La Sagra della Spiga e il Corteo di Demetra a Gangi a cura di Benedicaria*

La Sagra della Spiga e il Corteo di Demetra a Gangi a cura di Benedicaria*

La seconda domenica di agosto a Gangi (in provincia di Palermo) da più di 50 anni, si celebra la “Sagra della Spiga”. Il momento culmine e più spettacolare della manifestazione è il “Corteo di Demetra”, che sviluppa temi della tradizione e del mito e raccolgono il senso e lo spirito della cultura contadina e dell’età classica. Chiude il corteo la Sezione Mitologica dove sfilano tutte le figure legate al culto di Demetra, dea delle messi, e delle Meteres, dee della fertilità, cui pare fosse dedicato un tempio sul vicino Monte Alburchia.

«I più accreditati degli scrittori dicono che i Sicani che abitavano anticamente l’isola erano autoctoni, e che le nominate dee (Demetra e Kore) per prime si mostrarono in quest’isola (la Sicilia), e che per la fecondità della terra, in questa spuntarono per prima le biade. Le quali cose il più illustre dei poeti (Omero) conferma dicendo: “Ma senza che si semini e si solchi, crescono orzo e frumento, viti dai grossi grappoli apportano vino, e questi la pioggia di Giove fa crescere”. E infatti nella piana di Lentini e in molti altri luoghi della Sicilia nasce anche ora il così detto grano selvatico. Insomma se si facesse un’indagine sulla scoperta del grano, cioè in qual parte della terra esso sia apparso per la prima volta, è verosimile che si riconosca il primato alla terra più fertile. Conformemente a quanto si è detto, è possibile constatare che le dee che hanno scoperto il grano sono straordinariamente venerate dai Sicelioti». (tratto dal libro di Bent Parodi “Miti e storie della Sicilia Antica a proposito di alcuni brani tratti dalla Biblioteca Storica di Diodoro Siculo)

Il corteo è aperto dal simbolo della fertilità, e cosi segue:

Il Kàos: vuoto primordiale dove tutto e indistinto, e i quattro elementi: la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria.

Artemide: la vergine dell’arco d’argento, dea preposta alla caccia, ai monti e alle selve, personificazione divina della luce lunare. Artemide è seguita da tre ninfe del fiume chiamate Naiadi, che le furono regalate dal padre Zeus col compito di badare ai calzari della dea e ai suoi cani quando era impegnata nella caccia.

Apollo: dio del sole, delle medicine, delle arti, della musica e della poesia. Dal volto ombroso scandisce il tempo: dà la luce e impone le tenebre. Apollo è preceduto dai Sacerdoti, con la caratteristica fascia bianca che cingeva i loro capi, e dalla Pizia che ha poteri divinatori; seguono invece Apollo, le tre muse: Calliope (della poesia), Tersicore (della danza) ed Euterpe (dell’arte dei flautisti).

Pan: divinità campestre dalle sembianze caprine e dedito a scorribande presso i boschi nell’intento di catturare e concupire le Ninfe. Il dio e seguito da Siringa e Piti che non riuscì a concupire e che dopo un lungo inseguimento si trasformarono la prima in canna (da questa il dio creò il flauto), e la seconda in albero di fico.

Dioniso: dio del vino, della viticoltura, rappresenta in sé tutto il rigoglio della natura. Accompagnato dal precettore Sileno vaga folle per il mondo, espandendo la coltura della vite e predicando l’ebbrezza del vino che egli stesso aveva inventato. Il corteo di Dioniso è aperto dalle Ladi, ninfe della montagna, cui il dio fu affidato da fanciullo.

Le Meteres (Dee Madri): dee cretesi della maternità e della fecondità. Persefone, bellissima figlia di Demetra vittima del ratto ad opera di Plutone, simboleggia la ciclicità delle stagioni e del raccolto.

Demetra (Cerere per i Latini): è la madre del grano, dea delle messi, dell’abbondanza e della agricoltura; incede maestosa nell’ultima stravola (antico mezzo di trasporto, simile a una grande slitta trainata dai buoi) rappresenta la fertilità della terra e con il lavoro che ne consegue l’alimento e la vita.

*Ringraziamo vivamente la pagina Facebook Benedicaria per la gentile disponibilità a pubblicare testo e immagini

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 6 settembre 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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