La Crociata contro l’arte. Le tesi di Dalmazio Frau a cura di Giovanni Sessa

La Crociata contro l’arte. Le tesi di Dalmazio Frau a cura di Giovanni Sessa

Dalmazio Frau da tempo conduce una battaglia controcorrente in difesa del bello e dell’arte. Lo testimoniano i suoi libri. In particolare la sua ultima fatica, da poco in libreria per Idrovolante edizioni con il titolo Crociata contro l’arte. Trecento anni di guerra contro il Sacro (per ordini: idrovolante.edizioni@gmail.com, euro 14,00). L’autore si interroga criticamente sul senso dell’arte, sulla sua decadenza, rintracciandone le ragioni essenziali negli ultimi tre secoli di storia. Sappia il lettore che per Frau ogni creazione artistica, quando è veramente tale, manifesta il sacro. Infatti “Bello è Dio, il Bello che crea e diffonde la Bellezza da lui creata e che può essere colta dall’uomo e riprodotta mediante l’applicazione artistica conforme alla tradizione” (p. 134).

Tale affermazione è in linea con le tesi di estetica tradizionale sostenute da A. K. Coomaraswamy, ricordate nel libro, secondo le quali il bello apporta nutrimento agli elementi extracorporali dell’uomo. A dire di Frau, il Cristianesimo avrebbe svolto un ruolo essenziale nella salvaguardia della sacralità dell’arte, avendo sollevato a sintesi definitiva il lascito del mondo pagano e la sua esaltazione della creatività. L’immagine che produce l’arte cristiana “rimanda a una realtà trascendente manifestantesi attraverso la sua corporeità, dunque per essa non è punto possibile parlare d’idolatria” (p. 17).

L’arte sacra ha connotato gli sviluppi dell’estetica occidentale, in senso pieno, fino al Rinascimento. Sapienti artefici, conoscitori dei più riposti significati simbolici, hanno creato o ricodificato il messaggio anagogico celato nel fare arte. La visita di una Chiesa medievale, di una Cattedrale o di una Basilica lo conferma. Esse sono straordinari codici di pietra che ci invitano al viaggio iniziatico, mentre fanno discendere sul fedele le influenze del Cielo, grazie alla particolare atmosfera che le contraddistingue. Architetture viventi, navicelle spirituali, in cui viene rappresentato il Corpo Mistico di Cristo, al fine di agevolare l’incontro di tempo ed eternità, di finito ed infinito. Questa luminosità del Medioevo si trasfuse sull’arte del primo Rinascimento. All’approccio tomista e neo-aristotelico, fece seguito il recupero del neo-platonismo mistico di un Botticelli. Con il Barocco iniziò la decadenza. Il suo stile è “del sogno, di quel sogno del quale è fatta la realtà del mondo come scrive Shakespeare” (p. 67). Il Barocco non introdusse esclusivamente la ridondanza, ma anche la “morte di Dio”: nelle sue raffigurazioni, il Cristo crocefisso assume, per la prima volta, il tratto del cadavere. Di qui, attraverso il Secolo dei Lumi, con l’esaltazione della ratio astratta, si avrà un’accelerazione dei processi di desacralizzazione della vita e dell’arte.

Al lento declino sapranno reagire, in età romantica, dapprima i Nazareni e poi i Preraffaelliti che tennero “un atteggiamento di ribelle opposizione al mondo moderno della Rivoluzione industriale” (p. 81). Nel secolo scorso, invece, un recupero dell’arte sacra è emerso nell’architettura di Armando Brasini. Le sue Chiese, a differenza di quelle progettate dagli architetti post-conciliari, non sono ridotte a“spazi per fedeli”, ma espongono in evidenza Sapienza e Conoscenza ermetica. Nella pittura del bolognese Ubaldo Oppi, fondata sul Realismo magico, tornò a mostrarsi, suggerisce l’autore, l’arte religiosa medievale. L’attuale genocidio artistico e paesaggistico, così evidente in Italia, è il risultato di una Crociata contro il Bello ed il Vero, iniziata secoli fa. Il libro di Frau fornisce gli strumenti per reagire allo scempio, ma dalle sue pagine, e la cosa è davvero rilevante, si può trarre anche la passione indispensabile a sostenere lo scontro con l’orrido che avanza.

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Categorie: Arte, Libreria, Recensione

Pubblicato da Ereticamente il 29 maggio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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