10 Febbraio: noi ricordiamo – Enrico Marino

10 Febbraio: noi ricordiamo – Enrico Marino

Per caso, avete il dubbio di essere manipolati dai media? A volte, vi è sembrato d’essere sommersi dalla propaganda? Tranquilli, è tutto vero, è proprio così.

Forse, avete notato un doppiopesismo nell’indignazione tra la vicenda dei due marò in India e quella del giovane Regeni in Egitto? E’ normale, i marò sono solo due militari e per giunta del San Marco, Regeni era di sinistra e scriveva addirittura sul Manifesto.

Ma, direte voi, Regeni l’hanno torturato e assassinato, è logico che se ne parli e ci si indigni. Non è così. Se infatti bastasse essere torturati e assassinati per essere posti al centro dell’attenzione collettiva non si spiegherebbero alcune stravaganze della storia. No, occorre essere della parte giusta. Altrimenti si rischia di fare la fine delle migliaia di italiani torturati, assassinati e gettati nelle foibe dai comunisti e completamente ignorati e dimenticati per decenni. Foibe? Ah, quei grandi inghiottitoi carsici tipici della regione giuliana e dell’Istria. Si quelli, ma non solo.

In realtà, non ci si dovrebbe limitare alla definizione geologica, ma sarebbe logico riconnettersi immediatamente a una tragedia della storia. Invece, solo in anni recenti è invalso, saltuariamente, l’uso dei termini “foiba” ed “infoibare” per indicare esecuzioni sommarie svoltesi nell’immediato dopoguerra. In tanti non lo sapevano e molti ancora lo ignorano.

Pensate che Achille Occhetto, sebbene abbia guidato il partito comunista nella sua fase conclusiva, ha affermato di non aver mai sentito parlare delle foibe prima dell’89. Poveretto, dev’essere stato un trauma. Sarà corso da Napolitano a chiedere spiegazioni e domandare come mai non era stato informato? Quello stesso Napolitano che un bel giorno, candidamente, ha denunciato la “congiura del silenzio” eretta attorno alla pulizia etnica e alle stragi delle foibe, me senza indicarne gli autori.

Eppure per saperne di più, bastava leggere i carteggi di Palmiro Togliatti con altri funzionari del Partito comunista dai quali emerge chiaramente la linea tenuta dal Pci e le sue complicità nella mattanza degli italiani d’Istria e nella successiva rimozione di quell’infamia. Nel 1942 da Radio Mosca, Togliatti invitava gli italiani giuliano-dalmati ad unirsi ai partigiani jugoslavi ed era pronto a barattare quei territori per motivi ideologici e per non incrinare l’amicizia con gli jugoslavi.

Lo stesso Togliatti che, in merito ai prigionieri italiani in Russia, si esprimeva così: “Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi. Non c’è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantesca del fascismo… Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma… Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti…  io non sostengo affatto che i prigionieri si debbano sopprimere, tanto più che possiamo servircene per ottenere certi risultati in altro modo, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro, non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia.

Cos’è questa, se non una fredda e lucida logica criminale? Se questo era “il Migliore” è facile immaginare cosa possano essere stati gli altri e, quindi, non meravigliarsi del fatto che il Pci, che nel dopoguerra ha avuto il monopolio della cultura italiana, quindi dell’istruzione e della coscienza storica, abbia per anni negato e oscurato l’eccidio dei nostri connazionali di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

L’Italia aveva perduto la guerra e quelle popolazioni hanno pagato il prezzo della vendetta comunista e delle ambizioni territoriali del maresciallo Tito. La strage di quegli italiani è avvenuta per mano dei comunisti jugoslavi, ma il suo infame occultamento è stato opera dei comunisti italiani. Sono stati loro, quando gli esuli martedì 18 febbraio 1947 arrivarono in treno a Bologna, ad accoglierli a sassate, sventolando la bandiera con falce e martello, lanciando pomodori e altro, buttando addirittura il latte destinato ai bambini in grave stato di disidratazione sulle rotaie, mentre dai microfoni dei ferrovieri sindacalisti veniva diramato l’avviso che se i profughi si fossero fermati, lo sciopero avrebbe bloccato la stazione.

Il giornalista de l’Unità Tommaso Giglio, poi direttore de L’Espresso, scrisse in quei giorni un miserabile articolo il cui titolo recitava: Chissà dove finirà il treno dei fascisti?

Ebbene, oggi è accertato che su quel treno della vergogna trovarono posto una parte dei nostri 350mila fratelli che preferirono la fuga alla dominazione dei titini, che avevano instaurato un regime di terrore per spingere gli italiani ad andarsene, trucidando quelli che non ne volevano sapere di abbandonare tutto, realizzando così una pulizia etnica non dissimile a quelle poi viste nella guerra del Kosovo.

Oggi sappiamo che le vittime venivano legate una all’altra con corde, fil di ferro, filo spinato: qualsiasi mezzo che impedisse loro di fuggire. Quindi, disposti sull’orlo della foiba, i primi venivano fucilati, trascinando con loro nel baratro anche tutti gli altri, ancora vivi. Alcuni avevano la fortuna di morire subito nella caduta, altri resistevano per ore e giorni, feriti, agonizzando circondati da cadaveri in putrefazione.

Ma l’orrore poteva essere ancora peggiore, perché prima della morte potevano esserci le torture e le sevizie: nelle fosse carsiche sono state trovate donne stuprate o con il ventre reciso per estrarne il feto che portavano in grembo, uomini evirati che, prima di essere gettati nelle foibe, venivano costretti a mangiare i propri genitali, cadaveri decapitati, con la testa dei quali i titini improvvisavano partite a pallone.

Oggi questa immensa tragedia deve essere celebrata il 10 febbraio di ogni anno col Giorno del Ricordo, cioè con una solennità civile nazionale istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92. Senza la grancassa mediatica e istituzionale del Giorno della Memoria ebraica, ma almeno con l’obiettività e il rispetto che si impongono per una commemorazione nazionale.

Invece, c’è ancora chi si ostina a minimizzare quelle vicende, a negare l’evidenza, ad assalire violentemente un artista, Simone Cristicchi, per averne portato in scena il dramma con “Magazzino 18”, a ignorare ogni rievocazione nelle scuole della Repubblica, a giustificare quei crimini come fa l’Anpi, ovvero a ostacolare ogni presa di coscienza dei giovani, come ha fatto il sindaco di Roma Ignazio Marino che, a dieci anni dall’istituzione del Giorno del Ricordo, ha cancellato i fondi per i viaggi degli studenti sui Luoghi della Memoria. Interrompere quei viaggi di conoscenza o ridimensionare quella tragedia è un’imperdonabile offesa ai morti e a quelle migliaia di giovani, donne e vecchi che vollero rimanere italiani e furono oscurati per viltà storica e complicità politica. Chiamiamo le cose col loro nome: chi ancora oggi rinnega o altera quei fatti è solo una carogna e un infame.

L’epoca della vergogna e della verità negata, della storia fasulla e vigliacca, della propaganda e delle menzogne deve finire per sempre. Per questo, non bisogna mai stancarsi di raccontare, di squarciare il velo dell’omertà, di manifestare contro questi lunghi anni di silenzio, di urlare la nostra rabbia e il nostro giuramento di fedeltà alla memoria di quei nostri fratelli. Solo battendoci e lottando per la verità sulle foibe, quei morti non lo saranno invano, quegli esuli non saranno dimenticati, noi potremo ancora sentirci degni di camminare al loro fianco e di chiamarci italiani.

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Categorie: Giornata del Ricordo

Pubblicato da Ereticamente il 10 febbraio 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. questa e’ una proposta di legge proposta da politici infami per avere voti, persino la chiesa divenuta ormai spudoratamente complice sia in politica che nelle ruberie di questi “personaggi” temendo di perdere parte del suo potere sostiene che non sarebbe giusta

  2. Claro

    Il motivo per il quale sono avvenute le uccisioni delle foibe è da ricercarsi nel fatto che gli italiani avevano partecipato all’ingiusta aggressione contro la Jugoslavia, e nel fatto che i fascisti invasori italiani erano stati complici degli Ustascia croati che avevano sterminato circa un milione di persone tra ebrei, zingari e serbi ortodossi. Quindi almeno una parte degli italiani uccisi nelle foibe poteva avere qualche colpa sulla coscienza per aver partecipato all’occupazione ingiusta della Jugoslavia ed alle violenze che sono avvenute in seguito a questa occupazione. Ci vorrebbe una giornata della memoria anche per ricordare le violenze fasciste ed Ustascia commesse in Jugoslavia.

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