Etno-federalismo unica via per la salvazione d’Italia

Etno-federalismo unica via per la salvazione d’Italia
Quello di cui l’Italia ha bisogno non è né il centralismo romano che rischia di perdere per strada il Nord, né tantomeno l’indipendentismo (ovviamente) e quel localismo esasperato che sembra contraddistinguere il nostro Paese da secoli ma che, se incontrollato, rischia seriamente di travolgere la Nazione portandola alla rovina (per la gioia dei nostri mondialistici nemici).
Credo che nemmeno l’autonomia concessa a certe regioni sia positiva, poiché porta queste ad incamerare soldi di tutti i contribuenti, spesso e volentieri scialacquati o fagocitati dalle mafie, oppure spesi bene ma usati dalla propaganda, ad esempio alto-atesina, come argomento valevole per poter ottenere di più dell’autonomia (fermo restando che se il Tirolo meridionale secedesse certi privilegi sotto Vienna se li sognerebbe).

La risposta agli annosi problemi italiani, e al divario che va allargandosi tra il Nord e il Sud del Paese, non è riposta in queste poco pratiche soluzioni, che semplicemente accentuano questi problemi invece di risolverli, ma nella saggezza e nel buonsenso di un patto tra gli Italiani che ovviamente non può che essere di stampo federalista; ma non alla fiscale, solo e semplicemente basato sulle solite questioni di quattrini, sebbene importanti, ma anche e soprattutto sulla difesa e la salvaguardia della sfaccettata identità italiana che invece di essere vista come una buona ragione per secedere deve essere vista come ricchezza inestimabile da conservare e armonizzare con un federalismo di stampo etnico.
Non insisterò mai abbastanza su questo cruciale punto: non federalismo fiscale, solidale, annacquato ed inutile che decentralizza solo sulla carta conservando le consuete magagne romane e regionali, ma un vero e proprio patto alla pari tra tutte le regioni italiane interessate, che miri alla coesione mediante etno-federalismo, perché se non si armonizza il tutto con l’etnicismo la questione non si risolverà mai.
Altra prerogativa di questo etno-federalismo deve essere l’irredentismo, ovviamente a partire dalla via diplomatica, di tutte quelle realtà etniche, storiche, geografiche e linguistiche indubitabilmente italiane, che però oggi sono sotto la giurisdizione di altri stati, in buona sostanza Corsica, Nizzardo, Monginevro, Valle Stretta, Moncenisio (sotto la Francia), Sempione-Val Divedro, Canton Ticino, Grigioni italiano, Val Monastero (Svizzera), settore alpino e litorale della Venezia Giulia in mano alla Slovenia, Istria, isole quarnerine, Dalmazia, Pelagosa (sotto la Croazia e il Montenegro), e le isole maltesi.
Non tutti questi territori rientrano nello spazio geografico italiano ma sono tutti legati all’Italia per svariati motivi e qualcuno, che secondo me osa troppo, vorrebbe anche aggiungerci Savoia, territori minori della Confederazione Elvetica, brandelli albanesi (Saseno, Valona, Linguetta), Isole Ionie, Isole Kerkenna e la Caletta, poco distanti dalle coste tunisine. Proposte del vecchio irredentismo, che qui diventa colonialismo più che altro, che non tengono conto ad esempio di come alcuni territori attualmente italiani siano fuori dallo spazio geografico naturale del nostro Paese (Madesimo, Livigno, San Candido, Tarvisio, Lampedusa, ossia Isole Pelagie). Naturalmente d’accordissimo nel tenere anche territori ormai italiani ma che esulano dal territorio geografico italiano, ma sull’irredentismo non mi allargherei troppo “accontentandomi” dei territori esposti nel paragrafo precedente.
Credo che un serio federalismo etnico, un etno-regionalismo, non possa prescindere dalla riconquista di territori che sono schiettamente italiani ma che oggi sono sotto altre entità, perché l’Italia vera e propria non è quella repubblicana, e mutila, odierna, ma quella che da secoli ha cementato la propria presenza etnica, linguistica e culturale anche in aree che oggi esulano dai confini amministrativi italiani.
Raggiungere un federalismo identitario è il primo passo, ma quello successivo è estenderlo a tutte le realtà etno-geograficamente italiane che non possono che tornare alla propria madrepatria. Solo così finalmente si può affermare la decisa differenza che passa tra uno stato italiano oggi svuotato di ogni significato etnico e nazionale, ma ridotto a contenitore multirazziale che non ha considerazione per l’identità regionale delle varie genti italiche, e la vera e propria Nazione italiana che è quella nata dallo stanziamento dei popoli indoeuropei italo-celtici sul suolo italiano e ordinata per primo da Ottaviano Augusto, nostro Pater Patriae.
Ogni popolo dopo il romano s’è battuto per l’unità di questo Paese e solo lo straniero ha fatto di tutto per dividerlo al fine di spartirne le spoglie con altri potentati stranieri. Romani, Eruli, Goti, Longobardi, Regnum Italiae, Sacro Romano Impero, Risorgimento, Fascismo, Repubblica di Salò (pure Napoleone, un Italiano a ben vedere) si sono battuti per unire e non per dividere, resistendo all’oppressore forestiero e contrastando il principale nemico dell’unità d’Italia, da sempre, reso straniero dal suo culto eretico del giudaismo: il papa.
Non possiamo permetterci di perdere altro tempo riguardo il nuovo volto etno-federalista da conferire all’Italia e tutti, anche coloro che s’occupano di cultura e identità, devono in tutte le sedi possibili perorare la causa dell’etno-regionalismo (cui poi può seguire anche un discorso economico) perché è l’unico modo per non lasciar cascare a pezzi l’Italia, perdersi per strada qualcuno, e finire così per fare il gioco del moloch globalista, che proprio approfittando delle campanilistiche divisioni tra Italiani semina la zizzania indipendentista e dell’egoismo capitalista. Solo federandosi e collaborando in nome dei comuni valori italiani i nemici di questi stessi valori possono essere vinti.
Uniti nella naturale diversità, che è una ricchezza e non una condanna, e senza mai perdere di vista l’obiettivo irredentista dell’annessione di tutti i territori un tempo italiani ma oggi asserviti da altre nazioni per volere di chi, dal ’45, tiranneggia l’Europa usandola a sgabello dei propri anfibi.
Non siamo svizzeri, siamo Italiani, e a differenza degli Svizzeri (che roba sono? Si mangiano?) siamo una Nazione, millenaria.
Ave Italia!
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Categorie: Etnofederalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 23 giugno 2014

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Anonymous

    Però smettiamola di usare la parola “romano” a vanvera. Roma non ha nemmeno un sindaco che sia romano e gran parte dei suoi amministratori, sia a livello locale che nazionale, sono meridionali.

  2. Anonymous

    forse il ripasso di un po’ di storia dell’Altoadige non farebbe male… ad ogni modo, l’Alto Adige è una regione a statuto speciale dove il modus operandi Non è italiota, e lo si vede.
    Dice che i soldi li sono spesi bene ma usati come propaganda, peccato non ricordi che altre regioni a statuto speciale italiane (come Sicilia e Sardegna) sono l’esatto esempio del perchè e del per come le cose pubbliche in Italia vadano malissimo … ben venga allora la propaganda…
    Se poi l’interesse è l’annessione alla patria austriaca da cui solo nel 1919 (in realtà già accordata dal Trattato di Londra del ’15 ) fu separata , direi che la cosa gli fa maggiormente onore… non và dimenticato che il l Südtiroler Volkspartei chiede che l’Alto Adige abbia la propria autonomia già dal ’45, quando solo nel ’69 viene concesso lo statuto autonomo… disposti a rinunciare a quei privilegi di cui Lei parla, al fine di perseguire la riunificazione etnica, il cui richiamo è ancora forte, nonostante i tentativi di italianizzazione del Fascismo… mi domando se Sicilia e Sardegna sarebbero mai disposte a rinunciarvici

  3. Anonymous

    All’anonimo qui sopra: lo consiglio a Lei il ripasso, a partire da Druso che piantò le aquile legionarie al Brennero segnando il confine (che comunque è già naturale) tra Italia e Germania.
    L’Alto Adige è territorio cisalpino facente parte lo spazio geografico italiano, e le Alpi sono il confine naturale delle due realtà etniche in questione. I confini naturali non sono una opinione.
    Riguardo alla germanizzazione: il grosso dei Tirolesi meridionali rimane pari a quello dei Trentini, dei Bresciani, dei Bergamaschi o dei Veneti; sono stati germanizzati per via di una immigrazione baiuvarica nel Medioevo ma, anche nell’aspetto, la maggior parte degli individui sono di aspetto retico come i Ladini.
    Follia pensare ad un Alto Adige che se ne va a spasso o che chiede di essere annesso all’Austria (che poi, lo vorrebbe?): quel territorio è stato conquistato anche col sangue dei parenti di Lei che scrive, probabilmente. Un po’ di buonsenso patriottico non guasterebbe anche se ormai l’anti-italianismo va sempre più di moda, basato su balle come quelle che alimentano il farsesco indipendentismo del Veneto.
    Potete giusto usare argomenti economici o basati sulla questione del welfare ma son tutti problemi ampiamente risolvibili con un serio federalismo che peraltro presupponga il governo di ogni regione da parte di chi, in quella regione, ci nasce, cresce e la conosce. E i mal di pancia finiscono.
    Mi ribadisco contrario all’autonomia e agli statuti speciali, dispersivi, costosi, inutili. Bisogna puntare sull’etno-federalismo. E a chi non sta bene può sempre prendere la via dell’estero, cosa che consiglio anche a certi Tirolesi germanofili. Dopotutto la loro Heimat ancestrale è la Baviera (se germanici) non l’Italia.
    PS: il toponimo Tirolo è bolzanino, dunque italiano di origine.

    Paolo Sizzi

  4. Anonymous

    Se lei intende far risalire a Druso il “diritto” italico sulla terre del Tirolo, allora evitiamo di continuare la discussione; alla stessa stregua, da Italiani Romani, potremmo avanzar pretese dall’ africa consolare, alla gallia, dall’armenia alla rezia … resta il fatto che un territorio conquistato col sangue (parliamo della prima guerra mondiale) non lo fa automaticamente integrato di diritto e di costumi alla nazione che lo ha vinto (potremmo chiedere agli istriani cosa ne pensano a tal proposito) … il buonsenso patriottico di cui Lei parla è lo stesso che Le faceva pronunciare in passato parole tipo ‘Lombardi sempre, italiani mai’?

  5. Anonymous

    Non capisco onestamente dove voglia arrivare: tutto parla a favore dell’italianità del Tirolo, poco o nulla a favore della sua germanicità. Pensi quello che vuole, se non le piace la storia ci sarà sempre la geografia a ricordarle che parliamo di un territorio cisalpino che da 2000 anni rientra nella sfera italo-romana. Chi si è installato lì dalla Baviera nel 1200 è solo una minoranza al pari di Walser, Mocheni e Cimbri.
    Per quanto riguarda il sottoscritto scusi tanto se ad un certo punto avverto tutto il ridicolo di certe mie passate affermazioni volte a sottolineare quel poco che ci divide dal resto d’Italia ignorando il moltissimo che invece ci unisce. In altre parole ho recuperato l’Italia, non ho gettato la Lombardia. E scusate se è poco: chi sono io per mettere in dubbio 4000 anni di storia italica, 2300 di storia romana, 2000 di Italia augustea e altrettanti di Italia ordinata dal dominio romano, passando per Milano capitale dell’Impero, il Regnum Italiae, l’esperienza comunale e il Sacro Romano Impero, l’umanesimo e il Rinascimento, l’elevata idea culturale d’Italia promossa nell’età moderna per giungere poi al Risorgimento, al Fascismo e a Salò?
    Le fole indipendentiste sono auto-ghettizzazione e ridicolizzazione di ogni serio valore etno-nazionale, che in Italia solo nell’unità ordinata dal federalismo etnico trova mirabile compimento.

    Paolo Sizzi

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