MAURICE BARDECHE
IL RAZZISMO QUESTO SCONOSCIUTO
(a cura di Alfonso De Filippi)
“La comparsa di una razza adultera in una nazione è il vero genocidio
moderno e le democrazie lo favoriscono sistematicamente” Maurice Bardeche
<Che cosa è il Fascismo?> Volpe, Roma, 1980, pag.130.
Maurice Bardechè è sempre stato un autore molto caro al curatore di
queste note fin da quando lesse per la prima volta l’incipit del suo “Che cosa
è il Fascismo?”: ”Io sono uno scrittore fascista” In attesa di ritornare su
questo protagonista del neo fascismo europeo presento un suo articolo apparso
sul N.7 del Settembre 1960 della sua rivista <Defense de l’Occident>. Ritengo
che esso sia qualche cosa di più di un documento della storia del neofascismo
francese ed europeo, ma che, aldilà degli ormai più che datati riferimenti al
conflitto algerino o al Sud Africa e aldilà di alcuni punti su cui si
potrebbero esprimere delle riserve (anche per la loro <ingenuità>), possa
costituire ancor oggi un aiuto per riflettere su quanto sta avvenendo, ai
nostri giorni, sotto i nostri occhi. Qualcuno ci aveva avvisato, stiamo pagando
il non averlo ascoltato e ancor più pagheranno i nostri figli.
Il razzismo è lo spauracchio del nostro tempo. Ogni secolo ha bisogno
delle sue streghe da bruciare. La virtù, l’odore di santità, la buona coscienza
hanno per consegna l’antirazzismo Ci si fa stampare questa parola sui biglietti
da visita per poter fare carriera. Il nostro mondo politico, il nostro annuncio
per l’avvenire, la soluzione che proponiamo per tutti i problemi si concentra
in questa sola parola. L’antirazzismo è l’ultima parola della democrazia, è il
frontone che corona la nostra concezione del mondo. E noi scegliamo per far
sorgere questa gloriosa aurora, proprio il momento in cui il sentimento della
razza è più forte di quanto sia mai stato nel corso della storia. Il momento in
cui si preannuncia tra tutte le razze la più implacabile delle lotte, il
momento in cui i continenti si levano al grido di “Morte ai Bianchi!”. Se mai
un motto fu nel senso contrario della storia è ben quello che abbiamo scritto
sulle nostre sventurate bandiere.
Quale derisione! I demografi ce lo predicono, i calcoli ce lo provano,
l’attualità ce lo dimostrerà con fragore, la politica dei prossimi 40 anni sarà
dominata dal problema del tutto senza precedenti della proliferazione delle
specie umane. Noi come dei ciechi abbiamo aperto le dighe della vita. Noi
abbiamo sfidato la morte, la morte benefica, la morte nutrice, la morte madre
delle specie e della creazione. E l’alluvione della vita ci sommergerà. Di qui
a 40 anni il pullulare delle specie umane farà rivivere le grandi invasioni,
Esse sono già iniziate. I continenti del nostro mondo si muovono, è l’ombra di
Gengis Khan che si innalza lentamente nel cielo.(1)
Domani la politica mondiale si
definirà in termini del tutto nuovi. La razza bianca non lotterà più per il suo
predominio economico o politico, essa dovrà lottare per la propria
sopravvivenza biologica. La battaglia per l’Africa, già iniziata, è la
battaglia per la riserva di territorio e di risorse che potranno permetterle di
sopravvivere. Domani non saranno più i proletari e i capitalisti che si
disputeranno le ricchezze del mondo, saranno i Bianchi, proletari e capitalisti
uniti, che dovranno difendersi, loro, razza minoritaria, contro l’invasione
planetaria. Lo straripamento dei Gialli sull’Africa preannuncia la spaventosa pressione
dell’Asia e dell’Africa unite sulla nostra minuscola penisola europea. Noi avvertiamo
già gli scricchiolii della storia. I fanciulli di cui accarezziamo oggi la
testa per quanto tempo ancora potranno aggrapparsi alla gracile isola europea? Io
vedo già i tempi in cui le terre di Cristoforo Colombo saranno il solo rifugio
della razza bianca (2) la porzione di mondo che le sarà assegnata solennemente:
la ricompensa immorale ma naturale del solo atto di politica animalesca compiuto
dalla razza bianca nel corso della sua storia, lo spaventoso sterminio di
un’intera razza, d’una delle quattro razze della creazione, che rende oggi
questo continente un rifugio, un bacino in cui potranno riversarsi le nostre
migrazioni. La morte, divinità tutelare, ricompensa sempre per gli olocausti che
si offrono. (3)
L’implacabile lotta delle razze dominerà talmente gli anni che verranno
che conflitti che oggi ci paiono di fondamentale importanza potranno essere
obliati in pochi anni. Cosa farà l’URSS situata alla giuntura tra il mondo bianco
e quello giallo? Sarà essa la cinta muraria della razza bianca, la cittadella avanzata
della nostra difesa, o il colpo di scopa che precederà in’Europa l’irruzione asiatica?
Passeremo noi dalle diatribe anti sovietiche a una collaborazione come siamo passati
dalla paura della Germania alla collaborazione con essa riconoscendole quel
ruolo che la geografia le aveva assegnato in Europa? (4) O i nostri comunisti
dovranno, forse, tragicamente, rendersi conto che il comunismo non è che il
preludio all’installazione di un gauleiter cinese? Il comunismo, che non è che
una interpretazione della storia, cederà forse come un muro troppo fragile, sotto
l’urto dell’evidenza che è la differenza delle specie? O sarà, invece, nella
storia biologica, che è la sola vera storia, lo strumento dell’assorbimento
della razza bianca nel formicaio giallo, una mutazione della specie umana che
sarà così profondamente dimenticata, in qualche migliaio di anni, quanto i
drammi che hanno accompagnato la sparizione dell’uomo di Neanderthal?(5) Noi
leggiamo la storia in periodi di tempo troppo corti, ed è proprio questo che
taglia le ali alla nostra immaginazione.
E’ pertanto nell’ambito di queste prospettive demografiche che gli
specialisti situano alla scadenza di 40 o 50 anni che noi siamo stupidamente
sballottatati dalla mania dell’antirazzismo: come se questo rifiuto di
difendersi da parte della razza bianca potesse risolvere qualcosa
Davanti all’evidenza più abbagliante, la paura delle parole si rivela
essere la più forte. Aggrappati alla nostra minuscola isola, noi neghiamo la
tempesta, neghiamo l’invasione, neghiamo le minacce più prossime per non
pronunciare la parola che i nostri gran sacerdoti hanno proibito. Per salvare
la razza. E’ questa la parola d’ordine
dei coloni, il segnale del pericolo nel deserto nell’esplosione della ferocia
stessa, a questo segnale di pericolo noi ci copriamo la faccia per non vedere.
E la nostra generazione che accetta tutto, che non vuole più nutrire pregiudizi
su nulla, che sorride con indulgenza su qualsiasi aberrazione, non nutre più
che un’unica caparbietà: essa non vuole sapere che cosa vi è dietro di questa
porta invalicabile, dietro questo nome maledetto, il razzismo.

La ragioni di codesto irrigidimento dell’opinione sono fin troppo comprensibili.
Le atrocità imputate al razzismo, le accuse avanzate contro di esso di non
proporre altra soluzione che la distruzione delle razze inferiori per
assicurare l’imperio di una razza superiore l’hanno squalificato senza appello
agli occhi dei più. Questa veduta sommaria, nata dalla guerra apparentemente ha
fin troppe giustificazioni. Ma oggi è essa sufficiente? E’ forse colpa nostra
se il razzismo risorge fatto proprio da popoli interi? E non commettiamo forse
un ben grande errore riducendo il razzismo all’isteria antiebraica che ha
caratterizzato il periodo della seconda guerra mondiale? E’ la conferenza di
Bandung (6) che ha risposto a codesta domanda nel 1955 e tale risposta non è
stata abbastanza compresa. Il razzismo rivendica oggi la spartizione del mondo
tra le varie razze e la ritirata da parte
dei bianchi: tale rivendicazione oltrepassa e di molto la questione ebraica
e giunge a ignorarla totalmente, perché lo slogan <la valigia o la bara> si
applica agli ebrei come agli altri.
In questo completo cambiamento dei termini del problema, risultano
delle confusioni che sfuggono totalmente ai più e delle prese di posizioni che
sono ignorate da quasi tutti. La questione algerina permette di cogliere sul fatto alcune di codeste
confusioni. Quelli che in Algeria vengono definiti <fascisti> o
<ultras> contano tra di loro un buon numero di ebrei che si battono per la
presenza francese, e che hanno difeso le barricate con Ortiz e Lagaillarde,
perché la cacciata o il massacro dei Francesi sarebbe egualmente la loro cacciata
e il loro massacro (7). Al contrario gli amici egiziani del F.N.L. (Fronte di
Liberazione Nazionale Algerino) hanno accolto e protetto, e ancora oggi
accolgono e proteggono degli antichi funzionari o militari tedeschi ai quali
quelli che vengono chiamati <fascisti> o <ultras> francesi sono
legati da concezioni comuni: quando il nostro amico Karl Heinz Priester (8)
viene accusato da <Le Monde> d’aver venduto armi al F.N.L. si tratta di
una sciocchezza e di una calunnia, ma è, però, vero che egli intratteneva
amichevoli relazioni con i governi di Siria e d’Egitto e ciò in pieno accordo
con i suoi amici francesi e che lo scrittore francese con cui Nasser ha avuto
tre ore di colloquio non è Charles Bourdet né Servan Schreiber, ma Jacques
Benoist-Mechin (9). La logomachia in cui noi ci buttiamo stupidamente ci porta
a tirare via le castagne dal fuoco per i personaggi più strani, i nazionalisti
francesi che vengono accusati di antisemitismo si rassegnano a considerare come
soluzione l’ascesa al potere di Jacques Soustelle che è il presidente del
Comitato France-Israel (10)
Da parte loro, l’<Observateur> e <L’Express> si danno da
fare per favorire la formazione nell’Africa del Nord di una federazione araba
sulla cui futura politica noi non sappiamo di certo che una cosa, che essa sarà
risolutamente antisemita.( meglio antisionista NdT). Così il razzismo, quando
consiste nella difesa delle posizioni dell’uomo bianco in Africa ci pone al fianco
degli avversari dell’espansione araba, e lo stesso razzismo, quando, invece, lo
si vede come antisemitismo, fa di noi degli amici e degli alleati naturali del
mondo arabo. Quanto all’antirazzismo, esso perde allegramente su tutti i tavoli,
come accade agli energumeni, dato che esso lotta contemporaneamente e senza rendersene ben conto, per la perdita
dell’Africa del Nord e per la sparizione
violenta dello stato di israele. Non vi sono che i comunisti, che, come sempre,
sanno perfettamente per che cosa combattono.
I persecutori professionisti del razzismo non sono d’altra parte, meno
ignoranti riguardo alle posizioni dei loro avversari di quanto siano ciechi
riguardo alle conseguenze dei loro stessi sforzi.
Come esiste un neo fascismo di cui i giornali parlano spesso, esiste
ugualmente su posizioni alquanto diverse un neo razzismo ed è certamente
scusabile il non conoscerlo perché è formato da piccoli gruppi che appaiono ben
poco nella politica internazionale. Nondimeno, giacché codesti gruppuscoli
diffondono ampliamente tramite comunicati le loro prese di posizioni, è sorprendente
che le loro posizioni siano completamente sconosciute ai loro avversari.
Ho sotto gli occhi un documento ciclostilato intitolato <Rapport
commun a la sixieme assemlée du Nouvel Ordre Européen sur les questions
africaines>, Il Nouvel Ordre Européen- è l’organizzazione che riunisce i gruppi
neo-razzisti di cui ho fatto cenno, esiste da 10 anni (11). Il rapporto in
questione è firmato da due responsabili francesi del Nuovo Ordine Europeo e
sembra essere stato proposto da loro. Eccone qualche estratto “Noi siamo
razzisti. Da questa presa di posizione iniziale ne consegue la nostra volontà
di giungere a una segregazione intransigente tra i vari gruppi razziali. Per
questo, noi non possiamo seguire i nostri compatrioti <ultras> nella loro
volontà d’integrazione dell’<Algeria francese>. Una problematica vittoria
delle nostre armi non ci lascerebbe che la scelta di imporre agli autoctoni o
una schiavitù anacronistica o un’integrazione altrettanto forzata che si
tradurrebbe in un meticciato sempre più generalizzato e sconsiderato. Noi
respingiamo sia l’una che l’altra di queste soluzioni egualmente contrarie ai diritti
delle Razze. Nonostante gli ardui problemi economici che solleva tale eventualità,
noi preferiamo rinunciare ai territori algerini piuttosto che vederli diventare
teatro dell’imbastardimento delle popolazioni europee--… Noi ci opponiamo
dunque risolutamente alla continuazione della <guerra> d’Algeria> nella
quale sia la IV che la V repubblica non sono riuscite ad altro che a fare
massacrare la gioventù francese.”
 |
| N.O.E. |
Si ritrovano posizioni analoghe nelle pagine de <L’Assaut> organo
ciclostilato del Mouvement National Communautaire affiliato al Nouvel Ordre
Européen. La sezione di Algeri di codesto movimento (12) diretta da uomini sui sentimenti
<nazionali> dei quali non si possono nutrire dubbi e che sono conosciuti
da anni per la loro attività di militanti, scrive nel suo bollettino interno, diffuso
come supplemento de <L’Assaut>:
“Noi siamo formalmente opposti all’integrazione dell’Algeria alla
Francia (anche se codesta integrazione fosse attenuata nei suoi effetti da un
sistema politico di tipo corporativo) in
quanto tale situazione non potrebbe che sfociare, in tempi più o meno lunghi,
nel meticciato del nostro popolo e alla sua conseguente sparizione. Noi non
vogliamo che <L’Algeria francese> sfoci un giorno nella <Francia
Algerina> (13) Al concetto ormai antiquato di Impero Coloniale, noi
preferiamo la Realtà Razziale. Il nostro Impero non si estende da qualche parte
presso Dakar o Tamanrasset, il nostro Impero è in Europa”
A prenderle in senso stretto, codeste dichiarazioni proclamano
essenzialmente il rifiuto dell’integrazione. Ma in realtà vanno ben oltre. Infatti,
si può rifiutare categoricamente l’integrazione come soluzione del dramma
algerino senza accettare per questo l’abbandono dell’Africa del Nord. Vi sono
altre soluzioni. La Francia può conservare l’impero senza che ciò la condanni
al meticciato. L’esempio dell’Africa del Sud prova che razze differenti possono
coabitare senza mescolarsi ( 14). L’integrazione stessa ha un significato e
degli effetti diversi a seconda che venga applicata da uno Stato autoritario o
da uno Stato democratico. A questo proposito vi è una certa precipitazione a
porre un falso dilemma, e questa precipitazione ha una causa che costituisce
attualmente l’elemento di originalità della posizione neo-razzista. L’organo
giovanile, ugualmente ciclostilato, dello stesso gruppo, commenta così gli
slogan che abbiamo citato: “La grande lezione di questa nuova era della storia
umana (quella atomica) è che, per il mantenimento della pace nel mondo, gli
uomini devono pensare che non vi sia più una razza superiore né una razza
eletta” è qui, in fondo, l’elemento di novità che spiega l’atteggiamento
anti-imperialista del neo-razzismo: tutte le razze sono eguali fra loro,
nessuna ha il diritto di installarsi da padrona nello spazio vitale di un’altra
razza e la pace regnerà in questo mondo quando ogni razza avrà fatto ritorno al
continente assegnatole dalla natura.
Si potranno apprezzare codesti testi nel loro giusto valore quando si
sappia che essi sono il risultato di un grave e drammatico conflitto interiore
durato 10 anni. Fu, in effetti, nel 1950 nelle Giornate di Lavoro del gruppo Nation
et Progres che il principale teorico del <neo-razzismo>, René Binet,
presentò una mozione che chiedeva che i Bianchi si ritirassero da ogni
posizione coloniale, comprese quelle dell’Africa del Nord, in nome del
principio dell’eguaglianza delle razze e del loro diritto al proprio spazio
vitale. Il trionfo di codesta tesi dopo 10 anni di esitazioni certamente
dolorose per dei militanti profondamente nazionalisti, basta a mostrare come il
<neo-razzismo> si sia allontanato dalle posizioni sommarie e dai giudizi
semplicistici che spesso gli si attribuiscono.(15)
E’ questa posizione originale che allinea, nei fatti, i gruppi <neo
razzisti> alle posizioni del Congresso di Bandung, che io rimprovero agli avversari
dì non conoscere. Nulla assomiglia meno al razzismo hitleriano, almeno come se
lo raffigura l’opinione comune, che tali affermazioni. Ma è molto ingenuo
chiedere agli avversari del razzismo di accorgersene. L’antirazzismo è, ai
nostri giorni, piuttosto una lucrosa professione che un’opinione.
Io non pretendo di giudicare il razzismo. Lo conosco male, ignoro quasi
tutto dei suoi teorici. Ho voluto solo fare un poco di luce su di un problema volutamente
mal impostato. Detto questo, riprendo il mio ragionamento di prima.
I razzisti hanno ragione di pensare che l’era attuale è quella della
ripartizione dei continenti. Ciò è evidente, è il dramma a cui stiamo
assistendo. Ma io mio chiedo se non sia estremamente ingenuo e pericoloso recitare
questo dramma con i personaggi che ci fornisce il libro della Genesi e nei
termini di quella geografia sommaria che impariamo a scuola verso i 10 anni di
età.
Io diffido dello slogan dell’eguaglianza delle razze, e non vi credo.
Esso è vero nel senso cristiano. E’ vero nel senso umano: ogni razza umana ha
il diritto che la sua vita sia rispettata. Ma ciò non significa nulla senza una
scala di valori. Per quanto riguarda il jazz e la danza, la razza negra è
infinitamente superiore a quella bianca. Per quel che riguarda la resistenza,
la pazienza, la sopportazione della fame, e anche per la saggezza, la razza
gialla è infinitamente superiore a tutte le altre. Ma che cosa ci appare di più
prezioso nella storia degli uomini di tutto ciò? Il problema è questo.(16)
Per 2.000 anni le varie razze si sono ignorate, esse vivevano ciascuna
nel suo giardino dell’Eden e comunicavano tramite ambasciate e genuflessioni.
Che bei tempi quelli di Marco Polo! Nell’immenso impero cinese, nello splendido
impero dei Califfi, civiltà belle come dee crescevano come delle giovani
foreste (17) Questo fu il primo razzismo e riempì il mondo di meraviglie. No, non
tutta la saggezza, né ogni bellezza erano rinchiuse nei limiti dell’Occidente. Non
vi erano Barbari per nessuno, perché ognuno viveva nel suo proprio mondo. Non
vi era la Civilizzazione, ma vi erano delle Civiltà e ogni razza aveva i suoi
santi, i suoi sepolcri, i suoi fiumi sacri. Bel tempo della separazione delle
razze che fu quello della loro benedizione!
Poi vennero i tempi della distruzione in cui la razza bianca stabilì il
suo esecrabile potere. Essa trasformò il mondo in una officina di Ciclopi. Essa
tradì ovunque il Cristo che andava predicando. Essa stabilì sul mondo il regno
ignobile dell’oro, essa adottò come insegna l’ipocrisia, essa piantò il
vessillo della libertà negando la libertà, il suo viso fu quello dell’orgoglio,
dell’insolenza e della volgarità, essa edificò delle tetre città piatte ornate
di tende per proteggersi dalle pulci, ed ebbe sempre a sua disposizione degli
oscuri marabutti che facevano retrocedere la peste e ricacciavano sempre più
indietro, ciecamente, l’Impero della Morte. Essa ha ucciso, ha massacrato, essa
ha torturato e non lascia dietro di sé che dei buchi nella sabbia tramite i quali
essa pompava le sue ricchezze e delle dighe di cemento alle foci dei fiumi che
le servivano per imbarcarle. Siamo noi, i Bianchi, i soli curatori di questo fallimento.
Noi siamo stati la razza senza cuore, la razza maledetta; ci si scaccia e ciò è
ben fatto! Ma siamo solo noi però che possiamo salvare questo mondo moderno che
noi abbiamo costruito, perché noi soli ne siamo i meccanici.(18) Noi possiamo
condannare la nostra cultura, noi possiamo proclamarne il fallimento, noi
siamo, con le nostre colpe e con il sangue sulle nostre mani, i Kulturtroeger,
le sole guide possibili nella foresta in cui abbiamo fatto smarrire l’umanità,
noi portiamo una corona che non è possibile deporre.
E la carta del mondo non è più quella che ci hanno insegnato a leggere
a 10 anni. Sarebbe troppo bello ritrovarvi le dimore in cui ciascuno possa
stare al suo posto. In realtà l’Africa è una sorte di continente vuoto, galeone
alla deriva carico di ricchezze che le altre razze cercano di abbordare. Nella
prospettiva della lotta planetaria, non rimangono, in verità, che 2 razze: la
razza asiatica, immenso termitaio che sogna di estendere sul mondo intero la
sua città di insetti e la razza bianca che, sotto qualsiasi regime possa
apparire, è la razza della vita libera. (19) E anche questo quadro è troppo
semplicista poiché la razza bianca è divisa.
Dunque il principio dell’eguaglianza delle razze è per noi mortale. Nel
suo nome noi permettiamo ai popoli d’Africa di disporre di se stessi. Orbene, codesto
diritto equivale al potere di far tremare la politica mondiale aprendo l’Africa
al comunismo. (20)
La sovranità affidata a mani a un tempo irresponsabili e impotenti, è
un regalo tragico e terribile. E’ concepibile, e forse anche augurabile che si
accordi ai popoli africani tutti gli attributi dell’autonomia. Ma è aberrante e
criminale che si sia pensato solamente a conferire loro la sovranità, che
comporta per uno Stato anche il diritto di suicidarsi, anche rischiando un
disastro mondiale. Noi abbiamo non solo il diritto, ma anche il più stretto dovere
di proteggere i popoli africani contro la loro stessa impotenza economica e
militare e il loro infantilismo politico.
Noi non abbiamo il diritto di lasciarli andare come un battello
ubriaco. Perché, precisamente, le razze uguali davanti a Dio e al diritto di
vivere, non sono eguali riguardo agli strumenti per agire e alla maturità.
Questo principio si applica non solo ai popoli negri, ma, ad eccezione
dell’Africa del Sud, a tutti i popoli africani. Ciò perché l’indipendenza
totale, la sovranità metterebbe uno Stato arabo dell’Africa Settentrionale di
fronte a problemi economici che i suoi soli mezzi non gli permetterebbero di
risolvere e che lo costringerebbero ineluttabilmente ad alienare la sua
indipendenza reale con una scelta che potrebbe rivelarsi tragica per lui e per
noi. Non scherziamo con queste cose.
Con tanta autonomia quanta si vorrà, con i più ampi diritti dei popoli
a governare se stessi, che i popoli dell’Africa non siano mai sprovvisti della
nostra protezione militare e della nostra presenza tecnica, è per l’avvenire
della razza bianca una questione di vita o di morte. Questa presenza dei
Bianchi in Africa non implica né la mescolanza delle razze, né un colonialismo
oggi superato, né alcuna forma di soggezione abusiva o violenta. E’ quello che bisogna ritenere del principio
del mutuo rispetto tra le razze che io approvo, sotto questa forma, nel neo-razzismo.
Ma la formazione di rapporti di nuovo tipo tra i Bianchi e i negri in Africa come
pure l’incidenza di codesti rapporti nella stessa Europa, non possono essere stabiliti
che da Stati forti. Sono i pregiudizi e le forme politiche della democrazia che
impediscono di trovare delle soluzioni o che ne ispirano di disastrose. E’ senza
la costrizione dell’ipocrisia democratica che potremo trovare delle soluzioni
naturali, giuste ed efficaci.
E’ il solo modo, oggi, a dispetto delle apparenze, di salvare la libertà.
Poiché ciò che rappresenta ai nostri tempi l’uomo bianco, a dispetto delle sue
colpe e dei suoi passati crimini, è in effetti la libertà quale noi la
definiamo: non questa libertà ipocrita del suffragio universale e del governo
dei partiti, parola priva di senso e che non inganna più nessuno, ma una certa
concezione della vita individuale, il diritto a un’esistenza individuale
opposta alla vita gregaria, il diritto a un pensiero individuale, il diritto a
essere se stessi, in breve, il diritto di vivere. Non sono le nostre cattedrali
e le nostre officine a essere minacciate insieme con noi, ma un legato più pesante
e sempre minacciato, il diritto a essere degli uomini. E nella guerra delle
razze che sta per iniziare, è questo diritto a essere in gioco.
L’uomo bianco, con le sue tare, la sua crudeltà, il suo passato di re
maledetto, rappresenta con forza la forma biologica sotto la quale l’uomo di
tutte le razze ha attraversato la storia. La sua morale era quella di un lupo, ma
anche la sua vita era quella di un lupo e viveva come lui nelle foreste dopo il
diluvio, seguito dai suoi piccoli. Crudele come un animale, coraggioso come un
animale, paziente come un animale: carnivoro in mezzo a carnivori, dilaniato dagli
artigli degli altri mangiatori di carne o dilaniando loro, ma libero nella sua
tana con la sua femmina e i suoi piccoli. Le guerre razziali di domani sono, in
realtà, il preludio a una mutazione della specie. L’Islam nuovo nato sulle
pianure asiatiche ci porta le sue colonne di formiche, i suoi giganteschi
termitai in cui lavorano delle piccole bestie cieche nutrite col miele dell’arnia.
(21) L’uomo bianco difende oggi l’uomo di tutte le razze contro la potenza di
questo polipaio gigante. Se non vogliamo
tramutarci in una qualche specie mostruosa di insetti, è adesso che dobbiamo
difenderci. E per questo non bisogna avere paura delle parole. Qualunque cosa
abbiano fatto i Bianchi nel passato, la potenza dell’uomo bianco è necessaria
ai negri come a noi.(22)
MAURICE BARDECHE
NOTE
1) Su “Il Popolo d’Italia ”, in data 9 giugno 1934, il
Duce scriveva: “L’Europa muore. La razza bianca si va assottigliando con
progressiva regolarità. Di qui a un paio di secoli i cartografi registreranno
il vecchio continente fra le colonie degli imperi orientali.” E il 4 settembre
1934 “si tratta di sapere se davanti al progredire in numero e in espansione
delle razze gialle e nere, la civiltà dell’uomo banco sia destinata a perire.”
Sul
numero del 31 Maggio 1976 de <La Stampa Sera>appariva un articoletto dal
significativo titolo “Verso l’estinzione della razza europea?> (oggi
probabilmente qualcuno troverebbe superato il punto interrogativo. ).Vi si
poteva leggere: ”<Anche le popolazioni della vecchia Europa sono sul viale
dell’estinzione, così come avviene per l’orso bruno dell’Appennino>Lo ha
detto all’Aquila, nel corso del XX congresso nazionale dell’associazione
laureati in scienze biologiche, il prof. Adriano Buzzati Traverso, senior
scientific advisor del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente che ha
parlato sul tema<Il biologo ed il problema demografico nella specie umana,
con particolare riferimento alla situazione italiana>”. Dopo di che lo
studioso trattava, a dimostrazione della sua tesi, dei già allora bassi tassì d’incremento
demografico dei popoli bianchì. Poi “Come avviene con l’orso-ha detto ,dal
canto suo il dott. Franco Tassi,sovrintendente del Parco Nazionale d’Abruzzo si
va estinguendo anche la razza europea che in un futuro non lontano potrà essere
sostituita da quella asiatica,che è invece in piena crescita.”
Più
recentemente scriveva Piero Ottone <Il Tramonto della Nostra Civiltà>
Mondadori, Milano1994, pag. 133”La crescita demografica in Africa e in Asia, la
pressione della gente di colore ai nostri confini, la comparsa delle loro
avanguardie nei quartieri poveri delle nostre città, sono i segni premonitori
del nostro destino;….Tutto fa pensare a un Terzo Mondo che sommerge, col suo
immenso peso demografico, il mondo civile: è successo prima, in altri periodi
storici e con altre civiltà; potrà succedere ancora”
2)
Il Buon Bardeche si illudeva di grosso,oggi come oggi(2012)negli USA le nascite
“di colore”superano in numero quelle “bianche”.La rielezione del meticcio Obama
alla presidenza è la manifestazione del potere di quelle “minoranze”ormai
avviate a costituite la”maggioranza”
3)
Notoriamente l’elemento indio è in ripresa in quasi tutta l’America detta
“latina”!
4) Tutta la storia dell’URSS può essere letta come
quella del declino delle sue componenti europee e dell’ ascesa di quelle
asiatiche. Scriveva Franco Bandini in<1943: L’Estate della Tre Tavolette>
(G.Iuculano, Pavia, 2006, pag.77) “..il gruppo Grande Russo ha perso con la
guerra (1941-1945), la sua maggioranza numerica e psicologica,quindi politica,
rispetto al resto dell’Unione. Studi recenti indicano che sotto questo profilo
la Russia ha visto impallidire una parte del suo carattere europeo a favore di
una asiaticità che pone gravi problemi.” Codesto fattore fu indubbiamente tra
quelli che portarono all’implosione del colosso sovietico. Riguardo al
“vicinato”con la Cina, riprendo da Pavel Serbo<Storia politica della Federazione
Nazionale Combattenti della RSI>in AAVV<Storia della Federazione
Nazionale combattenti della Repubblica Sociale Italiana>Roma, 2010, pag. 141
“…non andrebbe dimenticato che quando si accesero, nel marzo 1969, una serie di
sanguinosi scontri tra Russi e Cinesi lungo il corso del fiume Ussuri, linea di
confine tra le due potenze, fu la comunità ebraica statunitense (tramite il
senatore democratico A. Goldberg, presidente dell’American Jewish Committee,
l’ambasciatore E.Reischauer, ma soprattutto mediante il senatore repubblicano
Jacob Javits, presidente onorario del Jewish War Veterans e vicepresidente
dello Independent Order of B’nai B’rith ) a
salvare la Cina. Vi fu infatti un’apposita conferenza, a New York, il 23
marzo del ’69, a cui partecipavano, tra gli altri, esponenti di spicco del
sionismo, che aveva il fine di accelerare le relazioni tra il mondo occidentale
e mondo cinese, in funzione chiaramente antisovietica.”
5) Contrariamente a quanto si credeva, sembrerebbe
ora che lo stermino dei Neanderthal da parte dell’uomo sapiens non sia stato totale
e che,anzi i nostri avi,non esitarono a prendersi le donne dei vinti
incrociandosi con esse. Il che potrebbe far pensare alle curiose tesi del famoso Lanz von Liebenfels
!(si potrà tornare in futuro sull’argomento)l
6) Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La
conferenza afroasiatica di Bandung si tenne dal 18 al 24 aprile 1955, in Indonesia. Essa fu convocata su iniziativa di India, Pakistan, Birmania, Ceylon, Repubblica Popolare Cinese e Indonesia (vi parteciparono in tutto 29 Paesi del Sud
del mondo) allo scopo di cercare una coesione fondata sui caratteri comuni di
povertà e "arretratezza" e di riunire tutti i paesi neutrali durante
la guerra fredda (i paesi non allineati). I protagonisti dell'incontro al vertice
furono l'indonesiano Sukarno, lo jugoslavo Tito, l'indiano Nehru e il cinese Zhou Enlai. Il più prestigioso
leader del mondo arabo che prese parte alla conferenza fu l'egiziano Nasser, che nello stesso anno aveva rifiutato di
aderire al Patto di Baghdad. Nella Dichiarazione finale essa proclamò
l'eguaglianza tra tutte le nazioni, il sostegno ai movimenti impegnati nella
lotta al colonialismo, il rifiuto delle alleanze militari
egemonizzate dalle superpotenze e alcuni principi fondamentali di cooperazione
politica internazionale fra i Paesi aderenti.>
7)
Joseph Ortiz (1917-1995) e Pierre Lagaillarde(1931)si distinse come attivista
nella difesa della presenza francese in Algeria,specialmente nei tumulti della
<settimana delle barricate>all’inizio del 1960Il primo fonsd un Front
National Francais e militò nell’O.A.S.,fu condannato a morte e poi amnistiato. Anche
il Lagaillarde partecipò alle attività dell’O.A.S. dal suo esilio nella Spagna franchista.
8)
Karl Heinz Priester (1913-1960) militò nella Gioventù Hitleriana e, durante il
conflitto fu corrispondente di guerra Nel periodo seguente militò in varie
formazioni nazionaliste e nel 1951 fondò un Deutsche Soziale Bewegung.
partecipò alla conferenza internazionale di Roma dei movimenti nazionali
europei del 22-25 X1950,e fu tra i fondatori del Movimento Sociale Europeo. Dal
quale in seguito chiese l’espulsione del Movimento Sociale Italiano che
considerava troppo disponibile a collaborare con i sistemi democratici. Fu
anche protagonista di vari,e infruttuosi,tentativi di unificare la destra
nazionale tedesca.
9)
Jacques Benoist Mechin (1901-1983) è noto anche in Italia come scrittore e
storico;militò nel P.P:F.di J.Doriot e partecipò al governo del Maresciallo
Petain. Condannato a morte fu amnistiato,partecipò poi alle attività di gruppi
di destra nazionale collaborando ai loro fogli.
10) Jacques Soustelle da Wikipedia< (Montpellier,
3 febbraio
1912 – Parigi, 6 agosto 1990) è stato un politico, scrittore ed etnologo francese.Durante
la seconda guerra mondiale si schierò con de Gaulle
al cui fianco fu in Inghilterra nel 1940.Rientrato in
Francia, dopo la liberazione, fu ministro delle Informazioni e quindi delle
Colonie. All'inizio del 1947
aderì al movimento dell'RPF, fondato dal generale de
Gaulle, del quale fu il primo Segretario generale. Venne eletto nel 1951 all'Assemblea Nazionale francese come
deputato del dipartimento del Rodano. Subito dopo però ruppe clamorosamente
con de Gaulle. Fautore del colonialismo francese in Algeria, ne
divenne Governatore generale dal 1955 al 1956,
dove cercò di attuare un piano di riforme che prese il suo nome, il "Piano
Soustelle".er la sua opposizione alla politica di de Gaulle sull'Algeria
fu costretto nel 1962
all'esilio da cui rientrò nel 1968.Scrisse opere politiche ed etnologiche
tra cui si evidenziano Archéologie et
anthropologie sulla civiltà azteca, Aimée et souffrant Algérie, L'espérance trahie sul problema
algerino e Vingt-huit ans de gaullisme
sul gollismo.> Nell’ambito delle sue attività politica e della lotta per la presenza francese in Algeria si
distinse sempre per le sue posizioni accanitamente filo-sioniste
11)
Ricordo che l’animatore del N.O.E Gaston A.Amaudruz (nato il 21XII1920)continua
pubblicare l’interessante bollettino “Courrier du Continent”
12)
Sul M.N.C. cfr Francesco Leoni “I Movimenti Neo-fascisti in
Europa”Relazioni,Roma,1970
13)
Non è peraltro da escludere che grazie ai fenomeni migratori si arrivi a quella
“Francia algerina”che si sperava di evitare con l’abbandono del territorio del
Nord-Africa!
14)
Il Bardeche evidentemente non immaginava che di lì’ a pochi decenni il Sud
Africa del “potere bianco”sarebbe ingloriosamente crollato.
15)
Riguardo al Binet rimando al mio articolo già apparso su questo sito,in
futuro si potrà tornare sulle sue
concezioni razziali.
16)
In <La Deformazione della Natura> (Ar, Padova, 19978pag.22) Silvio
Waldner scrive. “Un alto livello di
intelligenza è senz’altro un presupposto indispensabile per lo sviluppo di
qualsiasi civiltà. In modo particolare per quel che riguarda la dimensione
tecnica di ogni agire umano. Per la valutazione quantitativa dell’intelligenza
si sono sviluppate tecniche statistiche altamente complesse, che non hanno
mancato di confermare quello che ognuno, impiegando la propria capacità
ragionativa, sapeva già ….Ossia che le razze dalla pelle scura-i Negri in
particolare, sui quali esistono numerose rilevazioni statistiche-dimostrano una
capacità intellettuale media drasticamente inferiore a quella non solo degli
Europei ma degli est- Asiatici, degli Indiani d’America ecc.(Dal lato
intellettivo, al di sotto dei Negri stanno soltanto gli aborigeni dell’Oceania).
Questi risultati appaiono tanto più significativi quanto si ricordi che la
maggior parte dei dati relativi ai Negri sono stati ottenuti negli Stati Uniti,
dove i <Negri> sono in realtà dei mulatti. I (relativamente scarsi)
risultati riguardanti i Negri africani indicano un’intelligenza ancora minore
che presso i Negri americani: nell’Africa meridionale in particolare, dove la
popolazione negra risulta meticciata con elementi capoidi (boscimani e
ottentotti), essi segnalano un’intelligenza di grado ancora inferiore.” Giuseppe
Sermonti <Il Mondo è cretino?> in <L 'Italia>23 nomenbre 1994 scriveva:
"Dai tempi di Darwin, c' è sempre qualcuno che ha misurato l'intelligenza
umana e sempre è arrivato alla stessa conclusione, l'inferiorità negra. Uno dei
primi esperti di IQ(Coefficiente di Intelligenza, W. Dubois non esitò a
concludere che i negri erano<Absolutely beyond the possibility of
civilization> assolutamente al di là di ogni possibilità di civilizzazione
).Il recente libro di Herrnstein e Murray "La Curva a Campana", che ha
risollevato il caso, si guarda bene dall'usare quelle espressioni di tono così
razzista, ma afferma che, all'estremo inferiore della curva di distribuzione
dell'intelligenza, c'è una sottoclasse con basso coefficiente e propensione al
crimine. Sono i negri. Le obiezioni che si sollevano a queste conclusioni sono
di tre tipi. La prima, più franca e sbrigativa, è questa: "questo è
razzismo". La seconda, sociologica,
è che la inferiorità negra dipende dall' ambiente misero della gente di colore. La terza è che i test, di
intelligenza (l'IQ ) valutano attitudini
marginali, cioè sono poco intelligenti. Queste obiezioni sono state superate. La Scienza non può evitare la conclusione della bassa
attitudine dei negri, perché non può
permettersi di scartare una realtà per il solo fatto che è scomoda, né può
concedersi di rinunciare alla massima efficienza produttiva. Il razzismo è l'inevitabile esito delle
statistiche biologiche“.
Più complesso il discorso riguardo alle altre razze umane. Cfr AAVV”Saggi sulle
ineguaglianze razziali”Idee in Movimento, Genova,2003 e “Nuovi Saggi sulle
Differenze tra le Razze umane”s.a.i,ma Genova 2012
17) Anche queste sono incomprensibili ingenuità:
si può vedere la storia dell’Europa come quella di una< fortezza bianca> assediata
e assalita fin dalla antichità dalle altre razze. Cfr.Gonzague .De Reynold “La
Cittadella Assediata”Idee in Movimento,Via XX Settembre 13/3 16121Genova s.i.d.
18) Sul ruolo
egemonico svolto nella storia dalla razza bianca cito da Julius Evola <L'Egemonia delle Razze Bianche>in
<Il Corriere Padano> 6 genn. 1937 (ora in <I Testi del Corriere Padano> Ar, Padova, 2002, pago
222)"Lo spirito di avventura, l'amore per il rischio e per l'ignoto, il
puro piacere del dominio e della preda, il desiderio della grandi distanze
furono più di qualsiasi forma razionale, mercantile e utilitaria, ai primordi
dell'espansione bianca, legandosi indicibilmente a precise doti di carattere:
ad una volontà più dura, a freddezza, a tenacia, a disprezzo per la vita e per
la morte, ad un inconcusso sentimento di superiorità."
“certo, noi siamo oggi assai critici
dell’opera dell’uomo bianco… Spazi sono stati invasi, limiti rimossi, la cui
esistenza era sacra non per gli altri, ma per noi. L’apartheid è vitale per
ognuna delle parti in causa. La profanazione fin delle ultime aree lasciate a
modelli culturali diversi ha inutilmente infettato il nostro modello,
impoverendo la ricchezza spirituale del mondo. Una pericolosa desolazione
dell’intero pianeta ne è la conseguenza, una devastazione che oggi ci minaccia
anche nei suoi riflessi ecologici. Ma così come la guarigione è patrimonio
esclusivo del malato, così il risanamento della nostra civiltà è un compito
interno. L’ordine dell’uomo bianco può aver prodotto molti colpevoli effetti,
ma è una macchina troppo delicata perché altri possa pensare a ripararla.” Così
Adriano Romualdi in <Sul problema di una Tradizione Europea>Vie della
Tradizione, Palermo, 1973, pagg. 47-48
E
chi scrive non si stanca di ripetere il monito di Gerard Francois Dumont
<L’uomo bianco attualmente davanti a due scelte, suicidarsi o salvare il
mondo salvando se stesso> (cit. da Carlo Rossella <Pallidi di paura>in
<Panorama>6X1985).
19)
Scrive Ida Magli nel suo “Dopo l’Occidente”(Rizzoli,Milano,2012,pag.77) “Verso
il 2050 l’Europa sarà abitata da un gran numero di Africani insieme a gruppi di
media consistenza di Cinesi e di Mediorientali,a causa della continua e
massiccia immigrazione dall’Africa e dall’Oriente e dall’altissima prolificità
di questa popolazioni,superiore in genere di almeno 5 volte a quella degli
Europei.”In quest’ambito l’immigrazione cinese pare assumere i caratteri di una
invasione più o meno pianificata,non ritengo sia troppo fantascientifico
ritenere che dopo l’ondata africana possa arrivare la conquista cinese.
20)
Come è noto stiamo assistendo ad una penetrazione economica cinese nel
continente nero, nulla si impedisce di ritenere che verrà affiancata da
fenomeni immigratori. D’altra parte, anche la Siberia russa è meta di una
massiccia immigrazione cinese.
21) “Una cosa
è sicura: l’Islam è una marea montante, che da almeno trent’anni sta invadendo
il Vecchio Continente, e che nei prossimi trenta potrebbe addirittura
sommergerlo”Massimo Jevolella<Nell’attesa del diluvio islamico><Il
Giornale>6 V 1992
22)
“La migliore protezione per i popoli di colore è e resterà sempre un mondo
gerarchizzato e controllato dagli indo-europei e non una pseudo società
egualitaria e onusiana controllata e diretta da mercanti cosmopoliti
semitizzati.".Sam Izdats <Les Races Humaines> Editions Verite, s.a.i.,Vol.II
pag.591 .
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<Noi veniamo aggrediti. la guerra
ci è stata dichiarata, il nostro sangue tramonta o viene corrotto. E tutta
l’opera del sistema consiste nel persuaderci che questo formidabile avvenimento
non esiste.>Guillaume Faye <Avant-Guerre Chronique d'un catastrophe
annoncè”L’Aencre, Paris, 2002,pag.341.
Essere o non essere:
questo è il nostro problema. Noi saremo o schiavi o padroni, e dato che non
siamo adatti ad essere schiavi dobbiamo agire per ottenere una indiscutibile
supremazia mondiale della nostra razza. Non vi è altra possibilità di scelta.
E’ un dovere verso noi stesi e ancor più verso quelli che verranno dopo di noi.”A
Jacob” White Man think again” s.a.i ma USA anni 60, pag.277.
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