Quando la Tradizione è rivoluzionaria – Daniele Velicogna

Quando la Tradizione è rivoluzionaria – Daniele Velicogna

L’idea di Tradizione rinvia, immediatamente, a qualcosa di statico, perenne ed immutabile: la colonna del tempio che si erge fra le rovine, l’albero secolare che domina la foresta e affonda le radici alle più remote profondità del terra e dello spirito. Tuttavia, la tradizione non può e non deve essere solo questo: già l’aveva compreso il compositore Gustav Mahler, che contrapponeva la custodia del fuoco all’amore per la cenere; non il culto sterile di un passato impoverito, ma la missione di rinnovare di continuo la fiamma di Vesta.

Lo compresero, a maggior ragione, quel gruppo di pensatori definiti rivoluzionari conservatori. L’origine delle loro riflessioni si colloca all’indomani del crollo del Secondo Reich: nella Germania, quella stessa Nazione che fino a pochi mesi prima aveva fatto tremare i nemici con la grande Kaiserschalcht sul fronte occidentale, spadroneggiano marinai ammutinati pronti a dare seguito ad un’insurrezione simil- sovietica. Un ordine è crollato e forse l’Ordine stesso rischia di soccombere. La reazione arriva da molti combattenti della Grande guerra di ritorno dal fronte o da quei giovani che vanno ad ingrossare le file dei Corpi franchi. Come scriverà Ernst Jünger, sottoufficiale pluridecorato, rievocando quei giorni:

Non potevamo rinunciare a ciò per cui avevamo sacrificato tutto. Dovevamo tener viva la nostra fede che tutto ciò che avveniva aveva un senso profondo e ineluttabile. La nostra prima decisione doveva essere quella di restare fedeli alla tradizione e di dare rifugio, nei nostri cuori, alle bandiere che non potevano più esporsi senza vergogna” (1).

Non è tutto, però. Dopo che i Corpi Franchi avevano stroncato un’ipotetica rivoluzione leninista, non ci si poteva porre al riparo delle pacifiche insegne della neonata Repubblica di Weimar o unirsi al composito coro dei conservatori che chiedevano il ritorno degli Hohenzollern; era invece il momento in cui

i più decisi di ieri dovevano anche essere i più decisi di domani, i reazionari del passato divenire i rivoluzionari del futuro” (2).

L’ameno revival del passato, che si risolve nell’accettazione passiva dello status quo, non è qualcosa che si addice ai rivoluzionari conservatori, per i quali la tradizione è qualcosa di ben più profondo ed imprescindibile della nostalgia per la Germania guglielmina. Moeller van der Bruck ammonisce:

 “Esser conservatori non significa essere attaccati a ciò che è stato, ma vivere partendo da ciò che sempre vale” (3).

“Ciò che sempre vale” deve essere riproposto in un mondo che non è più lo stesso, la tradizione può essere il veicolo di una rivoluzione solo se la sua fiamma sarà opportunamente ravvivata; per riuscire in quest’opera, occorre deporre formule ormai defunte e schemi obsoleti. Questi pensatori sanno infatti, meglio di chiunque altro, che il mondo è mutato; mentre in Germania ci si industria per importare le modalità del parlamentarismo liberale ed ottocentesco, essi, per quanto conservatori, sanno collocarsi sul marinettiano “promontorio dei secoli”: riflettono sulla tecnica moderna, sulla massificazione, sul lavoro, sull’effetto trasfigurante della guerra. Essi si pongono come avanguardia di un mondo verrà, di cui cercano di delineare i contorni: forse proprio da questa modernità insieme trionfante e decadente, nell’era dell’industria, delle macchine e delle metropoli brulicanti, potrebbe germogliare il seme di un nuovo dominio. Si tratta di forgiare:

Uno stile che voglia cogliere, nelle luci bianche, ferme e metalliche d’una certa modernità, quasi il presagio d’un nuovo classicismo” (4).

 Restaurare la tradizione in una forma adatta al mondo nuovo, questo diventa il loro imperativo. Di qui la folgorante frase jüngeriana:

La parola “tradizione” ha per noi assunto un nuovo significato, noi in essa non vediamo più la forma compiuta, bensì lo spirito vitale ed eterno della cui formazione ogni generazione risponde solo a sé stessa” (5).

La generazione delle trincee, temprata dalle tempeste d’acciaio, che ha saputo misurare la propria interiorità con l’irruzione delle forze elementari, assume dunque su di sé un compito inusitato e gravoso: riplasmare e ri- formare ciò che resta della tradizione. La portata del concetto di rivoluzione conservatrice sta tutta nel suo intento, nella sua stessa denominazione che rasenta l’ossimoro: non solo un’utopia di un gruppo di intellettuali, ma categoria originale inseribile nello spettro della filosofia politica. Siamo di fronte ad un pensiero che, pur nella sua eterogeneità, aspira ad una validità universale, al di là dei suoi esiti e della sua breve ed intensa storia durante la Repubblica di Weimar. I reazionari che si fanno rivoluzionari: è l’eventualità non contemplata, che costituisce forse la grande paura ed il grande spauracchio, perché frantuma ogni determinismo politico; perché revolvere, non significa, in fin dei conti, ritornare?

Note:

(1)  Ernst Jünger, cit. in Adriano Romualdi, Ernst Jünger e la Rivoluzione Conservatrice, in http://www.centrostudilaruna.it/ernst-junger-e-la-rivoluzione-conservatrice.html

(2)  E. Jünger, ibidem.

(3)  Arthur Moeller van der Bruck, cit. in Julius Evola, L’ “Operaio” nel pensiero di Enst Jünger, Mediterranee, Roma 1998, pp. 143- 148.

(4)  A. Romualdi, Antica e nuova spiritualità, in http://www.centrostudilaruna.it/antica-e-nuova-spiritualita.html

(5)  E. Jünger, ibidem.

Daniele Velicogna

Print Friendly
Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 20 aprile 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Lascia un commento

  • concorso letterario

    Pensieri per Giulio – Stelle, Soli e Lune – Prima Edizione

    di Luca Valentini

    “Pensieri per Giulio – Stelle, Soli e Lune” Edit@ Casa Editrice & Libraria in Taranto indice la Prima Edizione del Cimento Poetico & Nar[...]

  • alza la barricata


    palermo 13 maggio 2017

  • in libreria

    Sigillum Scientiae – Giandomenico Casalino – Arcana – Edit@

    di Giandomenico Casalino

    L’essenza vivente ed ermetica della Romanità e il Platonismo Introduzione di Luca Valentini Edit@ Casa Editrice & Libraria Taranto INDICE pag. [...]

  • il soledì

    Il “male oscuro” si vince con il solare ethos identitario e tradizionalista

    di Paolo Sizzi

    La depressione, che nel mondo occidentale miete sempre più vittime, si conferma come l’oscuro male del millennio, una malattia decisamente cont[...]

  • civiltà romana

    EreticaMente intervista il prof. Maurizio Bettini – a cura di Luca Valentini

    di Luca Valentini

    Maurizio Bettini, classicista e scrittore, insegna Filologia Classica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, dove ha f[...]

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • post Popolari

    archivio ereticamente

    Statistiche

    Tag

    Newsletter

  • a. dugin

    Uscire dal XX secolo. Un’idea nuova per il Terzo Millennio.  Per una Quarta teoria politica. – Roberto Pecchioli (5^ ed ultima parte)

    di Il Picchio

    “Chi ha rinunciato alla sua terra, ha rinunciato anche al suo Dio” (Fedor Dostoevskij- L’idiota) Capitolo IX Andare oltre Centro e periferia Il [...]

  • populismo

    Elogio ragionato del populismo, 2^ parte – Roberto Pecchioli

    di Ereticamente

    Il rasoio di Occam populista Quello che sembra sfuggire alle analisi di sociologi e politologi, e che è a monte dell’insorgenza populista c’è il[...]

  • storia

    1918: Il tradimento degli alleati contro l’Italia – Michele Rallo

    di Michele Rallo

    Avevamo vinto la guerra, ma era come se l’avessimo persa   Non si erano ancora fermati gli ultimi combattimenti della Grande Guerra, che già gli [...]

  • eretico

    2016: un anno che ha cambiato la storia del mondo – Michele Rallo

    di Ereticamente

    E così è finito anche questo particolarissimo 2016. Quando sarà studiato sui libri di storia, probabilmente sarà indicato come l’anno che ha seg[...]

  • poesia

    Variando – Vittorio Varano – Relazioni a cura di Laura Tarantola e di Luciano Pulerà

    di EreticaMente

    Recensioni  a Variando di Vittorio Varano : Relazione di Laura Tarantola alla Federazione Unitaria Italiana Scrittori Le quartine, in uno stile che l[...]