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Verità segrete esposte in evidenza

Verità segrete esposte in evidenza

Il linguaggio simbolico dell’Antelami

di Giovanni Sessa

Benedetto Antelami fu un artista di straordinario rilievo del Medioevo. Probabilmente affiliato a una corporazione di costruttori che custodiva l’eredità dei collegia  fabrorum di Roma, ha lasciato istoriata nel Battistero di Parma in modo mirabile la sua conoscenza della Scienza sacra. Sull’opera è tornato ad attirare l’attenzione dei lettori Claudio Mutti, noto studioso di cose tradizionali che, trascorsi oramai trentacinque anni dalla pubblicazione del suo Simbolismo e arte sacra ha dato alle stampe una nuova versione, ampliata e rivista dello stesso testo, dal titolo Il linguaggio segreto dell’Antelami, apparsa nel catalogo delle Edizioni all’insegna del Veltro (per ordini: 0521/290880; insegnadelveltro1@tin.it euro 12,00).copertina

Sappia preliminarmente il lettore che si tratta di un testo prezioso sia per i contenuti che per l’elegante veste editoriale, cose oggi davvero rare nello sconsolante panorama della pubblicistica nostrana. L’intento che Mutti persegue, con capacità affabulatoria e persuasività esegetica, è accompagnare il lettore nella decifrazione del codice simbolico sotteso alle rappresentazioni che compaiono nello zooforo del Battistero di Parma. Egli consegue in modo esemplare l’obiettivo realizzando, come avrebbe glossato Elemire Zolla, un’esposizione in evidenza di verità segrete. Sin dall’incipit l’autore, memore delle lezione guénoniana, ricorda che la forma ottagonale del Battistero rinvia alla dimensione di passaggio:

“…l’ottagono è un poligono di transizione, così il battistero era luogo di passaggio… rappresentava il mondo intermedio fra terra e cielo, fra spazio profano e spazio consacrato” (p. 10).

4950L’irregolarità ottagonale del monumento, inoltre, fa comprendere come l’idea tradizionale di misura e regolarità abbia poco a che fare con similari, ma qualitativamente differenti, concezioni moderne. L’opera fu realizzata nella certezza che ogni tempio è in relazione con l’Uomo Primordiale, immolato in illo tempore e incarnatosi nel cosmo. La sua presenza è individuabile a Parma nella testa d’Uomo dello zooforo, posta accanto al Grifone. Il carattere sacro della costruzione è testimoniato dalla presenza sul suo lato sud-orientale del Vestigium pedis che la leggenda dice esser “traccia”, come ricordato da Guglielmo Capacchi, dell’ira del diavolo per la denuncia delle sue malefatte “messa in scena” dall’Antelami. Ma che relazione può mai sussistere tra il diavolo e gli stati superiori dell’essere? Perché la presenza diabolica su un monumento sacro? Risponde correttamente Mutti:

Gli stati inferiori costituiscono un riflesso rovesciato di quelli superiori, sicché il vestigium pedis diaboli non è altro che un’immagine parodistica del vestigium sancti pedis” (p. 21).

Sulla parete sud-orientale è raffigurato l’Arbor vitae, sui cui rami è inerpicato un ragazzo che, con la mano sinistra, estrae del miele da un favo, con la destra lo porta alla bocca. Due bestie corrodono le radici dell’albero, mentre un drago attende il precipitare a terra del giovane. La scena è accompagnata da simbologia solare e lunare. Si tratta di una esemplare rappresentazione della consunzione della vita operata dal tempo edipico, incalzante nell’attesa spasmodica che le fauci dell’inferno ingoino chi ha confuso il Sommo Bene con gli effimeri piaceri. Una messa in scena del samsâra ma anche della possibile liberazione. L’autore rileva come tale storia, di origine indiana, sia giunta all’Europa per la mediazione islamica.

Ma in cosa consiste, in fondo, la lettura dello zooforo? Si tenga presente che esso si compone di 78 formelle, precedute da un bassorilievo di uccello notturno. Il 78 è nel pitagorismo numero “triangolare”, corrispondente al 12 della serie numerica normale:

La presenza occulta di questo numero nello zooforo conferma, data la sua relazione con lo Zodiaco, il valore cosmologico del simbolismo dello zooforo stesso” (p. 32).

Pertanto, si può asserire che seguire rettamente il percorso indicato dall’Antelami, comporti la realizzazione di un iter labirintico verso il Centro.

Le rappresentazioni del Battistero devono essere seguite muovendo dall’Uccello e dal Leone fino al Veltro che chiude il percorso iniziatico. Il punto di partenza è da individuarsi nella porta meridionale da cui è necessario effettuare intorno al monumento una circoambulazione solare. In corrispondenza degli stipiti della porta sono posti due leoni con criniera a raggiera e con anello sotto la mascella, per allusione al passaggio da uno stato all’altro:

…chi effettui tale passaggio muore allo stato precedente e nasce a uno stato successivo, finché l’ultima morte lo libererà definitivamente” (p. 37).

Proseguendo il percorso oltre il Leone si incontrano l’Aquila, il Vitello e l’Uomo, simboli dei quattro evangelisti e reggenti dei punti cardinali, dei “quarti” dello spazio, ma anche indicanti forza fisica, virtus, intelletto che solo nell’Uomo trovano sintesi unitaria. Mutti osserva che le due teste leonine sono diametralmente opposte a due Unicorni collocati ai fianchi della Vergine. L’Unicorno è simbolo dell’anima al cui contatto il Leone-Spirito comincia, in termini ermetici, a “ruggire”. Lo spirito ha la capacità di tacitare la ratio, che svanisce nelle Acque dando luogo all’unione con il divino. Altra figura di rilevanza simbolica è posta a destra della porta del Giudizio, la Speranza, affiancata da Prudenza e da Modestia. Sul lato mancino è la Fede, assieme a Giustizia e Pace. All’epoca dell’Antelami la fides è :

…nome di un vincolo spirituale che… costituisce il cemento dell’edificio feudale… la rottura della fides equivale ad un atto sacrilego (p. 55).

Giustizia e Pace, che l’accompagnano, sono gli attributi di Melchisedec, archetipo del Re-Sacerdote, cui guardavano i ghibellini nel ri-proporre la renovatio Imperii.f5f0f9603e51bdd36019306cac7413f2

Allo scontro tra forze solari e telluriche alludono le figure conclusive dell’Asino e di Gog e Magog. Nella visione di Ezechiele, fonte d’ispirazione per l’Antelami, le due nazioni vengono distrutte dal fuoco celeste per colpe sacrileghe. L’ultima formella presenta un cane levriere, il Veltro, che pone fine a questo scenario apocalittico e come significato nella prospettiva dantesca e nell’assonanza semantica della parola “cane” con Khan, titolo designate i sovrani centroasiatici, diviene il portatore dell’Ordine.

Nello zooforo dell’Antelami è quindi istoriato in modo paradigmatico il rapporto ineliminabile che lega la “crisi” con la possibilità del Nuovo Inizio. Mutti lo sa bene, da accorto lettore di Evola. Questi, non casualmente, pose in esergo alla seconda parte di Rivolta un brano apocalittico tratto da Völuspa, accompagnandolo con un testo di Boehme estrapolato da Aurora. Ci auguriamo che le pagine di Mutti inducano a riflettere anche su questo tema.

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Categorie: Libreria, Recensione

Pubblicato da Giovanni Sessa il 9 Aprile 2015

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

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