Elementare, Watson: vincerà il “NO” – Michele Rallo

Elementare, Watson: vincerà il “NO” – Michele Rallo

La progressione è netta, inequivocabile. A maggio l’Austria era stata ad un pelo dall’eleggere un Presidente della Repubblica dichiaratamente anti-UE ed anti-immigrazione; poi erano arrivati i voti degli austriaci all’estero a rimettere tutto in discussione, ma in maniera talmente sguaiata e sospetta da portare all’annullamento delle elezioni. Poi, a giugno, il referendum inglese sulla Brexit; anche qui un provvidenziale aiutino per la causa europeista (l’assassinio della deputata laburista Jo Cox), che tuttavia non era stato sufficiente a fermare la valanga populista. A novembre, infine, le presidenziali americane, vinte da un solitario Donald Trump contro la coalizione dei potenti di tutto il mondo.

E adesso, il 4 dicembre prossimo, un doppio appuntamento elettorale: in Austria si torna a votare per le presidenziali (e questa volta si spera che non ci siano indebite ingerenze), ed in Italia si vota per il referendum sulla riforma Renzi-Boschi-J.P.Morgan.

Cosa succederà? Lasciamo stare per ora l’Austria, e veniamo alle cose di casa nostra. Se dobbiamo credere a quel che si sente per le strade, il benservito a Renzi dovrebbe essere corale. Non il “lieve vantaggio” che tutti i sondaggi riconoscono ai NO, ma una vera e propria valanga.

Per quel che può valere la mia personale esperienza: dai contatti con la vasta cerchia (assolutamente trasversale) delle mie amicizie, tolti gli elementi “schierati”, solamente due soggetti hanno dichiarato di voler votare SI. Ed entrambi non per fiducia nel Presidente del Consiglio, ma per paura che una vittoria del NO possa favorire l’ascesa di Grillo.

Ove il mio personale sondaggio dovesse in qualche modo rispecchiare una più vasta realtà, se ne potrebbero trarre due indicazioni di carattere generale. Primo: il Vispo Tereso non incanta più nessuno e, a lungo andare, il suo bluff non regge più. Secondo: in Italia c’è una larga fetta di elettorato che ha paura di Grillo, che nell’immaginario collettivo dei benpensanti ha preso il posto de “i comunisti” di berlusconiana memoria.

Per strano che possa sembrare, sono loro – i berlusconiani dimezzati, gli eterni “moderati” – a costituire l’ultima linea di difesa di questa incredibile riforma costituzionale. E, tuttavia, le certezze dei moderati vacillano quando si spiega loro come stiano realmente le cose. Il grillismo è un fenomeno fisiologicamente minoritario; e, paradossalmente, l’unica congiuntura che potrebbe spingerlo al governo è proprio il combinato disposto delle riforme renziane (Boschi+Italicum). Questo, infatti, è stato concepito al tempo degli 80 euro e del 40,8 per cento di voti al PD, nel presupposto che il Pifferaio dell’Arno potesse continuare a primeggiare per sempre sulla scena politica italiana e che gli si dovesse consegnare su un piatto d’argento il potere assoluto. Potere assoluto che, stando alle previsioni di questo momento, la riforma consegnerebbe invece – udite, udite, amici moderati – proprio ai Cinque Stelle; a meno che – come io spero – da qui alle elezioni la Destra sovranista-populista non riesca a costruire uno strumento politico all’altezza del còmpito.

Ecco, è qui il nocciolo del problema: un po’ tutti hanno sbagliato i calcoli. Non solo li ha sbagliati – nella sua immensa presunzione – il Pascolatore di Bufale Toscane, ma anche le grandi banche d’affari di Wall Street, autorevoli suggeritrici delle “riforme strutturali” che dovrebbero ridurre progressivamente gli spazi di democrazia in tutta Europa. Banche d’affari che, insieme a fondi speculativi, agenzie di rating, finanzieri travestiti da filantropi, usurai in servizio permanente effettivo, fiancheggiatori occulti (ma non troppo) del terrorismo islamico e onorata compagnìa, hanno preso una legnata dopo l’altra (in Austria, in Inghilterra, financo negli Stati Uniti) e che sembrano essersi accorte solo ora – e con grande scandalo! – che i popoli non sono disposti a farsi incaprettare col sorriso sulle labbra, e che reagiscono con l’unico strumento che hanno a disposizione: quello del voto.

Ma torniamo alle vicende di casa nostra. Quale sarà l’esito del referendum? Nessuno ha la sfera di cristallo e – per quanto personalmente mi riguarda – le uniche previsioni che mi sento di fare sono limitate all’orizzonte delle mia cerchia di contatti. Ma c’è qualcuno che, se non proprio la sfera di cristallo, ha comunque qualche elemento in più per giudicare. E questo qualcuno è il titolare degli Interni. A quel Ministero, infatti, una volta affluivano riservatamente – e penso che possano ancòra affluire – i sondaggi veri, sotto forma di previsioni che le singole prefetture effettuavano su quello che ragionevolmente avrebbe potuto essere il risultato nei territori di competenza. Previsioni che – sempre una volta – venivano poi integrate dalle sensazioni che le “antenne” dei servizi segreti captavano in periferia e trasmettevano al centro.

Orbene, se ancòra oggi le cose funzionano più o meno come una volta, l’unico che possa avere qualche dato più degli altri è certamente il Ministro degli Interni, Angelino Alfano. E sentire il povero Angelino disquisire sul fatto che se vincesse il NO il governo non dovrebbe comunque dimettersi, mi fa pensare che i dati di cui è a conoscenza non siano proprio confortanti per la sua parte politica. E poiché – mi ripeto – i sondaggi ufficiali danno il NO in lieve vantaggio, ne deduco che i sondaggi veri possano prefigurare un vantaggio ben più consistente. La mia non è una previsione. È una deduzione, da appassionato lettore – quale sono – di romanzi gialli: «Elementare, Watson, elementare…» avrebbe detto Sherlock Holmes.

Deduzione “letteraria”, dunque. Cui però associo volentieri una considerazione di carattere politico: gli italiani non sono più fessi di austriaci, inglesi e americani. Voto degli italiani all’estero permettendo, naturalmente.

 

LA SCOMPARSA DI FIDEL CASTRO

Al momento di consegnare l’articolo, apprendo della morte di Fidel Castro. A costo di scandalizzare qualcuno, dirò che il vecchio rivoluzionario mi piaceva. E il fatto che fosse un dittatore non modifica certo il mio giudizio. D’altro canto, l’America Latina è il continente delle dittature: quelle dichiarate, e quelle travestite da istituzioni democratiche.

Fingere di scoprire – solo adesso! – che Fidel Castro era un dittatore, è un semplice esercizio di ipocrisia e di conformismo. Fidel Castro era certamente un dittatore, ma almeno i benefìci della sua dittatura sono andati al popolo e non ad una oligarchia di lestofanti. In ogni caso, meglio lui che il dittatore che lo aveva preceduto: il “democratico” e “progressista” e “antifascista” Fulgencio Batista, uomo delle multinazionali e garante degli equilibri gangsteristici della Cuba degli anni ’50.

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 2 dicembre 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giancarlo

    Spero vinca il NO, anche se sarei felice (eufemismo) moderatamente in quanto già adesso la nostra Costituzione è solo un pezzo di carta che non serve a nulla se non perpetuare il potere antifascista ed impedire qualsiasi alternativa ad esso, ripeto spero ma invece sono portato a credere ad una vittoria abbastanza netta, 55 a 45, per il SI; gli anziani voteranno in massa per il SI per paura che le banche crollino e che le loro pensioni spariscano. Lunedì vedremo chi avrà avuto ragione, spero di essere stato io a sbagliarmi anche se, ripeto, con il NO pochissimo cambierebbe.

  2. Cupo

    Cambierebbe che gli diamo ancora più potere e che i rappresentanti locali, bizzarramente, diventerebbero senatori. Una mostruosità giuridica.

  3. Giancarlo

    Mi son sbagliato, ma non sono contento, avrei preferito vincesse Hofer in Austria piuttosto che il NO da noi, se avessi dovuto scegliere.

  4. FA79

    Nonostante mi trovi distante da talune posizioni pentastellate, ritengo che gli accadimenti storici che l’Italia sta attraversando debbano essere valutati in ragione di priorità nazionali. Dal mio punto di vista, la priorità nazionale per eccellenza è il definitivo superamento del sistema partitico, vero cancro democratico-liberale nella sua declinazione pluralistica, o statalista nell’accezione esclusivista (Cina docet). Sebbene il Movimento 5 Stelle abbia molte idee, di cui la maggior parte appaiono confuse, il suo collocamento oltre la barricata del partitismo tradizionale può permetterci, qualora si andasse al voto in tempi brevi, di ripudiare dopo ben 75 anni il germe che ha attanagliato l’Italia. Raggiunto questo obbiettivo prioritario, dovrà essere messo in atto un processo finalizzato a consolidare un sistema basato sulla democrazia diretta, implementata da comitati di popolo rappresentativi della fascia popolare o del settore professionale che li ha eletti, che presentino le istanze degli stessi presso un comitato centrale di gestione. Ebbene si, sistema ideato nel lontano 1975 da quel grande statista che si chiamava Muhammar Gaddafi e che non poté compiersi per una serie di problematiche, tra cui il substrato tribale della società libica che ‘balcanizzò’ i comitati di popolo. In assenza di una simile situazione sociale, l’Italia potrebbe realmente affrontare dei cambiamenti di tale portata senza il potenziale pericolo di degenerazione o di precoce frantumazione del sistema messo in atto. Questo nuovo sistema dovrà fondarsi su basi economiche radicalmente nuove, in primis la nazionalizzazione della creazione del denaro (con cui, per esempio, la Russia potrebbe liberarsi dal giogo delle sanzioni e nazioni occidentali come l’Italia potrebbero evitare l’ineluttabilità dei tagli imposti sulla nostra pelle al fine di compiacere i magnati della mafia bancaria internazionale). Alcune idee pentastellate, quali banca pubblica e partecipazione popolare (anche se solo tramite il rudimentale benché moderno strumento della rete) parrebbero muoversi in tale direzione, anche se non so quanto consapevolmente..

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