Terzomondismo – Fabio Calabrese

Terzomondismo – Fabio Calabrese

Non so se vi è capitato di osservarlo, ma prestateci attenzione, se c’è una parola che oggi sembra scomparsa dal gergo politico, è la parola liberale. A meno che non si tratti di una lezione di storia, se oggi capita di sentirla, è quasi invariabilmente una scorretta italianizzazione del termine anglosassone liberal, che negli Stati Uniti indica i movimenti di sinistra.

Per bizzarro che possa sembrare, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica non hanno portato alla scomparsa dei movimenti di sinistra, di ispirazione comunista o socialista, ma alla morte del liberalismo.

Il motivo di questa apparente incongruenza non è in realtà così difficile da comprendere: per il potere mondialista del grosso capitalismo e dell’alta finanza internazionale, quello che dietro le quinte maneggia a proprio piacere il destino di stati e popoli, piuttosto che a governi, movimenti, partiti di destra, conservatori o liberali, le riforme che gli interessano che poi, invariabilmente e dovunque significano privatizzazioni (falsamente presentate come la panacea per risolvere ogni male in campo economico), riduzione dello stato sociale, limitazione dei diritti sindacali e via dicendo, conviene farle fare piuttosto a una sinistra convertita al liberismo dopo il crollo del sistema sovietico, una sinistra che la gente, le masse popolari continuano a percepire ancora in maniera del tutto erronea come “dalla loro parte” e da cui accettano quei provvedimenti che presi da un governo di destra, le spingerebbe sulle barricate.

Se ricordate, mi sono soffermato a esaminare questo fenomeno con una certa ampiezza sulle pagine di “Ereticamente” nella terza parte de La mutazione genetica.

E’ probabile che, almeno a livello intellettuale, il canto del cigno del liberalismo, l’ultimo grande sprazzo del pensiero liberale che pure in epoche passate ha espresso cose di livello non disprezzabile, sia stato rappresentato dal libro di Jean François Revel La conoscenza inutile, pubblicato in Italia nel 1988, quindi proprio alla vigilia della caduta del muro di Berlino.

Ora, è il caso di ribadire un concetto importante per non prestare il fianco a equivoci di sorta: si può condividere la pars destruens, l’aspetto critico e demolitivo di un autore, senza per questo condividere la pars construens, l’aspetto propositivo, e la pars destruens de La conoscenza inutile è davvero notevole e non ha perso validità da allora. “La conoscenza inutile”, infatti, è quella degli intellettuali, dei docenti, degli uomini di cultura, dei professionisti dei media schierati a sinistra, spesso dotati di notevoli mezzi intellettuali che però entrano regolarmente in cortocircuito tutte le volte che rischiano di entrare in conflitto con i dogmi dell’ideologia di sinistra. Se ricordate, ve ne avevo già parlato in un precedente articolo, che s’intitola anch’esso La conoscenza inutile.

Ora però vorrei riprendere in mano l’argomento e soffermarmi su di un aspetto di cui allora non mi sono occupato, una questione che riesaminata a posteriori assume una rilevanza ancora maggiore rispetto all’epoca in cui il libro è stato scritto; è infatti proprio qui che troviamo la chiave per comprendere l’atteggiamento di complicità delle sinistre e delle Chiese cristiane nei riguardi dell’invasione allogena, della sostituzione etnica della cancellazione dei popoli, del genocidio silenzioso di cui è oggi vittima il nostro continente.

Una serie notevole di capitoli, al punto da costituire un vero e proprio libro nel libro, è infatti dedicata da Revel al fenomeno del terzomondismo, ed essi nel loro insieme costituiscono una risposta molto chiara alla domanda se il “mondo occidentale” e l’Europa siano davvero responsabili della situazione di arretratezza, di sottosviluppo in cui versano per gran parte i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Una domanda forse ancor più cruciale oggi che non allora, poiché è chiaro che la complicità alla nostra distruzione etnica fa leva su di un senso di colpa che a questo riguardo ci è stato accuratamente istillato.

Revel mette molto bene in luce che in questo tipo di ragionamenti si ignorano di proposito le cause puramente endogene del sottosviluppo, in particolare per quanto riguarda l’Africa. Fra di esse si possono riconoscere il continuo stillicidio di vite umane e di risorse imposto dalle interminabili guerre tribali cui il colonialismo europeo aveva imposto una lunga sospensione, e ricominciate con l’indipendenza, con l’uso dei kalashnikov e dei blindati invece delle lance e delle zagaglie; la pessima e irresponsabile gestione delle classi dirigenti africane che sperperano il reddito dei loro popoli in spese lussuose o spese militari esagerate, tanto ci saranno sempre quei fessi di occidentali a pagare il conto.

Un argomento riguardo al quale ben pochi si sono mai degnati di informarci, è la situazione delle relazioni economiche fra il Terzo Mondo e il “secondo mondo” comunista, e leggendo il testo di Revel, ben si comprende il perché. L’autore ha messo insieme un dossier davvero impressionante. L’Unione Sovietica e i suoi satelliti hanno considerato il Terzo Mondo letteralmente una pattumiera per le loro eccedenze produttive, in questo aiutati dai capetti locali che non rifiutavano certo l’appoggio sovietico per mantenersi al potere.

L’export comunista verso l’Africa ha avuto come principale articolo l’AK 47 il famoso fucile mitragliatore kalashnikov, accompagnato da armamenti di tutti i generi, ma non ci si è limitati a questo, e la casistica riportata da Revel tocca delle punte davvero grottesche, ad esempio un dittatore africano acquistò dai Sovietici centinaia di spazzaneve, la cui utilità nei climi tropicali ed equatoriali possiamo tutti facilmente comprendere. In compenso, neppure durante le peggiori carestie è mai arrivata all’Africa dal mondo comunista nemmeno una pagnotta.

E’ sempre il “Primo Mondo”, l’Occidente industrializzato e non comunista, noi, che è stato chiamato a portare gli aiuti, a risolvere le situazioni, senza che peraltro ciò gli/ci abbia dato diritto al minimo segno di riconoscenza, al minimo alleviamento al senso di colpa che cercano in tutti i modi di instillarci.

Fra le cause del sottosviluppo di questi Paesi che le sinistre evitano pudibonde di menzionare, va certamente ricordata l’introduzione per puro servilismo ideologico, di modelli economici già sperimentati e rivelatisi fallimentari nel mondo comunista, la collettivizzazione delle terre innanzi tutto, con gli stessi catastrofici risultati che a suo tempo ha avuto per l’economia sovietica.

“Le fattorie collettive”, spiega Revel, “Sono state introdotte non per motivi economici ma ideologici, per sopprimere la proprietà privata. Disgraziatamente, esse sopprimono anche l’agricoltura”.

L’esempio più clamoroso è rappresentato dalla collettivizzazione delle terre in Etiopia negli anni ’70, che ha provocato una delle peggiori carestie del XX secolo.

Dalla metà dell’ottocento, da quando lo sviluppo delle ferrovie e degli altri mezzi di trasporto ha reso possibile far arrivare grandi quantità di derrate su lunghe distanze, tutte le volte che in una qualsiasi area del mondo si verifica una carestia di vasta portata, noi dobbiamo pensare a un preciso disegno politico. Se infatti la collettivizzazione delle terre determina il crollo della produzione agricola, essa ha un indiscutibile vantaggio per chi detiene il potere centrale, quello di controllare la distribuzione delle derrate in modo da non farle arrivare a certi gruppi di popolazione che il potere sospetta di ribellione o semplicemente trova antipatici.

La carestia in Etiopia negli anni ’70 è stata la replica di un copione già scritto da tempo, la carestia PROVOCATA in Ucraina negli anni ’30, il famigerato holodomor, mediante il quale Stalin tentò di sterminare per fame il popolo ucraino.

C’è poi il capitolo che non è mai stato affrontato con sufficiente chiarezza, della “cresta” fatta, ieri sugli aiuti al Terzo Mondo, oggi sull’accoglienza ai cosiddetti migranti, da parte delle sinistre e delle Chiese a cominciare da quella cattolica tramite le ONG e ONLUS che alle sinistre e alle Chiese fanno capo. Al riguardo, Revel ironizza:

“Il terzomondismo rettamente inteso comincia da se stessi”.

E noi, per quanto riguarda tempi a noi più vicini, possiamo ricordare una frase emersa da un’intercettazione dell’inchiesta “Mafia Capitale”:

“Coi migranti si guadagna più che con la droga”.

Il meccanismo ideologico che è stato messo in atto per occultare certe verità facilmente verificabili se non ci si accontenta degli slogan, delle frasi fatte, delle opinioni pre-pensate ma si cerca di andare a fondo delle cose, per renderle semplicemente impensabili, è stato qualcosa di grandioso, e non dobbiamo pensare che a partire dal crollo dell’Unione Sovietica le cose siano migliorate, anzi, se possibile, sono peggiorate, perché le stesse menzogne che allora tornavano utili al comunismo per penetrare nel Terzo Mondo in modo da tenere l’Occidente sotto assedio, e per indurre negli Europei “bianchi” un senso di colpa che ne indebolisse l’istinto di difesa, tornano ugualmente utili al potere mondialista per infrangere le resistenze all’invasione extracomunitaria, alla sostituzione etnica, a fare del genocidio silenzioso dei popoli europei a tutti gli effetti un suicidio che gode di estese complicità, non hanno mai smesso di avere circolazione.

Il punto più grottesco di questa tragica farsa è stato probabilmente raggiunto con la creazione del cosiddetto movimento dei Non Allineati. SULLA CARTA, raccogliendo i Paesi che non aderivano né al blocco occidentale né a quello sovietico, esso avrebbe dovuto costituire una via “terza”, magari un’alternativa a entrambi i blocchi per l’intera umanità, ma se si vanno a guardare le cose da vicino, si vede bene che queste belle intenzioni da fare balenare davanti agli occhi delle anime ingenue, erano continuamente smentite dalle dichiarazioni degli stessi leader del Movimento, che infatti non si sono mai peritati di nascondere la convinzione che i Non Allineati (sic!) fossero “alleati naturali” del blocco sovietico, come ben si evince dalle dichiarazioni che Revel riporta. Si capisce allora molto bene che il Movimento stesso non era che uno strumento per favorire la penetrazione comunista nel Terzo Mondo e tenere sotto assedio l’Occidente non comunista.

I leader riconosciuti come più autorevoli del Movimento dei Non Allineati erano lo jugoslavo Tito e l’indiano Nehru. Chi fosse Tito, lo sappiamo purtroppo assai bene. Sebbene comunista “eretico” staccatosi dall’obbedienza moscovita, rimaneva pur sempre un tiranno comunista assassino dalle mani grondanti di sangue italiano. Ci sono le foibe in cui furono massacrati dai suoi sgherri migliaia di nostri connazionali, e gulag come quello di Goli Otok a testimoniare quale fosse la “differenza” del comunismo jugoslavo rispetto a quello sovietico.

Il Pandit Nehru doveva essere pure lui un gran bel personaggio. E’ da notare che lui, sua figlia, i suoi nipoti hanno governato e governano l’India in modo pressoché ininterrotto dall’indipendenza a oggi. In pratica è riuscito a fare dell’immenso subcontinente e della sua straboccante popolazione una sorta di proprietà personale, a costituire quella che a tutti gli effetti è una monarchia non coronata. Con ogni probabilità fece sposare la figlia Indira a un uomo che aveva lo stesso cognome del Mahatma (sebbene credo non fosse neppure parente di quest’ultimo), per sfruttare a proprio beneficio dinastico l’immenso prestigio di cui gode ancora oggi nonostante tutto in India il nome di Gandhi, una truffa e una presa in giro che ancora oggi prende per i fondelli un miliardo di persone.

Sulla reale sostanza di tutto ciò siamo caldamente invitati a chiudere gli occhi in ragione dei sensi di colpa che ci vengono inoculati per la nostra appartenenza al mondo industrializzato “del benessere” e per i supposti torti che l’Europa coloniale avrebbe avuto nei confronti del Terzo Mondo.

L’industrializzazione e il benessere, tanto o poco che ne abbiamo, quello che i governi di sinistra non sono riusciti ancora a toglierci per favorire i nuovi venuti e la sostituzione etnica, non sono qualcosa che ci è cascato dal cielo, ma il frutto dell’intelligenza e del lavoro delle generazioni che ci hanno preceduti, dei nostri padri, di noi stessi.

Quanto al colonialismo, è forse l’occasione per sfatare i tanti falsissimi luoghi comuni che circolano su questo argomento. Il colonialismo ha probabilmente fatto più bene che male alle regioni e ai popoli su cui gli Europei hanno esteso il loro dominio, ha dato loro più di quanto ha tolto, portandoli spesso dalla preistoria all’età moderna. Per quanto riguarda l’Africa in particolare, esso ha quanto meno avuto il merito di imporre una lunghissima interruzione alle guerre tribali, che con la loro continua emorragia umana e di risorse sono una della cause dell’arretratezza del continente nero e che dopo l’indipendenza sono riprese con fucili e armi moderne, spesso mascherate da risibili pretesti ideologici che sono una grottesca imitazione del mondo occidentale.

Al momento dell’indipendenza, gli Europei hanno lasciato le nazioni ex coloniali nelle migliori condizioni possibili, dando loro infrastrutture moderne, strade, scuole, ospedali, leggi e costituzioni all’avanguardia, classi dirigenti formate nei college europei. Tutto ciò è stato vanificato in pochissimo tempo, e non certo per colpa nostra.

Per far capire in che modo la percezione della realtà dei fatti è stata deformata dalla propaganda ideologica di sinistra, Revel cita un interessante esperimento che fu condotto utilizzando come soggetti degli studenti dell’università parigina della Sorbona, notoriamente  una delle più “sinistrate” d’Europa. L’esperimento risale agli anni ’80, ma è molto verosimile che le cose non siano sostanzialmente diverse neppure oggi.

Agli studenti fu chiesto semplicemente di rispondere per iscritto a un quesito: come si sarebbero comportati se si fossero trovati nei panni di un funzionario inglese nell’India coloniale che avesse avuto notizia dell’imminente svolgimento di un “sati”, l’orrenda pratica funeraria per cui le vedove venivano bruciate vive sulla pira funebre dei mariti (E’ da notare che nell’India di allora, ma anche in quella di oggi, le ragazze erano spesso costrette a sposare giovanissime uomini molto più anziani di loro).

Dalle risposte imbarazzate e non pertinenti date dagli studenti senza eccezione, si notava l’estrema riluttanza a condannare un crimine non europeo, qualcosa che usciva del tutto dagli schemi mentali che erano stati loro imposti, l’implicita convinzione della rousseauiana innocenza di coloro che erano/sono in qualche modo avvicinabili alla mitologica figura del “buon selvaggio”, mentre la pelle bianca e l’appartenenza alla cultura europea coinciderebbero pressappoco con il male.

Un simile retroterra mentale, così come negli ambienti di sinistra si trova pressoché uguale in quelli cristiani, soprattutto cattolici, e questo è un punto che fortunatamente Revel, l’autore di un altro celebre pamphlet, Né Gesù ne Marx, non ha nessun problema a mettere in luce. Le Chiese, soprattutto quella cattolica, sanno di non avere speranze di riconquistare la società europea sempre più secolarizzata e percorsa da mille variabili individuali in materia di religione, non più riconducibile al suo monolitico dogmatismo. Da qui la tendenza a puntare sul Terzo Mondo (e oggi sui migranti, il Terzo Mondo che ci arriva in casa) alla ricerca di un “gregge” alternativo, esattamente, possiamo aggiungere noi, come oggi la sinistra punta sui migranti per trovare un “proletariato alternativo” per porre rimedio alla crescente disaffezione nei suoi confronti da parte delle classi lavoratrici europee.

Tutto ciò, possiamo ancora aggiungere, si maschera volentieri da carità, ma NON LO E’. Abbiamo sotto gli occhi una casistica interminabile e necessitante ormai di aggiornamenti quotidiani, di nostri concittadini indigenti che la Chiesa cattolica attraverso la Caritas  e organizzazioni similari, abbandona a se stessi per occuparsi dei cosiddetti migranti o far loro posto.

Noi nei confronti di questi invasori e del Terzo Mondo non abbiamo alcun debito, alcun motivo di sentirci in colpa, alcuna responsabilità. E’ dell’avvenire dei nostri figli e nipoti a cui questi invasori con la complicità di sinistri e mentecattolici stanno togliendo lo spazio per vivere, che dobbiamo invece sentirci responsabili.

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Categorie: Mondialismo

Pubblicato da Fabio Calabrese il 27 aprile 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Il debito che ha il “mondo Bianco” è solo con il pianeta: dopo 1 secolo di aiuti “umanitari” elargiti secondo la filosofia egualitaria cristiano-comunista (e liberale) dell'”uomo” creatura preferita di Dio (o, se si preferisce, del Lavoro o della “libertà”) e superiore a tutto il resto del creato, il pianeta stesso, con la sua flora e fauna infinitamente superiori all'”uomo” oggetto di tali aiutini, sta morendo schiacciato da 7 miliardi di squallidi mammiferi bipedi, bastardi, non pensanti, e con il solo fine di riprodursi ulteriormente grazie alla bontà caritatevole dei Bianchi egualitari. Tutto questo è frutto dell’ideologia ebraico-ellenistica (che ha trovato la sua forma europea nel Cristianesimo) dell’uomo – l’uomo a prescindere dalla sua appartenenza razziale – come centro di tutto l’universo.

  2. Fabio Calabrese

    Nota1488. Come non essere d’accordo con te? Questi 7 miliardi di bipedi, oltre tutto ce li dobbiamo avere sempre sulle spalle perché incapaci di vivere senza gli aiuti della parte bianca e creativa dell’umanità e oggi anche dentro casa nostra? E’ una situazione dalla quale non usciremo mai se non ci ribelliamo. Questi pensano solo a riprodursi e a diffondere miseria e degrado secondo la legge di Malthus. Per prima cosa, dobbiamo sbarazzarci di tutti gli interessati piagnistei caritativi cristiani e marxisti.

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