Linke leute von rechts – Mario Michele Merlino

Linke leute von rechts – Mario Michele Merlino

Se non cado in errore, risulta di Ernst Niekisch l’affermazione provocatoria, ma solo in apparenza e non certo per il suo autore, ‘Linke Leute von rechts’ (gente di sinistra su posizioni di destra). Di origini bavaresi, coinvolto sembra nell’assassinio di ostaggi durante la Raeterrepublik (la Repubblica dei Consigli, modello sovietico) di Monaco, poi spostatosi, intorno agli anni ’30, su quelle posizioni nazional-bolsceviche, tornate di recente all’attenzione di coloro che da noi, insofferenti ed estremi, cercano nella geopolitica e ‘sul fronte dell’Est’ (fascinazione Putin) un supporto alla legittima lotta contro il potere finanziario d’oltre-oceano e contro una Europa dei mercanti. Nulla da eccepire da parte mia, solo il timore dell’ennesimo e tipico innamoramento di un ‘ambiente’ che fatica a camminare con le proprie gambe.

La rivista Widerstand (Resistenza), da lui fondata e diretta, divenne fucina momento d’incontro per figure di spicco quali Ernst Juenger e Ernst von Salomon che, in quegli anni, animarono il dibattito politico e s’impegnarono in prima persona nelle lotte dei contadini della Germania del Nord contro la riscossione delle tasse. Ad esempio von Salomon, nel 1929, diviene direttore del giornale nazional-contadino Das Landvolk, durante la rivolta popolare dello Schleswig-Holstein, tanto da venire arrestato con la imputazione di essere fra i promotori dell’insurrezione e tradotto nella prigione di Moabit a Berlino (è in questo secondo periodo di detenzione che nasce il primo e più celebre suo libro I proscritti). Rivista osteggiata dai nazisti e, giunti al potere nel ‘33, lo stesso Niekisch verrà incarcerato e vi rimarrà fino al 1945, all’arrivo dei sovietici. Alquanto malconcio, ormai quasi cieco, va a vivere nella DDR, ma, deluso, riparerà infine nella Germania dell’Ovest.

Un esempio:

‘Sborghesizzarsi! Questa parola d’ordine non ha altro significato se non quello di una rivoluzione sociale ricolma di impulsi nazionali, pervasa dalla passione nazionale, che si prefigga obiettivi nazionali. Per poter andare avanti in tal senso, è della massima importanza prendere piena coscienza della circostanza, gravida delle conseguenze più incresciose, che è impresa disperata riuscire a trovare anche un solo borghese tedesco disposto, sia pure in un momento di euforia nazionale, ad accollarsi il compito di una rivoluzione sociale che renda possibile la riconquista del nostro spazio vitale ad Est’. (Widerstand, anno 4, settembre 1929).

La borghesia qui (ed è posizione tipica ‘von rechts’) più quale metastasi dello Spirito che espressione di una definita classe sociale. Ne consegue come i confini tra destra e sinistra si dissolvano quando urge ed urla la piazza e le barricate e il caricatore e il crepitare della mitragliatrice. Né Fronte rosso né Reazione, come reciterà un verso della Horst Wessel Lied, divenuto inno nazionalsocialista. Ne I proscritti von Salomon descrive l’incontro con Edi un ‘comunista e reo non convinto di propaganda’. Dopo l’inevitabile e iniziale diffidenza, si trasforma in solidarietà non soltanto fra detenuti politici, ma sottintende un comune sentire. ‘Entrambi’ – scrive il germanista Marino Freschi (docente di area comunista con passato nel Movimento integralista) ne La letteratura del Terzo Reich – ‘si sentono uniti nel segno utopico di un uomo nuovo e di una nuova società’. Non è l’unico incontro. Tradotto in altro carcere, in cortile fra i detenuti comunisti, gli si fa incontro il caporale Schmitz, ‘un vecchio camerata del Baltico’, un abbraccio ‘e continuammo insieme la passeggiata mentre il custode di guardia ci seguiva sbalordito con lo sguardo’.

(Va aggiunto – e merita sottolinearlo – come Edi e Schmitz verranno graziati, von Salomon no. Noi un po’ folli e certo eretici in camicia nera, che abbiamo attraversato l’esperienza del carcere e quella più dura e feroce degli ‘anni di piombo’, ricordiamo la stampa e i giudici così comprensivi con quei figli, discoli e scapestrati, dell’estrema sinistra che lanciavano molotov e sprangavano, prima che con le BR alzassero il tiro su alcuni di loro. Sempre, però, si mostrarono inflessibili implacabili con i ‘criminali’ neri… Questo per tutti coloro dalla memoria corta che continuano a sproloquiare su ‘legge e ordine’ e plaudire alle guardie!).

Da sinistra verso destra e viceversa. Spesso nobili anime inquiete ed erranti. Anime a cui gli stessi termini ‘sinistra’ e ‘destra’ stanno stretti, poco o nulla contano, pretesto per travalicare orizzonti collocarsi – breve spazio la sosta – là dove pochi ardiscono il confronto con il volo e gli artigli dell’aquila. Nietzsche docet. Razza a se stante, come hidalgo in cerca dell’Eldorado celato nella foresta e protetto dalle nebbie fitte umide di miasmi salenti da luoghi stagnanti e malsani. Aguirre furore di Dio. Vittoriosi mai e nella sconfitta reiterata preda dell’obbrobrio e della dimenticanza. Del resto destra e sinistra – diceva il filosofo Ortega y Gasset – sono due modi diversi per l’uomo di de-finirsi un imbecille… O, se vogliamo essere ironici e intelligenti in un mondo fatuo e preda della ‘volgarità’ (la plebe o massa che dir si voglia), chiederci come faceva quel guitto straordinario e grandioso di Giorgio Gaber cosa sia di destra e cosa di sinistra. Per poi ritrovarci sotto la doccia a fischiettare ‘Bella Ciao’ o, al contrario, dentro la vasca a modulare bolle di sapone a ritmo di ‘Faccetta nera’.

La Rivoluzione conservatrice, apparentemente assurdo accostare i termini fra di loro tanto antitetici, farli coabitare. Una rivoluzione progetta abbattere l’esistente; chi ne riconosce il valore difende, al contrario, la sua conservazione. Eppure avvenne che Adriano Romualdi ne trasse la tesi di laurea – discussa la domenica mattina il verbale trascritto il giorno dopo tutto merito di Renzo De Felice e di Rosario Romeo decisi ad opporsi alla logica perversa di tutti quei professori che non volevano si consentisse al figlio di un ‘fascista’ di laurearsi. Poi di quella Germania, forse più idealizzata che di fatto concretizzatasi nel tempo e nello spazio, eco di romantiche atmosfere notti di Valpurga ‘le cattedrali di luce’, come le definiva Brasillach, Norimberga ed, infine, le rovine di Berlino aprile ’45 ne trasse motivo ispiratore per definire il Fascismo un ‘fenomeno europeo’. Esclusivo e, a discapito, delle solarità mediterranee.

Non, però, della Germania del suo richiamo delle ‘correnti politiche ed ideologiche della destra tedesca dal 1918 al 1932 (titolo della tesi di Romualdi) era ed è il mio intento qui parlare. Anche se ho disatteso la premessa, ma – lo confesso – molto del mio cuore e tanta della mia mente tornano ancora a Francoforte a Berlino a Monaco a Norimberga, soprattutto a colei che porto dentro ormai da cinquanta anni, eterna immota giovinezza. L’espressione di Nikisch un inizio, un mettere le carte in tavola o, probabilmente, svelare e nascondere al contempo.

Essere di sinistra e ritrovarsi su linee di confine con una destra – Dio Patria Famiglia, ad esempio, quante maiuscole a nascondere orbite vuote e brulicare di vermi… –; e, se rovesciamo l’assunto, a fianco di una sinistra patetica e vile, ormai esangue, fatta di luoghi comuni inganni e calcolo da ragionieri truffaldini. Questa terminologia ora desueta e frustrante e incapace (coloro che mi conoscono sanno quanto m’è avversa la definizione di ‘sinistra fascista’, frutto dei troppi equivoci di De Felice) che non si riesce ad abolire mentre di fatto nulla più rappresenta. Non i termini, il senso stesso va riscritto interpretato vissuto. Tanto squadrismo del ’19 e Berto Ricci e Bombacci e Giuseppe Solaro – solo per citare ciò ch’è più notorio – contano nella tabellina ove si segnano le entrate e le uscite, ‘i buoni e i cattivi’ spartiti dalla linea si gessetto sulla lavagna o perché seppero ‘essere’? Prima il sangue, di seguito la parola…

E ‘Dio è morto!, sempre Nietzsche docet, e con lui ogni visione metafisica; la Patria è fuggita a Brindisi dopo l’8 settembre e s’è dissolta all’ombra della bandiera stelle e a strisce; la Famiglia un’aurea prigione borghese, un ostello per alcuni, un nido vuoto. Meglio non sta la lotta di classe (di classi ormai solo in pochi fatiscenti istituti area di parcheggio per la noia e l’ignoranza ), egoismo e consumismo, la coscienza soffocata dai sensi di colpa, prodotto giudaico (dal confessionale al lettino dello psicanalista) e la solidarietà – pelosa – verso nuove invasioni, migrazioni di diseredati. (Riflettevo a voce alta, al tavolino all’aperto e davanti tre ‘neri’ petulanti: oggi insistono chiedere l‘elemosina – domani, consapevoli d’essere più forti, la pretenderanno – e, infine, saranno i nostri figli e nipoti a stendere la mano).

Nulla si rende eterno – la pietra più dura si consuma alla pioggia, al vento – . Civiltà e uomini e vicende nel dimenticatoio… Cosa conteranno gli imperi di carta, con parole vuote quali destra e sinistra? Eppure ‘Linke Leute von rechts’ o meglio, per quanto mi riguarda, ‘libertario nei diritti (da selezionare), fascista nei valori (da ridefinire)’…

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Categorie: Punte di Freccia

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 4 maggio 2017

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. giacinto reale

    Quanti spunti interessanti (anche) in questo tuo pezzo. Con la sintesi imposta dal mezzo, vorrei accennare a due questioni che possono sembrare solo terminologiche ma non lo sono:
    -gli “eretici” del fascismo: definizione affascinante, ma forse inconsciamente suggerita dagli avversari: Gallian e Ricci (solo per fare due nomi noti, ma con loro tanto squadrismo meno “colto” e tanti giovani ”rivoluzionari”) non furono affatto eretici, ma in perfetta linea di continuità con le origini e -senza poterlo prevedere- con la fine…rappresentarono veramente il m”filo rosso” del fascismo. “Eretici” più probabilmente furono i “regimisti”, gli arrivati dell’ultima ora, che –purtroppo- riuscirono anche a farla da padroni in certi momenti, ma non furono mai ”fascisti”
    -la “rivoluzione conservatrice”: definizione ancor più affascinante, che però, se la prima era falsa, è, a sua volta, vuota di significato….a meno che per “rivoluzione” non si intenda solo l’andar contro il mondo moderno, per desiderare magari quello per 1789. La triste prematura morte di Romualdi ha “santificato” certi tesi, ma il “né fronte rosso né reazione” che tu citi, è un’altra cosa

  2. Mariano Sessa

    Io dico: Nulla da eccepire sulla lucida analisi di Mario Merlino. L’unica cosa che mi lascia, al solito, interdetto è che troppe intelligenze finiscono per smentirsi o ritenersi custodi dell’unica verità e, sovente, nuove interpretazioni, vengono bollate o con “eretiche”, nel migliore dei casi, o come immaginifiche e ciò rende ogni sforzo culturale e militante, sterile e fine a sé stesso, prevalendo, sempre e comunque, la pretesa supremazia dell’uno sull’altro in quanto a pensiero ed azione. Continueremo a vagare nel nulla senza una sintesi e con la patologia dei tanti capi e/o ideologhi. Dovremmo, tutti, vestirci di sana analisi, sì critica, ma costruttiva, mai ” ad escludere”. Solo così la nostra idea avrà futuro!!!!!

  3. mario michele merlino

    è una giusta osservazione, non un rimprovero. come avrai notato non mi arrogo detentore d’alcuna verità – sarebbe contraddittorio rispetto al mio amico nietzsche. uso questa ‘palestra’, lo confesso, per una certa ‘libidine’ verso la parola visto che i bastoni e le barricate sono fuori la portata anagrafica. sintesi? quale? forse l’azione, ma in sua assenza ognuno getta il sass nello stagno sperando in più cerchi. forse proprio questo è ‘libertà’…

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