Trump o non Trump l’America è sempre l’America

Trump o non Trump l’America è sempre l’America

Donald Trump sembra essersi bruciato quel minimo di credibilità in più che poteva avere rispetto al tandem Obama-Clinton, e in breve tempo: il bando contro l’Iran, le virate capitalistiche in materia di ecologia, le intemperanze “feudali” della più classica destraccia reazionaria, l’occhiolino ad Israele, il siluramento di uomini del suo gabinetto come lo scomodo Bannon, lo scellerato attacco contro Assad e ora le prove muscolari con la Corea del Nord di Kim Jong-un. Per carità, siamo solo all’inizio e dovremmo aspettare quattro anni per vedere cosa, effettivamente, avrà combinato Trump ma se queste sono le premesse ci sarà ben poco di cui rallegrarsi.

Non intendo minimamente nascondere l’entusiasmo manifestato durante la campagna elettorale e l’elezione del magnate a 45° presidente degli Stati Uniti. Non ho alcun problema a ricordare come, il sottoscritto e molti altri identitari, vedessero di buon occhio la candidatura di Trump rispetto a quella della Clinton, che sarebbe stata una tragicomica protesi di Obama. Sia chiaro: gli entusiasmi non erano finalizzati alla impossibile riabilitazione dell’America e dei suoi “valori” (figuriamoci!) ma all’ipotesi che con uno praticamente avversato non solo dai rivali democratici ma persino dal suo partito, dalle lobby, dai Soros, dal mondo dello spettacolo hollywoodiano e dalle migliaia di automi scesi in piazza (perché comandati a bacchetta dai succitati) a protestare contro la sua elezione, le cose potessero un minimo cambiare, soprattutto per quanto riguarda la politica estera americana.

Trump, in casa sua, può fare il diavolo che vuole, anzi, tanto meglio se riuscisse ad affossare gli Usa; era una goduria vedere il marasma multirazziale, lgbt, arcobalenato, femminista e “peace & love” sprizzare bile da ogni poro contro Trump seguendo siccome massa pecoronica le infide baggianate della pletora di milionari pupazzi, viziati e viziosi, corrotti e disturbati che accusavano Donald di essere un milionario pupazzo, viziato e vizioso, corrotto e disturbato. La stessa Clinton che accusava Trump di essere narcisista, pericoloso, mentalmente disturbato e via dicendo faceva sbellicare dalle risate.

Il problema si pone se il neo-presidente intende seguire le orme dei predecessori in materia di politica estera, continuando a supportare l’infame imperialismo americano che semina grane in giro per il mondo. Eppure anche qui le dichiarazioni  programmatiche, in merito, sembravano andare in direzione di un disimpegno dal sapore multipolare, mantenendo buoni rapporti con la Russia, snobbando la Nato, e persino rimanendo equidistante nel conflitto israelo-palestinese. Il cambio di rotta, più che da un repentino voltafaccia nato spontaneamente dal suo cranio biondo-fragola, mi pare da attribuirsi al ricatto del suo stesso partito, la più classica marmaglia neocon guerrafondaia, filo-sionista e turbo-capitalista, che può aver barattato con Trump la mano libera nelle politiche interne in cambio della consueta politica di potenza unipolare.

Naturalmente, ripeto, è ancora presto per dire che piega prenderà il mandato di Donaldo, dopotutto è passato solo qualche mese dall’elezione e magari, in parte, Trump fa lo scalmanato per scrollarsi di dosso l’etichetta di burattino di Putin che gli hanno cucito addosso per mesi e mesi. Tuttavia, stando alle prime mosse, non dobbiamo sperare in chissà cosa (sempre a livello di Realpolitik internazionale, in cui a contare, ora come ora, sono in 3 o 4) perché Trump resta il presidente della principale entità mondialista e, anche volendo, dovrà per forza di cose scendere a compromessi col marciume interno che lo tiene per lo scroto.

Non dovremo cascare dalle nuvole se le cose peggioreranno, gli Usa rimangono gli Usa con o senza Trump, ed è per questo che noi non si deve vedere in lui o chi per lui il “messia” che viene a redimere il globo sconfiggendo il perverso unipolarismo statunitense. Noi siamo innanzitutto italiani ed europei e dunque dobbiamo volgere lo sguardo agli affari di casa nostra comprendendo che solo gli Italiani possono salvare l’Italia e solo gli Europei possono salvare l’Europa sconfiggendo il demone di Bruxelles, che è tragica caricatura dell’Europa.

E non dovremo certo lasciarci prendere per il naso dalla, consueta, campagna diffamatoria nei confronti dei nemici di turno degli Usa che vengono liquidati, come da copione, alla stregua di pazzi, malati di mente, criminali, nemici dell’umanità: ricordiamoci che le intemperanze dei Kim Jong-un esistono perché esiste la mafia imperialistica dell’Occidente a guida yankee che usano stati-fantoccio come la Corea del Sud per minacciare chi non vuole allinearsi al regime unipolare. Adesso tutti puntano il dito contro la Corea del Nord ma quanti si ricordano del massacro di Sinchon del 1950, quando 35.000 civili nordcoreani vennero massacrati dalla polizia segreta di Seul e dalle truppe regolari americane?

Trump avrebbe una occasione irripetibile che è quella di dare un cambio di rotta alle politiche internazionali americane in favore di un congruo multipolarismo fondato sul sacrosanto rispetto della sovranità e dell’identità delle nazioni del pianeta Terra. Se invece proseguirà sul sentiero di guerra battuto, da sempre, dagli Americani il terrorismo continuerà ad avere linfa vitale, i conflitti continueranno ad imperversare lungo la crosta terrestre, e il mondo già pesantemente corrotto e compromesso sia in termini politici sia demografici e ambientali sprofonderà senza appello nel caos autodistruttivo.

Noi dobbiamo chiamarci fuori da tutto ciò e lottare per preservare l’Italia e le sue piccole patrie da un punto di vista etno-culturale, sociale, comunitario (e ambientale) senza aspettarci che la soluzione ai nostri problemi possa venire da fuori. Il nostro benessere dipende da noi stessi e dalla capacità con cui riusciremo a conservare e tramandare la nostra identità e la nostra civiltà ai posteri, senza compromessi col sistema mondialista.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 16 aprile 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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