Basta!

Basta!

Un giorno Benito si affacciò al “balcone”. E, fra le altre cose, tuonò: “…con l’Etiopia abbiamo pazientato quaranta anni. ORA BASTA!”.

Il popolo impazzì e l’ovazione trasmigrò i monti ed i mari.

Sappiamo tutti come è andata: “Salutate, dopo quindici secoli, la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma”. L’Europa sentì nelle viscere l’immane urlo della piazza.

Altri tempi. (chiosa: le armate del sudaticcio Negus erano armate con fucili inglesi e tedeschi. Guarda caso…).

Altri tempi, altri uomini., Nel giusto o nell’errore mostravano attributi, virilità, potenza o desiderio di potenza. Già precedentemente, in occasione dell’eccidio in Grecia di una commissione militare italiana disarmata che studiava le contese confinarie su mandato internazionale, da parte di nazionalisti ellenici, Benito mandò la Marina Militare ad occupare Corfù, che avrebbe restituito solo dopo le scuse formali del nicchiante governo greco e solenni funerali di stato ad Atene.

Cosa che successe puntualmente.

Altri tempi, altri Uomini, altri attributi.

Oggi sembra di vivere in una specie di molliccia gelatina tremolante, in disfacimento.

Stiamo assistendo al tentativo di disgregare il tessuto connettivo italiano, la trama e l’ordito della stoffa che  ha vestito la nostra identità. L’eredità di tre millenni è sul punto di affondare in un mare di vigliaccheria  sfibrata, in un liquame di incompetenza, di nullaggine, di indifferenza ed egoismo ripugnante.

Badate bene, nei suoi tre millenni più volte l’Italia è stata invasa. I cosiddetti barbari calavano a depredare. Poi si stanziavano, frammischiandosi, assimilati. La civiltà di Roma sopravvisse alla sua più che millenaria storia. Erano quasi tutti barbari che provenivano dal Nord o dall’Est. Bianchi.

Ci furono, è vero, due invasioni da Sud. Una araba, che si stanziò in Sicilia, in Calabria e in Parte in Puglia. Oltre ad incursioni piratesche (il pirata tunisino Barbarossa n.d.r.) sulle coste. Ma sia l’occupazione che le incursioni furono fortemente contrastate, con armi, con la forza. I ducati Longobardi (35, fino a Benevento), la forze papaline, le Repubbliche Marinare, gli ordini di Monaci Guerrieri combatterono ferocemente e eroicamente contro gli arabi. Fino alla strepitosa vittoria di Lepanto, quando la forza ottomana fu umiliata, distrutta, annientata.

I Bianchi facevano i Bianchi e combattevano, attaccavano, distruggevano. Difendevano terra e civiltà.

La seconda invasione da Sud fu di altra natura, più subdola e strisciante: fu un’invasione religiosa. La religione semita, il cristianesimo, sostituì il Paganesimo, che tanto bene aveva funzionato per millenni. E ne portiamo ancora le conseguenze….

La Storia la conosciamo: non serve farne un elenco, il mondo ancora oggi adotta leggi, regole, principi, cultura che nacquero in Grecia, a Roma, in Germania.

Oggi assistiamo ad una inversione di tutto questo. Stiamo assistendo ad una invasione africana e mediorientale.

Voluta, programmata, studiata.

“Fuggono dalla guerra!” Biascicano i cattocomunisti, servili e proni a 90 gradi, quando non sfruttatori e magnaccia. E’ una balla, non mi stancherò di ripeterlo: dei 54 Stati in Africa, pochissimi hanno una situazione bellica attiva. E non confondiamo le millenarie diatribe tribali con stati di guerra. L’Europa riconosce tale stato solo per Libia (Brava Francia! Bell’idea andare a bombardare insieme all’Inghilterra il Rais Gheddafi. Si è ripetuto lo schifo di Suez del 1956), l’Eritrea e la Siria. Tutto il resto dell’Africa non ha stato di guerra riconosciuto ed acclarato.

E allora? Allora l’Europa chiude le sue frontiere. E non accoglie le migliaia, le decine di migliaia di africani che cercano di sciamare nel Vecchio Continente. La Francia ha chiuso le frontiere; la Svizzera non ne parliamo; l’Austria ce li rimanda (andate al Brennero a vedere le processioni…); la Slovenia non scherza: funziona, per sé. Ma anche da lì ne entrano a plotoni affiancati, con il beneplacito delle autorità slovene, ben felici di liberarsi dalle locuste….

Noi no.

Noi permettiamo che si riempiano le nostre città di disperati. Gettati qua e là come animali, sostenuti solo in parte dal cuore dei volontari e dei cittadini. Le bestie hanno di solito trattamento migliore.

Se poi nascono problemi di criminalità, di malattie, di scontri sociali, non stupitevi: è lo sbocco naturale di una situazione gestita da cala braghe, da sciacalli sociali ed economici, da servi sciocchi ed incapaci.

I media radicalchic hanno già suonato l’allarme: attenzione, dicono, se si va avanti così rimpiangeremo i personaggi della Lega Nord, che stanno tuonando.

Vero.

La Gente ha già detto BASTA!

La Gente non ne può più di assistere allo scempio, allo spreco, allo sperpero di risorse a favore degli invasori, contro i Cittadini Italiani.

BASTA! E quando il Popolo dice BASTA! Arrivano tempi bui e duri, durissimi per chi è responsabile della tragedia. Il Popolo esasperato non mangia le brioches di Maria Antonietta.

Alza la ghigliottina.

Ci stiamo arrivando.

Fabrizio Belloni

Cell. 348 31 61 598

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Categorie: Cogitamenti, Immigrazione

Pubblicato da Ereticamente il 15 giugno 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Stefano

    L’imperialismo revanchista dell’ultimora dell’Italia mussoliniana non ha niente a che vedere con quello a cui assistiamo oggi. Inutile mischiare capra e cavoli. Cui prodest? A noi italiani no di certo!

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