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Sul concetto in sé, su quello di Tradizione, di Micro e Macrocosmo – parte seconda di Manuele Migoni

Sul concetto in sé, su quello di Tradizione, di Micro e Macrocosmo – parte seconda di Manuele Migoni

Sul sospetto dell’indirizzo politico (diretto o indiretto) dell’attuale Papa: il tema della reale distinzione

 

Personalmente, a confronto di alcuni che, legittimamente o meno, lanciano ipotesi tra le più variegate, non considererei questo Papa come Comunista, e neanche il suo opposto (nonostante, in questo, sia stato indagine di un suo discusso, più o meno certo, passato) per una ragione molto semplice: anche per il Papa (o Vaticano), in questi ultimi secoli, il problema credo sia dovuto più a una sorta di “istituzionale sopravvivenza”, paradossalmente, come se si trovasse in una lotta tra poveri, tra esso stesso (e al suo interno) e chi spesso ne risulta essere il suo inconsapevole nemico, poiché su entrambi, in effetti, vi è l’intenzione di ritagliarsi, come prassi vigente, strumentalmente e “strumentalizzati”, uno spazio nell’establishment, per l’establishment.

Sembrerà complessa metterla in questi termini, ma il passaggio da un dualismo materializzante mente/corpo, normalmente supportato o rivelato di un aspetto erroneo, alterato, o demoniaco (comunque si manifesti) e che ricade, laddove non dovrebbe, in qualcosa di sessualmente misticheggiante e/o sdoppiante, proprio dalla sua accettazione e/o superamento (poiché in fondo è un peccato equivalente a un nonsenso) permette di giungere a concretizzare il concetto di vera Trinità (una non sopportazione o non adeguata metodologia di ciò, normalmente scadrebbe nell’intransigente legittimazione di una più serrata moralità, che continuerebbe a creare questo tipo di interferenze) purificando per così dire (ma non sono aspetti corrispondenti al termine puritanesimo) anima corpo sesso sentimenti e relazioni sociali, e distinguendo la propria natura da ciò che non è (al contrario quindi, e addirittura per moralità scritta o comunque lasciata intendere, di chi consideri questo accennato dualismo come un’insopportabile afflizione peccaminosa); certo se poi si sposa tale prassi divina e socialmente si adotta il motto “morte tua vita mia” si giunge a un punto di non ritorno (e in questi casi, una “spicciola”, per così dire, redenzione, potrebbe risultare iniqua, essendo soprattutto una questione di mentalità); ed è pur chiaro che anche un utilizzo sfrontato, scorretto, eccessivo del sesso e del sentimento, non porti a molto, soprattutto quando, e sé da intendersi, in termini di condivisione.

Detto questo, e per via di questi motivi, non credo questo Papa – per il fatto di aver sposato la causa internazionale dei diritti civili – possa esser additato di Comunista, né tanto meno, e moralmente, di Fascista; ma forse, e su ciò mi si può trovar d’accordo, al di là che anche in termini metafisici si debba, per se stessi, e per propria distinzione, accettare e tollerare, un troppo permissivismo in tema di accoglienza “numerica” di genti disagiate (?) provenienti da altri luoghi, quindi in termini di spazio formativo e/o quantità, potrebbe dare adito a ben altro tipo di conseguenze; e in ciò, per il Dio denaro/potere/sopravvivenza, potrebbero esserne tutti complici, amici/nemici, sebbene apparentemente in guerra.

Generazioni a confronto

 

All’attenzione, in queste parole, sono quei modi, quegli atteggiamenti, facenti parte soprattutto quel mondo intellettuale, convinto di sposare cause solidali in aiuto al popolo, ma che in fondo, non fa altro che finirci contro o comunque, in un certo qual modo, comprometterlo.

A finirci contro perché sistematicamente proteso a errare, per indirizzare un certo potere verso alcune discutibili élites (potrebbero esserci élites ed élites) divenendo esso stesso élite – talvolta alienante dalla sua stessa creazione popolare – e perché, al riguardo, diviene, per sistematica reazione, fautore di movimenti politici estremi.

Si prenda ad esempio la causa sull’aborto: in ciò si vorrebbe che vi fosse libertà di scelta, che una donna sia libera di abortire, nella maggior parte dei casi da intendersi, come motivazione, soprattutto per una questione di quantità – sia materiale, che di risorse, quindi come manchevolezza – per quanto questa stessa quantità spesso non sia proporzionata, ma bensì, per un motivo o per l’altro, ben accetta, quando si tratta dell’approdo illegale (illimitatamente numerico) di persone provenienti da luoghi che non siano quindi la propria comunità nazionale (e per illegale si intendono quelle infiltrazioni di persone – che ne sono la maggioranza – che nulla hanno a che vedere con richiedenti asilo o rifugiati politici, o comunque non provenienti da reali scenari di guerra).

E così anche per il discorso relativo alla legalizzazione delle droghe (siano esse leggere o altro): qui in effetti basterebbe un controllo adeguato da parte di uno o di entrambi i genitori – seguendo linee di condotta tradizionali implicite a fattori culturali di reale cristianità e/o universalismo indoeuropeo – che un ragazzo/a, fin da adolescente, non credo, in proporzione, necessiti, debba ricorrere, all’utilizzo di droghe, per cui non se ne vedrebbe il motivo di legalizzarle, dal momento che non ve ne sarebbe poi così un notevole consumo.

Il trafficante di droga, in fondo non fa che servirsi del cosiddetto “popolaccio” (quello di pancia, per intenderci, ma talvolta come dargli torto) sotto tutti i profili: raffigurato in un singolo individuo, quello che istintivamente periferico, diviene attore circostanziale a confronto col suo interlocutore, per poi, soprattutto nelle sembianze più formali ed educative, essere tutt’altro in privato; quello che è di pancia su tutto: senso del gusto, del dovere, dell’estetica, del linguaggio, e che in fondo non è altro che il risultato degli sbagli, dei paradossi, non è altro che il riverbero inconsueto di quel mondo intellettuale sopracitato, che, come già detto, per altri versi, non fa altro che fomentare, in tutto ciò, delle estreme e considerevoli reazioni, soprattutto sotto il profilo politico-sociale.

Per cui il trafficante di droga, a suo modo, a suo tempo, ma in questi casi sarebbe meglio definirlo Mafioso, non fa altro che adottare la cosiddetta legge del contrappasso, ovvero: laddove il popolo (inteso anche come famiglie) si è dimostrato e si dimostra illuso, illusorio, rivoltante, disobbediente, irregolare, “senza una propria direzione” (quando per giunta e soprattutto da inculcare) gli si ripaga il mal tolto con una forma accentuata di illegalità speculativa (quindi anche attraverso vendita di stupefacenti, traffico di prostituzione etc.) per giunta a sua volta formandone, in confronto (e spesso, di fatto, ottenendone metodologica approvazione) un’élite nell’élite (tra cui potrebbe quindi trovarsi, come élite principale, quel mondo intellettuale poc’anzi citato, in combutta – e talvolta sorprendentemente in accordo – con quell’altrettanto mondo politico reazionario da esso fomentato, che a sua volta, e per riflesso politico o comunanza di princìpi, potrebbe stringere oscuri accordi con quel mondo mafioso).

E sia chiaro che, non avendo personalmente figli, questi io non voglia insegnare un padre a farli, ma su quanto detto, di chiari esempi, si può star certi, non ne mancano, se ne hanno, eccome.

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Categorie: Società

Pubblicato da Ereticamente il 20 dicembre 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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