diritti è per Roma l’inizio del declino perché porta alla profanazione dei suoi misteri: infatti ogni abitante dell’impero poteva accedere ad un sistema rituale prima riservato ai discendenti di sangue, di chi lo aveva meritato e ad alcuni nuovi meritevoli.

dott. Giuseppe Barbera archeologo, presidente Associazione Tradizionale Pietas

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Categorie: Tradizione Romana

Pubblicato da Ereticamente il 18 maggio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giuseppe Barbera

    Segnalo all’Admin una errata corrige: sostituire “raggiunto il sedicesimo anno di etá” con “raggiunto il diciassettesimo anno di età. ”
    Chiedo venia e ringrazio dell’attenzione.

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