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Strade d'Europa – Avallon – Saint Malo

Strade d'Europa – Avallon – Saint Malo

Il viaggio che ci attendeva era lungo, ma ci aiutava il sole, che sorgeva presto.  Abbiamo puntato l’auto verso Auxerre e Parigi, per la via della Bretagna: attraversati i consueti paesaggi bucolici, superando ben presto i confini borgognoni siamo arrivati nei pressi della capitale francese. L’Ile de France si pose davanti a noi con un aspetto austero, quasi scandinavo: foreste di conifere si perdono nell’orizzonte sconfinato, dominato da un cielo grigio piuttosto inusuale per chi proviene da un luglio mediterraneo. La megalopoli francese era da qualche parte qui attorno, con le sue sconfinate periferie, i suoi quartieri ghetto pieni di aspiranti terroristi ed i suoi misteriosi uffici e gangli di potere. Eravamo veramente vicini, eppure non si vedeva che foresta a perdita d’occhio.  Successivamente imboccammo l’autostrada per Rennes, che ci portava dritti in Bretagna. La strada per Rennes sembrava quasi in discesa, mentre il cielo sopra di noi si palesava sempre più vasto e combattuto. Ci siamo lasciati alle spalle alcune grandi località del gotico francese, come Chartres e Le Mans, dove non avevamo tempo di fermarci, con campi di grano a perdita d’occhio e boschi che si alternavano in maniera probabilmente non molto dissimile a quella del medioevo. Infine siamo giunti a Rennes, capoluogo della Bretagna, ma trattandosi di una città dell’interno, ed essendo noi venuti in cerca della Bretagna oceanica, ce la lasciammo alle spalle e per arrivare alla celebre cittadina di Saint-Malo. Saint-Malo è una cittadina particolare, dallo spiccato orgoglio marinaresco, e ricca di una storia fatta di eroismi e grandi gesta. Pur essendo parte della Bretagna, la cittadina non si considera bretone; qui infatti non si parla bretone, ma il Gallot, lingua gallo-romanza che ha rischiato seriamente l’estinzione e che ora si sta riprendendo. I veri malouins, gli abitanti della città, non si sentono infatti né francesi né bretoni, ma soltanto, appunto, malouins. Questa cittadina, affacciata sul Canale della Manica e prospiciente le Isole Normanne, vive da sempre in funzione dell’isola al di là del Canale, l’Inghilterra. Da qui partono i traghetti per Portsmouth, Plymouth e le Isole Normanne. Oggi insomma, Saint-Malo unisce, più che dividere, e infatti attorno a noi vediamo moltissimi inglesi, ma non sempre la storia è andata così. La città, che un tempo era un’isola e oggi è collegata mediante un ponte alla terraferma, è dotata di bastioni estremamente possenti, ed è ornata da una corona di fortezze minori posizionate sulle isole di fronte alla spiaggia, le quali sono raggiungibili quasi sempre a piedi, durante la bassa marea, e ritornano ad isolarsi con l’alta marea, che da queste parti può arrivare anche a dieci metri. La città ha l’aspetto austero, e tutti gli edifici sono, nessuno escluso, costruiti in un pesante granito grigio scuro. L’aspetto militaresco che domina la città non deve sorprendere. Saint-Malo infatti era uno dei più importanti porti militari francesi e base primaria della guerra di corsa anti-britannica condotta dai francesi per vari secoli. Qui avevano la loro tana celebri corsari, tra i quali Renè Duguay- Trouin ed il famoso Robert Sourcouf, che per almeno duecento anni fecero letteralmente ammattire gli inglesi molto più di quanto non facesse la flotta regolare francese. La cittadina, dominata costantemente dall’odore della salsedine, ci appare però molto viva, quasi come che all’inclemenza di quest’angolo di Bretagna, dove abitualmente il clima infligge piogge e tempeste, si volesse reagire con una spiccata socialità. Le strade del centro brulicano di persone; locali e turisti si mescolano nelle vie dove abbondano suonatori di musica bretone, sidrerie, bistrot e ricche pasticcerie che propongono Kouign Amann e Far Breton, dolci tipici di queste parti che ci sentiamo di sconsigliare ai più attenti alla linea, visto l’uso smodato del burro salato che viene fatto a queste latitudini. Piccoli locali ricchi di tradizione marinara ci fanno associare quest’angolo di Bretagna alla Puglia. Forte è infatti il consumo di mitili, che si trovano cucinati e reclamizzati in ogni maniera e ad ogni angolo, e di tutto ciò che in generale sta dentro ad una conchiglia. Ogni mattina quintali di ostriche di Cancale e altre delizie similari, vengono scaricate nel locale mercato del pesce, ed è possibile, per gli appassionati, gustare molti di questi prodotti ancora crudi con un po’ di limone, come nel nostro sud. Una delle cose che più disorienta di queste parti è la durata del giorno. Siamo in estate e la latitudine da queste parti comincia a farsi sentire. Alle dieci di sera, mentre i ristoranti ed i bar cominciavano a chiudere, era infatti ancora giorno. Decidemmo di passeggiare sui bastioni, godendoci il panorama del tramonto sugli isolotti fortificati.

Il mare, che durante il pomeriggio era parso calmo come l’olio, si ingrossava un po’ e prendeva il caratteristico color piombo, tipico di queste zone. Saint-Malo, nonostante la modernità, è ancora esattamente così, con i suoi pescatori e i suoi marinai, ed una popolazione molto cordiale e soprattutto autoctona. Le tenebre della notte avanzavano, e anche se alle undici c’era ancora un po’ di luce, qui, come in Inghilterra, la gente si chiudeva nei pub, lasciando il freddo vento marino fuori dalla porta, scacciando il freddo con un bicchiere di sidro. Abbiamo fatto lo stesso, prima di ritirarci, stanchi e stremati dopo un viaggio durato comunque più di cinque ore. Volevano, infine, riposarci, ci aspettava la Bretagna profonda. Quella vera.

Per EreticaMente, per Strade d’Europa, Marco e Viviana

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Marco Malaguti il 12 dicembre 2016

Marco Malaguti

Marco Malaguti (Crevalcore, 1988) Lettore da sempre, sono articolista sul web da vari anni su tematiche riguardanti politica, sociologia, cultura e studi tradizionali. Miei scritti sono apparsi in varie testate online sotto lo pseudonimo “Italicus”. Appassionato lettore di Carl Schmitt, Christopher Lasch e Costanzo Preve, mi sono formato principalmente su Evola e Jünger. Lettore e cultore della tradizione italico romana e dell’esoterismo occidentale, ma anche orientale, specificamente dell’Ismailismo e dello gnosticismo sciita.

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