PRESENTAZIONE ERETICAMENTE

Postato da Leonida il 30 Lug 2012

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota, senza compromessi e senza ammiccamenti con il Nemico di sempre, di cui non cerchiamo nè comprensione, nè il plauso

Intervista a Giuseppe Barbera dell’Ass. Pietas

Postato da Leonida il 5 Mar 2013

L'Associazione Tradizionale Pietas è una realtà eterogenea composta prevalentemente da comunità connesse tra loro nell'interesse delle tradizioni greco-romane in Italia. L'approccio alla Tradizione avviene in maniera asettica, evitando forme di fanatismo o visioni faziose che possano alterare la reale comprensione della Tradizione in se stessa. La nostra entità è culturale e non religiosa poiché consideriamo, allo stesso modo degli antichi romani, la Pietas come un corpo di valori nel percorso della filosofia intesa come via di ricerca della sapienza a discapito dell'approccio religioso, reputata come una forma di misticismo che rallenta il cammino della comprensione.

Pagliacci lugubri e sanguinari di Fabio Calabrese

Postato da Leonida il 21 Gen 2013

Dal 1991, dal crollo dell'Unione Sovietica gli Stati Uniti sono rimasti l'unica superpotenza esistente su questo pianeta, non solo, ma è evidente che gli Stati Uniti da allora stanno cercando di espandere il loro dominio a livello mondiale, imponendo dappertutto una democrazia che non è in realtà altro che una forma mascherata di colonialismo. Io credo sia essenziale capire in che mani sia questo sfortunato pianeta e l'altrettanto sfortunata umanità che lo popola, chi sono questi yankee prossimi a essere i padroni di questo mondo , e che in ogni caso si comportano come se lo fossero, mentre l'Italia e l'Europa sconfitte nella seconda guerra mondiale si trovano da settant'anni a vivere in quello che di fatto è un regime di soggezione coloniale.

Il Fuoco Ardente della Memoria

Postato da Leonida il 17 Feb 2013

Nella ricorrenza dell’eccidio inquisitorio di Giordano Bruno non staremo qui, in queste sintetiche riflessioni, a perder tempo nell’inutile disputa tra credenti, laicisti e difensori del libero pensiero, bensì vorremo richiamare l’attenzione sul fulcro della Sapienza che il Nolano volle rappresentare con la sua vita e le sue opere, null’altro essendo realmente di nostro interesse.

Platone e l'Amore di Mario M. Merlino

Postato da Leonida il 06 Feb 2013

Platone c’insegna che con Amore non si scherza. Se ci afferra, dispettoso fanciullo, demone nell’accezione antica, cioè tra la divinità e l’uomo, non ci molla ci travolge ci stravolge. Ecco perché l’oggetto del nostro amore è sempre bello, mentre colui che ama è sempre brutto. Cesare Pavese: ‘E’ buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi’… Banchettano gli dei, se la spassano come comuni esseri mortali, e Poros (l’Espediente, il Possesso), avendo assai bevuto, si sdraia sul prato per farsi un sonnellino e digerire, magari tra un rutto e l’altro, cibo e vino.

Abbracciato a un cavallo di Joe Fallisi

Postato da Leonida il 29 Gen 2013

"Morale" ed "etica" rimandando a termini (latini e greci) che indicano i costumi, differenti da popolo a popolo e transeunti; insieme, la sovrastruttura ideologica – esattamente nel senso marxiano – che su di essi viene codificata. Di qui la critica, fin troppo semplice, che di questi concetti è stata fatta (per esempio da Nietzsche). Essi, in realtà, sono inadeguati o del tutto parziali a giudicare il senso della questione. E, en passant, ribadisco come la dichiarazione stessa di appartenenza al genere Homo sapiens e degli eventuali tabù correlati sia TUTTA CULTURALE, cioè accidentale, empirica, non sostanziale

Tra Hitler Mao aria di rivoluzione

Pubblicato da Admin il sabato, settembre 22, 2012
di Mario M. Merlino



Nel suo studio di Madrid, sulla scrivania spicca in bella mostra, all’interno di una cornice d’argento in stile liberty la fotografia con dedica del Cancelliere Adolf Hitler. Di profilo con lo sguardo magnetico raccolto in una visione lontana di cui egli solo conosce i confini. Dietro la scrivania Otto Skorzeny, il liberatore di Mussolini dal Gran Sasso, 12 settembre del ‘43. Me la mostrò in un pomeriggio afoso sotto una cappa di cielo grigio. Come abile prestigiatore la sfilò ed apparve quella del Grande Timoniere, il presidente Mao, dal sorriso sornione e crudele, anch’essa con dedica.

Gli occorreva, mi spiegò, quando riceveva alti dirigenti di Pechino per formali accordi import-export. Con quel sorriso largo e reso quasi una smorfia per lo sfregio, memoria di un duello goliardico, che gli deturpava la guancia sinistra.
Studente a Vienna negli anni Venti, s’era iscritto all’associazione Schlagende Burschenschaft Markomannia, sorta come altre in Germania ed Austria dopo gli sconvolgimenti rivoluzionari del 1848. Il duello era la tradizione più rinomata, eseguito con una lama a doppio taglio, a torso nudo e un paio di occhiali dalle lenti rotonde e scure a protezione degli occhi. Come unica regola mai indietreggiare, neppure con il viso. Scuola di coraggio, sangue freddo e volontà, secondo lo stesso Skorzeny. E, con una punta di compiacimento, aveva aggiunto di essersi battuto 14 volte, nonostante il nazismo l’avesse vietato. Per proteggere l’integrità fisica della razza, aveva ancora aggiunto, ma anche perché lo trovava espressione di una casta aristocratica…

Nell’immediato dopoguerra Otto Skorzeny aveva trovato in Spagna la possibilità di esercitare la professione d’ingegnere. Non disponendo del ‘tesoro delle S.S.’, come ebbero a favoleggiare su alcune riviste, la vita non fu sempre facile. Ebbe, però, la fortuna e l’appoggio di amici fidati – fra costoro, mi raccontò, un suo vecchio compagno di scuola e ingegnere anch’egli che, non essendosi mai iscritto al partito nazionalsocialista, potette fargli aprire a Madrid un modesto, almeno all’inizio, ufficio commerciale. Nel 1953 l’occasione favorevole: un importante contratto di materiale ferroviario. Così inizia a viaggiare per affari in Argentina, ove incontra il generale Peron tornato al potere, o al Cairo e, qui, si intrattiene con il presidente Abdel Gamal Nasser. E, poi, in Portogallo, in Congo – ma, precisa, solo a Madrid ha conosciuto lo sfortunato presidente Moise Ciombè, che vi viveva dopo essere stato deposto -, in Kenia, Grecia, Paraguay e Irlanda. Viaggi d’affari, insiste, perseguitato però da chiacchiere scandalistiche. Prima ancora di mettere piede in Argentina, lo davano a capo dell’esercito di quella repubblica, mentre il generale Galland, asso dei caccia della Luftwaffen, e il colonnello Hans Ulrich Rudel a comandare l’aviazione. Dopo un soggiorno di appena due settimane a Il Cairo, nel 1954, il giornale Daily Sketch pubblica che egli si trova in Egitto per addestrare commandos ‘per assassinare ufficiali e soldati britannici’. Quando racconta di queste vicende, che siano parto di fantasia della stampa o appartengano a straordinaria realtà, il sorriso sembra stampato e gli occhi brillano di costante ironia. Le premesse della sua esistenza, quando indossava la divisa delle S.S., legittimano qualche sospetto.

Avendo letto Il pilota di ferro gli chiedo di Rudel, amputato di un piede, con 2530 voli in territorio nemico, distrutti 519 carri armati sovietici e affondato l’incrociatore Marat. Per lui Hitler creò una apposita decorazione: la croce di cavaliere con foglie di quercia spade e brillanti, in oro. Nonostante l’interdizione del Fuehrer continuò a volare fino all’8 maggio del ’45. Atterrato in Baviera e resi inutilizzati i veivoli, prima di consegnarsi agli americani accorsi, salutò gli altri piloti e motoristi con il braccio teso come era diventato d’obbligo fra le forze armate dopo il 20 luglio ’44. Alle rimostranze dell’ufficiale USA, Rudel non esitò a rispondergli che, in quanto soldati, avevano ricevuto l’ordine di salutare in questo modo ‘che vi piaccia o no’. E, poi: ‘Siamo atterrati qui perché non vogliamo finire sotto i sovietici. Siamo vostri prigionieri e non pretendiamo privilegi, solo se possibile lavarci’. Ovviamente il rispetto per un simile combattente si tradusse da parte del comandante americano nell’impossessarsi della decorazione, unico esemplare esistente…

Furono gli Stati Uniti, divenuti padroni di mezzo emisfero e timorosi di espansioni sovietiche, a gestire e utilizzare uomini come Otto Skorzeny e, in Italia, reduci della Repubblica Sociale in chiave anticomunista? E, dunque, approfittare del dissidio ideologico e politico tra l’Unione Sovietica e la Cina di Mao per inserirsi in una strategia di amplificazione della lacerazione del movimento mondiale comunista? Certamente vi furono questi tentativi, stabilire quanto successo ebbero e chi si prestò al loro gioco, consapevole o meno, è altra storia…

Al momento mi fermo con il ricordo fin qui riportato. E non ne traggo alcuna conclusione.


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a cura di Ereticamente


A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio?
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.


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    KULTURKAMPF

    MAURICE BARDÈCHE

    FASCISTI SI NASCE. SPARTA E I SUDISTI.

    ■■■ Ricevuto da Maurice Bardèche, al tempo della pubblicazione di Qu’est-ce que le Fascisme, un sodàle del ‘Gruppo di Ar’ domandò a lui quale fosse la ragione dell’ossessione antifascista da parte degli intellettuali (les clercs) europei. E Bardèche gli diede una risposta che si può riassumere in questi termini: ‘I chierici europei hanno, letteralmente, tradito, consegnato ai vincitori l’Europa, la cui fisionomia storica era quella rintracciata e riconosciuta dai fascismi, per contrastarne la decadenza.
    Da moderni sofisti, essi sanno bene che il tradimento della loro funzione -di cani a protezione delle mandrie europee- è stato fondamentale: lo sanno, lo ricordano (sopra tutto coloro che in un primo tempo ai fascismi si erano accostati) e non possono che eccitare in sé, attraverso la stimolazione nelle mandrie di sentimenti antifascisti, il ricordo del proprio tradimento’.

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    L’INATTUALE

    di LUCA VALENTINI

    ■■■ La consapevolezza, quella di una dimensione intellegibile, di un’Unità primaria che non possa essere in alcun modo analizzata né considerata con i riferimenti profani dell’umana esistenza, cioè utilizzando i parametri del tempo e dello spazio o del volume, ha sempre assunto con sé l’idea simbolica di una caduta, di un cedimento, di uno smembramento, ma con una conseguente rinascita, un’eroica affermazione di potenza, di volontà dominatrice che riconduce il molteplice alla primordialità Unità.
    Tali realtà hanno avuto come aristocratica manifestazione il mondo al quanto criptico, volutamente e significatamente occulto, dei Misteri Antichi, che, attraverso le loro tante e diversificate forme – da quelli orfici a quelli egizi, ai più celebrati di Eleusi, fino a quelli solari, imperiali e di stato di Mithra – e attraverso i diversi autori che ce ne hanno tramandato le mitologie di fondo e le vive esperienze seppur limitate dallo status iniziatico e riservato degli stessi, hanno esplicitato una comune origine trascendente, un comune riferimento archetipico, quindi un simile fine magico-realizzativo.

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    COGITAMENTI

    FABRIZIO BELLONI

    LA MORTE DI ANDREOTTI

    ■■■ Quando la televisione ha dato la notizia, questa mattina, ho avuto due polluzioni. Il fegato ha gridato: uno di meno! Il cervello è stato come sempre più assennato, ed ha cominciato a paragonare il Giulio con lo spettacolo odierno. La comparazione è tutta a vantaggio di Andreotti. I media nei prossimi giorni ci scaricheranno tonnellate di commenti, di analisi, di retorica osannante e, qualche volta, denigrante. Giulio Andreotti se lo merita:in un mondo di mezze calzette, nel bene e nel male si erge almeno come un professionista della politica. Non lo ritengo uno statista (l’ultimo in Italia lo abbiamo –forse- ammazzato tanti anni fa), ma di sicuro uno dei pochi professionisti politici di questo bello e dannato Paese.
    Ebbe una ottima scuola: imboscato in Vaticano durante la guerra, insieme a De Gasperi ( Degasperi, meglio) fu allievo di preti e cardinaloni. Hai detto niente! Si dice che mentre l’Alcide parlava con dio, il Giulio preferiva parlare con i parroci ed i vescovi. Oggi sembra strano, ma nel dopo guerra il Vaticano era fortemente anticomunista. Ed Andreotti incarnò la punta di diamante anti PCI. Poi cambiò e aggregò i comunisti e facilitò il compromesso storico. Di certo era intelligente, astuto, furbo, cinico, senza scrupoli.




    POESIA E GUERRA

    JUAN PABLO VITALI

    Fratello Boero

    ■■■ La poesia e la guerra sono nate insieme. Quando l'uomo brancola nella morte, sente inevitabilmente il bisogno di vincolarsi a qualcosa di più alto di lui, superandola. I popoli indoeuropei ci hanno lasciato ampie prove di tale intento.
    Non so se pensavamo Esattamente la stessa cosa. Possibilmente no. Ma da giorni mi gira e rigira Per la testa questo poema Fratello Boero. Gli altri non sanno Quello che fu portare il pianoforte Fino alla casa vicino al fiume E come nelle terre solitarie E spietate, suonasse Mozart Per la prima volta. Noi sì lo sappiamo.




    NEL VENTO

    JOE FALLISI

    VIVA LA LIBERTA'

    ■■■ Vincent Reynouard è fra coloro che non "credono" nelle camere a gas naziste. Non si capisce perché non ne abbia diritto. Purtroppo viviamo nel pieno regno del Kosherbig Brother e chi non condivide l'ultima, oscena religione rimasta e TUTTI i suoi articoli di fede e corollari, va calunniato, messo ai piombi, alla gogna, annichilito. Quanto agli altri genocidi del 900, IL secolo genocidario, anche a quelli di proporzioni ben più tremende come l'Holodomor, ma che hanno visto come vittime i goyim, i non-ebrei, gli "animali parlanti", ogni revisionismo e persino aperto negazionismo è concesso e approvato.
    Anzi, vivamente consigliato. Quel che conta è che la vacca sacra dell'unico obbligatorio, relativo agli eletti della Gehenna, venga munta all'infinito, senza tregua e che nessuna scalfittura si produca nell'edificio di nebbie ortodosse. A chi giovi tutto ciò è talmente evidente! Siamo miseramente immersi nell'antiverità, nella lingua e pensiero a biforca, nell'ingiustizia. Cui il sottoscritto, sappiatelo, vili leccatiranni, NON SI ADEGUERA' MAI. Viva la libertà di ricerca, di pensiero, di espressione. Per tutti. Viva la libertà.




    Bastoni e barricate
    _________________

    ::: MARIO M. MERLINO

    ■■■ Pochi mesi addietro mi trovavo a cena d’amici con altri ospiti. Fra costoro un giornalista de Il Sole 24 Ore di cui non rammemoro il cognome, sebbene sia considerato un analista di valore. Inevitabile che il conversare abbia seguito la piega verso l’attuale crisi economica e finanziaria di carattere mondiale. Qualcuno, memore di letture scolastiche marxiane e forse nostalgico della propria giovinezza trascorsa negli anni della contestazione, faceva riferimento alle ricorrenti cicliche crisi del sistema capitalista. Altri al ‘giovedì nero’ del 1929 quando dagli Stati Uniti si sparse a macchia d’olio una crisi che alimentò, secondo alcuni storici, l’affermarsi del totalitarismo e la convinzione che fosse suonata la campana a morte del capitalismo.
    La convinzione sempre più diffusasi - e mi tornavano a mente le considerazioni dell’amico Giano Accame - come le ‘demoplutocrazie’ fossero rappresentate da governi imbelli e asserviti alle lobbyes ebraiche (perché oggi, no?) e ormai composte da una popolazione svirilizzata e senile. Errore fatale perché nell’eterna guerra del sangue contro l’oro quest’ultimo è pronto a tutto pur di salvare se stesso, riaffermare il proprio predominio e potenziarsi.

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    RESISTENZA

    Francesco Innella

    Carlo MICHELSTAEDTER: frammenti da una filosofia oscura

    ■■■ Nel saggio su Carlo Michelstaedter, Francesco Innella ci presenta varie fasi della breve vita del Filosofo Goriziano, che tra l’altro ci ha lasciato pregevoli speculazioni filosofiche nella “ Persuasione e la Rettorica”. Innella avvalendosi anche dell’” Epistolario”, edito dalla casa editrice”Adelphi”, ci fa conoscere un Michelstaedter nel chiuso di una stanza. Chiudere un discorso o porre la parola fine su Michelstaedter, è un discorso azzardato, perché poco conosciamo dell’infanzia, scarsi i riscontri della scrittrice Iolanda De Blasi, amica di studi di Firenze: i suoi pochi frammenti lasciati vanno analizzati con certosina pazienza. Va sottolineato tra l’altro, che gli scritti di Michelstaedter - morto a solo 23 anni - hanno ben poco di un filosofo giovane.
    Carlo Michelstaedter , visse in un periodo di grandi cambiamenti, di innovazioni tecnologico –industriali, quindi già verso la fine del tardo romanticismo – anche egli è un orfano della Grande Cultura. Va ricordato che nel 1910 , muore il gigante della letteratura mondiale – Tolstoi – con la cui morte si estingue la vera razza degli scrittori; di poi infatti, è arrivata, n nome dell’onestà intellettuale, la forma aberrante della cultura ( partitica ): io lodo te, tu lodi me.

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