PRESENTAZIONE ERETICAMENTE

Postato da Leonida il 30 Lug 2012

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota, senza compromessi e senza ammiccamenti con il Nemico di sempre, di cui non cerchiamo nè comprensione, nè il plauso

Intervista a Giuseppe Barbera dell’Ass. Pietas

Postato da Leonida il 5 Mar 2013

L'Associazione Tradizionale Pietas è una realtà eterogenea composta prevalentemente da comunità connesse tra loro nell'interesse delle tradizioni greco-romane in Italia. L'approccio alla Tradizione avviene in maniera asettica, evitando forme di fanatismo o visioni faziose che possano alterare la reale comprensione della Tradizione in se stessa. La nostra entità è culturale e non religiosa poiché consideriamo, allo stesso modo degli antichi romani, la Pietas come un corpo di valori nel percorso della filosofia intesa come via di ricerca della sapienza a discapito dell'approccio religioso, reputata come una forma di misticismo che rallenta il cammino della comprensione.

Pagliacci lugubri e sanguinari di Fabio Calabrese

Postato da Leonida il 21 Gen 2013

Dal 1991, dal crollo dell'Unione Sovietica gli Stati Uniti sono rimasti l'unica superpotenza esistente su questo pianeta, non solo, ma è evidente che gli Stati Uniti da allora stanno cercando di espandere il loro dominio a livello mondiale, imponendo dappertutto una democrazia che non è in realtà altro che una forma mascherata di colonialismo. Io credo sia essenziale capire in che mani sia questo sfortunato pianeta e l'altrettanto sfortunata umanità che lo popola, chi sono questi yankee prossimi a essere i padroni di questo mondo , e che in ogni caso si comportano come se lo fossero, mentre l'Italia e l'Europa sconfitte nella seconda guerra mondiale si trovano da settant'anni a vivere in quello che di fatto è un regime di soggezione coloniale.

Il Fuoco Ardente della Memoria

Postato da Leonida il 17 Feb 2013

Nella ricorrenza dell’eccidio inquisitorio di Giordano Bruno non staremo qui, in queste sintetiche riflessioni, a perder tempo nell’inutile disputa tra credenti, laicisti e difensori del libero pensiero, bensì vorremo richiamare l’attenzione sul fulcro della Sapienza che il Nolano volle rappresentare con la sua vita e le sue opere, null’altro essendo realmente di nostro interesse.

Platone e l'Amore di Mario M. Merlino

Postato da Leonida il 06 Feb 2013

Platone c’insegna che con Amore non si scherza. Se ci afferra, dispettoso fanciullo, demone nell’accezione antica, cioè tra la divinità e l’uomo, non ci molla ci travolge ci stravolge. Ecco perché l’oggetto del nostro amore è sempre bello, mentre colui che ama è sempre brutto. Cesare Pavese: ‘E’ buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi’… Banchettano gli dei, se la spassano come comuni esseri mortali, e Poros (l’Espediente, il Possesso), avendo assai bevuto, si sdraia sul prato per farsi un sonnellino e digerire, magari tra un rutto e l’altro, cibo e vino.

Abbracciato a un cavallo di Joe Fallisi

Postato da Leonida il 29 Gen 2013

"Morale" ed "etica" rimandando a termini (latini e greci) che indicano i costumi, differenti da popolo a popolo e transeunti; insieme, la sovrastruttura ideologica – esattamente nel senso marxiano – che su di essi viene codificata. Di qui la critica, fin troppo semplice, che di questi concetti è stata fatta (per esempio da Nietzsche). Essi, in realtà, sono inadeguati o del tutto parziali a giudicare il senso della questione. E, en passant, ribadisco come la dichiarazione stessa di appartenenza al genere Homo sapiens e degli eventuali tabù correlati sia TUTTA CULTURALE, cioè accidentale, empirica, non sostanziale

S-Polia-zione

Pubblicato da Admin il sabato, novembre 03, 2012

di Fabio Calabrese


Il concetto di tradizione può essere definito a più di un livello e in diversi modi: fra questi, quello di fedeltà alla propria identità, alla propria terra, ai propri antenati, è forse quello più intuitivo, anche se non ne esaurisce il significato. Accettato ciò, però, non è che tutti i problemi siano risolti, infatti gli antenati hanno avuto diverse consuetudini, pensato cose diverse, creduto cose diverse e in conflitto fra loro, la tradizione non esenta da un approccio critico nel senso etimologico della parola, che significa “scelta”, ma semmai lo richiede.
Se noi guardiamo indietro a quelli che sono stati i nostri antenati, li possiamo dividere approssimativamente in tre gruppi: quelli che in epoca pre-cristiana hanno costruito la più avanzata civiltà del mondo antico ed esteso l' “imperium romanum” pressappoco all'intero mondo allora conosciuto, e non solo politicamente, ma esportando i suoi modi di vita, le sue leggi, i suoi dei, la sua lingua, la sua cultura, la sua civiltà; quelli che IN CONSEGUENZA DEL CRISTIANESIMO sono crollati da tale posizione fino a diventare “un volgo disperso che nome non ha”, stranieri e schiavi in casa propria, quelli che, TROVANDO NELLA CHIESA CATTOLICA UN'IRRIDUCIBILE OPPOSIZIONE hanno ridato all'Italia unità politica e dignità di nazione.
Naturalmente, se noi andiamo a vedere le cose più da vicino, ci accorgiamo che anche la lunghissima “età di mezzo” che va per noi dal 476 al 1861 non sono mancati momenti gloriosi e tentativi di far rinascere la grandezza passata, dal ghibellinismo medievale che ebbe la sua guida ideale nella figura di Federico II, a Machiavelli, alla sua invocazione di un “Principe” che guidasse l'Italia a rinascita, e tutti questi momenti e tentativi si sono posti sotto il segno di una comprensibile avversione se non necessariamente verso il cristianesimo, quanto meno verso la Chiesa cattolica e il potere clericale.
Quindi, proprio il concetto di tradizione inteso come “mos maiorum” ci dice una cosa molto chiara: noi non potremmo essere cristiani e meno che mai cattolici senza tradire quest'idea di tradizione, di continuità con gli avi, nemmeno se lo volessimo (e, chiaramente, non lo vogliamo).
Non sono concetti complessi: se tutti li avessero sufficientemente chiari, si sarebbe realizzata da un pezzo l'invocazione del grande Arturo Reghini:
“Quando si smetterà di inginocchiarsi davanti al genio distruttore del cristianesimo per rendere finalmente omaggio al genio creatore di Roma?”
Poiché, come insegnava Max Weber, “Le istituzioni tendono a creare uomini che credono in esse, ecco che sciaguratamente esistono anche i sostenitori dell'acqua asciutta, ovvero di quell'ossimoro che è chiamato “tradizionalismo cattolico”. Fra costoro, una figura che pare avere una certa importanza è tale Mario Polia, un personaggio in effetti degno di essere messo in compagnia di alcuni esemplari della stessa risma di cui mi sono occupato in passato: don Curzio Nitoglia, Adolfo Morganti (lo psicologo, ve lo ricordate, che malediva “le sette” senza accorgersi che di “una setta” il cristianesimo ha tutte le caratteristiche), eccetera, eccetera.
In uno scritto di alcuni anni fa, Polia affermava:
“ Una tradizione, del resto, non può essere definita solo in senso negativo, come opposizione ad un’anti-tradizione, ma richiede di essere definita principalmente in senso positivo nei riguardi del messaggio che essa tramanda e dal quale trae il motivo e la legittimazione della propria esistenza”. (Mario Polia: “Che cos’è la tradizione”, “Minas Tirith” n. 13, Società Tolkieniana Italiana, Udine 2005).
Quale sia questo messaggio, per Polia è – evidentemente – quello cristiano-cattolico. Poiché a questo mondo ognuno è libero di credere anche le più lampanti assurdità, avrei in tutta franchezza evitato di occuparmi di lui se in un suo recente articolo non fosse comparso un attacco durissimo contro “il paganesimo”.
L'articolo in questione, apparso ultimamente sul sito “Forum giovani” e intitolato “L'equivoco del neo-paganesimo” è in realtà un estratto di un suo libro, “Il seme e la pienezza”.
Quando, come in questo caso, si tratta di un estratto da un testo più ampio, si può avanzare il dubbio che frasi citate fuori contesto possano travisare il pensiero dell'autore, ma un'eventualità di questo genere è qua impossibile, tanto i concetti sono espressi “a muso duro” e sarà il caso di rispondere altrettanto “a muso duro”.
Polia ci va giù pesante subito:
“Accennando alle perniciose conseguenze del sincretismo religioso, fra le tendenze e le mode del neo-spiritualismo moderno occorre menzionare le recenti posizioni di certo neo-paganesimo costruito "a tavolino" da intellettuali e studiosi d'oltralpe e nostrani. Questi negano al pensiero ed alla tradizione cattolica un legittimo posto nella storia d'Europa e ricercano le radici culturali e spirituali dell'Europa prima, oltre e contro il cattolicesimo”.
Quando si va giù con accuse così pesanti, sarebbe bene non restare nel vago e far capire subito a cosa ci si riferisce. In ogni caso, Polia ha perso un'occasione splendida per starsene zitto; sarà anche un antropologo, ma la storia delle religioni non la conosce ed è andato a toccare un tasto sul quale avrebbe fatto molto meglio a sorvolare; se c'è infatti una RELIGIONE COSTRUITA A TAVOLINO, infatti, questa è proprio il cattolicesimo. Fino al concilio di Nicea voluto e presieduto dall'imperatore romano rinnegato Costantino, difatti, non esisteva il cattolicesimo, e neppure – possiamo dire – “il” cristianesimo, bensì una varietà di cristianesimi in conflitto, alcuni dei quali piuttosto divergenti gli uni dagli altri. PER MOTIVI POLITICI, Costantino decise che il concilio avrebbe creato una religione KATHOLIKE', ossia “universale” nel senso che sarebbe dovuta andare bene per amore o per forza, volenti o nolenti, a tutti i sudditi dell'impero. Fu dato qualche  contentino ai pagani: la nascita del presunto redentore fu fissata arbitrariamente al 25 dicembre già “compleanno” del dio Mitra e del Sol Invictus di Aureliano, fu inventato un episodio come l'Ultima Cena per introdurre la teofagia (mangiare simbolicamente la carne e il sangue del redentore) come avveniva nei misteri orfici. Dei molti vangeli, e ciascuna comunità pare avesse il suo, frutto di narrazioni orali di cui possiamo immaginare l'accuratezza, furono scelti, sempre in base a criteri politici, quattro che furono ampiamente rimaneggiati, mentre gli altri furono dichiarati apocrifi, cioèpiù che falsi non conformi ideologicamente.
Un esempio delle molte manomissioni contenute nei vangeli: l'episodio del Getsemani. Il racconto che ne abbiamo è una lampante assurdità: davvero occorreva scomodare un'intera coorte romana per arrestare un gruppetto di innocui predicatori? E' molto più ragionevole supporre che essa sia stata impiegata per reprimere una rivolta, ma i vangeli sono stati purgati in modo da cancellare tutto ciò che poteva collegare il cristianesimo al messianismo insurrezionale antiromano degli Ebrei dei primi secoli. Insomma si è trattato non solo di una religione costruita a tavolino, ma della più grande truffa e confisca di verità di tutti i tempi, montata con l'inganno e imposta con la violenza.
Leggendo lo scritto di Polia, fortunatamente breve, occorre possedere una buona dose di autocontrollo, e viene di continuo il dubbio – che capita spesso quando ci si accosta agli scritti dei tradizionalisti cattolici – ma ci è o ci fa? Possibile che sia così palesemente disinformato, o non sarà piuttosto in malafede?
Vi cito ad esempio questo inciso:
“Non si "sceglie" in base a criteri sentimentali o intellettuali la tradizione, il mos maiorum cui appartenere e in base al quale operare le proprie scelte di vita: lo si accetta e lo si segue per un dovere di fedeltà verso i propri antenati (i maiores) e nei confronti della propria tradizione e della propria Patria, intesa come comunione di Terra, Sangue e Spirito.”
Queste parole che in bocca a chiunque non fosse un cattolico militante, esprimerebbero una verità sacrosanta, non possono non provocare irritazione e anche indignazione in bocca a uno di costoro. Forse che non è stato il cristianesimo a demolire l'impero romano? Forse che non è stato Costantino a smantellarlo per creare coi suoi cocci la tirannide sacrale bizantina basata sul cristianesimo e in pretto stile orientale? Forse che questo non ci è costato quindici secoli di disgregazione nazionale e invasioni straniere? Forse che i papi non sono stati sempre pronti a richiamare in Italia nuovi invasori e dominatori pur di salvaguardare il loro miserabile Stato della Chiesa? Forse che la Chiesa non ha combattuto con tutte le sue forze contro il movimento di rinascita nazionale dell'età risorgimentale? Forse che l'Italia non porta ancora oggi i segni evidenti, le cicatrici devastanti di questo passato di divisioni? Forse che la Chiesa oggi non è dalla parte dell'immigrazione e del mondialismo? Se Polia capisse o non facesse finta di non capire quello che scrive, gli sarebbe chiaro perché non possiamo essere cristiani né tanto meno credere a un Dio così parziale nei confronti della nostra Patria.
Ma il bello arriva poche righe più sotto. 
“Orbene, quando la tradizione sacerdotale è stata interrotta; quando le forme liturgiche, che obbediscono a norme precise fissate dalla tradizione, sono anch'esse dimenticate e scomparse; quando i riti sono stati smessi da secoli e da secoli obliate le norme che presiedono alla loro esecuzione; quando le divinità oggetto di culto, forme appartenenti alle tradizioni pre-cristiane, hanno cessato di essere adorate e sono state private dei culti loro tribuiti (...) chi, fra gli uomini, avrà il potere di aprire di nuovo il Cammino interrotto, di attingere alla Fonte da cui promanano tutte le tradizioni?”
Noi, naturalmente, sappiamo bene CHI e COME ha costretto i culti degli dei dei nostri antenati a un abbandono secolare, distrutto i templi, soppresso i sacerdoti, perseguitato nei modi più atroci coloro che volevano persistere negli antichi culti e nelle credenze dei padri. La verità storica è che il cristianesimo si è pochissimo diffuso in Europa attraverso le conversioni spontanee, ed enormemente di più con la violenza: le persecuzioni dei dissidenti e dei cosiddetti eretici, le campagne di sterminio come quelle di Carlo Magno contro i Sassoni e dei cavalieri teutonici contro gli Slavi. Nel XIII secolo fu indetta addirittura una crociata che devastò la Francia meridionale per sradicare il movimento cataro.
L'ho spiegato più volte nei miei articoli, e forse ora non è necessario insistervi troppo, ma sintetizziamo il discorso di Polia:
“Dovete per forza appoggiarvi alla nostra tradizione, perché tutte le altre sono estinte, perché NOI ABBIAMO ESTINTO tutte le altre”.
In poche parole, un ricatto in perfetto stile mafioso. 
Il problema che Polia solleva per assicurarci che non c'è via d'uscita, è un problema che io mi sono posto e suppongo anche voi vi siate posti molte volte. Ricostruire, le credenze, gli usi, i riti  non basta a renderli vivi, non è sufficiente un'adesione intellettuale, ma le cose non stanno in questi termini: l'esigenza di ritrovare un approccio spirituale che vada oltre il ricatto cristiano, l'esigenza di porsi di fronte al Divino non  inginocchiati e col capo chino e le mani giunte alla maniera semitica, ma in piedi con le braccia spalancate, da veri Ari indoeuropei, di una religione che non sia somministrata da ministri così ipocriti e “preteschi” per definizione, quella non l'abbiamo dovuta riscoprire o inventare, è nata con noi, ce la portiamo dentro da sempre.
E' un'idea tipicamente abramitica che l'uomo non possa essere attivo ma solamente passivo nei confronti del sacro, che tutto dipenda dalla manifestazione arbitraria di un Dio del tutto privo di senso della giustizia, che concede la rivelazione e la grazia ad alcuni e condanna altri a suo capriccio, che elegge un popolo, un'insignificante tribù del deserto, ne da in pasto altri a quella stessa tribù (leggetevi l'Antico Testamento e constatate quanta ferocia e sciovinismo etnico contiene!), ne condanna un altro (noi!) a una schiavitù di quindici secoli.
Ma il paganesimo è poi estinto? Sono mai riusciti davvero a estinguerlo? Forse che non è giunto fino a noi in mille rivoli che sfuggivano all'attenzione della cultura dominante? Nelle tradizioni popolari, nei gruppi esoterici, incrostato in mille modi nella stessa cultura della religione divenuta dominatrice come oro misto al fango, nella ricorrente ribellione di alcuni grandi intellettuali: Federico II, Machiavelli, Filelfo, Nietzsche, Reghini, Evola, per redigere un elenco non certo esaustivo.
L'anima europea, ha detto qualcuno, è naturaliter pagana, e l'unico modo per far scomparire davvero il paganesimo, sarebbe quello di sopprimere gli Europei, cosa però che con la decadenza demografica, l'immigrazione, il meticciato, non è poi tanto lontana dal realizzarsi.
Polia non fa che ribadire il concetto di mos maiorum, ma naturalmente non ha idea di che cosa significhi, è un concetto forse più ampio di quello di tradizione, tutto ciò che i nostri antenati ci hanno trasmesso come cultura, valori etici, modi e stili di vita, e sicuramente non si limita alla consuetudine di andare in chiesa la domenica e far finta di ascoltare il prete come se fosse una persona autorevole e avesse qualcosa di importante da dire.
Per comprenderlo appieno, forse la cosa migliore è fare il confronto con chi, per evidenti ragioni il nostro mos maiorum non ce lha, non lo capisce e verosimilmente lo disprezza. Basta rifarsi a un esempio di cronaca recente: il comportamento degli immigrati in massima parte islamici nei campi di sfollati formatisi in seguito al terremoto dellEmilia. Di episodi ce ne sono stati moltissimi: abbiamo visto questa gente buttare nel fango le razioni cibo ricevute dalla Protezione Civile, se contenevano carne di maiale, infischiandosene altamente del fatto che sarebbero tornate buone per gli sfollati nativi, mostrare ovunque un atteggiamento di arrogante supponenza, dileggiare i soccorritori soprattutto se donne. Quanto basta, se ce ne fosse stato bisogno, per rimarcare la differenza fra noi e loro. E pensiamo ai nostri centri storici, le viuzze e gli angoli medievali di città come Firenze il cui centro storico è un grande museo a celo aperto, le logge e le statue trasformate in immondezzai e orinatoi. Silvano Lorenzoni parla dellinsensibilità delle popolazioni semitiche per le arti visive come un fatto prima percettivo che estetico, e credo abbia ragione da vendere.
Il rispetto per il cibo che è costato fatica procurare, il rispetto per il lavoro, il senso della gratitudine, il senso dellobbligazione contratta nei confronti di chi ti ospita, lamore per larte, la cultura, la tradizione; tutte cose ben presenti nel nostro mos maiorum e assenti in quello semitico-mediorientale, lo sapevano bene anche i Romani: Punica fides.
Ora, è chiaro che tutto ciò non solo non ha nulla a che fare con il cristianesimo, è un deposito antico che è sopravvissuto, un retaggio che ci è pervenuto nonostante il cristianesimo, ma è qualcosa che la Chiesa, schierata a favore dellimmigrazione, del mondialismo, del meticciato, dell’ accoglienza a chi non vuole integrarsi con noi ma soppiantarci, fa di tutto per compromettere.
Io devo ammettere di non aver letto il libro di Polia, Il seme e la pienezza da cui questo articolo è tratto (cosa volete, lidea di dare soldi a questa gente non è che mi sorrida: basta già la truffa dellotto per mille e dellIMU che dobbiamo pagare anche al posto degli enti ecclesiastici), tuttavia mi sembra che già il titolo rimandi a un ordine didee comune tra i cattolici tradizionalisti: lidea delle culture, delle religioni, delle spiritualità antiche come barlume aurorale di ciò che la rivelazione cristiana avrebbe manifestato in tutta la sua pienezza. Questa affermazione di unincredibile arroganza intellettuale che vorrebbe cooptare e fagocitare tutto quanto la cultura antica ha prodotto, svela nel momento in cui vorrebbe nasconderlo, un fatto essenziale: il cristianesimo è stato rottura violenta dellordine preesistente già ben prima che cominciassero le crociate e i roghi degli eretici. Il mos maiorum dei nostri antenati non poteva che esprimersi, e di fatto si espresse, a favore delle antiche fedeltà e contro la nova religio importata a forza dallOriente. Due millenni possono aver cambiato le cose? Il tempo agisce sulle vicende umane, non sui principi e gli ideali.
Quanto tempo occorre perché la sovversione diventi tradizione? Lo stesso tempo che serve ripetere una menzogna perché diventi verità, cioè non può succedere mai.
Sarebbe inutile – penso – interrogare Mario Polia sulle contraddizioni del monoteismo: lorigine del male in un mondo che si suppone opera di un creatore onnipotente, onnisciente e immensamente buono, o il dogma trinitario in palese contrasto con lassunto di fondo monoteista. Polia è un antropologo. Questo significa che ha un tipo di cultura professionale che non solo non inclina alle problematiche filosofiche, ma è un ostacolo alla loro comprensione. La pseudo-scienza antropologica oggi in voga tende a mettere sullo stesso piano il pensiero razionale (che gravissima colpa è insito nella cultura europea) e il balbettio superstizioso delle culture che la political correctness oggi in voga non consente più di chiamare primitive. Vi rimando a questo riguardo al mio scritto Il fantasma dello stregone su Ereticamente.
Il cristianesimo ha tolto al mondo gran parte della sua sacralità. Si avrebbe quasi voglia di invitare i cristiani a fare l’ultimo passo, sbarazzandosi del loro ultimo unico Dio, e rivelarsi per perfetti atei. Non è un’astrazione, si può essere atei e rimanere pienamente, perfettamente abramitici. Milioni di uomini l’hanno fatto: Karl Marx e tutti i suoi seguaci.
Il marxismo non è altro che cristianesimo spinto alle sue estreme conseguenze: una verità del genere che i tradizionalisti cattolici preferiscono ignorare.
Ma la verità ignorata rimane sempre tale.



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7 Commenti su "S-Polia-zione"

  1. Filippo Accorsi ha detto...

    Bellissimo articolo, come sempre... credo che la conclusione dia fastidio a qualcuno...

     

  2. Anonimo ha detto...

    Che bello vedere una persona che si firma!C'è chi non mette il suo nome e cognome come "timbro etico" alle sue opinioni...Condivido il commento del signor Filippo Accorsi.Steno Lamonica.

     

  3. Anonimo ha detto...

    Come si fa ancora a credere che sia stato il cristianesimo a far crollare l'Impero romano? Questa è una pura menzogna di matrice massonica, non c'è nessuno storico autorevole che affermerebbe oggi una cosa simile. A meno che non si voglia considerare Nietzsche uno storico. Sorvoliamo del tutto gli insulti a Mario Polia del tipo "ma ci è o ci fa? Possibile che sia così palesemente disinformato, o non sarà piuttosto in malafede?" (questa frase sarebbe semmai da rivolgere all'autore di questo articolo); la profondità e la qualità delle sue opere (per chi vorrà leggerle) parlano da sole. D'altronde ognuno sceglie i propri maestri: chi preferisce il massone Arturo Reghini e chi invece segue gli studiosi cristiani come Mircea Eliade, Pio Filippani-Ronconi o Juenger

     

  4. Anonimo ha detto...

    Finiamola una volta per tutte di far finta di credere che l'impero romano sia crollato nel 476, esso di fatto è morto un secolo prima, quando Costantino ha iniziato a demolirlo dopo aver trasferito la capitale a Bisanzio, Costantinopoli, la "sua" città per costruire sui suoi cocci una realtà diversa, orientale, non-romana, bizantina appunto, sotto il segno del cristianesimo.
    Gli autori che lei cita, li conosco bene, e mi permetta di dire in tutta franchezza che non importa quanto erudite siano queste persone, sono in ogni caso in contraddizione totale: il cristianesimo irrompe nel mondo antico come sovversione, come rinnegamento di tutti i valori tradizionali. Essere cattolici e tradizionalisti rimane una contraddizione di termini.
    Fabio Calabrese

     

  5. Anonimo ha detto...

    La contraddizione è evidente quando lei parla di tradizionalismo in senso generico (che dal suo punto di vista dovrebbe opporsi al cattolicesimo), ma non sa definire chiaramente che cos'è questa tradizione che difenderebbero, sempre secondo lei, i “veri tradizionalisti”. Infatti non esiste una "tradizione pagana" : su questo punto si schiantano tutti i tradizionalisti neopagani, e mi auguro che nessuno possa credere alla fandonia secondo la quale esisterebbe una casta sacerdotale che - segretamente - avrebbe conservato ininterrotta la tradizione precristiana di Roma. Per i lettori che fossero interessati, mi permetto di inserire qui in link dello scritto integrale di Mario Polia che lei ha citato nel suo articolo e che ho recuperato da internet http://www.grisrimini.org/documenti/vari/tradizione.htm

    cordialità

     

  6. Anonimo ha detto...

    Accetto che lei ha un punto di vista molto diverso dal mio, e a differenza di altri che mi hanno replicato su questo sito, l'ha espresso con molta civiltà, ma perché non si firma?
    Fabio Calabrese

     

  7. Anonimo ha detto...

    Mi permetto di inserirmi nella discussione.
    Onestamente penso che di Mario Polia lei abbia capito ben poco, se mi posso permettere.
    Dalla sua descrizione Polia risulterebbe uno di quegli storici che come basi "storiche" usano Quo Vadis(che lei stesso mi pare abbia citato in un altro articolo), secondo cui la storia del mondo si divide tra cristianesimo/paganisimi vari.
    Nulla più falso.
    Polia non disconosce affatto il valore tradizionale del paganesimo romano, e basterebbe leggere diverse sue pubblicazioni a riguardo.
    Semplicemente tratta esso come una particolare forma tradizionale(sulla accezione che da Polia di essa, dovremmo riferirci a Guènon), ovvero come oggetta a decadenza, e non a differenza di come credono molto neo-pagani attuali(ecco l'accusa di Polia) come una tradizione monolitica immutata nel corso di tutta la storia romana fino alla comparsa del Cristianesimo, e peraltro non accomunabile a mano leggera con altri paganesimi precristiani(celtico, greco etc).
    Anzi, è surreale leggere il nome di Polia accostato a quello di Nitoglia, visto che Nitoglia nei confronti di Polia(per il suo immenso lavoro sui "residui" tradizionali pre-cristiani, se così possiamo chiamarli, italiani e delle culture sudamericane, e per la sua vicinanza col pensiero perennialista di Guènon) ha un'opinione certamente peggiore di quella che lei stesso dice di avere.
    Nessun "barlume aurorale", a maggior ragione trattandosi in questo caso di una religione anteriore al Cristianesimo(anche se questo discorso meriterebbe di essere approfondito, così come tutti i discorsi triti e ritriti dei presunti "imprestiti" del Cristianesimo dalle precedenti credenze o religione).
    Certamente Polia(e confesso io stesso) riterrebbe favolistica la sua versione della storia europea e del cristianesimo, ma il Polia da lei tracciato rimane in ogni caso assolutamente distorto da quel che è realmente.

    Nicola Asuni.

     

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a cura di Ereticamente


A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio?
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.


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    NEL VENTO

    JOE FALLISI

    ANCHE SE CON SAIO FRANCESCANO

    ■■■ "Nel tentativo di dare una risposta, almeno parziale, alle domande appena poste è necessario comprendere uno dei passaggi fondamentali della storia ebraica, ovvero il mancato riconoscimento del Messia, messo in croce sotto Ponzio Pilato. Le cause della non accoglienza di Cristo, in parte, ne hanno preceduto la venuta: già nell’Antico Testamento il popolo d’Israele, sebbene eletto, viene chiamato da Dio stesso 'popolo di dura cervice." Già questa premessa dimostra, caso mai, che "di dura cervice" (e sconfinata falsa coscienza-malafede) sono innanzi tutto i cattoprelati eredi dei LORO fVatelli maggioVi: il "Gesù Cristo" dei "Vangeli" non è mai esistito(1).
    Devo questa volta spezzare una lancia in favore degli ebrei. Per dovere d'onestà intellettuale, per chiarezza. Dal mio punto di vista la critica del giudaismo-talmudismo ne comporta necessariamente un'altra, altrettanto profonda, del cristianesimo ufficiale, in specie cattolico (senza dimenticare mostri come Lutero e Calvino).




    KULTURKAMPF

    MAURICE BARDÈCHE

    FASCISTI SI NASCE. SPARTA E I SUDISTI.

    ■■■ Ricevuto da Maurice Bardèche, al tempo della pubblicazione di Qu’est-ce que le Fascisme, un sodàle del ‘Gruppo di Ar’ domandò a lui quale fosse la ragione dell’ossessione antifascista da parte degli intellettuali (les clercs) europei. E Bardèche gli diede una risposta che si può riassumere in questi termini: ‘I chierici europei hanno, letteralmente, tradito, consegnato ai vincitori l’Europa, la cui fisionomia storica era quella rintracciata e riconosciuta dai fascismi, per contrastarne la decadenza.
    Da moderni sofisti, essi sanno bene che il tradimento della loro funzione -di cani a protezione delle mandrie europee- è stato fondamentale: lo sanno, lo ricordano (sopra tutto coloro che in un primo tempo ai fascismi si erano accostati) e non possono che eccitare in sé, attraverso la stimolazione nelle mandrie di sentimenti antifascisti, il ricordo del proprio tradimento’.

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    L’INATTUALE

    di LUCA VALENTINI

    ■■■ La consapevolezza, quella di una dimensione intellegibile, di un’Unità primaria che non possa essere in alcun modo analizzata né considerata con i riferimenti profani dell’umana esistenza, cioè utilizzando i parametri del tempo e dello spazio o del volume, ha sempre assunto con sé l’idea simbolica di una caduta, di un cedimento, di uno smembramento, ma con una conseguente rinascita, un’eroica affermazione di potenza, di volontà dominatrice che riconduce il molteplice alla primordialità Unità.
    Tali realtà hanno avuto come aristocratica manifestazione il mondo al quanto criptico, volutamente e significatamente occulto, dei Misteri Antichi, che, attraverso le loro tante e diversificate forme – da quelli orfici a quelli egizi, ai più celebrati di Eleusi, fino a quelli solari, imperiali e di stato di Mithra – e attraverso i diversi autori che ce ne hanno tramandato le mitologie di fondo e le vive esperienze seppur limitate dallo status iniziatico e riservato degli stessi, hanno esplicitato una comune origine trascendente, un comune riferimento archetipico, quindi un simile fine magico-realizzativo.

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    COGITAMENTI

    FABRIZIO BELLONI

    LA MORTE DI ANDREOTTI

    ■■■ Quando la televisione ha dato la notizia, questa mattina, ho avuto due polluzioni. Il fegato ha gridato: uno di meno! Il cervello è stato come sempre più assennato, ed ha cominciato a paragonare il Giulio con lo spettacolo odierno. La comparazione è tutta a vantaggio di Andreotti. I media nei prossimi giorni ci scaricheranno tonnellate di commenti, di analisi, di retorica osannante e, qualche volta, denigrante. Giulio Andreotti se lo merita:in un mondo di mezze calzette, nel bene e nel male si erge almeno come un professionista della politica. Non lo ritengo uno statista (l’ultimo in Italia lo abbiamo –forse- ammazzato tanti anni fa), ma di sicuro uno dei pochi professionisti politici di questo bello e dannato Paese.
    Ebbe una ottima scuola: imboscato in Vaticano durante la guerra, insieme a De Gasperi ( Degasperi, meglio) fu allievo di preti e cardinaloni. Hai detto niente! Si dice che mentre l’Alcide parlava con dio, il Giulio preferiva parlare con i parroci ed i vescovi. Oggi sembra strano, ma nel dopo guerra il Vaticano era fortemente anticomunista. Ed Andreotti incarnò la punta di diamante anti PCI. Poi cambiò e aggregò i comunisti e facilitò il compromesso storico. Di certo era intelligente, astuto, furbo, cinico, senza scrupoli.




    POESIA E GUERRA

    JUAN PABLO VITALI

    Fratello Boero

    ■■■ La poesia e la guerra sono nate insieme. Quando l'uomo brancola nella morte, sente inevitabilmente il bisogno di vincolarsi a qualcosa di più alto di lui, superandola. I popoli indoeuropei ci hanno lasciato ampie prove di tale intento.
    Non so se pensavamo Esattamente la stessa cosa. Possibilmente no. Ma da giorni mi gira e rigira Per la testa questo poema Fratello Boero. Gli altri non sanno Quello che fu portare il pianoforte Fino alla casa vicino al fiume E come nelle terre solitarie E spietate, suonasse Mozart Per la prima volta. Noi sì lo sappiamo.




    Bastoni e barricate
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    ::: MARIO M. MERLINO

    ■■■ Pochi mesi addietro mi trovavo a cena d’amici con altri ospiti. Fra costoro un giornalista de Il Sole 24 Ore di cui non rammemoro il cognome, sebbene sia considerato un analista di valore. Inevitabile che il conversare abbia seguito la piega verso l’attuale crisi economica e finanziaria di carattere mondiale. Qualcuno, memore di letture scolastiche marxiane e forse nostalgico della propria giovinezza trascorsa negli anni della contestazione, faceva riferimento alle ricorrenti cicliche crisi del sistema capitalista. Altri al ‘giovedì nero’ del 1929 quando dagli Stati Uniti si sparse a macchia d’olio una crisi che alimentò, secondo alcuni storici, l’affermarsi del totalitarismo e la convinzione che fosse suonata la campana a morte del capitalismo.
    La convinzione sempre più diffusasi - e mi tornavano a mente le considerazioni dell’amico Giano Accame - come le ‘demoplutocrazie’ fossero rappresentate da governi imbelli e asserviti alle lobbyes ebraiche (perché oggi, no?) e ormai composte da una popolazione svirilizzata e senile. Errore fatale perché nell’eterna guerra del sangue contro l’oro quest’ultimo è pronto a tutto pur di salvare se stesso, riaffermare il proprio predominio e potenziarsi.

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    RESISTENZA

    Francesco Innella

    Carlo MICHELSTAEDTER: frammenti da una filosofia oscura

    ■■■ Nel saggio su Carlo Michelstaedter, Francesco Innella ci presenta varie fasi della breve vita del Filosofo Goriziano, che tra l’altro ci ha lasciato pregevoli speculazioni filosofiche nella “ Persuasione e la Rettorica”. Innella avvalendosi anche dell’” Epistolario”, edito dalla casa editrice”Adelphi”, ci fa conoscere un Michelstaedter nel chiuso di una stanza. Chiudere un discorso o porre la parola fine su Michelstaedter, è un discorso azzardato, perché poco conosciamo dell’infanzia, scarsi i riscontri della scrittrice Iolanda De Blasi, amica di studi di Firenze: i suoi pochi frammenti lasciati vanno analizzati con certosina pazienza. Va sottolineato tra l’altro, che gli scritti di Michelstaedter - morto a solo 23 anni - hanno ben poco di un filosofo giovane.
    Carlo Michelstaedter , visse in un periodo di grandi cambiamenti, di innovazioni tecnologico –industriali, quindi già verso la fine del tardo romanticismo – anche egli è un orfano della Grande Cultura. Va ricordato che nel 1910 , muore il gigante della letteratura mondiale – Tolstoi – con la cui morte si estingue la vera razza degli scrittori; di poi infatti, è arrivata, n nome dell’onestà intellettuale, la forma aberrante della cultura ( partitica ): io lodo te, tu lodi me.

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