Corsi e ricorsi…’eversivi’

Corsi e ricorsi…’eversivi’


di Mario M. Merlino
 Una mattina piombarono numerosi e decisi nel piccolo locale, dove confezionavamo lampadari in vetro stile liberty, mettendoci spalle al muro e rovistando disperdendo registrando quei vetrini colorati gli arnesi la colla fogli di giornale e bottiglie vuote. Ovviamente i nostri nomi e cognomi, che conoscevano bene. Qualcuno – dopo quarant’anni ed oltre non vale dargli fama, pur se nefasta – aveva avvisato i suoi ‘datori di lavoro’ che s’era detto di gettar molotov contro le guardie durante la manifestazione del giorno appresso. Ciò che rammento non è la denuncia – pochi mesi dopo ben altro ci avrebbero gettato sul groppone! -. In quegli anni personalmente feci ‘onorevole’ collezione di quattordici avvisi per manifestazione non autorizzata porto ed uso di armi improprie violenza su persone danneggiamento e incendio e quant’altro per essere arruolato decorato riconosciuto amato e odiato quale contestatore sovversivo eversivo rivoluzionario teppista delinquente… E, basta!, qui si scade in un’orgia di traboccante indecente senile vanità, un abbaiare da cane senza più denti… Quel che rammento, dicevo, è che, nel verbale di perquisizione, risultò che ci avevano sequestrato quelle bottiglie vuote, catalogandole come… ‘molotov scariche’…

Non c’erano prossime elezioni non si presentava Casa Pound Italia a destra della destra e un sgomitarsi affollarsi da percentuali di prefisso telefonico, forse più stupidamente c’erano e in modo canagliesco falsi amici e certi nemici – quest’ultimi sempre gli stessi e sempre con la medesima faccia da maiali – che si preparavano a piazzare bombe a Milano e Roma. Il Gattopardo, dialogando con un amico francese, ci avrebbe ricordato che tutto cambia per nulla cambiare salvo profetizzare che dopo, dopo sarebbero venuti jene e sciacalletti a sostituire leoni e leopardi…
Un mese dopo, giornata autunnale romana, cielo terso, tra l’ultimo tepore dell’estate trascorsa e l’inverno con il suo grigio piogge e freddo alle porte. Sempre i soliti e sempre con una molotov ‘scarica’ si attraversa il giardino del Colle Oppio da dove – lo dico per i borbonici palermitani e, par condicio, per i mangiatori di polenta in camicia verde – si può ammirare il Colosseo e le rovine delle Terme di Traiano. (Consiglio farci una capatina al tramonto con il sole che incendia le orbite vuote dell’anfiteatro di Tito, noto perché vi era un lago artificiale e una enorme statua del divo Nerone). Tra quei ruderi la sezione del Movimento Sociale, nella quale m’ero fatto le ossa dal 1962 al 1965, Congresso di Pescara, accordo sotto banco Michelini-Almirante, scontri con i compagni sulla spiaggia e dentro la hall dell’albergo con relativo lancio di insulti sputi monetine all’indirizzo del dolicocefalo occhi di ghiaccio bella oratoria capo dell’opposizione (fasulla), uscita dal partito e successivo ‘esilio’ volontario a Francoforte sul Meno (altra storia dove il fascismo ‘immenso e rosso’, prove tecniche di rivoluzione, anarchismo vecchio e nuovo non vi svolgono alcun ruolo se non partecipi delle ossa carne e sangue del medesimo soggetto, l’attuale scrivente).
Geniale, si fa per dire, pensata… Prendiamo della benzina dal motorino riempiamo la bottiglia la tappiamo con della carta imbevuta spintoniamo la finestrella e giù il ‘micidiale’ ordigno. Dirà il segretario della sezione, verbale agli atti processuali, che s’era accorto del fatto per dei cocci di vetro sul pavimento e una modesta macchia scura. Lo stesso nefasto Qualcuno affermerà essere stato io l’ideatore e realizzatore dell’azione terroristica (sic!) quando oramai era già un anno che misuravo dalla porta alla finestra i tre metri per sei della cella. Dai!, non ci crederete, mi hanno dato per simile atto l’aggravante come se gli gnomi fossero in atto di partorire i Titani, altrimenti detto quale rapporto potesse sussistere tra una rudimentale bottiglia di benzina e cinque ordigni ad alto potenziale e di tecnica sofisticata lo sapevano soltanto i giudici i periti i servizi segreti e la rivista Il Carabiniere che, in un lungo articolo, ammoniva i genieri dell’Arma d’apprendere quanto di nuovo c’era e di professionale nel manuale del terrorista…
Ho visto, ieri sera, il telegiornale – cosa rara, lo ammetto – e il servizio sugli arresti a Napoli con relative brevi sequenze di scontri (modesto lancio d’oggetti e d’invettive), il corteo nella città partenopea a cui ho partecipato per solidarietà da ‘replicante’, il volto gradevole della figlia dell’ex senatore Florito (a causa d’otite catarrale contratta nel carcere di Regina Coeli ci sento sempre meno, ma questo mi sembra essere il suo cognome), l’esposizione delle ‘armi’ sequestrate e il tutto accompagnato da voce fuori campo a descrivere i capi d’imputazione. Sono le immagini delle ‘armi’ che mi hanno ispirato questo ‘amarcord’ di lontan-issima giovinezza. Dei caschi per moto, obbligatori per chi le possiede, qualche rudimentale bastone e mazza artigianale, dei coltelli… e, sentendo parlare di associazione sovversiva ed altri paroloni inquisitori, m’aspettavo bombe a mano mitra pistole e, magari, anche un bazooka. Poco più di quelle famigerate molotov ‘scariche’ a me particolarmente care e ormai affidate alla bonaria ironica affettuosa giustificatoria memoria… Poi i propositi gli intenti le intercettazioni ambientali su camion pieni di pietre e manici di piccone (negli anni ’70 dicono che gli animatori della ‘maggioranza silenziosa’ avessero intenzione di posizionare una mitragliatrice dentro una ambulanza, passare a sirena spiegata durante un corteo sindacale o studentesco aprire i portelloni e rafficare i dimostranti. O qualcosa del genere. E, sempre se ricordo bene, non mi pare che nessuno s’è trovato avvisi di reato manette ai polsi sbarre e chiavistelli…) e la violenza e lo stupro di giovane studentessa di ‘religione ebraica’ davanti alla facoltà di Lettere con gli studenti, tutti ‘zecche’, a fare da spettatori gaudenti o inorriditi modello Quo vadis?, film strappa-lacrime anni ’50. Ogni commento su parole in oscena libertà sarebbe superfluo…
Allora, mi riferisco al 1969, autunno caldo strategia della tensione opposti estremismi anni di piombo stragismo golpe P38 Brigate Rosse arco costituzionale… Oggi, mi riferisco al prossimo 24 febbraio 2013, elezioni con Casa Pound Italia e Beppe Grillo uniti nella lotta criminalizzazione per i cattivi maestri e lettori del Mein Kampf e per il comico moglie iraniana e segrete convinzioni antisemite… A pensar male non è bene, ma sempre ‘loro’ vittime dichiarate e carnefici all’opera…
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Categorie: Antagonismo, Casapound, Elezioni, Merlino, Msi

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 25 gennaio 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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