Ho ritrovato una poesia di Robert Brasillach. Inedita.
E’ datata 17 novembre 1932, quando cioè egli ha ventitré anni. Del resto fu
scrittore precoce e prolifico. Nel 1932 è anche il dramma Domrémy dedicato a
Giovanna d’Arco, di cui realizzai una lettura recitata, poi la sua traduzione e
stampa nel 2010. Definito quale ‘difficoltà dell’eroismo e della santità’. Mi
sono cimentato nella traduzione consapevole come il ritmo e le atmosfere sono
probabilmente rimaste nell’originale. Del resto non ricordo chi riteneva ogni
traduzione un tradimento.
Giano Accame, ricorda la figlia Barbara, sul letto di
morte volle che gli leggesse i Poemi di Fresnes (nella edizione da me curata nel
1998). Egli lo aveva definito ‘il poeta dei balilla’ e aggiungeva che ‘il suo
ottimismo, la sua gioia di vivere sono irritanti per le ragioni su cui si
fondavano: perché si era, perché ci eravamo sbagliati’. Brasillach quale
cantore della giovinezza dell’amicizia della gioia di vivere, valori così
stridenti dopo il ’45 quando una cappa mefitica è scesa a soffocare la speranza
e la fierezza, che egli rivendicava davanti al plotone d’esecuzione, sulle
nuove generazioni di questa Europa.
Tu verrai, cara Morte,
simile alla sera che si
distende sulle banchine del porto
e non sarà poi così triste
se ci porterai memoria di quella musica semplice
e del canto che intonavamo mentre si saliva a bordo.
Il fruscio intenso della vela
arrotolata
Non distrarrà lo sguardo dall’Oceano,
anche allora, anche in quel momento,
sapremo scordare l’odore ancora fresco del catrame
e l’umidità fumigante dalla cima dell’albero maestro?
Quando, da bambini, si correva
verso le pesanti funi
e alle barche attraccate agli anelli di ferro,
guardando, seduti sulle bitte di ormeggio,
la marea crescere dolcemente,
i nostri cuori, cara Morte, si resero dimentichi della riva,
prigionieri delle rozze canzoni per uomini già avvezzi al
mare,
pronti a salpare per ignota destinazione
con la sacca in spalla, le ragazze nel cuore e in tasca il
coltello.
Ripensando alla nave ondeggiare
libera dall’ancoraggio,
al richiamo della terra ferma a cui restammo insensibili,
ci sarà concesso perdonare al canto delle sirene
l’annuncio dell’inesorabile quiete e la fine dei bei giorni?
I poeti sono come gli
eroi, nel verso svincolati dall’anagrafe…
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a cura di Ereticamente
A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio? ?xml:namespace>
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.
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