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Strade d’Europa – Il Cammino di Santiago – Daniele Laganà

Strade d’Europa – Il Cammino di Santiago – Daniele Laganà

Note sul Cammino

Il Cammino di Santiago è l’antico percorso (circa 781 km) che conduce da Saint Jeanne pied de port (piccolo paese francese situato ai piedi dei Pirenei) alla città di Santiago de Compostela, uno dei principali centri di pellegrinaggio della cristianità. Il percorso, però, non termina nella cattedrale in cui sono conservate le presunte ossa dell’apostolo Giacomo, ma prosegue per altri cento kilometri fino sull’oceano atlantico, li dove il mondo conosciuto finiva, dove il pellegrino, giunto alla fine del suo lungo viaggio, bruciava i suoi abiti in segno di rinnovamento. Questo, in realtà, è il cammino più celebre (il così detto cammino francese) che conduce a Santiago, ma ne esistono altri che attraverso la Spagna (il cammino del norte che parte dalla cittadina basca di Irun; il cammino aragonese, che valica i Pirenei a Samport) ed il Portogallo conducono alla medesima meta. Ancora oggi sono tantissime le persone che da ogni parte del mondo percorrono il cammino di Santiago; alcuni lo fanno spinti da motivazioni religiose, altri cercano una “avventura”, ma il cammino di Santiago è e resta una fortissima esperienza interiore che, di là da ogni connotazione religiosa, avvicina a sé stessi. Si tratta di una sorta di gioco dell’oca (secondo alcuni, la conchiglia simbolo del cammino è una trasformazione proprio di una zampa d’oca), un vero e proprio percorso iniziatico che attraverso i colpi del “destino”, ritmicamente, di tappa in tappa, conduce o, per meglio dire, riconduce al centro di sé. Nicolas Flamel, si dice,  trovò sul Cammino di Santiago la chiave per interpretare il misterioso libro alchemico che aveva ricevuto in dono.  Ogni paesino attraversato durante questo viaggio, anche il più piccolo, cela dei contenuti simbolici su cui l’attenzione del cercatore è chiamata a focalizzarsi. Ce ne sarebbero tanti da ricordare: il gallo, le api, i ponti…A ciascuno di questi elementi è legata una storia, una leggenda che ancora oggi mantiene viva una tradizione, come il gallo vivo presente nella chiesa di santo Domingo della Calzada; oppure come il bassorilievo dell’annunciazione nella chiesa di san Juan de Ortega, illuminato dal sole in corrispondenza degli equinozi, a cui è legato il potere di guarire le donne sterili. C’è una leggenda, dai chiari riferimenti ermetici, che mi fa piacere ricordare. Nel piccolo borgo di Najera, durante una battuta di caccia, il nobile del luogo perse di vista sia la colomba che il falco che la stava inseguendo. Li ritrovò in una grotta, in perfetta armonia, dinnanzi ad una statua della vergine illuminata da una lampada. Accanto alla statua c’erano una campana ed un vaso con dei gigli bianchi. Gli elementi simbolici di questa storia richiamano, in maniera più che evidente, il tema ermetico della congiunzione degli opposti, con tanto di riferimento al Graal (il Vaso) ed allo stato di neutralità (la Vergine) che è la condizione necessaria affinché il mistero si compia.

 

La Magia del Pellegrino

Siamo dovuti andare in cerca di avventure perché non riuscivamo più a viverle nei nostri cuori

Il più grande atto di Magia, principio del risveglio interiore, sta nel prendere coscienza che la realtà esteriore è come uno specchio in cui si riflette, sotto forma di simbolo, l’immensa vastità della nostra Anima, i suoi spazi infiniti e senza tempo che trascendono le forme di ciò che chiamiamo la nostra personalità egoica. Un Viaggio, esattamente come un Rito, assume un carattere sacro quando diviene chiave per accedere dentro di sé, quando diviene strumento per esplorare la propria interiorità e trascendere, così, la dimensione umana. Le esperienze che si vivono, i luoghi che si attraversano, i gesti che si compiono, vissuti con intensa consapevolezza colpiscono la nostra “Donna interiore”, l’Immaginazione  resa libera dalla influenza dei sensi fisici, risvegliando le sottili corrispondenze con il piano delle Idee vive in una sintesi feconda del visibile con l’invisibile. E’ in questo attimo che vola che, come un lampo che occorre fissare, scocca la scintilla del risveglio dell’Anima.

I sentieri che collegano tra loro antichi luoghi sacri, poi divenuti cammini di pellegrinaggio, sono veri e propri canali di forze che uniscono e rendono viva l’Europa, esattamente come vene attraverso cui scorre il sangue che rende vitale un organismo. La rinascita dell’Europa, nel suo più alto significato sacrale, non può non passare attraverso una riscoperta, una riattivazione, di questi antichi “canali” così che l’antica Forza possa unirsi alla nuova Consapevolezza. Come si diceva, però, occorre la giusta attitudine interiore per cogliere, di là dal mero coinvolgimento emotivo, queste linee energetiche e volgerle ad una reale efficacia dentro e, quindi, fuori di sé, sul piano di un’azione metapolitica.

Ciò che la tradizione cristiana chiama il cammino di Santiago, il pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo Giacomo, ha in realtà origini molto più antiche, che affondano nella notte dei tempi e che qualcuno, fantasia o no, fa risalire ai tempi di Atlantide. Il cammino di Santiago, in quanto riflesso in terra della via lattea, è un vero e proprio cammino iniziatico in cui ciò che è in alto diviene guida di ciò che sta in basso ed il mondo celeste detta i ritmi e le direzioni dell’Opera terrestre. Il Myste, dopo aver superato numerose prove, irte montagne e pianure solitarie, giungerà nell’estremo occidente a sperimentare la propria “morte”. E’ questa la prova suprema, in cui occorre restare saldi nel proprio centro più profondo, poiché dominando la paura ci si potrà portare oltre, li dove finisce la terra e si entra in contatto con le Acque della vita. Qui si realizza, finalmente, la rinascita e si diviene in grado di trasmutare in profondità tutta la propria esistenza. Nella prima parte del suo percorso, il “pellegrino” giunge, attraverso il dominio di sé, a sperimentare uno stato di santità, o neutralità cosciente, che lo mette in comunione con il divino, rappresentato dalla splendida cattedrale di Santiago de Compostela; ma il percorso non finisce qui. La strada, infatti, prosegue con altri tre giorni di cammino (ed il numero tre non è casuale) che conducono Fisterre, nel punto più ad occidente del mondo anticamente conosciuto. Qui, dinnanzi agli occhi del pellegrino, cha ha camminato a lungo nell’interiorità della propria terra, si apre uno spettacolo immenso e magnifico; qui si dissolve ogni immagine, ogni dualità,  e resta solo il silenzio, la vastità dell’ Oceano che occorre riconoscere e fissare come la propria Essenza infinita ed eterna. Da questo momento, la vita non sarà più la stessa e si potrà tornare nel mondo senza più essere del mondo. Tutti i simboli che caratterizzano il Cammino di Santiago celano un profondo significato iniziatico, connesso con le operazioni della grande Opera alchemica. Come ci suggerisce Fulcanelli, la  conchiglia che, non a caso, ornava il cappello (testa) del pellegrino si riferisce al mercurio che il cercatore deve a lungo lavorare col fuoco così che, al termine di questa  “tribolazione”, sulla materia in putrefazione possa apparire la stella, la Luce astrale perfettamente purificata e coagulata, che è la vera e sola fonte di Salute spirituale, come ci ricorda Guido Cavalcanti: veder mi par da le sue labbra uscire – una si bella donna, che la mente – comprender non la può; che ‘nmantinente ne nasce un’altra di bellezza nuova – da la qual par ch’una stella si muova – e dice: la salute tua è apparita.  

Narra il mito cristiano, che la tomba dell’apostolo Giacomo fu scoperta in un campo dopo la misteriosa apparizione di una Stella. Ermeticamente: in basso, nell’ athanor, la materia in putrefazione (che non va scartata poiché, come ci suggerisce Canseliet, TUTTO NE È BUONO) ed in alto la Stella dei  Magi, segno “materia” sublimata.

La magia del Cammino di Santiago ancor oggi, nonostante il crescente inquinamento turistico, resta, di là dalla possibilità di una effettiva realizzazione di tutti i suoi simboli, l’occasione di potersi prendere una pausa dal mondo e da sé stessi, cioè dalla maschera sociale che siamo quotidianamente chiamati ad indossare; significa ritrovare dei ritmi più umani, riappropriarsi di uno spazio interiore nell’incanto e nella solitudine dei luoghi. La fatica, le difficoltà, le asprezze della strada hanno il potere di rendere più intenso ogni istante, di assaporarlo in profondità, di amplificare e direi di esteriorizzare tutte le nostre emozioni così da poterle penetrare e conoscere realmente; passo dopo passo, temprare la propria Volontà, la propria concentrazione in una tensione costante di trascendere sé stesso.

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Categorie: Ermetismo, Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 9 settembre 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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