EreticaMente intervista Cristina Coccia a cura di Andrea Consonni

EreticaMente intervista Cristina Coccia a cura di Andrea Consonni

Biografia di Cristina Coccia:

Irpina, biologa della conservazione, Cristina Coccia ha pubblicato, per le Edizioni di Ar, Ortogenetica. Johann Gregor Mendel: la conservazione e l’ereditarietà delle forme organiche, ha curato la pubblicazione de La Città del Sole di Tommaso Campanella, con testo latino a fronte, insieme a Piero di Vona, scrivendo la postfazione ‘L’eugenetica di Tommaso Campanella’ nello stesso volume. È autrice dell’articolo Sulle malattie genetiche: Telethon e la presunta cura, per la rubrica Cultrura del sito web delle Edizioni di Ar, e della postfazione ‘Fondamenti genetici della suscettibilità all’autismo’ nel testo Il giovane A. Un caso di autismo di Renato D’Amore, per i tipi di Ar.

 

***

 

  1. Buongiorno Cristina, comincio col chiederti come é nato il tuo amore per la genetica/ortogenetica e come é stato il tuo percorso universitario. E qual è la tua valutazione della scuola italiana e in cosa dovrebbe cambiare ? E in quale stato versa il mondo della ricerca?

 

Buongiorno Andrea, la domanda che mi poni mi dà la possibilità di parlare di argomenti che da tempo occupano i miei pensieri. Il mio percorso universitario non è mai stato fluido: come molti miei coetanei, sapevo già che il lavoro desiderato sarebbe stato quasi impossibile da ottenere in una situazione economica come quella attuale, quindi ho iniziato gli studi di biologia lungo una strada dettata dalla mia indole, ma il contesto che ho trovato all’interno delle aule universitarie non era conforme a quanto mi aspettavo. Ho deviato spesso dal mio iniziale percorso di studi a causa delle mie intolleranze verso la visione fisiologista e meccanicista della natura e verso l’insegnamento specialistico e riduzionista delle scienze moderne. Tuttavia, la genetica è stata il mio punto fermo, affiancata dalla chimica biologica e dalla zoologia. Il mio desiderio di conoscere le forme naturali e le leggi di analogia, le trasformazioni e l’ereditarietà che le regolano, alla fine, ha saputo indirizzarmi verso la conservazione biologica.ortogenetica

La scuola, nell’àmbito delle mie discipline di studio, non si discosta dalla condizione dell’insegnamento universitario, con in più una classe docente demotivata e, spesso, non aggiornata sulle più recenti ricerche. Purtroppo la biologia che si insegna è un rigido insieme di formule predefinite, sradicate dalla realtà e dalla natura. Eppure sarebbe sufficiente insegnare ai ragazzi poche cose: a muoversi sul proprio territorio, a conoscere le specie vegetali e animali tipiche della propria area geografica, a preservare l’ ambiente secondo i princìpi dell’ecologia e a comprendere come funzioni un ecosistema o un organismo in base alla legge dell’equilibrio organico. La nascita in un determinato luogo non è mai un fatto casuale e l’equilibrio di un individuo può essere preservato soltanto se si mantiene un costante dialogo tra ambiente e genoma nel quale ognuna delle due parti forma e arricchisce l’altra. Invece si tende sempre a vedere l’elemento genetico distaccato dall’ambiente e dall’educazione. Niente di più sbagliato. Si preparano gli alunni per entrare nel mondo del lavoro e per superare i quiz universitari, senza che essi siano consapevoli dell’ambiente che hanno di fronte e di quali siano i comportamenti più idonei per la sua difesa.

Il mondo delle ricerca risente da anni di una mancanza di fondi, ma quel che è più grave risente di una carenza di volontà di intraprendere strade inesplorate, magari con qualche rischio. In ambiente universitario, ho ammirazione per un ristrettissimo numero di docenti e ricercatori, che, però, non ho mai considerato coraggiosi, nelle loro ricerche. Soltanto uno di loro ha la mia più profonda ammirazione per coraggio e determinazione.

 

  1. Vorrei chiederti di raccontarci per sommi capi la figura di Mendel, le sue Leggi, le ragioni della sua grandezza e come e se il suo percorso si intreccia a quello di Darwin?

Il monaco agostiniano Johann Gregor Mendel fu uno scienziato estraneo all’ambiente accademico e privo di qualsiasi interesse economico. Incominciò la sua opera mosso unicamente da un’idea, quella di comprendere la natura organica e lo sviluppo delle sue forme. Superando ogni difficoltà economica, portò a termine un progetto lunghissimo compiendo un notevole passo in avanti rispetto ad altri studiosi di ibridazione del suo tempo.

Si può asserire che Mendel creò un mondo che prima non esisteva, un settore di studi che era occupato soltanto da allevatori e agricoltori, definendo le leggi matematiche della trasmissione dei caratteri nelle generazioni. In sintesi comprese che i caratteri, quindi i geni, non si mescolano, come si credeva in passato, ma si accostano per creare equilibri e dare origine a un organismo completo e ben definito. Le sue scoperte sull’ereditarietà si sintetizzano in due parole: gerarchia dei caratteri e differenziazione morfologica. Egli postulò la presenza di unità ereditarie, gli alleli, che si trovavano in coppie e che determinavano un dato carattere in un organismo. Operando con incroci di linee selezionate, o linee pure, di piante di pisello, dimostrò che alcuni caratteri si manifestano invariati nella prima generazione filiale e altri non si manifestano nella prima generazione, ma soltanto in quelle successive e in percentuale inferiore. Chiamò i primi caratteri dominanti e i secondi recessivi. Ciò significa che nella discendenza c’è sempre una tendenza a tornare alla forma originaria e che esistono caratteri che mascherano la presenza di tratti recessivi, i quali restano invece latenti nel genoma. Al presentarsi delle condizioni ambientali più adatte, probabilmente questi caratteri recessivi potrebbero manifestarsi ed essere trasmessi alle generazioni successive. Darwin non venne a conoscenza delle teorie di Mendel. L’origine delle specie fu pubblicato nel 1859 e i Versuche di Mendel nel 1866, ma i due studiosi non si conobbero mai. Darwin aveva indubbiamente più credito presso gli scienziati del suo tempo, mentre gli esperimenti di Mendel rimasero sconosciuti fino al 1900. Successivamente, nella teoria nota come sintesi moderna o neodarwinismo, i biologi (tra i quali Morgan, Fisher e Dobzhansky) elaborarono una teoria evolutiva integrando la teoria dell’evoluzione delle specie per selezione naturale di Charles Darwin, la teoria dell’ereditarietà di Gregor Mendel, le più moderne scoperte sulle mutazioni genetiche come sorgente della variazione nelle popolazioni e nelle specie e, infine, le analisi dei dati paleontologici. Non tutti i biologi e i paleontologi sono in accordo con questa teoria: in Italia Roberto Fondi e Giuseppe Sermonti la considerano, ad esempio, un prodotto dello scientismo. A mio avviso le loro critiche sono più che convincenti.

 

  1. Cosa significano parole come: Razza, etnia, specie?

Inizio con il termine specie, che include le altre due suddivisioni. La specie, secondo la definizione di Ernst Mayr, che costituisce la definizione biologica di specie, è un “gruppo di popolazioni naturali, effettivamente o potenzialmente interfeconde tra loro, riproduttivamente isolate da altri gruppi di popolazioni naturali. Si tratta però di una definizione chiaramente astratta che non si può applicare agli organismi che, ad esempio, si riproducono per via asessuata. Si utilizzano, perciò, altre definizioni, che si affiancano a questa, e si parla di specie morfologica, tipologica, genetica. La definizione biologica di Mayr è comunque la più utilizzata negli studi evolutivi e biologici in generale.

Se il termine specie ha anche troppe definizioni, la razza è, al contrario, un termine odiato e condannato dalla scienza, quando viene impiegato per la specie Homo sapiens. Non esiste invece una parola più adatta a definire una continuità nelle generazioni e un patrimonio ereditario atemporale che si tramanda nelle specie e che si manifesta esteriormente con una somiglianza somatica, comportamentale e con il riconoscimento in una stessa idea, che dètta poi, ai singoli individui, un modo di essere, uno stile di vita. La moderna biologia e la filogenesi, legate alla concezione lineare e temporale dello sviluppo delle specie, negano il concetto di razza, con cui, invece, si può delimitare un insieme di caratteri condivisi da un gruppo di individui di una specie e che afferma, implicitamente, la volontà di tramandare, in maniera invariata, una stessa forma, ossia un particolare tipo di equilibrio tra ambiente e genoma.

Le etnie sono, nello specifico, gruppi umani appartenenti ad una stessa comunità, differenziati dagli altri per affinità di caratteri fisico-somatici, ma anche culturali, linguistici e storici. In una stessa razza possono essere presenti più etnie.

 

  1. Il tuo libro si intitola Ortogenetica. Cos’é l’ortogenetica? E cosa sono i buoni geni e perché é importante affermare l’importanza di coltivare i buoni geni? Come coltivarli? Quali sono i rischi del meticciato? Chi sono gli individui puri?

L’ortogenetica è la corretta genetica, la cura dei geni che possono contribuire a tramandare, nelle generazioni, i nostri caratteri migliori e ad accrescere la salute e la fertilità del nostro popolo e della nostra discendenza. Di recente sono stati proposti degli slogan pubblicitari mirati ad incrementare la fecondità degli Italiani, senza adeguate misure di aiuti economici e sanitari ai genitori. Mi chiedo per quali Italiani siano pensati. Questo è un aspetto che non si comprende. Non si riesce a comprendere che non è importante mirare alla quantità, ma alla qualità degli Italiani. Gli individui puri sono i più rappresentativi di quella continuità di cui parlavo prima, che si differenziano dagli altri per un basso grado di contaminazione esterna e che contribuiranno a tramandare, nella loro discendenza, la salute e la bellezza derivante dal profondo e radicato equilibrio tra genoma e ambiente al quale, nei millenni, un popolo si è adattato. I rischi del meticciato sono quelli di alterare questo equilibrio e generare una discendenza che non sia adattata ad alcun ambiente, che sia il risultato di una caotica e irrazionale sovrapposizione incontrollata di popolazioni e di geni, che sono, al contrario, programmati per adattarsi ad un luogo nel quale quelle popolazioni sono radicate. Un tipo umano siffatto non potrebbe che avere una salute in tutto dipendente dalle tecnologie farmacologiche. Del resto, un’ideologia che postuli l’esistenza di una umanità indifferenziata è mostruosa, contraria ad ogni legge naturale.

 

  1. Che ruolo ha la malattia nella storia degli esseri viventi? La malattia ha tanta importanza per l’uomo che incontrandola, vivendo si interroga sul senso dell’esistenza. La malattia, la deformità non sono componenti essenziali della vita umana?

Se si arriva a pensare che la malattia sia addirittura ‘componente essenziale’ nella vita, allora l’idea di salute è stata totalmente eliminata dalla nostra esistenza. Questo è sempre stato lo scopo delle aziende farmaceutiche e se adesso il genere umano non è capace di vivere senza farmaci vuol dire che siamo diventati una società di malati cronici. Puoi capire quanto questo aspetto sia un chiaro sintomo di indebolimento di una specie. Quale altra specie animale conosci che sia incapace di vivere senza farmaci?

 

  1. A pagina 91 scrivi “Per cominciare un processo di recupero si dovrebbe procedere attraverso una riallocazione di questi individui selezionati, all’interno di aree isolate in cui possano riprodursi in maniera indisturbata. Spesso si procede in questo modo, ipotizzando un numero minimo (20) e massimo (30) di riproduttori, non imparentati tra loro (per conservare la necessaria variabilità genetica), facendoli accoppiare, monitorando il loro stato di salute e mantenendo la popolazione in isolamento, talvolta in cattività, fino al raggiungimento di una dimensione stabile. Le tre fasi fondamentali in questo tipo di programma di restauro sono quelle di fondazione, crescita e mantenimento della popolazione.” e ho trovato questo passaggio per certi versi anche disturbante, alienante. Non ti sembra qualcosa che rasenti la fantascienza?

Il fatto che tu percepisca questa ipotesi come fantascientifica, indica che c’è un allarmante livello di assuefazione a un tipo di società che non può, in alcun modo, essere considerata naturale. Selezione naturale e procreazione, infatti, sono sempre stati i princìpi fondamentali del mantenimento delle condizioni vitali di una specie. Perché dovrebbero essere considerate fantascienza? La nostra popolazione è in costante declino demografico. Da questo grafico si può comprendere la situazione attuale.

[Fonte: Rapporto Istat 2015 - http://demo.istat.it]

[Fonte: Rapporto Istat 2015 – http://demo.istat.it]

Inoltre, nel 2015, il numero di morti è salito dell’11,3%. In un anno ci sono stati 67mila decessi in più rispetto al 2014. Per trovare un’analoga situazione della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918.

Ciò significa che le attuali condizioni di salute stanno peggiorando, in altre parole che siamo più malati e meno longevi, nonostante il progresso della medicina e della farmacologia. Contemporaneamente diminuisce la natalità.

Questi sono gli attuali dati demografici relativi alla natalità e alla mortalità. Sono gravissimi.

[Fonte: Rapporto Istat 2015 - http://demo.istat.it]

È abbastanza evidente che il problema demografico non è di secondaria importanza rispetto agli altri problemi politico-sociali che il governo dovrebbe affrontare. In una situazione del genere, come extrema ratio, è necessario pensare a un piano di recupero demografico della popolazione in pericolo. In biologia della conservazione, ciò si fa con un programma di fondazione, crescita e mantenimento di una popolazione minima vitale fino a quando essa non sia stabile e capace di riadattarsi al suo ambiente originario.

Ti propongo un modo per verificare di persona la validità della mia teoria: se fosse possibile selezionare degli individui riproduttori in condizioni di salute ottimali e in età fertile per questo programma di conservazione umana, tu ti sottoporresti all’esperimento?

 

  1. In un momento di crisi demografica, immigrazione di massa sostieni che sia in atto una sostituzione di un popolo con un altro. Ti va di spiegarci cosa s’intende con questa sostituzione? Cosa comporta e chi la sta favorendo a tuo modo di vedere. Ci stiamo estinguendo? Le religioni sono argine o complici di questa estinzione?

In un momento in cui la popolazione italiana è indebolita e il tasso di natalità in declino, portare nel nostro ambiente una tale quantità di individui di un’altra etnia provocherebbe un’ introduzione di caratteri nuovi nel nostro pool genico, che, lentamente, nelle generazioni, soprattutto con gli incroci tra individui di razze diverse, andrebbe a modificare i caratteri originari della nostra popolazione, il nostro pool genico, che potrebbe, nel tempo, essere perduto per sempre. Facendo un paragone zoologico, rischiamo di condividere la sorte di specie attualmente in pericolo come l’aquila finnica dalla coda bianca, il lupo appenninico o il capriolo italico. Le religioni monoteiste non si preoccupano della qualità di chi venga convertito, in quanto puntano alle folle, al grosso numero. In ciò, esse sono certamente complici della sostituzione dei popoli. Al contrario, la visione politeista e pagana si fonda sulla qualità e le differenziazione di chi si fa portatore di questa visione del mondo; essa conserva, riconosce le specificità, non procede per conversioni e, pertanto, non punta sulla quantità e sulla indifferenziazione dei credenti; così essa funge da argine a questo processo di sostituzione.

 

  1. Parli di salute nel tuo libro come condizione necessaria per mantenere buoni geni. Come vivere sani? Bisogna per forza allontanare i vizi?

Dipende da quali abitudini siano considerabili vizi. Credo, invece, che i vizi costituiscano solo la minima parte del problema. In realtà sono più pericolose le abitudini delle società moderne, i loro squilibri alimentari, la sedentarietà, la non curanza verso gli ingredienti dei cibi o verso la loro provenienza, la non ribellione verso i dettami dell’industria farmaceutica e alimentare. Prendere antidolorifici e antidepressivi non viene considerato un vizio, eppure è certamente peggio che bere un bicchiere di vino rosso dopo un pasto con un adeguato contenuto proteico e lipidico.

 

  1. Quale rapporto deve esistere fra etica e scienza, fra etica e ricerca scientifica?

È molto semplice: è fondamentale non alterare gli equilibri naturali, tutto ciò che viene tolto dall’ambiente dev’essere restituito e tutto ciò che altera le nostre condizioni ottimali di esistenza è destinato a distruggerci. La comprensione delle leggi naturali è fondamentale per rispettarle. Sono leggi ben più severe di quelle umane. Per agire secondo etica, dovrebbero esserci ricercatori capaci di autodisciplinarsi e che non oltrepassino i propri limiti, cioè i limiti imposti dalla natura.

 

  1. Nel tuo libro si fa riferimento a donne che sono sempre meno madri. Cosa ne pensi a questo proposito di uteri in affitto, teorie gender, ideologia dei diritti, femminismo, fecondazione eterologa, adozioni per le coppie dello stesso sesso?

Credo che se il governo non decida seriamente di arginare l’attuale declino demografico, la popolazione italiana, a breve, potrebbe non esistere più. Il femminismo ha condotto la donna a deformarsi, ovvero a perdere la sua conformazione e bellezza originaria. Io, da femmina, sono la prima a respingere il femminismo e le sue isterie. La fecondazione artificiale è deleteria in quanto dà la possibilità a individui sterili di procreare, quindi va contro il principio naturale di selezione. Indebolisce la specie. Occorrerebbe spendere tempo e denaro, più che per questi inutili bisogni, queste suggestioni o mode, come preferisci  chiamarle, per programmare interventi di sostegno alle nuove generazioni e ai genitori, garantendo cure sanitarie gratuite e aiuti economici. Un altro intervento efficace sarebbe, inoltre, quello di condurre studi e analisi per comprendere le cause del calo della fecondità degli Italiani, che potrebbero essere legate, con ogni probabilità, allo stile di vita o alla loro alimentazione. Riguardo alle adozioni per le coppie dello stesso sesso,volendo guardare la questione soltanto da un punto di vista dello sviluppo comportamentale, penso che non si possa acquisire una buona e completa educazione con genitori dello stesso sesso. Ad ogni modo, i diritti degli omosessuali sono un tema che si discosta molto dal mio testo, quindi non mi riguarda e penso che sia al centro dei dibattiti mediatici per una semplice questione di moda del momento.

 

  1. Degli OGM, osteggiati da molti come dannosi, visti da altri come la possibilità per risolvere il problema della fame, cosa ne pensi?

Credo che la nostra conoscenza del genoma e della sua programmazione e mutabilità sia ancora a livelli che non ci permettono neanche lontanamente di ipotizzare un intervento umano nel materiale genetico. Il problema della fame si può avviare verso una soluzione ripensando gli stili alimentari dei cosiddetti paesi civilizzati, progettando coltivazioni ecosostenibili e curando maggiormente i nostri suoli, sempre più a rischio di perdita della componente organica, di erosione e di desertificazione. Pensare che gli OGM siano la soluzione al problema significa creare un problema ancora peggiore di quello della fame.

 

  1. Che accoglienza hanno avuto le tue tesi? Sei osteggiata per quanto scrivi?

L’accoglienza è quella che hai ben esposto prima, nelle domanda sulla pagina 91: fantascienza, per la maggior parte delle opinioni di chi è troppo legato ai dogmi della società moderna. In età antica, o, meglio ancora, nella preistoria, ai nostri primordi, le mie tesi sarebbero risultate talmente ovvie da non aver neanche bisogno di essere esposte. Noi discendiamo da società altamente selettive, quindi più sane della nostra, in grado di forgiare individui più forti di noi.

 

  1. Attualmente vedi qualche possibilità che le tue tesi abbiano una diffusione?

Dipende tutto dalla volontà di tornare a porre la salute di un popolo al centro dell’agire politico. Se questa volontà dovesse manifestarsi di nuovo, le mie tesi avrebbero la loro giusta diffusione. Non ho scritto un romanzo rosa o una silloge di gastronomia regionale.

 

  1. Da quali pensatori, scrittori, politici prendi forza?

La forza si prende dalle Idee, ma posso indicare certamente alcuni autori che hanno operato una catalisi nella direzione che hanno preso i miei studi. Sicuramente Goethe, Nietzsche, Konrad Lorenz, Walter Darré. Ma anche alcuni scritti di Plinio il Vecchio, di Aristotele, di Tommaso Campanella e di Giambattista Della Porta. Poi senza dubbio posso citare come autori indispensabili Evola, Guénon, Dàvila. A questi aggiungo Franco Freda, che con i suoi scritti e la sua attività editoriale ha definito l’unica linea politica possibile in questo momento, e altri autori delle Edizioni di Ar che ritengo indispensabili: Giovanni Damiano, Piero Di Vona e Massimo Pacilio.

 

  1. Chiudo questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando attualmente e quali sono i tuoi progetti futuri e ringraziandoti per la tua disponibilità.

Opero per continuare a dare la possibilità, a chi non si riconosce nell’attuale contesto scientifico, di avere una visione alternativa della scienza e un’idea arcaica della natura. I progetti futuri non hanno mai avuto molto senso, per me, quindi non ne faccio. Proseguo le mie ricerche nella prospettiva di un possibile collegamento tra la visione tradizionale e la biologia, per ripristinare quella unione tra l’uomo e la natura che si è smarrita nell’epoca moderna. Per questo motivo, mi interessa un particolare àmbito della ricerca naturalistica: l’etnobiologia, ancora poco nota, ma dalle innumerevoli potenzialità. Ho scritto già degli articoli su aspetti simbolici o sacri legati ad alcuni animali. Conduco ricerche che in seguito sottoporrò ai lettori, con la certezza che ciò che scriverò sarà recepito soltanto da chi è privo di condizionamenti ideologici e capace di contribuire alla restaurazione di una società fondata su princìpi radicalmente opposti a quelli moderni, corrispondenti alle più profonde leggi di natura: oggi dimenticate, ma un tempo cuore delle società umane. Chi saprà ricordare l’importanza di queste leggi sarà anche in grado di ristabilire l’ordine e di tracciare nuovamente il destino della nostra razza.

 

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Categorie: Intervista, Ortogenetica

Pubblicato da Ereticamente il 16 settembre 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giancarlo

    Bellissima intervista e interessantissimi gli argomenti trattati che non conoscevo assolutamente. Complimenti a Cristina Coccia e ad Andrea Consonni che ci ha permesso di conoscerne il pensiero.

  2. grazie a lei Giancarlo.

  3. Carmelo

    Davvero un ottimo connubio di umanesimo e scienze.

  4. grazie Carmelo. Ma è quasi tutto merito di Cristina. Difficile trovare ultimamente qualcuno che esprima una schietta identità, una prospettiva futura, un ardore vitale come nell’ultima risposta data da Cristina.

  5. patrizia

    Grazie per aver osservato tutto questo: forse chiarirá le idee a tante persone. Un inno a difesa della Natura e dell’Umanitá. Grazie per aver spiegato che “razza” riferita all’Uomo non è una parolaccia. Complimenti e vada avanti così!

  6. Giancarlo

    Del resto le razze esistono, nonostante il politically correct imperante lo neghi, e la convivenza tra le stesse è sempre impossibile (gli stessi scontri…..razziali, come son costretti ad ammettere gli stessi media politically correct, nella patria americana del melting pot sono li a dimostrarlo). La signora Coccia con garbo e competenza ce lo ha illustrato chiaramente.

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