L. F. Céline ed il travaglio di un Eretico – Luca Valentini

L. F. Céline ed il travaglio di un Eretico – Luca Valentini

la copertina del libro

Per le Edizioni Italia Storica di Genova è stata recentemente pubblicata un’ampia raccolta di saggi, interviste, ricordi e lettere, a cura di Andrea Lombardi con la collaborazione di Gilberto Tura, sulla vita e l’impegno culturale di Louis Ferdinand Céline (27 Maggio 1894 – 1 Luglio 1961), sicuramente il più importante scrittore francese fuori dal coro del ‘900, che spesso erroneamente si voluto confinare un determinato steccato ideologico. Come dimostra ampiamente la documentazione presentata nel testo, il carattere di Céline, incline allo studio della medicina, quindi ai problemi profondi della salute e dell’animo umano, si è poi palesato tramite una sensibilità straordinaria nelle sue opere letterarie, dimostrando tutta la sua distanza dal rigido autoritarismo del potere – la sua critica ai nazisti di Berlino, come li definiva lui –  e dal vuoto intellettualismo occidentale alla Sartre che lo perseguiterà per tutto il dopoguerra. Come sempre, ciò che si teme maggiormente è uno spirito libero indipendente, non omologabile, più che una caratterizzazione ideologica, che non dovrebbe quasi mai essere il marchio identificativo di un letterato:

Contro la lingua morta dei politici, giornalisti, scrittori neoclassici, di destra o di sinistra, fascisti o comunisti, la maggioranza dei letterati, colti, raffinati, contro la menzogna della loro lingua morta, conformista, e delle loro idee generiche, astratte, inutili, il delirio céliniano si eleva come un grido di libertà, di individualismo, di autenticità. Contro il discorso del sottoprefetto ai campi, la falsa ricercatezza dell’acuto letterato cinese, la versione latina e la redazione composita, sinonimi di morte, il verbo di Céline rivendica una libertà e una vitalità, una contestazione individuale sgorgata dall’emozione individuale, inimitabile, un rifiuto di qualsiasi impegno ideologico, abbrutimento pubblicitario e condizionamento intellettuale(un estratto di una lunga intervista di ÉmericCian-Grangé a ÉricMazet, tra i più brillanti studiosi céliniani).

 

Il testo curato dal Lombardi si presenta in tutta la sua vastità documentale, non trascurando le fonti di profonda critica circa il presunto antisemitismo dell’autore – si scoprirà leggendolo che si trattava in realtà di un topos letterario, non disdegnando lo scrittore nella Vienna degli anni ’30 l’amicizia profonda con CillieAmbor, di origine ebraica, non risparmiando profonde critiche al regime hitleriano -, annoverando la difesa postuma di Henri Guillemin (1903 – 1992) storico e critico letterario, che nel 1966, cinque anni dopo la morte di Cèline, prese appassionatamente le sue difese in una delle sue appassionanti conferenze trasmesse dalla televisione svizzera, ridimensionando il suo antisemitismo, e ponendo l’accento sul suo stile letterario e poetico straordinario. Da segnalare, inoltre le considerazioni di Dominique Venner (tratte da Un samurai d’Occidente, Roma 2016) sull’ostilità verso la religione cristiana, definita dallo stesso Venner virulenta, analogamente alla filosofia di un Nietzsche, si rimproverava all’Occidente, specialmente nell’opera Mea Culpa (1936) ed in alcuni pamphlet pubblicati verso la fine degli anni ’30, di non esprimere una propria sacralità autoctona, ma di affidarsi ad una cosmologia divina propria a popolazioni e tradizioni che proprio all’identità arcaica dell’Europa si erano sempre ferocemente opposti.

Tutto ciò, però, a nostro avviso è molto limitante dell’opera letteraria di Céline, perché non si indaga quanto si dovrebbe sul senso profondo dei suoi scritti. Il merito di questo testo consiste proprio in una diversa prospettiva, in un diverso approccio ermeneutico. Le lettere, i ricordi, le testimonianze, la disamina delle opere e di come sono maturate nell’esperienza e nella maturità dello scrittore francese, permettono al lettore di accostarsi ai viaggi di Céline come realmente venivano intesi dallo stesso, come dei camminamenti immaginari, più vissuti per la dissimulazione del proprio ego e per la riscoperta del propria radicale interiorità, piuttosto che come semplici cronache quasi turistiche. Ed in ciò, componente essenziale del suo scrivere risulta esser stato la componente fantastica, la straordinaria capacità di dissimulare la tragica realtà vissuta con un atto di ribellione dello spirito, con una proposizione immaginativa che sapesse creare una realtà diversa, non per un’autoillusione, ma per l’affermazione di una positività interna, che non subisce passivamente le fatalità del quotidiano.

il curatore, Andrea Lombardi

Viaggio al termine della notte, spesso designata come la sua opera maggiore non è, infatti, una descrizione rassegnata e tetra della natura umana e delle sue miserie quotidiane, ma ne è un perfetto superamento, è un’acquisizione del Nero ed una sua trasfigurazione fantastica. E’ la grande capacità di immaginare una via di autentica libertà dalla condizione della “gabbia” del mondo moderno, che consentono a Céline di affrontare e superare le vicissitudine della guerra, l’esilio e la persecuzione letteraria: si manifesta nei suoi scritti una mirabile pervicacia che non si arrende ad un Occidente che crolla, non solo materialmente, ma soprattutto spiritualmente, nelle sue basi di cultura e di sacralità ancestrali:

Per aver vissuto in svariati posti, con climi diversi e in condizioni diverse, mi viene ora chiesto di dare la mia impressione sui miei capolavori in uno scenario da sedia elettrica… Ma questo non mi turba neanche un po’, dirò tutto quel che penso, e nessuno m’impedirà di parlare” (da un monologo di Céline, registrato il 22 ottobre 1957).

La meritoria opera di Andrea Lombardi, restituisce il letterato francese alla sua autentica dimensione artistica, cioè alle avanguardie dell’Espressionismo, essendo stato col suo stile inedito e diretto una grandissimo innovatore della letteratura francese ed europea. La variegata produzione letteraria, le controverse vicissitudini biografiche, il suo ego quasi odioso ma meravigliosamente diretto, hanno fatto di Céline una personalità controversa, ma anche e soprattutto un grande letterato stimato dagli ambienti culturali più diversi, perché così è il destino dei veri eretici, di appartenere a tutti ed a nessuno, forse neanche a se stessi:

“Chi parla dell’avvenire è un cialtrone, è l’adesso che conta. Invocare i posteri, è parlare ai vermi” (da Viaggio al termine della notte).

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Categorie: Letteratura

Pubblicato da Luca Valentini il 15 aprile 2017

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo.

Commenti

  1. Il viaggio è uno dei libri della mia vita ma poi il Céline che amo di piu’, nel profondo, è quello dei pamphlet, di Mea Culpa, della Trilogia del Nord. Quello che sta facendo Andrea Lombardi, in generale, merita solo un plauso.

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