Sulla vita e sulla morte secondo natura – Cristina Coccia

Sulla vita e sulla morte secondo natura – Cristina Coccia

Da alcuni decenni sembra essersi insinuato nelle menti delle donne moderne il singolare diritto all’aborto, all’uccisione volontaria di figli, anche per scelte di natura economica o sociale. In una Nazione in cui il decremento delle nascite si aggrava di anno in anno, favorire anche gli aborti di bambini sani è quantomeno criminale. La libertà di cui si parla è un concetto esclusivamente individuale e non tiene alcun conto della situazione demografica dell’attuale popolazione italiana. La natalità, nella nostra Nazione, mostra una fortissima e costante tendenza alla diminuzione: dal livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486.000, si è ulteriormente scesi a quello del 2016, con 474.000 nati. La fecondità totale delle donne italiane è scesa a 1,27 figli per donna. Nei rapporti dell’Istituto demografico nazionale si dichiara che “ciò non è dovuto a una reale riduzione della propensione alla fecondità, ma al calo delle donne in età feconda”. Questo è in minima parte vero, ma in gran parte fortemente sbagliato: come interpretare una diminuzione di nascite se non come una riduzione della fecondità della popolazione? “Si conferma la propensione delle donne ad avere figli in età matura: l’età media al parto è di 31,7 anni” afferma l’Istat.

Questa è una delle cause del problema demografico, ma occorre andare più a fondo e comprendere i motivi reali di questa ‘propensione’. Perché le donne italiane non sono propense ad avere figli o ad averne in età più matura? Per mancanza di lavoro, di sicurezza economica, di stabilità? Certamente sono fattori che incidono su questa scelta, ma questi sono reali problemi soltanto se si affronta una gravidanza, e in sèguito il compito dell’educazione e della crescita dei propri figli, da un punto di vista individualistico, che rappresenta l’unica prospettiva lasciata ai giovani italiani in una società che non è più difesa e conservata da uno Stato. Lo Stato è di fatto inesistente.
Da questa prospettiva, si riesce, quindi, a predicare il diritto all’aborto come una delle tante seduzioni dell’individualismo più esasperato.
Una comunità che pensa all’aborto come a un diritto ha perso di vista ogni riferimento sovraindividuale. Othmar Spann, ne Il vero Stato, delinea perfettamente questo processo in un gruppo umano che decide di assumere un’organizzazione politica su base individualistica: “Così come il singolo costituisce l’idea base dell’individualismo, la libertà del singolo ne costituisce il primo principio politico; infatti la libertà scaturisce direttamente e necessariamente dall’autosufficienza del singolo.” (“I principi politici dell’individualismo”, in Il vero Stato, Edizioni di Ar, 1982, p.45).
Il singolo è lasciato a se stesso, non esiste il senso di appartenenza a una comunità o a un gruppo, per cui ognuno si preoccupa di far valere i propri diritti e di inseguire la propria realizzazione personale e individuale.
René Guénon, ne La crise du monde moderne, nel 1927, descriveva in maniera profonda e inequivocabile l’emersione della sfera individualistica nella società moderna:

Ciò che noi intendiamo per individualismo è la negazione di ogni principio superiore all’individualità e, di conseguenza, la riduzione della civiltà, in tutti i domini, ai soli elementi puramente umani. […] E’ proprio l’individualismo, come lo abbiamo appena descritto, la causa determinante dell’attuale decadenza dell’Occidente, per il fatto stesso che è, in qualche modo, l’agente che muove lo sviluppo esclusivo delle possibilità più infime dell’umanità, quelle la cui espansione non richiede l’intervento di alcun elemento sopraumano e che possono svilupparsi completamente solo in assenza di un tale elemento, poiché si trovano all’estremo opposto di ogni spiritualità e di ogni vera intellettualità.” (“Critica dell’individualismo”, in La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, p.83)

È per questo motivo che, prima del benessere e del futuro della comunità, si pensa alla soddisfazione individuale dei propri bisogni, spesso indotti dal pensiero unico e dal consumismo, presupposti che, al contrario, in una visione nazionalistica, perderebbero ogni significato. È fondamentale ritornare a una forma di esistenza più semplice, pulita, radicata nelle proprie terre e priva di bisogni indotti. In altri termini: essenziale e sintetica. La tecnologia, quella davvero necessaria allo sviluppo culturale e biologico di una comunità, dovrebbe essere gratuita, pubblica e garantita dallo Stato. E così anche l’educazione dei giovani. I prodotti di lusso non sono necessari per una prosperità autentica. Occorre invece ritornare al coraggio dei popoli arcaici, in cui i principî fondanti erano il sangue, la territorialità e la prosperità, non le illusorie libertà individuali.
Tornando al rapporto tra madre e figlio, il valore intrinseco della generazione non risiede in una meccanica assistenza, ma nell’essenziale rapporto di reciprocità che, al di là dei bisogni fisiologici, è innato nella natura umana. “È il bambino che crea la maternità” afferma ancora Othmar Spann. Noi potremmo dire, ancor meglio, è la reciprocità. E se consideriamo non più la questione dal punto di vista soltanto della madre, ma dell’organismo madre-figlio e poi dell’intero organismo nazionale, non possiamo che essere in accordo con Spann quando dichiara che

Libertà non è fare quello che mi aggrada, bensì fare quanto esige una feconda comunità. […] Il pericolo del concetto individualistico di libertà è l’impoverimento spirituale del singolo, sia per isolamento, sia per soffocamento.” (Spann, Il vero Stato, p.75)

E, oltre a questo soffocamento di cui parla Spann, esiste anche un ulteriore pericolo: colui che appartiene a una Nazione – a una comunità di sangue e suolo – viene strappato alla propria terra, al proprio gruppo umano e, di conseguenza, è costretto a vivere in solitudine, sopportando il senso di una lontananza esistenziale dalla sua stirpe. Questo sradicamento determina nell’individuo la nostalgia. In questo stato di profondo abbandono, egli percepisce la propria vita come l’unico bene al quale aggrapparsi con tutte le sue energie.

La vita e il futuro di ogni Nazione si fondano sulla sua prosperità e senza salute e senza fertilità non si può immaginare un avvenire. Si è voluta cancellare consapevolmente la possibilità di avere una sicurezza economica, un lavoro e una visione organica del proprio nucleo generativo. Il denaro è diventato un fattore limitante in un contesto in cui le risorse naturali non sono di certo limitate. Le energie rinnovabili sono illimitate, così come lo sono le potenzialità del suolo e delle comunità vegetali e animali che vivono nei nostri ecosistemi. Si è quindi creato un divario tra le necessità reali e i bisogni indotti dal consumismo. Occorre ritornare a una vita essenziale, ma in primo luogo è necessario aiutarci vicendevolmente, restituendo al nostro gruppo etnico la dignità di Nazione – quindi di una comunità di nascita –, abbandonando la visione deterministica, meccanicistica e individualistica, senza dimenticare che ogni comunità può conservare una visione di sé e del proprio destino se tende costantemente al proprio miglioramento, mediante i giusti criteri di selezione. Non si possono più sprecare risorse, tempo, energie per aiutare gli stranieri quando le istituzioni hanno fallito nell’aiutare le generazioni italiane che dovranno edificare il nostro futuro. Siamo stati traditi, ma dobbiamo essere più decisi nella reazione a questo tradimento.
Il nostro destino di Nazione non può essere rappresentato esclusivamente dal futuro di un sistema finanziario, del debito nei confronti dell’Unione Europea o dai doveri nei riguardi dell’oligarchia che si è impadronita del potere in Europa. Dovremmo essere una Nazione che fonda la sua esistenza sulla nascita e sulla vita naturale.
Altro discorso è invece quello degli aborti di feti con malformazioni congenite o tare ereditarie che, alla loro nascita, sarebbero soltanto un peso per il sistema sanitario nazionale, già ridotto in miseria dai continui tagli e dalla perdita di risorse pubbliche che inevitabilmente ogni anno sono deviate verso il sistema dell’integrazione degli stranieri. Integrazione che, in una visione organica dello Stato, risulterebbe inconcepibile, tanto quanto risulta impensabile l’inclusione di un organismo estraneo in un sistema biologico già ben definito e stabile. Invece degli aborti di figli sani, si dovrebbero, quindi, agevolare le adozioni nazionali all’interno dell’Italia.
Infine è necessario, considerate le nostre deleterie abitudini alimentari e gli estenuanti ritmi di vita, prevedere una consulenza costante e un monitoraggio dello stato di salute delle madri italiane, totalmente gratuito e pubblico, durante tutte le fasi della gravidanza e dell’allattamento.
Negli ultimi anni la ricerca ha portato a scoprire, ad esempio, che la carenza di vitamina D nelle donne in gravidanza è connessa a un aumento del rischio di aborti spontanei, complicanze, parti pretermine, diabete gestazionale e nascita di bambini con peso inferiore a quello ottimale.
È stata condotta una ricerca dal Dipartimento di Microbiologia e Immunologia della Chicago Medical School Rosalind Franklin University of Medicine and Science: 133 donne tra quelle che avevano avuto almeno 3 aborti spontanei consecutivi entro le 20 settimane di gestazione sono state sottoposte a monitoraggio e, dai risultati, è stato possibile constatare che 63 donne su 133 (il 47,4%) presentavano livelli di vitamina D inferiori a 30 ng/ml (cioè il livello minimo di normalità).
Con questo vogliamo dire che è fondamentale tanto impedire gli aborti di bambini sani quanto selezionare i genitori che possano naturalmente procreare e proseguire nel migliore dei modi delle gravidanze regolari, con il costante aiuto dell’assistenza sanitaria nazionale. In parte sarebbe la selezione naturale a scegliere, come sempre avviene in natura, i genitori migliori e, in parte, la nutrizione e la salubrità degli ambienti di vita darebbero il contributo essenziale affinché queste qualità siano conservate e tramandate alle nuove generazioni.
Se si comprendesse davvero cos’è la selezione naturale, tutti i discorsi sull’eutanasia, sull’eugenetica, sull’aborto giungerebbero a una semplice risoluzione. Ad esempio, riguardo all’eutanasia, sarebbe talmente evidente che l’uomo non ha alcun diritto di continuare una vita se ‘naturalmente’ questa vita sarebbe dovuta finire. L’accanimento terapeutico, o il mantenimento in vita mediante l’utilizzo di strumentazioni o macchine, è una manipolazione inaccettabile della natura umana che le toglie ogni forma di dignità. E così ogni eliminazione della selezione naturale nei processi di procreazione e generazione è una pratica medica e tecnologica che indebolirà inevitabilmente la nostra specie. Non la fecondazione assistita, o le terapie geniche, ma la selezione è l’unica legge che possa guarire dalle malattie ereditarie ed è una regola alla quale noi, come parte del mondo biologico, non possiamo sottrarci. Ci sono terapie per le malattie congenite, ma non ci sono cure. Siamo vissuti per millenni e siamo arrivati fino a oggi soltanto grazie alla selezione naturale, non grazie alla fecondazione assistita, o all’apporto costante dei farmaci. Noi dobbiamo riscoprire la natura e riallineare le nostre esistenze in accordo con le sue leggi, non deformare la natura per appagare i nostri interessi. Questa è una forma di distorsione mentale provocata dal delirio della medicina moderna. Vivere a lungo, ma trascorrere i tre quarti della propria esistenza nella dipendenza da farmaci, è una forma di esistenza ingannevole e illusoria. Così come lo è la salute di una popolazione costituita principalmente da malati cronici, una popolazione in cui la disabilità è vista come una conquista della civiltà e la malattia è considerata normale, quasi una componente della vita o un valore da proteggere.
In una comunità che fonda sulla sopravvivenza e la prosperità del proprio gruppo la sua organizzazione politica, la morte del singolo è una condizione da non temere, ma da affrontare con coraggio e dignità come imponeva, nella cultura nipponica, il codice dei samurai.

L’essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire padroneggia la Via.” (Yamamoto Tsunetomo, Hagakure)

La morte, diceva Nietzsche nello Zarathustra, è

la morte che tutto porta a compimento, che per i vivi si muta in stimolo e solenne promessa. Muore la sua morte di trionfatore colui che in essa si compie, circondato da gente che spera e solennemente promette. In questa maniera bisognerebbe imparare a morire; e non dovrebbe esservi festa, dove un tal moribondo non consacrasse i giuramenti dei vivi. Morire a questa maniera è la cosa migliore: mentre la seconda cosa è: morire in battaglia, e prodigare una grande anima. […] Vi faccio le lodi della mia morte, la libera morte, che a me giunge perché io voglio. E quando vorrò? — Chi ha uno scopo e un erede, vuole la morte al momento opportuno per il fine e per l’erede. E per il profondo rispetto del fine e dell’erede, egli non appenderà più serti avvizziti nel tempio della vita. Davvero non voglio essere come i cordai: i quali tiran la corda per lungo, retrocedendo così sempre di più.”(Friedrich Nietzsche, Queste le parole di Zarathustra. Un libro per Tutti e Nessuno, “Della libera morte”, Edizioni di Ar, Padova, 2011, p.125)

Noi stiamo appendendo serti avvizziti nel tempio della vita, quando, al contrario, dovremmo invece guardare alla vita della nostra comunità etnica come il Bene più prezioso. Non della ‘buona morte’ dovremmo occuparci, ma della ‘buona nascita’ (eugenetica), della nuova vita che noi popoli europei siamo chiamati a edificare nei nostri templi, nelle nostre terre, con il prosperoso futuro delle nuove generazioni.

Cristina Coccia

 

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Categorie: Ortogenetica

Pubblicato da Ereticamente il 12 marzo 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Raffaelemaria

    Quanto indichi “suona” perfetto :

    È fondamentale ritornare a una forma di esistenza più semplice, pulita, radicata nelle proprie terre e priva di bisogni indotti. In altri termini: essenziale e sintetica.

    Ma la frase immediatamente a seguire cela degli inganni verbali e anche concettuali :

    La tecnologia, quella davvero necessaria allo sviluppo culturale e biologico di una comunità, dovrebbe essere gratuita, pubblica e garantita dallo Stato.

    Se anche fosse che il significato dei concetti di “biologico” e “culturale” nonché quello di “comunità” venisse inteso in perfetta corrispondenza alla Natura ORIGINARIA ovvero divina, le parole “pubblico (ciò che è del popolo)” e “Stato (Governativo)” e “gratis” quando viene riferita a “pubblico (ciò che è del popolo)” e “Stato (Governativo)” rendono inequivocabile il constatare che esiste un frainteso di fondo, condizionante il senso delle due frasi unite : si tratta di un pensiero che sostiene la visione esistenziale secondo cui “a determinare l’ambiente abitato dalla persona umana sia una Entità di sistema normativo che si trova al di fuori dell’Individuo che sta vivendo nella persona umana e sta quindi percorrendo quell’ambiente” — ambiente, appunto, lo ripeto (e il ripeterlo è consono e conforme alla natura di circolo ripetitivo e anzi vizioso che esiste nella realtà concreta di tale ambiente ! . . .) : che sta venendo determinato da altra persona da quella che lo sta abitando e vivendo . . . ! ! ! !

    Ma esiste la domanda : “L’ambiente naturale planetario è stato creato e viene generato dal cosiddetto stato nazionale di governo umano ? . . .”. L’ Intelligenza (ma anche già prima, sensitivamente, l’ Amore, l’ ENERGIA FEMMINILE) IN CIASCUN Individuo è in grado di percepire-“darsi” la risposta interiore di Realtà a questa domanda, se la Coscienza VUOLE cercare, Vuole sapere, tale risposta.

    “Pubblico”, via il concetto di “popolo”, deriva da un latino poplicus o comunque da una comune radice : all’origine di questa parola antica vi è un concetto ancor più elementare che poi si è scisso in svariate parole come ‘POPpante’ e ‘PLUralità’, concetto che possiamo tradurre in italiano con “prole neonata : tanti nuovi piccoli che son posseduti dal maschio umano quello più forte nel gruppo (potevano essere anche i piccoli del bestiame, ma la direzione cognitiva che c’è stata è purtroppo l’altra : quella “che assimila i piccoli umani ai piccoli del bestiame” . . .)”.

    Desiderare uno “Stato di Governo personale armato che dà gratuitamente la tecnologia abitativa (e cos’altro PRIMA DI essa ? ? . . .) a tutti i suoi cittadini o intero popolo” significa voler pensare Sé stessi come “Neonato a vita, o piccolo perenne, o minorenne legale in età di prole e di persona fisica capace di scelta e decisione di movimenti fisici che modificano l’ambiente” . . . — nome frasico che mi piace molto, “movimenti fisici personali che modificano personalmente l’ambiente spontaneo pre-umano che circonda la persona di quei movimenti”, ma come KEY WORD è “un po’ tanto lunga, nèh ? ! . . .”.

    Ma pur ammettendo la . . . legittimità naturale della validità anche in una tale scelta fatta dall’ Individuo incarnato ( “Io voglio vivere un’esistenza di bambino/a a cui ogni cosa che lui/lei desideri gli/le venga data da un qualche altro più potente di lui/lei, o comunque che il minimo necessario per poter vivere SENZA ALCUN dolore di qualsiasi tipo venga fatto e procurato o comunque realizzato da altri, non da lui/lei” ) , l’ “ipotizzamento scientifico” della situazione deve contemplare anche questo seguente fattore situazionale : “se nel gruppo preso in considerazione tutti i suoi membri vogliono esistere nel ruolo di bambini e bambine, ovvero nel ruolo quello che si aspetta che a fare ciò che essi vogliono — incluso il fare l’atto osservativo e riflessivo che costituisce la facoltà cognitivo-discernitivo-selettiva — sia l’altro, in tal caso : la quantità di risultati decisionali e concreti da fare che è CRESCENTE IN MODO DIRETTAMENTE PROPORZIONALE AL NUMERO DI BAMBINI E BAMBINE COSTITUTIVI DEL GRUPPO chi MAI la farà ? ? ? . . .”.

    Qualcuno . . . Molti . . . Moltissimi . . . sempre Di più anzi Quasi tutti, posson rispondere, di fatto : “. . . ma è ovvio : la tecnologia ! ! . . .”. E se dice “Le tecnologie naturali che rispettano l’ambiente anche se sono di cemento-asfalto-petrolchimica-rumori-luce notturna ciascuna soltanto un po’ ” si sente “un fico” o “una ganza” . . .

    Io non disprezzo ALCUN Individuo, e sono sincero, dico p.es. che non ho proseguito di leggere questo articolo oltre il suo passaggio che commento, ma . . . “Veramente ! . . .” : “Perché non ci mettiamo a discorrere assieme, in un cerchio a più gironi, in una valle di mezza-montagna avente ancora prati e boschi senza immondezze edili, portando ognuno e ognuna di noi l’informazione d’una porzione di stato reale delle cose e costruiamo assieme il quadro descrittivo teorico fedele — almeno quello ! . . .”. Poi allora sì, potremo “passare” Assieme a parlare della “Soluzione” ai problemi abitativi planetari.

    In ogni Individualità ci sono degli Sviluppi creativi e generativi Unici della INTERA UNICA ENERGIA Vitale COSTITUENTE, e sono perfino in crescita ! QUALORA li Facciamo.

    “Questo”, il senso in quest’ultimo paragrafetto, non significa NE’ E’ EQUIVOCABILE-SCAMBIABILE con concetti fuorvianti quali la ‘pretesa di mettere nello stesso posto sensibilità e visioni differenti e pretendere che ognuna possa venir accontentata . . . infantilmente, e persino in tutto e per tutto ciò che la sua coscienza materiale, personale, vorrebbe sul momento’ ; un concetto nascosto sotto l’eufemismo ipocrita e commercialmente “opportunizzato” di “multiculturalità (locale)” e parole annesse : menzogna che i Lettori e le Lettrici di questo eccellente sito, fatto di attenta, profonda e spaziante Postura osservativa critica, dovrebbero aver colto, se Essi hanno ascoltato e rielaborato le parole dei meritevoli autori che scrivono in esso.

    Rinnovati apprezzamenti e auguri del Tuo e Vostro lavorare per giungere alla Chiarezza.

    Raffaelemaria concilio
    ..19.03-04 rev. : ..19.39 14 3 17

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