Areali etnici italiani: l’Enotria

Areali etnici italiani: l’Enotria

Eccoci all’estremo Meridione del Paese, all’area che potremmo definire con un altro termine storico Enotria (oppure Hesperia, che però in greco alluderebbe a ciò che genericamente sta ad occidente dell’Ellade). Nel prossimo articolo tratterò invece della Sardegna.

Data la preminenza della Sicilia in quest’area (corroborata dall’omonimo Regno), il territorio viene approssimativamente definito siciliano, e siciliano il sistema linguistico che caratterizza l’estremo Sud. Nello specifico le aree enotriche sono: Messapia/Salento, Bruzio/Calabria (senza la parte settentrionale, lucana), Sicilia e Isole Maltesi.

L’estremo Sud è inquadrabile come greco-italico, data l’importanza della Magna Grecia e delle colonie greche di Sicilia, e proprio il retaggio greco e bizantino distingue i dialetti meridionali estremi (o “siciliani”) da quelli meridionali tout court. Alla Sicilia associo Malta, che nonostante la lingua semitica (in alfabeto latino) rientra nello spazio geografico italiano e soprattutto ha una storia secolare caratterizzata da colonie siciliane e anche italiane continentali. Il tutto corroborato da un lessico del maltese pesantemente influenzato dal siciliano e dall’italiano. Ovviamente Pelagie (tra cui la martoriata Lampedusa), Linosa e Pantelleria rientrano in questo spazio.

Nonostante la ben nota eredità greca (e bizantina) l’Enotria è prevalentemente di estrazione autoctona paleo-mediterranea e neolitica, e con un sicuro apporto da parte dell’elemento italico. Gli Enotri, popolo storico che alcune leggende spacciano per greco, in realtà erano proprio degli Italici probabilmente dell’ondata latino-falisca, e così i famosi Siculi che dal Lazio migrarono nella Sicilia orientale. Assieme a questi i Morgeti di Calabria e Sicilia centro-orientale.

I Bruzi invece erano probabilmente del filone osco-umbro, affine a quello dei Lucani, e occuparono l’antico Bruzio, poi denominato Calabria. Tra i popoli dell’Enotria compaiono anche i semi-leggendari Itali, che avrebbero dato il nome al Paese; in realtà il termine alla base di “Italia” (l’osco Viteliú) era presente un po’ in tutta la Penisola e veniva usato da popoli non italici come Etruschi e Greci per indicare gli appartenenti al ceppo indoeuropeo latino-falisco e soprattutto osco-umbro. Proprio grazie agli Umbri, tale termine (o simili) trova attestazione anche al Nord, prima stazione italica dell’Italia, dato che questi calavano dall’area danubiana.

A completare il quadro vanno menzionati gli apuli Messapi del Salento (area che per prima ricevette dai Greci la denominazione di “Calabria”, poi passata al Bruzio per via del Ducato di Calabria bizantino che non venne conquistato dai Longobardi, penetrati invece in Puglia), e poi Elimi e Sicani della Sicilia occidentale, popoli di stirpe affine a quella dei Liguri.

L’Enotria venne poi romanizzata e inserita nell’organismo italico augusteo, sebbene la Sicilia fosse provincia al pari di Sardegna e Corsica; proprio in queste aree sorsero le prime forme di indipendentismo all’italiana. Successivamente si ebbero incursioni germaniche e dopo il crollo dell’Impero il Regno di Odoacre e quello ostrogoto di Teodorico. Dopo di questi il dominio bizantino e le penetrazioni longobarde, seguiti dall’occupazione araba della Trinacria. Popoli come Arabi (in realtà più sul berbero, nordafricano), Ebrei e Saraceni lasciarono poco o nulla nell’isola siciliana e altrove al Sud, e rappresentarono giusto dei contatti con influssi più culturali che altro. Lo stesso dicasi di Fenici e Cartaginesi.

Un discorso analogo può essere tranquillamente fatto anche per i Normanni, che però ebbero il merito di liberare l’isola e di, scacciando gli Arabi, chiamare in Sicilia coloni settentrionali lombardi (in senso storico) che ripopolarono diverse zone abbandonate dai musulmani, in epoca normanna e sveva. Si andò così a creare una sorta di “Lombardia” siciliana, con tanto di isole linguistiche gallo-italiche.

Comunque interessante notare come, sia fisicamente che geneticamente, i Normanni influenzarono la Sicilia nordoccidentale tra Palermo e Trapani, particolarmente nella zona di Caccamo e in quella di Alcamo (vedi distribuzione degli aplogruppi maschili germanici in Sicilia).

Per quanto concerne la presunta similarità genetica tra Meridionali estremi ed Ebrei aschenaziti invece, è il caso di ricordare come gli Ebrei giunti in Sicilia in epoca romana assorbirono linee materne dell’isola per poi spostarsi in Renania (e da lì nell’Europa orientale); Semiti, si rimescolarono con elementi europei centro-orientali il che fece assumere loro un aspetto genetico vagamente simile a quello siciliano, ma questo non perché i Siciliani siano semiti (pacchiana scemenza) bensì perché questi Aschenaziti si rimescolarono con elementi europei. Superfluo aggiungere che i Meridionali estremi italiani sono comunque più europei dei meno semiti tra gli Ebrei. Il tutto sia detto non per razzismo ma per mera puntualizzazione genetica.

Dovendo ripartire l’Enotria in province procederei come segue:

  • Messapia/Salento. Territori di: Lecce (capoluogo), Brindisi, parte della provincia di Taranto. Emblema storico il delfino stizzoso che afferra con la bocca la mezzaluna islamica, simbolo della vittoria contro gli Ottomani, unito al cromatismo mediterraneo giallo-rosso. Loro animale totemico, pare, la cerva bianca, che acquista valenza solare, luminosa. Il Salento è parte della Japigia, ma si distacca dal resto della Puglia per via del forte influsso greco;
  • Bruzio/Calabria. Territori di: Reggio Calabria (capoluogo), Catanzaro, Cosenza (senza la parte settentrionale della provincia), Crotone, Vibo Valentia. Simboli del Bruzio le croci bizantina e potenziata, a significare rispettivamente il dominio di Bisanzio e quello normanno, nere in campo bianco. Animale totemico dei Bruzi il famoso giovane toro italico di origine sannitica, che avrebbe dato il nome all’Italia;
  • Sicilia. Territori di: Palermo (capoluogo), Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani + le Isole Maltesi. Vessillo etnico la nota Trinacria (la testa della Gorgone con le spighe romane in mezzo alla triscele, nobile simbolo spirituale ariano molto ricorrente in tutta Europa). Sembra che i Siculi fossero particolarmente legati al cane, come animale totemico, il che tradisce la loro filiazione italica latino-falisca (essendo il cane derivato dal lupo).

L’insegna globale di questa terra d’Enotria potrebbe essere lo splendido vessillo medievale del Regno di Sicilia: quello con le due aquile sveve nere ai lati e le barre giallo-rosse d’Aragona al centro. Un tributo soprattutto agli Hohenstaufen, che fecero di tutto per unificare il Paese e ci sarebbero riusciti se non fosse stato per quel corpo estraneo incistato nel cuore dell’Italia da secoli, che risponde al nome di Chiesa cattolica. Esso ha avvelenato Roma e la romanità e ha sempre costituito un intralcio di fronte all’elevazione politica e militare dell’Italia. E oggi continuano la ben poco nobile tradizione, vessandoci con la questione allogena e ficcando il naso in ogni affare politico italiano. Costoro ci riempiono di stranieri dall’epoca medievale, con lo scopo di dividerci ed impedirci di costituire una concreta forza etnonazionale.

La riscossa dell’Italia passa per la rinascita di un sincero ideale “ghibellino” che ponga fine alla dittatura papista, straniera, relativista, anti-italiana senza comunque appiattire sulla linea di una odierna Roma, che di antico-romano e patriottico ha sempre meno, l’intera politica nazionale, bisognosa per come la vedo io di etnofederalismo. L’Italia è infatti una delle colonne portanti del grande impero europeo, e per reggere ha bisogno di quel salutare rinnovamento che passa sì per la riscossa dello Spirito nazionale ma anche per la tutela dei Popoli che questo Spirito anima. E questo proprio per esorcizzare l’italietta politica odierna da quattro soldi che è agli antipodi dell’Italia più nobile ed indoeuropea, la cui forza sta nel Sangue delle sue genti coese dalla romanità.

Ave Italia!

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Etnoregionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 16 agosto 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Lascia un commento

    sosteneteci&cresciamo


  • evola a milano

  • associazione radici

  • evola

  • libreria ibis bologna

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
    • Adriano Dragotta in La dimensione dell’assurdo, il tempo del Rinoceronte – Roberto Pecchioli

      Scritto magnifico!... Leggi commento »

    • Elena in Il futuro modifica il passato: per una nuova visione del tempo - Emanuele Franz

      Ho letto tutti i libri del Franz. Ne cito solo... Leggi commento »

    • Lorenzo Peyrani in Il futuro modifica il passato: per una nuova visione del tempo - Emanuele Franz

      "What happens when a new work of art is created is... Leggi commento »

    • Lorenzo Peyrani in Il futuro modifica il passato: per una nuova visione del tempo - Emanuele Franz

      Bello, un libro in controcorrente pieno di stimoli... Leggi commento »

    • scienzanofantasciensapls! in La storia dei Siculi fin dalle loro origini - Recensione di Fabio Calabrese

      muhà....chissà perchè Claudio d'Angelo mi ricor... Leggi commento »

  • post Popolari

    archivio ereticamente

    Statistiche

    Tag

    Newsletter

  • a. dugin

    Uscire dal XX secolo. Un’idea nuova per il Terzo Millennio.  Per una Quarta teoria politica. – Roberto Pecchioli (5^ ed ultima parte)

    di Il Picchio

    “Chi ha rinunciato alla sua terra, ha rinunciato anche al suo Dio” (Fedor Dostoevskij- L’idiota) Capitolo IX Andare oltre Centro e periferia Il [...]

  • populismo

    Osservazioni sul populismo – Fabio Calabrese

    di Fabio Calabrese

    NOTA: L’articolo che segue l’avevo redatto diverso tempo fa, subito dopo “Loro avevano le idee chiare”, del quale è in un cer[...]

  • il soledì

    Dalla parte della Luce. Sempre

    di Paolo Sizzi

    Non c’è modo migliore di salutare la definitiva dipartita di un disumano subumano come Riina con il ricordo di coloro che, per anni, si battero[...]

  • eretico

    Minniti: il ruggito del coniglio – Michele Rallo

    di Ereticamente

    Dove eravamo rimasti? Ah, si… Ai migranti che erano una risorsa e che stavano lavorando per noi: per fare i lavori che gli italiani non vogliono[...]

  • controstoria

    Il 18 Settembre 1943 nasceva la Repubblica Sociale Italiana. Le Brigate Nere di Alessandro Pavolini ne saranno l’anima popolare, idealistica e rivoluzionaria – Maurizio Rossi

    di Ereticamente

    La rilettura storica dell’esperienza della Repubblica Sociale Italiana – la cui nascita venne annunciata da Benito Mussolini il 18 Settembre 1943 [...]