Studente a Vienna negli anni Venti, s’era iscritto all’associazione Schlagende Burschenschaft Markomannia, sorta come altre in Germania ed Austria dopo gli sconvolgimenti rivoluzionari del 1848. Il duello era la tradizione più rinomata, eseguito con una lama a doppio taglio, a torso nudo e un paio di occhiali dalle lenti rotonde e scure a protezione degli occhi. Come unica regola mai indietreggiare, neppure con il viso. Scuola di coraggio, sangue freddo e volontà, secondo lo stesso Skorzeny. E, con una punta di compiacimento, aveva aggiunto di essersi battuto 14 volte, nonostante il nazismo l’avesse vietato. Per proteggere l’integrità fisica della razza, aveva ancora aggiunto, ma anche perché lo trovava espressione di una casta aristocratica…
di Mario M. Merlino
Nel suo studio di Madrid, sulla scrivania spicca in
bella mostra, all’interno di una cornice d’argento in stile liberty la
fotografia con dedica del Cancelliere Adolf Hitler. Di profilo con lo sguardo
magnetico raccolto in una visione lontana
di cui egli solo conosce i confini. Dietro la scrivania Otto Skorzeny, il
liberatore di Mussolini dal Gran Sasso, 12 settembre del ‘43. Me la mostrò in
un pomeriggio afoso sotto una cappa di cielo grigio. Come abile prestigiatore
la sfilò ed apparve quella del Grande Timoniere, il presidente Mao, dal sorriso
sornione e crudele, anch’essa con dedica.
Gli occorreva, mi spiegò, quando riceveva alti dirigenti
di Pechino per formali accordi import-export. Con quel sorriso largo e reso quasi
una smorfia per lo sfregio, memoria di un duello goliardico, che gli deturpava
la guancia sinistra.
Studente a Vienna negli anni Venti, s’era iscritto all’associazione Schlagende Burschenschaft Markomannia, sorta come altre in Germania ed Austria dopo gli sconvolgimenti rivoluzionari del 1848. Il duello era la tradizione più rinomata, eseguito con una lama a doppio taglio, a torso nudo e un paio di occhiali dalle lenti rotonde e scure a protezione degli occhi. Come unica regola mai indietreggiare, neppure con il viso. Scuola di coraggio, sangue freddo e volontà, secondo lo stesso Skorzeny. E, con una punta di compiacimento, aveva aggiunto di essersi battuto 14 volte, nonostante il nazismo l’avesse vietato. Per proteggere l’integrità fisica della razza, aveva ancora aggiunto, ma anche perché lo trovava espressione di una casta aristocratica…
Studente a Vienna negli anni Venti, s’era iscritto all’associazione Schlagende Burschenschaft Markomannia, sorta come altre in Germania ed Austria dopo gli sconvolgimenti rivoluzionari del 1848. Il duello era la tradizione più rinomata, eseguito con una lama a doppio taglio, a torso nudo e un paio di occhiali dalle lenti rotonde e scure a protezione degli occhi. Come unica regola mai indietreggiare, neppure con il viso. Scuola di coraggio, sangue freddo e volontà, secondo lo stesso Skorzeny. E, con una punta di compiacimento, aveva aggiunto di essersi battuto 14 volte, nonostante il nazismo l’avesse vietato. Per proteggere l’integrità fisica della razza, aveva ancora aggiunto, ma anche perché lo trovava espressione di una casta aristocratica…
Nell’immediato dopoguerra Otto Skorzeny aveva trovato
in Spagna la possibilità di esercitare la professione d’ingegnere. Non
disponendo del ‘tesoro delle S.S.’, come ebbero a favoleggiare su alcune
riviste, la vita non fu sempre facile. Ebbe, però, la fortuna e l’appoggio di
amici fidati – fra costoro, mi raccontò, un suo vecchio compagno di scuola e
ingegnere anch’egli che, non essendosi mai iscritto al partito nazionalsocialista,
potette fargli aprire a Madrid un modesto, almeno all’inizio, ufficio
commerciale. Nel 1953 l’occasione favorevole: un importante contratto di
materiale ferroviario. Così inizia a viaggiare per affari in Argentina, ove
incontra il generale Peron tornato al potere, o al Cairo e, qui, si intrattiene
con il presidente Abdel Gamal Nasser. E, poi, in Portogallo, in Congo – ma,
precisa, solo a Madrid ha conosciuto lo sfortunato presidente Moise Ciombè, che
vi viveva dopo essere stato deposto -, in Kenia, Grecia, Paraguay e Irlanda.
Viaggi d’affari, insiste, perseguitato però da chiacchiere scandalistiche.
Prima ancora di mettere piede in Argentina, lo davano a capo dell’esercito di
quella repubblica, mentre il generale Galland, asso dei caccia della
Luftwaffen, e il colonnello Hans Ulrich Rudel a comandare l’aviazione. Dopo un
soggiorno di appena due settimane a Il Cairo, nel 1954, il giornale Daily
Sketch pubblica che egli si trova in Egitto per addestrare commandos ‘per
assassinare ufficiali e soldati britannici’. Quando racconta di queste vicende,
che siano parto di fantasia della stampa o appartengano a straordinaria realtà,
il sorriso sembra stampato e gli occhi brillano di costante ironia. Le premesse
della sua esistenza, quando indossava la divisa delle S.S., legittimano qualche
sospetto.
Avendo letto Il pilota di ferro gli chiedo di Rudel,
amputato di un piede, con 2530 voli in territorio nemico, distrutti 519 carri
armati sovietici e affondato l’incrociatore Marat. Per lui Hitler creò una apposita
decorazione: la croce di cavaliere con foglie di quercia spade e brillanti, in
oro. Nonostante l’interdizione del Fuehrer continuò a volare fino all’8 maggio
del ’45. Atterrato in Baviera e resi inutilizzati i veivoli, prima di
consegnarsi agli americani accorsi, salutò gli altri piloti e motoristi con il
braccio teso come era diventato d’obbligo fra le forze armate dopo il 20 luglio
’44. Alle rimostranze dell’ufficiale USA, Rudel non esitò a rispondergli che,
in quanto soldati, avevano ricevuto l’ordine di salutare in questo modo ‘che vi
piaccia o no’. E, poi: ‘Siamo atterrati qui perché non vogliamo finire sotto i
sovietici. Siamo vostri prigionieri e non pretendiamo privilegi, solo se
possibile lavarci’. Ovviamente il rispetto per un simile combattente si
tradusse da parte del comandante americano nell’impossessarsi della
decorazione, unico esemplare esistente…
Furono gli Stati Uniti, divenuti padroni di mezzo
emisfero e timorosi di espansioni sovietiche, a gestire e utilizzare uomini
come Otto Skorzeny e, in Italia, reduci della Repubblica Sociale in chiave
anticomunista? E, dunque, approfittare del dissidio ideologico e politico tra
l’Unione Sovietica e la Cina
di Mao per inserirsi in una strategia di amplificazione della lacerazione del
movimento mondiale comunista? Certamente vi furono questi tentativi, stabilire
quanto successo ebbero e chi si prestò al loro gioco, consapevole o meno, è
altra storia…
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a cura di Ereticamente
A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio? ?xml:namespace>
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.
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