Il 18 Settembre 1943 nasceva la Repubblica Sociale Italiana. Le Brigate Nere di Alessandro Pavolini ne saranno l’anima popolare, idealistica e rivoluzionaria – Maurizio Rossi

Il 18 Settembre 1943 nasceva la Repubblica Sociale Italiana. Le Brigate Nere di Alessandro Pavolini ne saranno l’anima popolare, idealistica e rivoluzionaria – Maurizio Rossi

La rilettura storica dell’esperienza della Repubblica Sociale Italiana – la cui nascita venne annunciata da Benito Mussolini il 18 Settembre 1943 dai microfoni di Radio Monaco – si è, spesso e volentieri, intersecata con le vicende umane, politiche e combattentistiche delle sue formazioni militari o paramilitari. La cui esistenza permise alla giovane Repubblica di sopravvivere, resistere e anche di potersi affermare, nei limiti del possibile, sul terreno militare.

Purtroppo, non sempre le vicissitudini individuali hanno potuto rappresentare con efficacia una esauriente chiave di lettura, tantomeno le motivazioni di ordine interiore, per quanto logiche e anche sinceramente animate da un generoso entusiasmo giovanile, sono riuscite ad evidenziare la complessa e drammatica vicenda storica e politica dell’ultima “creazione” di Mussolini.

Emerse negli anni del dopoguerra una lettura fortemente “spoliticizzata”, a tutt’oggi imperante, tendente a porre soprattutto in evidenza, in maniera del tutto esclusivistica, la scelta di natura patriottica dettata dalla, certamente più che nobile, motivazione dell’esigenza di salvaguardare, a qualsiasi costo, l’Onore nazionale tradito e lo schieramento di campo a fianco dell’alleato germanico dall’umiliazione e dalla vergogna del tradimento consumato dai Savoia e dalle alte gerarchie militari.

Una apologetica lettura apolitica che celebrava l’eroismo e il sacrificio dei volontari, ma quasi del tutto disinteressata – forse anche imbarazzata – nei confronti delle motivazioni politico-culturali che costituirono la sostanza della RSI e la radice del Fascismo repubblicano. Quasi si volesse arrivare ad una sostanziale de-fascistizzazione del fenomeno del volontariato, affinché i giovani soldati “repubblichini” potessero essere considerati – ovviamente dai vincitori – unicamente come dei soldati qualunque, privi di una etichettatura politica infamante, seppure vestiti con una diversa uniforme e appartenenti al campo avverso.

Purtroppo, ciò avvenne spesso a detrimento di coloro – che furono tanti – che della scelta di adesione alla Repubblica fascista privilegiarono la battaglia politica, lo sforzo decisivo per dare un senso compiuto al processo rivoluzionario fascista, la volontà di chiudere i conti con i “guasti” e gli orpelli del Ventennio e aprire un nuovo e vittorioso capitolo per l’Italia e per l’Europa. Necessariamente a fianco della Germania e della sua rivoluzione, che proprio in quegli anni manifestava apertamente il suo più autentico volto europeista e socialista e la comprensibile volontà di porsi come guida ordinatrice della realtà continentale europea.

Lo stesso Drieu La Rochelle, interpretando le aspettative e le ansie degli ambienti collaborazionisti francesi, riterrà opportuno premere sull’acceleratore della chiarificazione politica nei rapporti con la Germania: “Vi sarà un’egemonia come sempre vi è stata, ma più rigorosa. In quanto sarà chiaramente impossibile tornare alle piccole autonomie nazionali ed alle frontiere economiche. Ci vorrà una grande autorità, per nutrire trecento milioni di uomini affamati e stanchi, per organizzare l’autarchia africana, per organizzare il Socialismo continentale.” Parole nette, lucide e chiare che volevano cancellare qualsiasi eventuale dubbio sull’inevitabile ruolo di baricentro e di guida politica che sarebbe stato svolto dalla Germania nazionalsocialista nell’organizzazione della nuova Europa.

Pertanto, la memorialistica reducistica degli ex combattenti – per sua intima valenza consapevolmente impolitica – si fermerà ad un guado controverso, oltre il quale si poneva la consistenza squisitamente politica della RSI, la figura di Benito Mussolini, probabilmente la più autentica fra quelle consegnateci dalla storia e il consequenziale fenomeno delle Brigate Nere, corpo politico-militare per eccellenza e dichiaratamente fascista.

Fin dalla proclamazione della RSI, e ancor da prima, alla notizia della liberazione di Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso, si costituirono spontaneamente, in varie località del centro-nord, formazioni politiche armate denominatesi, guarda caso, proprio “Squadre d’Azione”; esse costituirono i primi fermenti organizzativi dei fascisti che non avevano mai cessato di essere tali, decisi a fronteggiare con decisione – che potremmo definire quadristica – la drammaticità degli eventi in corso.

Sembrava giunto il momento tanto atteso del riscatto e forse anche dei tanti conti in sospeso da saldare, una volta per tutte.

Ovviamente rappresentarono l’incubazione embrionale naturale e funzionale per il successivo radicamento territoriale del Partito Fascista Repubblicano, prontamente organizzato da Alessandro Pavolini con instancabile dedizione. L’ex ministro del Minculpop del Ventennio, uomo di rara intelligenza e di ancor più vasta cultura, fu uno dei pochi “gerarchi” famosi che si schierò prontamente al fianco del Duce nell’avventura repubblicana in cui sinceramente credette e nella quale riponeva le migliori speranze per una radicale rigenerazione del Fascismo.

Nella persona di Alessandro Pavolini si giunse così all’identificazione totale tra radicalismo politico-sociale ed intransigenza etica, tra un assoluto rigore morale e una bruciante passione idealistica. La stessa tenuta retta e dignitosa manifestata di fronte al plotone di esecuzione partigiano ce ne lascia ampia testimonianza.

Fu proprio Pavolini, in qualità di segretario del PFR, a volere la nascita del Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle CC.NN. come effetto della militarizzazione dei compiti politici del Partito, le federazioni del partito si trasformeranno in Brigate e si fregeranno del nome di un caduto per la causa fascista, non si useranno gradi ma si evidenzieranno unicamente le funzioni di comando, la stessa strutturazione interna sarà innovativa e funzionale alle circostanze e ricorderà molto quella dei Freikorps dell’epopea del Baltikum e non casualmente il capolavoro di Ernst Von Salomon I Proscritti accompagnerà, nel tascapane, molti squadristi delle Brigate Nere.

Il partito-combattente, il partito-armato del Fascismo repubblicano era nato. Gli intransigenti porta-spada dei 18 punti del Manifesto di Verona avrebbero fatto sentire la loro voce e tutti l’avrebbero sentita.

L’ufficializzazione avverrà con il Decreto Legislativo del Duce del 30/6/1944 e scatenerà numerose polemiche fra gli organismi politico-amministrativi della RSI.

In maniera particolare prevarranno le animosità contrariate del maresciallo Graziani, comandante dello Stato Maggiore dell’Esercito repubblicano, del principe Junio Valerio Borghese, il carismatico comandante della X MAS e di Renato Ricci comandante della GNR.

Il primo, assertore di una presunta indispensabilità apolitica delle forze armate e di un necessario ammorbidimento del tono fascistizzante della Repubblica, non poteva che avversare chi rimarcava invece la natura squisitamente fascista dello Stato repubblicano e la conseguente supremazia del principio politico anche in campo militare; il secondo ponendosi sulla falsa riga di Graziani vi aggiungeva inoltre la propria natura di “battitore libero”, una “vocazione guerriera” di stampo rinascimentale di cavaliere di ventura, una personalità avulsa da qualsiasi tipo di pressione o di condizionamento, anche se proveniente da Mussolini in persona, tanto meno da parte delle gerarchie politiche di un partito di cui non aveva nemmeno la tessera e della cui esistenza avrebbe fatto volentieri a meno; infine il terzo, Renato Ricci, che vedeva nelle Brigate Nere uno scomodo concorrente per la sua GNR., che fino ad allora si premurava di presentare come l’unico corpo “fascista” della RSI, in virtù del fatto che era sorta dalla fusione di ciò che rimaneva della Milizia con i Carabinieri e con la PAI – la Polizia Africa Italiana – in realtà un connubio poco proficuo e ancor meno felice, visto che il grosso dei Carabinieri gradualmente diserterà o verrà deportato in Germania, riducendo di fatto l’organico e l’efficacia dei presidi territoriali gestiti dalla Guardia Nazionale Repubblicana.

Nonostante tutto questo e con l’incondizionato favore di Mussolini, le Brigate Nere incominceranno speditamente la loro marcia, quella che Alessandro Pavolini definirà la marcia della Repubblica Sociale contro la Vandea monarchica, reazionaria e bolscevica, riprendendo quanto aveva detto Mussolini nel corso di un suo discorso del 27/10/1930: “Odio controrivoluzionario; odio di reazionari; odio di conservatori, che ci onora e ci esalta; è la Vandea universale, liberale, democratica, massonica che teme per i suoi feticci, che vede crollare i suoi altari, che sente smascherare le sue mistificazioni. Noi lottiamo contro un mondo al declino, ma ancora potente perché rappresenta una enorme cristallizzazione di interessi”.

Il segretario del Partito aveva in mente un modello da utilizzare come metro di paragone e come analogia: il soldato politico delle Waffen SS, il combattente politico della guerra di Weltanschauung continentale; e ancor di più aveva ben chiaro le finalità che dovevano animare i suoi squadristi: combattere tenacemente il nemico interno, fronteggiare l’invasione anglo-americana, legarsi politicamente ancor più saldamente al popolo e conseguire i frutti rivoluzionari di una guerra fascista portata fino in fondo, fino alle estreme conseguenze.

In linea con quanto disse il Duce a Milano nel 1944 agli squadristi della Brigata Nera Aldo Resega: “A chi ci domanda: che cosa volete? Rispondiamo con tre parole nelle quali si riassume il nostro programma. Eccole: Italia, Repubblica, Socializzazione. Italia, per noi nemici del patriottismo generico, concordatario e in fondo alibista, quindi inclinante al compromesso e forse alla defezione, Italia significa onore e onore significa fede alla parola data. La nostra Italia è repubblicana. Esiste al nord dell’Appennino la Repubblica Sociale Italiana. E questa repubblica sarà difesa palmo a palmo, sino all’ultima provincia, sino all’ultimo villaggio, sino all’ultimo casolare. Quali siano le vicende della guerra sul nostro territorio, l’idea della Repubblica, fondata dal Fascismo è entrata nello spirito e nel costume del popolo. La terza parola del programma, Socializzazione, non può essere considerata che la conseguenza delle prime due: Italia e Repubblica. La Socializzazione altro non è che la realizzazione italiana, umana, nostra effettuabile del Socialismo. Con questo noi vogliamo evocare sulla scena politica gli elementi migliori del popolo lavoratore. Poiché il più grande massacro di tutti i tempi ha un nome – Democrazia – sotto la quale parola si nasconde la voracità del Capitalismo giudaico che vuole realizzare attraverso la strage degli uomini e la catastrofe della Civiltà lo scientifico sfruttamento del Mondo”.

Quando furono ufficialmente costituite le Brigate Nere, nella loro qualità di organo militarizzato del PFR, si produsse un evento politico concreto, espressione di una politica rivoluzionaria applicata dove quella vocazione popolare e idealistica che erano state alla base del Fascismo delle origini e dell’epopea quadristica tornavano prepotentemente in auge, ma ancor di più motivate e decise nei toni, innalzando all’ennesima potenza il suo carattere di élite rivoluzionaria che nata dal popolo andava verso il popolo.

Non erano stati francamente numerosi i casi in cui il Fascismo, durante il regime, aveva prodotto misure di rottura netta ed inequivocabile con le istituzioni precedenti.

Di prove in senso contrario, piuttosto, se ne ebbero in abbondanza. Basterebbe solamente pensare al caso della MVSN, la milizia fascista, che venne costretta ad essere inquadrata nei ranghi dell’esercito regio e con tanto di giuramento di fedeltà alla monarchia, cosa che creò non poche inquietudini a numerosi fascisti, consapevoli che quella operazione di vertice andava a neutralizzare il potenziale politico della stessa, abolendone l’autonomia e minandone di fatto la fedeltà al regime fascista.

Non a caso dopo i fatti del 25 Luglio, il crollo del regime e l’arresto del Duce, la MVSN non costituì alcun problema per il nuovo governo di Badoglio.

La creazione delle Brigate Nere, cioè la militarizzazione del PFR, rappresentò invece uno dei segnali più visibili di un nuovo determinismo politico in corso d’opera.

Fu la risultante di una volontà comune che, partita dai luoghi dell’azione e dalle località dove la realtà della guerra civile era concreta esposizione quotidiana allo stillicidio, rimise in moto spontaneamente l’antica prassi squadristica del tonificare gli uomini, del fare fronte comune, del rispondere colpo su colpo al nemico.

Niente sarebbe rimasto più impunito.

Alessandro Pavolini, nella sua esemplare coerenza spinta fino al sacrificio ultimo, incarnerà la realizzazione di una volontà più che politica, pienamente ideologica, profondamente compenetrata spiritualmente con il Fascismo: una virile mistica della lotta e della rivoluzione. Una possente volontà che integralmente trasmetterà agli uomini delle Brigate Nere, perché la guerra contro il ribellismo delle bande partigiane era vera guerra rivoluzionaria, era esaltazione nietzschiana del superamento di ciò che ancora era troppo umano.

Storie di guerra, di sangue versato per nutrire la sacra terra della Repubblica. Storie di passione ideologica che non arretrava di fronte a niente, fino al consumarsi del sacrificio, perché non tutti avevano tradito. Quindi, Storia, Sangue e Onore di una Stirpe, quella fascista, che nella militanza nei ranghi delle Brigate Nere inquadrò il significato più intenso del Fascismo e della RSI.

Maurizio Rossi

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Categorie: Controstoria, Rsi

Pubblicato da Ereticamente il 18 settembre 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. SEPP

    Io ho solo pieta’ per coloro che hanno sacrificato le loro vite per un ideale che era stato tradito da mussolini stesso. Saranno illazioni, pero’ credo che il fascismo italiano era nato all’acqua di rose, non avevano idea a cosa stavano andando incontro, credevano che bastava alzare le mani per essere trattati bene, cosi’ e’ successo in dalmazie e istria dove i nostri connazionali hanno sperimentato l’odio dei croati per crimini che non avevano commesso e che credo che gli italiani erano incapaci di commettere.
    Diamoci la verita’, mussolini non era un guerriero, aveva trovato la strada spianata dalla corona, le varie fazioni, come succede oggi con le tifoserie, cercavano sempre di non arrivare mai allo scontro mettendo nel mezzo una terza parte. Non avevano capito che la guerra e’ crudelta’, vivevano un sogno, credevano che faccendo del bene ne avrebbero ricevuto altrettanto.
    Se il fascismo fosse stato serio, e non e’ lo stato fino all’ultimo, appena mussolini era stato arrestato l’esercito politico sarebbe intervenuto.
    Invece la stanchezza e la disillusione erano cosi’ forte che la notizia e’ stata accolta dai capi come una liberazione, liberazione dalla guerra e dai sacrifici.
    Hanno fatto massacrare intere brigate lasciando che credessero che arrendersi era il male minore.
    Come sempre l’italiano vive in mondo a parte e quando incontra altri popoli di ben altra aggressivita’ si rifugia nelle braccia consolatorie delle mamma. Accade oggi come ieri.
    Guardiamo la realta’ e non raccontiamoci fiabe.
    Siamo deboli e dobbiamo temprarci.

    • Se fosse come dici tu, Hitler non avrebbe mai investito quello che ha investito sull’Italia come sua alleata, e fidati, Lui era un veggente. Il Fascismo purtroppo non è stato messo in pratica come avrebbe dovuto, e continua a non essere compreso (volutamente?) da coloro che dicono di essere “fascisti”, forse proprio per quello spirito bonaccione che hai descritto. Solo quando si capirà il valore razziale del Fascismo italiano, smettendo di dire che “le leggi razziali sono state un errore per compiacere Hitlerrrr”, si potrà comprendere il valore unico dell’Idea, che come tutte le Idee segue un suo percorso, al di là dei tentennamenti degli individui.

  2. SEPP

    Prima di Preziosi nessuno era cosciente del problema razziale, anche Preziosi agli inizi non era antisemita, poi scopri’ il vero potere che le minoranze etniche detenevano in Italia e tento di informare chi di dovere come stavano le cose. Mussolini acquisto’ i diritti del libro di Hitler e non si curo’ di sapere chi lo avesse tradotto. Mussolini fu minacciato dal fondatore del sionismo, Mussolini era bravo a bleffare, al potere ci arrivo’ come ci e’ arrivato renzi e compagnia. Il fascismo si prese in carico i debiti dei privati e li carico’ sugli italiani, in italia l’ultima ruota dl carro paga sempre. Le nostre conquista coloniali erano una voragine per le casse dello stato. Il fascismo si realizzo’ nella repubblica di salo’, prima era una cambiale a vuoto. Non puoi pretendere di riformare una nazione che ha sempre visto quanto vuote sono le promesse fatte dal potere di turno.
    Dove si e’ mai visto se non italia il primo diventare ultimo? alla marcia di roma erano quattro gatti e poi diventarono una fiumana,questo non e’ bleffare? oppure il prefetto Mori che aveva debellato il potere mafioso e’ fu giubilato proprio da mussolini? la difesa della razza? ma se quando andammo in eritrea i nostri soldati si innamorarono delle indigene tanto che ancora in giro per il paese ci sono le prove di questo amore? e la sarfatti amante di mussolini? io non vedo coerenza nel fascismo.
    Quando parlano di dittatura fascista mi viene l’incontinenza, ma quale dittatura, noi italiani non sappiamo cosa significa una dittatura come quella dei soviet che hanno estirpato e sostuito il popolo russo.
    L’ italiano e’ l’unico soldato che tratta i nemici come amici, l’ italiano sa che non e’ con la guerra che si conquista ma con la bonta’, i nemici nostrani raccontano che eravamo feroci assassini, a me invece una partigiana titina ha detto che eravamo i migliori e i piu’ umani.
    Non e’ il fascismo che ci ha plasmato ma i secoli di contatti con i vari popoli.
    Onore a Savitri Devi.

  3. Daniel

    Mi complimento con Maurizio Rossi per l’ottimo articolo:
    nella RSI e nelle Brigate Nere (ma anche nella GNR, con la differenza che trattavasi un corpo militare e non politico paramilitare come le BN) trovava finalmente il coraggio di essere come non avrebbe mai potuto essere nei 20 anni precedenti, a causa dei troppi compromessi ed equilibri sui quali si reggeva il regime; equilibri e personaggi che avrebbero fatto sentire il loro effetto nocivo alla fine, nel fine 42-luglio 43, quando avrebbero comportato lo scioglimento del regime come neve al sole e l’arresto del DUCE.
    Mi trovo in assoluto disaccordo con Sepp, il quale sostiene che il fascismo e la sua Guida sarebbero stati solo compromessi e barbatrucchi: vorrei ricordare che la pre-rivoluzione bolscevica del 19-20′ è stata sconfitta con il coraggio, la forza e siprattutto il sacrificio di tanti veri combattenti e fascisti.
    Il vero errore fatale del DUCE fu di permettere a tanti falsi fascisti di inserirsi nel sistema di poter pur di salvaguardare la logica del consenso: una logica vincente sul breve termine e finché costoro potevano trarvi vantaggi, perdente nel lungo termine appena la Storia chiamò al sacrificio.
    Ma la RSI, che ricordiamoci bene essere LA CONTINUAZIONE E NON LA NEGAZIONE DEL REGIME, finalmente abbiamo potuto avere un’idea di cosa sarebbe stato il Fascismo ideale:
    Repubblica, Socializzazione, mobilitazione totale del popolo, azzeramento delle distanze sociali, preservazione dell’identità Italiana storica ed etnico, pur nel grande disegno di Impero Confederato di cui ci ha parlato Maurizio in questo articolo.

  4. L’errore imperdonabile, storicamente parlando di Mussoli, fu quello di investire troppo sul materiale umano, rappresentato dagli italioti. Detriti razziali, ove predomina il carattere levantino,con un sud della penisola, abitato da popolazioni che altro non sono che un enclave nord africano in Europa.Ne vogliamo prendere atto? L’Italia è un aborto storiografico.Aveva ragione il cancelliere austriaco Metternich, durante il congresso di Vienna del 1815, quando affermò che l’Italia era solo una espressione geografica e non un popolo, una nazione. Un esempio storico da imitare sono le due nazioni confinanti della Croazia e della Slovenia, finalmente libere dalle catene dell’ex Jugoslavia. Secessione e indipendenza del nord Italia dal sud,l’unica via per la salvezza.Il sud Italia, deve essere incorporato da una confederazione di stati che va dalla Turchia alla Grecia, alla Spagna e Portogallo comprendenti i paesi nord africani che si affacciano sul mar Meditteraneo.Secessione e indipendenza l’unica via percorribile per la salvezza.

  5. Eugenio

    Maffei, solo un ignorante troglodita, becero cavernicolo come te poteva scrivere una infinità di minkiate contro l’Italia e l’italianità. Ti lascio al tuo padanismo, al tuo leghismo filosionista di salvini, calderoli e bossi con l’augurio che tu possa leggere uno, almeno uno, testo classico (a scelta tra iliade-eneide-odissea) che ti apra il cervello e ti inietti il neurone dorico della nostra identità

  6. stelvio dal piaz

    L’ignoranza regna sovrana: i commenti – molti anonimi e questo la dice lunga – sono un concentrato di approssimazione tipicamente risultato della disinformazione scientifica operata nel dopoguerra. Prima considerazione incontestabile: contro il Fascismo la “democrazia” ha scatenato quattro continenti e mezzo. Se fosse stato il movimento politico descritto con tanta superficialità in alcuni commenti non avrebbe provocato la reazione globale cui faccio riferimento.
    Seconda considerazione: nel ventennio Fascista le migliori risorse intellettuali italiche hanno offerto al mondo intero opere di grande rilevanza e valore;
    Terza considerazione: prima di affrontare il “Fascismo” occorrre conoscerlo nella sua dottrina e nella sua prassi; consiglio la lettira della “Dottrina del Fascismo”, l’Opera Omnia che raccoglie gli scritti del Duce, la Carta del Lavoro, la Carta della Scuola, la struttura e l’Organizzazione della GIL.
    Per quanto riguarda le Brigate Nere, accetto personalmente qualsiasi confronto: io sono orgagliosamente un giovane volontario che dopo il corso nelle Fiamme Bianche dell’Opera Balilla è pasato in Brigata Nera. Penso che abbia il diritto di dare la testimoninanza diretto dello spirito di queste formazioni che facevanio a pieno diritto parte delle FF.AA. Repubblicane. Termino questo intervento dando un consiglio: chi commenta deve essere almeno all’altezza culturale e morale di chi ha scritto l’articolo. Altrimenti il ” il tacer è d’obbligo ” Questo posso affermare anche perchè non mi nascondo dietro pseudomini !

  7. SEPP

    Il fascismo non era un pericolo per nessuno, quanti di voi informati sui fatti sono un pericolo per questo sistema? nessuno. Cosi’ era il fascismo, che aveva avuto il cammino aperto senza alcuna dificolta’, la classe economica italiana aveva caricato lo stato con i suoi debiti, tale e quale come fanno oggi pero’ in stile planetario, i debiti allo stato i guadagni agli azionisti. Poi la retorica italiana e’ una farsa, ingrandiscono qualsiasi evento, due morti sono una strage, un paesello smottato un cataclisma, siamo il paese del melodramma, ed ancora oggi con la globalizzazione non sappiamo cosa ci aspetta e cosa c’e’ fuori dalle mura di casa.
    Mussolini aveva ragione sul fatto che bisognava fare l’italiano pero’ dimenticava di includere anche la sua persona.
    Poi la guerra andava fatta, per i padroni del mondo e’ bello creare e distruggere.

  8. Maria Cipriano

    Vorrei fare una precisazione sulle leggi razziali cui ha accennato uno dei commentatori: se non furono promulgate per compiacere Hitler ma per spirito razziale antiebraico -e io sono tra quei pochi che ritengono invece furono promulgate per compiacere Hitler in vista di un “do ut des”, sulla spinta di un pressante interesse del Fascismo in quel momento-, non si comprende come mai tanti ebrei vennero aiutati da tanti fascisti, al punto che, tra questi, il capo della Polizia della RSI Tullio Tamburini e il suo vice Eugenio Apollonio furono deportati a Dachau, e il ministro degli Interni della RSI Buffarini-Guidi fu costretto a dimettersi proprio in quella circostanza, dopo aver avvertito il cognato di Tamburini, Bruno Kiniger, di mettersi in salvo perchè la Gestapo lo stava cercando per spedirlo in Germania, avendo le prove dei suoi maneggi antinazisti in favore degli ebrei.
    I salvataggi di ebrei da parte dei Fascisti non furono eccezionali episodi circoscritti a qualcuno, bensì ripetute azioni di soccorso cui il Duce non poteva essere estraneo. Ciò non impedì che 7.000-8.000 ebrei italiani, dei 47.000 esistenti, fossero deportati lo stesso, ma tutti dopo l’8 settembre ’43, quando il Fascismo era fortemente indebolito, e i tedeschi avevano preso il sopravvento al punto da impadronirsi del campo di Fossoli per farne l’anticamera verso i lager, e da organizzare retate in territorio italiano. E si trattò comunque di una cifra “modesta” se confrontata con gli alti numeri di quell’emergenza umanitaria, che portò alla morte non già i vertici della Finanza mondiale, bensì innocue famiglie colpevoli di nulla, che molti Fascisti salvarono o cercarono di salvare, non sempre riuscendoci, in barba alle “leggi razziali” e ai tedeschi: ci sono ormai fior di documenti che lo attestano. Eclatante il caso di Farinacci: richiesto dalle SS di consegnare la lista degli ebrei di Cremona, prima li avvertì di nascondersi e alcuni li nascose lui stesso, poi consegnò la lista.
    Maria Cipriano

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