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La realtà antro-genetica dell’Italia

La realtà antro-genetica dell’Italia

Ogni tanto qualche buffo padanista ripropone una vecchia favola sulle presunte origini mitteleuropee dei “Padani”, affermando che il Nord Italia sia celto-germanico. In sostanza quindi, a suo parere, terre come la Lombardia sarebbero ai livelli di Fiandre, Inghilterra o anche solo Baviera.

Fortunatamente, oggi, abbiamo degli studi genetici che smentiscono questa assurdità e che rimettono le cose al loro posto inquadrando, come già fece Cavalli-Sforza, anche i “Padani” nell’ambito sud-europeo. Dico “fortunatamente” non perché voglia fare torto a qualcuno, a qualche sognatore nostrano, ma perché essere sud-europei non è un’onta, una nomea, una cosa di cui vergognarsi, bensì un vanto e un onore, benedetto dalla romanità e dalla latinità che sono, prima di tutto, patrimonio italiano.

Certamente l’Italia è variegata; ragionando in termini di Nord, Centro e Sud (con la Sardegna, come ben sappiamo, geneticamente isolata) i gruppi etnici appaiono ben distinti, soprattutto quello settentrionale in rapporto a quello meridionale. Ma Nord e Toscana sono contigui, e Centro e Sud sono parimenti italo-romanzi e molto mediterranei, cose che corroborano l’italianità invece di inficiarla. Chiaro che le estremità peninsulari non confinino. Nel Nord, gli unici gruppi che si smarcano e confinano davvero col mondo mittel sono quelli del Nord-Est estremo, tra Bolzano e la Carnia superiore; territori germanizzati e con diverse minoranze germaniche e slave. La Pianura Padana e la Toscana confinano anche geneticamente (in altre parole noi Lombardi siamo più simili ai Toscani che a Bavaresi e Borgognoni, e il confine orientale tra Romagna e Piceno è sfumato), e sono le due aree italiane dove è fortissimo l’aplogruppo paterno italo-celtico R1b-U152*.

I campioni della Val Padana sono infatti perfettamente in linea con l’Europa meridionale, e giacciono tra Iberia e Toscana. Qualcuno potrebbe stupirsene: tra Iberia e Toscana? L’Iberia è più mesolitica dell’Italia, e quindi meno neolitica, e questo le consente di “plottare” più a nord anche dei “Padani”.

La convinzione che il Nord Italia sia centro-europeo nasce dal fatto che, fisicamente, l’indice cefalico nostrano sia più in linea col mondo transalpino che con quello mediterraneo. In Pianura Padana c’è molto alpinismo e una discreta dose di dinarismo, che comporta una decisa brachicefalia. Eppure, anche nel Nord, c’è un netto strato (atlanto)mediterraneo che lo distanzia dai Transalpini germanici, confermando la nota natura di barriera genetica, e anche fisica, rappresentata dalle Alpi.

Studi genetici recenti dimostrano anche che i Tedeschi sono un pelo più eterogenei degli Italiani, sfatando un mito che vuole una Germania compattissima e un’Italia a pezzi. L’eterogeneità italiana è più che altro accentuata da questioni linguistiche, culturali, climatiche, ambientali e storiche, ma da un punto di vista etno-razziale Nord e Toscana sono abbastanza simili.

Il vero stacco è tra Nord e Sud, ma anche qui non si può parlare di un baratro: l’Italia non è l’India, ha solo una storia complessa che passa per i tempi preromani e i 1500 anni di separazione politica. Le vere differenze antro-genetiche risalgono al primo periodo: abbiamo una Pianura Padana celto-ligure, un Centro italo-etrusco, un Sud greco-anatolico (comunque tutti e tre assai neolitici, o in altre parole mediterraneo-levantini in senso antico), poi accomunati dal retaggio romano rappresentato anche da diverse colonie italiche sparse in tutta la Penisola. Il Nord è certamente più neolitico, levantino antico, e romano di territori come Francia e Iberia, e questo lo smarca dal Centro Europa collegandolo ai Toscani e agli altri Centrali.

Parimenti, studi recenti sembrano smentire una forte presenza greca nel Meridione italiano, e quindi le peculiarità meridionali sarebbero più prodotto autoctono dovuto a millenario isolamento garantito dai mari che lo circondano.

Siccome la scienza non può essere ideologizzata (alla faccia quindi di chi vorrebbe piegarla al politicamente corretto affermando che le razze non esistano, per evitare di perdere il posto di lavoro e le cattedre) bisogna comunque ricordare che quella che è una linea linguistica (lo spartiacque appenninico, grossomodo la linea Massa-Senigallia o La Spezia-Rimini) lo è anche genetica, come afferma Barbujani, lo stesso che ha scoperto l’origine non anatolica degli Etruschi, e distingue il mondo galloromanzo cisalpino settentrionale da quello puramente italo-romanzo del Centro-Sud. Questo significa che si può tranquillamente parlare di un gruppo etnico “padano” e di uno tosco-meridionale, peninsulare, sebbene entrambi dell’Europa meridionale ed entrambi italo-romani grazie al collegamento dovuto a popoli come i discendenti di Ötzi, i Reto-Etruschi, gli Italici (che erano anche al Nord: Paleoveneti e Proto-Villanoviani, senza dimenticare che i Liguri erano italo-celtici), per quanto comunque, come detto, ci sia una certa continuità tra Nord e Toscana.

D’altro canto, nella globalità dei dati etno-antropologici, anche il Nord Italia è a suo modo variegato: di fronte ad un Nord-Ovest celto-ligure, abbiamo una Pianura Padana etrurizzata e italica, una Romagna bizantina assieme alle coste venete, e un Nord-Est reto-venetico con svariate minoranze alloctone. Per certi versi è meno compatto il Settentrione del Centro Italia, e anche del Meridione nonostante in esso vi possa essere una distinzione tra Sud ausonico ed Estremo Sud siciliano. E poi i Sardi.

Riguardo l’eredità germanica comunque, è poca cosa anche a Nord, per quanto più forte del Centro-Sud, e gli stessi Longobardi hanno inciso ben poco sul pool genico “padano”. Certamente ci sono più influssi mittel qui che nella Penisola propriamente detta, ma ingigantirli è abbastanza da falliti che vogliono essere quel che non possono essere, diciamocelo. Apparirà sicuramente interessante, tuttavia, il fatto che città come L’Aquila, Benevento, Campobasso, Aversa, Cosenza, Palermo e Trapani abbiano una certa percentuale di aplogruppi e geni germanici frutto della loro storia. Longobardi, Normanni e Svevi hanno ricoperto un ruolo di primo piano nel Mezzogiorno, sgominando gli Arabi e tentando di unificare risalendo la Penisola (mai maledizioni in questo senso saranno sufficienti, ai danni del Vaticano). E gli stessi Longobardi lo fecero innanzitutto partendo da Nord, ma sappiamo come andò a finire, grazie ai preti.

Signori miei, se ci balocchiamo tanto con la Grande Germania hitleriana (pur sapendo delle differenze tra Bavaresi e Prussiani, e Svevi e Sassoni, o Renani e Tedeschi orientali) perché non possiamo accettare un’Italia unita, per quanto giustamente etno-federale, orgogliosa del proprio comune retaggio italo-romano-mediterraneo? Parimenti non si può fare politica nazionale con craniometrie e aplogruppi, e non si può certo sorvolare su quella coscienza storica millenaria pan-italiana che accomuna tutte le terre del Belpaese, e che è sempre stata forte, innanzitutto, proprio nel Nord. Senza luminoso Spirito ario-italico e ario-romano, l’eredità etno-razziale rischia di rimanere un ininfluente feticcio, bistrattato dai suoi stessi detentori. E immaginatevi le conseguenze.

Ave Italia!

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Categorie: Etnofederalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 12 aprile 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. nota1488

    L’identità etnica è di fondamentale e predominante importanza, ma lo spirito Ario-germanico (Arianità occidentale), è quello a cui dobbiamo aspirare come moderni Italiani, in quanto più recente e più raggiungibile storicamente rispetto ad una estinta e cristianizzata (giudaizzata) Tradizione Romana.

    • Lorenzo Quattrocchi

      Ma quanto hai ragione!
      Fossi in te non andrei a paventarlo ai 4 venti
      Ma immagino tu lo sappia almeno quanto lo so io
      Saluti

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