Caporetto: vittoria mancata della massoneria.

Caporetto: vittoria mancata della massoneria.
di Gianluca Padovan
Siamo entrati nell’anno 2014. Varie nazioni europee si sono da tempo preparate alle dovute commemorazioni della Prima Guerra Mondiale.

Caporetto rimane un punto cruciale della guerra condotta dall’Italia, almeno per me.

I conflitti mondiali della prima metà del XX secolo (1914-1918; 1939-1945) sono stati ampiamente trattati sotto ogni loro punto di vista.

E, fin qui, più o meno tutti ne siamo concordi, almeno apparentemente. Rimane innegabile che tali guerre abbiano lasciato ampi strascichi, tutt’altro che cancellati a distanza di tanti decenni. Basti solo pensare che in Italia vi sono ancora un centinaio di basi militari americane operative. Scatta quindi la domanda: «chi comanda in Italia?».

Sui reali motivi per i quali le guerre siano state combattute permangono talune perplessità, al proposito di quanto espresso tramite gli organi informativi ufficiali.

Ad ogni buon conto la Storia, nel bene e nel male, è stata scritta, molti documenti d’epoca sono reperibili anche su Internet e, sempre apparentemente, non v’è alcunché da aggiungere.

Ma Caporetto rimane, mi ripeto, un punto cruciale della guerra condotta dall’Italia e, quindi, della Storia Italiana.

Gli schieramenti italiani e austriaci sono noti a tutti coloro i quali si sono interessati alla vicende belliche della Grande Guerra. Non mi soffermerò a ripeterli. Chi non li conoscesse ha solo l’imbarazzo della scelta, qualora desiderasse informarsi: sull’argomento vi sono centinaia di pubblicazioni.

Anche le posizioni italiane articolate nella conca di Plezzo – Caporetto e nell’intero settore nord orientale sono note.

Veniamo quindi ai fatti per me essenziali.

Presso lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano era nota la preparazione di una offensiva austriaca.

I fatti d’arme seguenti sono anch’essi noti. Le truppe austriache attaccarono il settore Conca di Plezzo – Caporetto e fecero crollare l’intero fronte italiano. L’offensiva austriaca fu arrestata sul Monte Grappa, dove i nostri soldati resistettero in quella fascia di poche centinaia di metri che ancora rimaneva in loro possesso. Un vero miracolo d’eroismo. Il fiume Piave fu passato in alcuni settori dalle truppe austriache avanzanti, ma le loro teste di ponte dovettero poi arretrare sulla sponda est, alla sinistra orografica del fiume. Sull’altra sponda le truppe italiane si attestarono e si prepararono alla contro offensiva.
A questo punto gli Stati Uniti d’America inviarono sul fronte italiano delle truppe di rinforzo, unitamente ad altri stati alleati, oltre alle poche loro truppe “straniere” già presenti.

Sono del fermo parere che qualcuno, negli alti comandi anche italiani, abbia pianificato con cura la disfatta di Caporetto, calcolando che le truppe italiane (male dislocate e peggio comandate) non avrebbero sostenuto l’offensiva e sarebbero state letteralmente sbriciolate. Il Regno d’Italia, o meglio Sabaudo, avrebbe beneficiato dell’immediato intervento massiccio di truppe “alleate” e soprattutto statunitensi al fine di riconquistare il Nord Italia.

In pratica, la disfatta era stata programmata.

Per quale motivo? L’ho appena espresso.

Una volta giunti in Italia, i contingenti militari alleati, e soprattutto statunitensi, non se ne sarebbero più andati. Si è dovuta combattere una seconda guerra mondiale per poter occupare militarmente e stabilmente il suolo italiano. Ovvero per mantenersi saldamente sulla «portaerei del Mediterraneo».

Ancor’oggi non siamo uno Stato libero, ma soggetto al diktat militare statunitense. Come già da tempo qualcuno mormora, i partiti politici italiani e i loro rappresentanti sono una semplice facciata, che noi paghiamo salatamente. Non sono affatto loro che pianificano e decidono le scelte soprattutto economiche e sociali del Paese. Sono gli Stati Uniti e la massoneria internazionale.

Germania e Impero austro-ungarico? La loro sconfitta era inevitabile: mancanza di materie prime, malcontento popolare, insurrezioni organizzate dalle nuove correnti politiche. Gli Alleati erano certi della vittoria.

Veniamo ora ad alcune figure della nostra storia patria. La casa reale di Savoia, o meglio il re, era il capo ufficiale della massoneria italiana. Così come lo è l’attuale Regina d’Inghilterra. Giuseppe Mazzini (1805 – 1872) ricordato come uomo politico e patriota, laureato in legge, aderì alla Carboneria e divenne promotore, in esilio a Marsiglia, della Giovane Italia. Ma non si dice che fu un massone d’alto grado, che tenne strette relazioni con importanti massoni europei e statunitensi, tra cui l’avvocato e generale Albert Pike (1809 – 1891). Da alcuni esaltato come fautore della sanguinosissima Guerra di Secessione americana, da altri bollato per il medesimo motivo, è ricordato come Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato e capo supremo della massoneria americana. Taluni lo indicano come satanista, altri come il fondatore del Ku Klux Klan, ma sta di fatto che a causa delle efferatezze e dei crimini di guerra compiuti nel corso del conflitto tra Nordisti e Sudisti il Presidente di questi ultimi, Jefferson Davis, lo esautorò da ogni comando e alla fine delle ostilità fu imprigionato. Successivamente venne graziato dal Presidente degli Stati Uniti, nonché massone, Andrew Johnson. Pare che sia l’unico ufficiale confederato sudista ad essere ricordato con una statua a Washington e la cosa, visti i suoi precedenti e la carriera militare tutt’altro che specchiatissima, è quanto meno singolare. E la Carboneria e le cosiddette guerre d’indipendenza italiane? Una ferma volontà della massoneria.

E lo Stato Maggiore dell’Esercito sabaudo? Di alcuni ufficiali è nota l’appartenenza alla massoneria. Di altri si ha solo il forte sospetto.

Cosa devo pensare e dire di Badoglio? Mi limiterò a riportare alcune parole del Maresciallo d’Italia Enrico Caviglia. Correva l’anno 1925 e alla data del 26 maggio così possiamo leggere nel suo Diario: «Oggi tutti restano silenziosi davanti alla nomina di Badoglio a capo di Stato Maggiore dell’Esercito, con l’incarico di organizzare la difesa della nazione. Nulla di più burlesco che preporre alla difesa della Nazione l’eroe di Caporetto, il quale, essendo stato sfondato il suo corpo di armata, fuggì abbandonando prima tre divisioni, poi ancora una quarta, e portò il panico nelle retrovie. La sua fuga, indipendentemente dalla sconfitta, causò la perdita di quarantamila soldati italiani fra morti, feriti e prigionieri, da lui abbandonati il 24 ottobre 1917 al di là dell’Isonzo. Tutti lo sanno e fanno finta di non saperlo. Che cosa debbono pensare gli ufficiali italiani che lo hanno visto fuggire o quelli che ne hanno sentito parlare? Essi non possono che diventare scettici sull’onor militare, sulla giustizia militare, sulle leggi militari, sulla serietà del governo e della Dinastia» (Enrico Caviglia, Diario (aprile 1925 – marzo 1945), Gherardini Casini Editore, Roma 1952, pp. 4-5).

L’ultima mia considerazione è proprio sull’assetto delle difese confinarie italiane del Ventennio. La difesa permanente denominata Vallo Alpino è stata una presa in giro o, meglio, una truffa. Inadeguato, privo di difese antiaeree, il Vallo Alpino presentava una sola cosa di particolare ingegno: le strade al suo servizio. Al servizio, però, di opere talmente inutili dal punto di vista militare che viene automatico pensare che il cittadino italiano, anche in tale frangente, sia stato frodato. Già, non si dimentichi che i soldi per la costruzione di tali opere erano pur sempre, oltre che della privata Banca d’Italia, almeno nominalmente del cittadino, o suddito, italiano.

La Storia, o storia con la esse minuscola, che ci hanno dispensato gli organi ufficiali, è proprio la nuda e cruda cronaca di quanto è realmente accaduto?


Caporetto, a mio avviso, poteva essere la vittoria della massoneria italo-anglo-americana già in quel fatidico 1917. Ma così non fu. E se cio’ che affermo dovesse risultare vero? 
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Categorie: Caporetto, Massoneria, Padovan, Storia

Pubblicato da admin il 18 febbraio 2014

Commenti

  1. Gabriele

    Vittorio Emanuele III non era massone né, tantomeno, lo era Mazzini!!

  2. Gianluca Padovan

    Grazie, Gabriele!
    La sua affermazione con i due punti esclamativi finali è semplicemente esilarante.
    Ma, la prossima volta, abbia il coraggio di scrivere anche il suo cognome.
    Cordialmente.
    Gianluca Padovan

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