L’Invisibile ed il suo necessario governo del Mondo e dei Viventi – Giandomenico Casalino

L’Invisibile ed il suo necessario governo del Mondo e dei Viventi – Giandomenico Casalino

Tutto intero vede, tutto intero pensa, tutto intero ode.

Ma immune da fatica, con la potenza del pensiero tutto muove

(Senofane 21b23 – 24DK)

Se noi poniamo mente ad un elemento fattuale, nel significato precipuo di concretezza storica ed evidente dello stesso, non possiamo non consentire con la constatazione (di fatto!…) che è l’Invisibile, l’Intangibile, l’Inconoscibile, a provvedere al governo autentico del Mondo e dei Viventi: “Amor che move il Sole e l’altre stelle…”, sentenzia all’uopo la sapienza di Dante.

Ora tale prima locuzione affermativa, può, in un tema come il presente, apparire anche apodittica e quasi “fideistica”, cioè priva di adeguati e corroboranti argomenti probatori simili a ciò che i Greci intendevano esplicitare quando definivano il Logos filosofico, in sostanza, un Lògon didònai, che è: “rendere ragione del proprio dire”; così però appare o può apparire ma a ben vedere o porre mente, è talmente vera, cioè aristotelicamente coincidente con il reale, tale affermazione che è, in una parola e come infatti ci siamo espressi, una semplice constatazione! La stupidità sedicente “materialistica” o “meccanicistica” dei moderni, consiste infatti proprio nel non vedere l’Evidente e nel credere dogmaticamente nell’esistenza e nel presunto “potere” di “qualcosa” (la cosiddetta “materia”) che non solo non è e, per lo effetto, non ha alcun potere ma anzi è animata e, quindi, formata e governata da Altro; dove Questo è, nell’uomo e in tutti i Viventi sino alle dimensioni più cristallizzate del Mondo e rarefatte della Vita universale, il Governante, Colui che decide, secondo Necessità, la Via che il Tutto deve percorrere ab aeterno. E Lui, come insegna Platone (Sofista 248e 249a) è movimento, Vita, Anima e Intelligenza!

Quando l’uomo ama o odia, gioisce o è rattristato, quando è affascinato ed attratto, quasi come misteriosamente avvinto e vinto da quella o tal’altra persona, realtà, espressione o figura, questo “qualcosa” che non solo governa o domina, a seconda delle sue modalità di accadimento e di manifestazione nel fenomenico, il Vivente ma è il Vivente medesimo, questo “qualcosa”, è stato mai visto o toccato o conosciuto da qualcuno?

L’Amore o l’odio, sono visibili o tangibili? Eppure, nonostante ciò, ad onta della ottusità dei moderni, se c’è qualcosa di vero, di autentico nonché di potente e di ineluttabile, di misterioso e di incommensurabile nonché di furiosamente capace di vincere qualsiasi distanza sia di tempo che di spazio, qualsiasi impedimento di qualsivoglia natura, è proprio l’Invisibile Amore o l’Invisibile Odio. E la dimensione dell’Invisibile Arché non è solo questa, vi è in verità, infatti, quella ancora più potente, proprio nel significato etimologico del termine: ed è il Pensiero, l’Intelletto, lo Spirito che, identificandosi con le Forme e le Essenze del Mondo medesimo, riconoscendosi in esse (Hegel), essendo il Medesimo, lo conosce e lo governa nella stabilità e nell’Eternità dello stesso, varcando tutti i limiti e le barriere poiché l’Eterno non conosce e non ha limiti al di là di Sé medesimo, atteso che Lui non ha  né un al di qua né un al di là, essendo il Perfetto, il Compiuto, Pèras per i Greci, l’Intero (che è il Vero, insegna Hegel). Eppure anch’esso, il Pensiero, che è lo Spirito nella sua apicalità, è Invisibile, Intangibile e Inconoscibile… se non attraverso e per mezzo delle sue stesse Opere cioè di ciò che il suo Governo crea ed edifica.

Spirito e Anima sono quindi le dimensioni dell’Invisibile, “oggetto” della Conoscenza suprema: il mèghiston màthema di cui parla Platone (Repubblica, 534b3), gerarchicamente disposti, il primo verso l’Alto e la seconda verso il Basso; e nessuno li ha mai visti né toccati né conosciuti, nel senso di conoscenza sensoriale, eppure proprio per questa ragione o causa sono (anzi è) l’Invisibile governo del Mondo. Appare, pertanto, vieppiù evidente la stupidità, frutto dell’ignoranza e dell’infatuazione accecante, di cui sono affetti i moderni: essi, al pari di bambini inesperti e maldestri, credono che ciò che realmente non ha alcuna né vera esistenza né consistenza (vedi la meccanica quantistica!…) o autonomia cinetica e di governo, sia addirittura la vera ed unica realtà essenziale di cui dovrebbero consistere il Mondo e i Viventi, poiché,  avendo perduto, cioè dimenticato, gli altri strumenti di conoscenza, ne hanno una fittizia e sensoriale apparizione che, da ignoranti, scambiano per conoscenza, senza peraltro pensare (quanto ha ragione Heidegger, quando sostiene che ciò che è necessario fare, in questi tempi ultimi, come tentativo di re-Inizio, è, solo ed esclusivamente, ri-cominciare a pensare…!) che anche e soprattutto il tatto, la vista e tutti gli altri strumenti sensori del Vivente uomo sono, nell’essenza, null’altro che mezzi di cui l’Invisibile si serve per visualizzare, conoscere o determinare e chiudere in quella particolare esperienza sensibile, che è certezza sensibile, ciò che poi è l’Universale, lo Spirito che già è presente e da sempre in quella prima tattile “conoscenza” dell’oggetto A o della persona B, poiché i sensi dicono all’Invisibile medesimo: “ecco una scarpa o un bicchiere o altro!”. Ciò accade poiché quegli strumenti sono animati, cioè sono come diramazioni visibili dell’Invisibile medesimo; ed è  la primigenia definizione del Concetto e tutto ciò è un parlare dello Spirito a sé medesimo, utilizzando, come strumento, ciò che è visibile e da Lui stesso animato.

Se sin dalla certezza sensibile appare ed è quindi evidente che fondamento ed essenza, sarebbe a dire ciò in cui consiste la conoscenza, è la Forma nella Luce, cioè l’Idea che è l’Unità vivente del Logico ed è l’Universale e quindi lo Spirito, è altrettanto evidente che la conoscenza, che accomuna tutti i Viventi, essendo l’azione e il movimento che gli stessi esercitano in virtù della medesima, a tutti comune, potenza della Vita che li governa, non è altro che il Circolo Eterno dello Spirito che conosce Se stesso e governa Se stesso: l’Invisibile conosce il suo riflesso nel Mondo e tale riflesso aspira e desidera ritornare a Lui in Alto, essendo della stessa natura e cioè Invisibile. È lecito, pertanto, poter affermare che, come i Greci già sapevano, lo Spirito deve “conoscere se stesso”: è questo infatti il significato profondo del gnòthi sautòn Delfico: ed è il Mistero della Conoscenza e del governo magico del Mondo, conosciuti ed esperiti certamente dall’umanità appartenente alle Civiltà tradizionali o premoderne, e, crediamo, in primis dalla Cultura sapienziale giuridico-religiosa Romana che, proprio del principio della specularità causale  dell’Agire con lo Spirito nello e sullo Spirito, ha fatto, non solo il suo fondamento, ma la garanzia unica della sua Majestas ed Aeternitas!

Nel suo percorso spirituale, l’uomo, pertanto, è giunto sempre ad un confine, a un punto che egli stesso riconosce come ultimo o remoto o invalicabile, e vi può giungere, quando è sulla Via della Cerca, tramite la Scienza sacerdotale, l’Azione sacra guerriera o il Sapere iniziatico-filosofico; la fine del percorso (che è poi l’Inizio dell’altro…!) coincide con l’avere dinanzi questa barriera che è, quindi, l’Invisibile, l’Indicibile, l’Ineffabile, l’Intangibile, il più-che-ente, “qualcosa”  che non è afferrabile né con i sensi né con la Mente , né con l’Anima, se tutto ciò, che è lo Spirito, non si avvicina sempre più, come essenza, natura intima, a quella dell’Invisibile medesimo, divenendo, quanto più è possibile , simile a quella natura; il nostro Spirito acquisirà così la capacità dell’immaginazione (parola che è un composto di in-mago…!) e ritornerà grado per grado a riacquistare ciò che ha perduto poiché lo ha dimenticato, smarrito, perdendone pertanto l’uso e la dimestichezza: “vedere gli Dei”  è ancora possibile! Vedere l’Invisibile significa vedere ciò che poi è visibile ed evidente solo all’occhio visionario, cioè allo sguardo che non “guarda” ma vede l’Idea, l’Unità, la Logica come Armonia ed equilibrio, come Legge dello Spirito che governa il Mondo, come Legge che mi insegna o  mi ricorda che “Io sono il ”, che, come afferma Hegel: “Chi guarda al Mondo con gli occhi della Ragione, ne è ricambiato con lo stesso sguardo”; e ciò ha il profondo ed esoterico significato che quello sguardo, quell’occhio, il mio e quello del Mondo, il mio e quello della Divinità, che è l’Invisibile, sono lo stesso occhio! (Meister Eckhardt).

Ecco che appare in tutta la sua Luce, la visibilità dell’Invisibile, quel “qualcosa” che c’è! E, nonostante Lui sia qualificato da “non”, cioè dalla negazione di tutto ciò che è visibile in quanto guardabile, Egli è l’unica Realtà visibile poiché è la Visione dell’Idea, che è Intuizione, presente in un Istante (Platone, Parmenide 155b 157d), della Forma, dell’Essenza, dell’Unità: ecco che si vive la Conoscenza di Lui che è la Conoscenza di ciò che si è ritornati ad essere, di ciò che da sempre siamo nell’essenza, nel profondo dell’Anima, avendone però piena consapevolezza e Scienza: comprendiamo così ciò che Plotino ed Hegel dicono di Lui, in ordine alla Verità che l’Uno, l’Assoluto è qui con noi, vicino anzi vicinissimo a noi, ma noi non lo sappiamo poiché non lo vediamo!

Se stiamo procedendo secondo la Via dell’analogia tra le Scienze dello Spirito, appare vero ed evidente che da quello che sappiamo tanto dalla esperienza dei Misteri (che sono la medietà tra il fatto religioso e quello sapienziale-filosofico) quanto dalla stessa ritualità religiosa o dal Sapere filosofico medesimo che è, poi, la considerazione esoterica del Divino (Hegel) e che proviene dallo stesso antico Sapere dei Templi, ciò che si vede, viene assunto, presentato, qualificato come Assoluto, Sacro, Divino, Invisibile è nella sua essenza ciò che è visto ed è presente innanzi al nostro sguardo ogni giorno e per tutto il giorno, in ogni occasione e circostanza e per tutta la nostra vita: noi guardiamo ma non vediamo, nella stessa guisa in cui sentiamo, gioiamo, piangiamo, amiamo, odiamo, pensiamo, soffriamo, sogniamo ma non vediamo dentro noi stessi, non vediamo e, quindi, non sappiamo come e perché tutto ciò è l’Assoluto, che è Sapere e quindi Essere; la quaestio non è ciò che vediamo o non vediamo ma come dobbiamo essere noi che guardiamo per poter vedere!

Tutto inizia e finisce infatti nell’Anima che, conoscendosi come cosmica, vedendosi Anima Mundi, muta o meglio si rivela a te poiché sei simile ad essa, quale Anima delle cose, quell’Invisibile di cui abbiamo qui tentato di parlare; e sei il Tutto, l’Uno, il Divino che è qui e nell’Universo; sei la Conoscenza suprema che è uno stato dello Spirito ed è l’Eterno che è l’Istante, al di fuori del tempo e dello spazio!

Giandomenico Casalino

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Categorie: Sapienza

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 9 maggio 2017

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

Commenti

  1. Maria Elena Cataluccio

    Splendida armonia di sintesi

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