Su ‘La verità sul Piano Kalergi’, di Matteo Simonetti – Flavia Corso

Su ‘La verità sul Piano Kalergi’, di Matteo Simonetti – Flavia Corso

 

Con questo articolo ho intenzione di rendere omaggio a Matteo Simonetti, professore di storia e filosofia e giornalista, al quale va il merito di aver dedicato un intero saggio al pensiero di Kalergi, troppo spesso ignorato oppure vittima di semplificazioni ed estremismo.

Si tratta del secondo saggio in assoluto[1] – e il fatto che l’autore sia italiano non può che infonderci una spinta patriottica in più – a prendere in considerazione una figura tanto ambigua, quando determinante per il futuro dell’Europa, inserendola all’interno di un contesto filosofico e storico-sociale ben definito.

Il motivo per cui la letteratura su questa importante tematica è scarsa, se non completamente assente, è semplice: l’opera fondamentale di Richard Coudenhove-Kalergi – Praktischer Idealismus[2] – è pressoché introvabile in formato cartaceo, ma risulta disponibile solo in tedesco e in formato pdf. L’impossibilità di “andare alla fonte” del pensiero kalergiano ha incentivato posizioni radicali sia tra gli attivisti di destra, che tra quelli di sinistra. Da un lato, infatti, troviamo una strumentalizzazione impregnata di ideologia finalizzata a confermare tesi politiche già consolidate; dall’altro, una ridicolizzazione, banalizzazione e riduzione dell’intera questione a “complottismo” e “razzismo”, celando a malapena la mancanza totale di buonafede e senso critico. Questi fattori rendono ancora più encomiabile l’opera di Simonetti, il quale è riuscito a fornirci un’analisi storica e filosofica del cosiddetto “Piano Kalergi”, scevra da pregiudizi e superficialità.

Nel suo La verità sul Piano Kalergi. Europa, inganno, immigrazione[3], Simonetti sottolinea come il titolo dell’opera di Kalergi, contenente l’accostamento di due termini apparentemente antitetici (“idealismo” e “pratico”), racchiuda in sé l’intero pensiero dell’autore. Di idealismo vero e proprio, in realtà, se ne trova ben poco nel pensiero di Kalergi:

Elevando a potenza il materialismo, operandone una sottolineatura, egli ne fa un’ideologia, e automaticamente esso diviene “ideale”, mentre invece nel migliore dei casi esso viene solamente idealizzato. Il materialismo diventa idealismo semplicemente sforzandosi idealisticamente di propagarne le convinzioni, credendo alla sua diffusione come ad una missione altruistica.[4]

Più che una priorità assoluta del pensiero sulla materia, si può scorgere nella sua opera un’idealizzazione del materialismo, connessa all’adesione ad un ideale aristocratico.

Su quest’ultimo punto, occorre rilevare come Kalergi sia, contrariamente a quello che molti potrebbero pensare, un fermo sostenitore dell’aristocrazia. E’ evidente che egli si opponga all’aristocrazia tradizionale, ma solamente poiché ritiene che questa debba essere sostituita da una nuova e autentica aristocrazia. Potrebbe sembrare strano che uno dei padri fondatori dell’Unione europea sia fortemente anti-democratico, ma la realtà che emerge dall’opera kalergiana è evidente: la democrazia politica non è una forma di governo desiderabile in sé, ma lo è solo in quanto mezzo per raggiungere fini ben precisi. La democrazia politica è uno strumento di cui si deve servire l’élite per formare una nuova aristocrazia, che rimpiazzi quella vecchia.

Si assiste ad un insano miscuglio di socialismo – in nome dell’ideale materialista, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte al denaro e alla ricchezza – e aristocrazia – le decisioni politiche vengono poste nelle mani di un’élite illuminata. Nel mondo ideale di Kalergi, il materialismo è a tal punto enfatizzato da volerne a tutti i costi una generalizzazione totale, di modo che tutti possano goderne i benefici. La possibilità di accedere alla ricchezza e ai beni materiali non può essere privilegio di pochi, ma deve essere invece universalizzata nel modo più assoluto ed è la tecnologia a dover costituire il mezzo essenziale per la realizzazione di questo “paradiso in terra”. Decisamente contro corrente rispetto al pensiero di alcuni critici della tecnica a lui contemporanei, quali Heidegger, Jonas e i membri della scuola di Francoforte, la concezione di Kalergi si avvicina pericolosamente all’utopia tecnologica di Ernst Bloch, ignorando o forse sottovalutando i pericoli intrinseci ad una spersonalizzante ed alienante “divinizzazione” della tecnica.

All’idealizzazione del materialismo si accompagna, pertanto, un’esasperazione del mito prometeico, in cui la tecnologia assurge al ruolo di salvatrice dell’intera umanità, il tutto sotto la guida e il comando di un’aristocrazia illuminata e filantropa.

Ma quale sarà la natura di questa élite illuminata? Chi saranno i nuovi aristocratici e governanti?

Kalergi ritiene che nel nuovo nobile dovrà realizzarsi l’attuazione, contemporaneamente, delle caratteristiche dello Junker, archetipo dell’uomo di campagna (legato ad un sapere pratico, alla volontà e al carattere) e di quelle dell’intellettuale, archetipo dell’uomo di città (legato ad un sapere teorico, alla razionalità e allo spirito). Il carattere è rafforzato dalla consanguineità; viceversa, l’incrocio rafforza lo spirito.

Qui, entra prepotentemente in campo il razzismo biologico di Kalergi:

L’endogamia rafforza il carattere, indebolisce lo spirito, viceversa l’incrocio indebolisce il carattere rinforzando lo spirito. Là dove la consanguineità e l’incrocio si incontrano sotto degli auspici favorevoli, essi creano il più alto tipo di essere umano, collegando al carattere più forte lo spirito più pungente […]

L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità […]

La consanguineità genera dei tipi caratteristici, l’incrocio, delle personalità originali.[5]

 

Ecco dunque che giunge a delinearsi in modo chiaro il requisito fondamentale del “superuomo” kalergiano: la compresenza del “carattere più forte” e dello “spirito più pungente” che si traduce, paradossalmente, nella coesistenza di consanguineità ed incrocio.

I popoli europei scompariranno e al loro posto comparirà una massa informe di individui privi di una propria identità genetica, storica e culturale.

Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d’orizzonti.[6]

 

La freddezza con cui Kalergi prospetta la fine di ogni identità nazionale al fine di realizzare il sogno perverso di un mondo popolato di cittadini geneticamente programmati alla sottomissione e all’obbedienza, in nome di una fantomatica pace perpetua, è disarmante.

Non solo: la figura che incarna al meglio la sintesi di questo fondamentale dualismo è – e Kalergi lo afferma esplicitamente – quella dell’ebreo. In Praktischer Idealismus, si assiste ad un vero e proprio elogio dell’ebreo, sia per motivi storico-culturali che per motivi eugenetici.

La futura classe aristocratica sarà dunque composta, secondo il piano Kalergi, da ebrei, poiché:

Ciò che separa principalmente gli ebrei dai cittadini medi è il fatto che siano degli individui consanguinei. La forza di carattere alleata all’acutezza spirituale predestina l’ebreo a divenire, attraverso i suoi esponenti di spicco, il leader dell’umanità urbana, un falso o vero [!] aristocratico dello spirito, un protagonista del capitalismo come della rivoluzione.[7]

 

Gli ebrei incarnano e sintetizzano alla perfezione le più importanti dualità ed è in virtù della loro propria natura che essi sono eletti a governanti filantropi dell’intera umanità. Inoltre, occorre evidenziare come la questione ebraica sia, innanzitutto, una questione metafisica. L’ebreo è estromesso dall’Essere, è privo di fondamento, di suolo e, di conseguenza, di identità. Egli è privo di quell’autenticità che solo chi affonda le proprie radici nella terra può far propria. Lo sradicamento dall’elemento naturale, perciò, va di pari passo con la tecnicizzazione e, anzi, ne è una causa diretta. Lo stesso ambiente urbano, del resto, altro non è che la fedele riproduzione dell’habitat originario dell’ebreo, il deserto.

Alla base della concezione kalergiana non si può non scorgere una forte dose di paternalismo: l’élite illuminata ha il compito di “prendersi cura” dei suoi cittadini, stabilire ciò che è bene per loro e servirsi di qualsiasi strumento – anche la menzogna, e ne è un esempio la Gender Theory ideata dallo stesso Kalergi – per il raggiungimento del fine supremo imposto che, in questo caso, è il controllo globale mascherato abilmente da pace perpetua.

Come afferma giustamente Simonetti,

Kalergi auspica, e lotta per la sua realizzazione, la nascita di un nuovo organismo superstatuale che scongiuri ogni possibilità di guerra tra i popoli europei semplicemente eliminando gli stessi. Quando un francese non si riconoscerà più da un tedesco, verrà meno ogni volontà bellica.[8]

Per darne una definizione più appropriata, l’idealismo pratico di Kalergi altro non è che un’utopia paternalistica. E’ un’utopia, perché presuppone implicitamente che l’uomo debba ancora realizzarsi, ossia che debba ancora essere quello che dovrebbe essere; ed è paternalistica, poiché ciò che l’uomo dovrebbe essere viene deciso – e realizzato con qualsiasi mezzo – da una stretta cerchia di uomini.

Si prospetta, dunque, una realtà in cui il concetto di “razza” viene totalmente abolito proprio in virtù di un rigidissimo razzismo biologico. Per assurdo, è proprio attraverso quest’ultimo che si approda al tanto osannato “mondo senza barriere”, da sempre obiettivo dell’ebraismo per motivi filosofici, storici e culturali.

Il fine ultimo è la pace tra i popoli ma, come ho già accennato prima, si tratta di una mera finzione che mira a nascondere le reali intenzioni dell’élite. Se così non fosse, non si comprenderebbe per quale motivo la realizzazione futura di un paradiso in terra debba esserci occultato e imposto attraverso astuti stratagemmi. Se un mondo in cui non esistono confini, identità e culture nazionali è preferibile ad un mondo in cui questi valori vengono preservati, le classi dirigenti non dovrebbero far altro che proporre apertamente tali punti di vista ai propri cittadini. A quel punto saranno i popoli, democraticamente, a decidere il loro destino.

Ciò non avviene perché il processo di livellamento globale è volutamente imposto. Nessun popolo accetterebbe di buon grado di sparire per sempre, nemmeno in nome della pace sulla terra. Ogni popolo desidera, da sempre, l’autodeterminazione e la preservazione della propria storia e cultura, del proprio credo e dei propri sistemi di riferimento.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che lo stesso popolo ebreo, pur essendo da sempre promotore dell’ideale cosmopolita, condanna apertamente il matrimonio misto di ebrei e gentili, un atteggiamento quantomeno sospettoso nei confronti di proposte universaliste da tale pulpito è doveroso.

Troppo facile rispolverare l’etichetta di “complottista” ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Altrettanto facile è abbandonarsi ad insensate correnti di pensiero pseudo-religiose, senza passarle prima al vaglio della ragione. La crisi di valori a cui oggi assistiamo non deve indurci ad aggrapparci in modo forsennato alla prima visione del mondo preconfezionata ci capiti a tiro, ma non deve nemmeno portarci ad escludere a priori tutto ciò che non è in linea col pensiero unico, a patto che venga sempre mantenuto un forte senso critico.

Ed è stato questo il grande merito di Matteo Simonetti.

D’altra parte, pensiamoci, il sapiente del mito della caverna platonico è il prototipo del complottista. Immaginiamoli, gli spettatori dello show delle ombre, irriderlo, schernirlo e poi adirarsi con lui: “ma guarda questo cosa si inventa! Ma ti pare possibile che questo non sia il mondo vero? E noi che saremmo, allora, tutti idioti?”. Il bruciore agli occhi degli ignari, il dolore inflitto loro dal dubbio che in essi si insinua, li inacidisce e li porta a rivolgersi ancora verso l’interno della caverna. “Ogni mattina mi godo la rassicurante ombra della lettura del giornale, ogni anno, più o meno, mi diverto con l’ombra delle elezioni democratiche, per non parlare poi di ogni martedì, quando ho l’ombra del calcetto, e del sabato sera, con le ombre della cena fuori e della discoteca. In quale baratro, in quale incertezza, ci getterebbe ascoltare questo invasato di complottista? Attacchiamogli questa etichetta in fronte e non ci si pensa più. Forza, tutti dentro la caverna, e serrate le fila!”[9]

 

 

 

[1]      Il primo saggio a trattare di questa tematica è quello di Gerd Honsick, Adiòs, Europa. El Plan Kalergi, Editorial Bright-Rainbow, Barcelona 2005.

[2]      R. N. Coudenhove Kalergi, Praktischer Idealismus. Adel – Technik – Pazifismus, Paneuropa – Verlag, Wien – Leipzig 1925. Pdf disponibile qui: http://www.dailystormer.com/wp-content/uploads/2014/03/Coudenhove-kalergi-Richard-Praktischer-Idealismus-Adel-Technik-Pazifismus.pdf.

[3]      M. Simonetti, La verità sul Piano Kalergi. Europa, inganno, immigrazione, Edizioni Radio Spada, Milano 2015.

[4]      Ivi, p. 39.

[5]      Simonetti cita Kalergi in La verità sul Piano Kalergi, cit., p. 44.

[6]      Ivi, pp. 44-45.

[7]      Ivi, p. 48.

[8]      Ivi, p. 76.

[9]      Ivi, p. 151.

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Categorie: Piano Kalergi

Pubblicato da Ereticamente il 25 settembre 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. giannetto

    Una domanda all’autrice, non potendola fare al defunto Kalergi: come si dimostra, biologicamente e storicamente, la “consanguineità” degli ebrei? A me vien da ridere, già solo in considerazione dei principi-base della loro halakah (un giure religioso). – Quando poi sento i presunti ebrei augurarsi la “sparizione della razza bianca”, come se grande o piccola parte di loro fosse di razza… arancione, mi vien da ridere ancor di più, e anche da piangere. Siamo al sommo dei tre “hoax matters” giudaici. I primi due già sapete quali sono. Quest’ultimo, e fondamentale, è l’ “identità” ebraica, pensata in termini di consanguineità, cioè biologici. Purtroppo ci crede perfino David Duke. Shlomo Sand ne ha invece tentato la demistificazione, ma ci vorrebbe un libello-bomba, tra indagine e pamphlet.

    • Flavia

      Posto che gli inventori del concetto di razza furono gli stessi Ebrei e che questi si riconoscono come facenti parte di una stessa razza (i test del dna sembrano proprio confermare questa tesi, si pensi ad esempio all’aplogruppo Y-DNA J1), il discorso va ben oltre il semplice piano biologico. Si può addirittura parlare di un concetto metafisico di razza (Heidegger) che, nel caso degli Ebrei, si traduce in un’assenza di fondamento, in un essere senza radici, in una mancanza di suolo, in un allontamento da quella autenticità che deriva dall’elemento naturale. In breve, si tratta dell’assenza di legame con l’Essere.

  2. SEPP

    ——-Nessun popolo accetterebbe di buon grado di sparire per sempre, nemmeno in nome della pace sulla terra.—————————-
    Ed ha fatto la fatica di scrivere un libro? anche io posso farlo, la difficolta’ e’ trovare una soluzione alla deriva ( e poi perche?). Parla di popolo e non menziona mai chi guidera’ questi popoli, poi basta constatare la casa editrice per capire che e’ una opera inutile. Calergi, non ha fatto nessuna scoperta, lui e’ il figlio dell’epoca, ha visto se stesso e guardandosi intorno si e’ accorto che le distanze si erano accorciate, gli scambi fra popoli erano molto piu’ frequenti ed allora ha concluso che la moda futura era l’incrocio delle razze.
    Poi senza scomodare i massimi sistemi, possiamo dire che finisce l’epoca del patriarcato e si impone quello del matriarcato. E’ il sesso il motore del mondo e gli ebrei non sono indenni da questo cambiamento, come al solito siccome sono plaggiari ne cavalcano l’onda pretendendone i diritti.
    Forse stiamo parlando di evoluzione??????????

    • Flavia

      E la chiami evoluzione? Che sia la natura ha imporre l’evoluzione, non un’oligarchia alle spalle del 99% della popolazione mondiale.

  3. stelvio dal piaz

    Forse più che parlare di evoluzione!!!!!!sarebbe opportuno riflettere sulla invasione a cui stiamo assistendo passivamente in questo periodo

  4. Nunziante

    Mi permetto di ritenere il cosiddetto “piano Kalergi” una bufala sotto molti aspetti. Innanzitutto, ammesso e non concesso che Kalergi avesse affermato e pensato esattamente quel che si dice di lui, non si tratterebbe in ogni caso di un “piano” ma di riflessioni, auspici, ecc… Parlare di “Piano” fa pensare ai famigerati “Protocolli dei Savi di Sion”, altra bufala colossale su cui purtroppo ancora si straparla a vanvera…
    In secondo luogo, fermo restando che il pensiero di Coudenhove-Kalergi è complesso, spesso ambiguo ed anche contraddittorio (cosa che si può dire di tanti pensatori, compresi ad es. Heidegger e Juenger..), c’è un piccolo dato incontrovertibile: Julius Evola conobbe perfettamente le opere di Coudenhove-Kalergi, ivi compreso il famigerato “Praktischer Idealismus” di cui non disse mai nulla, evidentemente non trovandoci nulla di scandaloso. Evola ebbe con lui rapporti personali anche epistolari sempre cordiali, scrisse spesso di lui per criticarne le opere ma sempre con rispetto, e nei suoi libri utilizzò anche in modo critico alcuni concetti storico- filosofici di Kalergi, come la compresenza nella civiltà europea di tre elementi: Azione, Individualità, Socialità, e un duplice influsso del Nord e del Sud… Certamente Evola non condivideva – e lo scrisse – l’idea di una Paneuropa unita sul piano economico e sulla base di idee liberaldemocratiche ma MAI, nemmeno nel periodo più antisemita e complottista del suo pensiero trovò retroscena occulti o inquietanti in Coudenhove-Kalergi.
    Tanto mi basta per confermare che il delirio complottista sul cosiddetto “Piano Kalergi” è uno di quelle forme patologiche cancerose che affliggono purtroppo il campo ideale di chi legittimamente rifiuta i modi e i principi dell’integrazione europea attuale, e che realizzano effetti del tutto controproducenti. Forme patologiche sulle quali lo stesso Evola, se fosse vivo, avrebbe probabilmente molto da dire, rifacendosi ai suoi concetti di “guerra occulta” e di “falsi scopi” messi in atto dai poteri antitradizionali per deviare, disperdere e ridicolizzare le forze avversarie…

    • Flavia

      Pensa con la tua testa, non con quella di Evola.

      • Nunziante

        Gentile Flavia, che razza di risposta sarebbe la Sua? “Pensa con la tua testa non con con quella di Evola”???
        Sarebbe come se io Le dicessi: “Pensa con la tua testa, non con quella di Simonetti…”
        Mi pare una bella stupidata…
        Comunque io non penso solo con la testa di Evola. Più sotto posterò il link ad un ottimo sito che si è occupato del famigerato “Praktischer Idealismus” in modo intelligente ed esaustivo. Un vero modello di indagine e di ottima scrittura. (forse un po’ troppo sofisticata per il livello medio dei frequentatori di siti sul “Piano Kalergi”….)

  5. artaban

    Ricevo adesso un filmato you tube sul progetto Kalergi. https://www.youtube.com/watch?v=GLrtK5Ud99A
    A parte il delirio, c’è una cosa e una sola da considerare rispetto ai filosofeggiamenti di tutti. Scusate…ma chi ha detto che l’europeo si deve accoppiare con un meticcio/immigrato ? Io mi accoppio con un Europeo e fine della storia in barba a tutti gli ebrei e salvaguardo il mio patrimonio genetico europeo. Fine della storia ! E’ di una semplicità pazzesca !!!. Ma chi di voi si accoppierebbe con uno/a di questi disperati ? Ma davvero un ragazzo o una ragazza europea vorrebbe accoppiarsi con uno della tendopoli di Calais ???? E la genetica europea è salva. Tante balle per nulla. Ciao, Artaban.

    • Concordo, supportiamo la semplicità! La cosa innaturale è la mancanza di coscienza razziale, per non dire di orgoglio, da parte degli Europei etnici: lavoriamo su questo.

  6. Nunziante

    Ecco un sito dove c’è un ottimo commento al famigerato “Piano Kalergi”… Un vero modello di indagine autonoma, intelligenza, ironia e ottima scrittura…

    http://sermo.forumfree.it/?t=70147446

    • Ereticamente Staff

      Nunziante, ci siamo permessi di correggere l’url del link da te pubblicato perchè era sbagliato. Ciao, la Redazione

  7. Sento esaltare il pensiero di Evola, quale esimio sostenitore del pensiero di Kalergi, suo collega contemporaneo. Giulio Cesare Andrea Evola era apertamente nazionalsocialista (nazista) e filo-fascista (membro della Mistica, fra i cui docenti c’era perfino Sciacca). Forse è questo il motivo per cui approvava le teorie del “filosofo” Kalergi? Non a caso nel 1924 scriverà la Teoria e fenomenologia dell’individuo assoluto, un archetipo di io-non-io di tipo gnostico.

    C’è di più: Evola era un mistico fondatore di una setta magico-iniziaticha, “Il Gruppo di Ur”, ispirato a Guenon e ad un “imperialismo pagano”.
    Sufficiente?

    Ma a parte questo (che non è poco) vogliamo tornare a quei tempi?
    Ve lo domando perché l’aria che tira in Europa è quella, esattamente in linea con i principi ispiratori della Ditta Kalergi.

  8. Janus

    Giuliano prima di sparare sentenze su Evola se lo legga per piacere perchè da quello che scrive lei non sà di cosa parla…Evola non fu mai ne Nazional-socialista ne Fascista, anzi criticava da “destra” tali movimenti,non ebbe mai la tessera del PNF e diceva che per lui erano movimenti bonapartisti e totalmente moderni nella loro essenza,ergo anti-tradizionali, ma semplicemente con la sua azione culturale cercò in ogni maniera di provare a guidarli, o manovrarli verso posizioni tradizionali e pre.moderne vsito che alcuni loro componenti(tipo i circoli della Rivoluzione-conservatrice tedesca) simuovevano in un ottica tradizionale e diversa da quella dei vertici di tali movimenti… Il gruppo di Ur non era una setta, ma un cenacolo di pensatori radunati attorno all’omonima rivista che si occupava di esoterismo e magia operativa, un modus operandi che tra l’altro lo stesso Evola maturo criticò in quanto le suddette operazioni se non supportate da adeguata conoscenza dottrinaria e iniziazione reale potevano essere pericolose e danneggiare anche coloro che le praticavano.. Evola non era un mistico, parola che sia lui che Guenon rifiutavano e che associavano ad una forma passiva ed esclusivamente cristiana di contatto con il sacro… Imperialismo Pagano non c’entra nulla, era un opera di passaggio che aveva uno scopo ben preciso, un opera nata dalla mente e dalle idee di Arturo Reghini e che Guenon criticò fortemente, come lo stesso Evola di nuovo in maturità ammise che quell’opera era sbagliata e che già dal titolo l’avrebbe sicuramente formulata diversamente se avesse potuto tornare indietro… Prima di parlare di cose che non conoscete, o conoscete male, prego i signori di informarsi e studiare, studiare molto e bene… Che poi Evola si ispirasse al pensiero di Kalergi, non mi risulta proprio e penso sia una vera impossibilità…. Il Barone si starà veramente rivoltando fra le nevi del Monte Rosa a sentire tutte queste corbellerie di gente che ne parla per sentito dire…

  9. Janus

    P.S. Concordo con i commenti di Nunziante più sopra…

  10. Rosanna Nisticò

    Articolo molto stimolante. Grazie Flavia

  11. Rosanna Nisticò

    La democrazia politica è uno strumento di cui si deve servire l’élite per formare una nuova aristocrazia, che rimpiazzi quella vecchia…. Qualcuno può ancora avere dei dubbi su questo punto?

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