“Se ci sentiamo legati al fascismo come al
movimento politico autoritario e gerarchico più vicino alle nostre esperienze
dirette, più prossimo all’epoca storica nella quale siamo vissuti, non per
questo non potremmo non dire che egualmente ci sentiamo vicini alla sostanza e
ai valori, ai principi e alle idee fondamentali che informarono l’essenza
politica di ogni Stato autoritario o aristocratico dei tempi andati….Siamo
vicini tanto alla Repubblica Sociale
Italiana che al III Reich, quanto all’impero napoleonico o al Sacro romano
impero….Chi viene al nostro fianco avrà un’altra sensazione che è propria del
combattente quando a piè fermo attende l’istante per balzare dalla trincea e
gettarsi nella mischia per colpire, colpire, colpire.”. (PINO RAUTI)
di Alfonso de Filippi
Negli ultimi anni sono stati pubblicati vari volumi
sulle vicende dello “schieramento nazionale italiano” (cioè su quella che viene
definita l’"estrema destra neo fascista") dal suo riapparire dopo i
massacri della primavera 1945 (anzi fin dai gruppi che operavano nella
clandestinità nell’Italia “liberata”) fino alla sua attuale fase di
disgregazione e confusione. Ciò pare molto positivo: si tratta di avvenimenti
storici meritevoli di essere studiati e ricordati soprattutto perché non vada
perso quel patrimonio di ricordi che comprende le lotte, i sacrifici, le
sofferenze, le delusioni, le sconfitte e, purtroppo, anche i rinnegamenti e i
tradimenti che coinvolsero un numero non del tutto trascurabile di italiani,
considerando anche che, forse, in tutto ciò potrebbero venire ancor oggi
trovati spunti e idee per un’eventuale continuazione di una lotta,
continuazione che oggi pare giustificata dall’incombere sul nostro pianeta di
problemi sempre più gravi.
Riguardo alla
storiografia sullo schieramento nazionale italiano mi limito qui a segnalare ai
lettori solo l’interessante libro di Giuseppe Pardini (1) “Nazione, Ordine e
altri disegni -Vicende politiche nella destra italiana (1948-1963) ”Edito da
“Le Lettere”di Firenze nel 2011. Il lettore vi troverà molte informazioni sui
gruppi anticomunisti, monarchici, (in cui militarono senz’altro valorosi
soldati e sinceri patrioti) nazionalisti e neo fascisti. In particolare si
possono qui segnalare gli interessanti monarco-fascisti dei Fasci Nazionali
Corporativi, i vari tentativi di ridare vita all’Associazione Nazionalista
Italiana che nel 1923 si era più o meno felicemente fusa col P.N.F. e talune
dissidenze dal Movimento Sociale Italiano. Di queste si possono ricordare
specialmente quelle “di sinistra” che l’Autore riunisce sotto il titolo
“Socialismo nazionale” dai Gruppi Autonomi Repubblicani che il 31 Agosto 1952
uscirono dal M.S.I. adottando la denominazione di Raggruppamento Sociale
Repubblicano e poi quello di Partito del Socialismo Nazionale, il Movimento
Repubblicano Sociale Italiano per finire col Partito Nazionale del Lavoro
fondato da Ernesto Massi.
Mi si permetta qui
una considerazione “personale”: chi scrive non ha mai condiviso totalmente
l’impietoso giudizio che ebbe a dare di codesta “sinistra” neofascista Adriano
Romualdi: “[…]certi squallidi <sociali> che scambiavano Mussolini con
Pietro Nenni e il Fascismo con una specie di social-democrazia tricolore”
(Adriano Romualdi “Julius Evola: l’uomo e l’opera” Volpe, Roma, 1971, pag.86, considerando anche
i danni fatti a certi settori dell’“area” dalla grande incomprensione dello
stesso Evola nei riguardi dei problemi sociali); tuttavia ha dovuto constatare
che tale corrente non è mai riuscita, per quel che gli consta, a strutturarsi
stabilmente in una qualche raggruppamento politico e che, per quel che gli
costa, molti suoi elementi sarebbero finiti all’estrema sinistra. Comunque essa
servì forse a rallentare la deriva dello “schieramento nazionale” verso
posizioni banalmente conservatrici in un Paese in cui da conservare vi è sempre
meno!
Oltre agli studi
sul neofascismo sono stati riproposti anche dei “materiali” dello schieramento
in questione, possiamo qui ricordare la ristampa della famosa rivista
“Imperium” (Il Settimo Sigillo, Roma, 2003) e quella del documento “La Lotta
Politica di Avanguardia Nazionale” (Il Settimo Sigillo, Roma, 2012 che si
affianca a “L’Aquila e il Condor” dello stesso Stefano Delle Chiaie, ed. Sperling & Kupfer, 2012)
(2) Recentemente è stata pubblicata da Novantico di Pinerolo la ristampa
dell’annata 1955(la prima) di “Ordine Nuovo mensile di politica
rivoluzionaria.”
Non possiamo che
augurarci di tutto cuore che l’iniziativa prosegua con la ristampa delle annate
successive e, magari, in seguito, estendersi ad altre testate d’area. I lettori
conosceranno certamente l’importanza che ebbero, prima il “Centro Studi Ordine
Nuovo” poi il “Movimento Politico Ordine Nuovo” nell’ambito delle vicende del
neofascismo italiano. (3)
Qui si vuole
esaminare questa annata 1955 dedicandoci soprattutto a due argomenti trattati
nei vari fascicoli: la questione razziale e i rapporti col cristianesimo. Due
argomenti che paiono ancor oggi attuali e che, d’altra parte, in vari scritti
della rivista in questione paiono “intrecciarsi”.
Già nel primo
numero (Aprile 1955) Bruno Acquaviva in “Il ‘mito’ razzista del nazismo”
attribuisce al Nazionalsocialismo germanico la volontà di creare una nuova
razza dominatrice “Nemica acerrima di questa nuova Razza dello spirito si
presentava senza dubbio quella dottrina frutto di <una stanca umanità
mediterranea>, sorta duemila anni prima sulle rive del Giordano.
Il razzismo,
infatti, nelle sue applicazioni di carattere religioso come nella totalità
della sua concezione, non è altro che una fase della disperata lotta senza
quartiere, che da millenni si combatte tra il mondo asiatico–semitico e il
mondo indo-germanico e non può esservi dubbio che l’ultimo assalto al mondo
tradizionale lo condusse il Cristianesimo, incarnazione più o meno cosciente
del Semitismo.”(4)
Sul secondo numero
(Maggio 1955) “Bandung: l’Asia alle porte” Paolo Andriani rifacendosi alla
denuncia da parte di Benito Mussolini e alle tesi sulla “rivoluzione mondiale
di colore” esposte da Oswald Spengler negli “Anni Decisivi!” vede nella
radunata indonesiana dei “paesi non allineati” il tentativo di dare inizio a un
gigantesco moto di rivalsa da parte dei popoli di colore nei confronti degli
(ex) dominatori coloniali bianchi. Una nota “profetica”: "[…]la effettiva
soggezione dell’immensa Cina alle direttive dei burocrati sovietici(sta)
divenendo sempre più problematica. Non dimentichiamo che i russi, comunisti o
meno, son sempre dei bianchi, mentre la Cina è tutta e indiscutibilmente
gialla.”
Sullo stesso
numero apparve l’articolo di Bruno Acquaviva “Il ‘Mito’ ariano e l’Europa” in
cui si sostiene “Siamo convinti che l’unica Idea-Forza capace di determinare un
nuovo ciclo della civiltà Europea, è il mito Ario-Razzista, inquadrato e
sorretto da una viva ed operante Weltanschaaung, permeata dei valori e dei
principi tradizionali.” E poco oltre “Un concentrarsi di forze intorno ai
valori dell’Arianità, può soltanto significare un tendere con tutti gli sforzi,
in un clima di alta tensione ideale, alla realizzazione di una Europa che sia
una Unità di Stato, Razza, Cultura, il tutto sorretto da un ripristino
integrale del principio di autorità, e disintossicato da tutte le concezioni
materialistiche, economicistiche, democratiche e razionaliste che oggi permeano
e dominano le varie <Patrie Europee>. Paiono qui affiorare suggestioni che
si ritrovano in “Imperium” dello statunitense Francis Parker Yockey. Poi il
Nostro prosegue “…per l’attuazione del mito e dei valori Arii occorre una unione
di vertici e non di basi. ossia una unione delle elites dei vari Stati,
selezionate e formate sui valori di una Weltanschaaung che è e deve essere
comune nei suoi aspetti essenziali, perché l’Universale è soprattutto fedele
alle vere Tradizioni Europee; solo tali aristocrazie al di sopra dei
particolarismi tipici delle masse, possono essere accomunate e cementate da una
identica missione da compiere nel mondo: l’attuazione attraverso le diverse
possibilità delle varie stirpi, dei valori della comune concezione del mondo.”Infatti
“l’unica salvezza dell’Europa attuale, resta un ritorno allo spirito ed ai
valori dell’Arianità e dello Stato organico, quei valori arii e virili, quella
concezione monolitica e nello stesso tempo articolata che troviamo riflessa nei
filoni più autentici della Rivoluzione
Mondiale promossa dall’Asse.”
Per il Nostro non
vi sarebbe da sperare nulla dal Cristianesimo, neppure nella sua forma
cattolica ¨ “occorre rilevare che ignota fu sempre al Cattolicesimo ogni
concezione di una missione di organizzazione tradizionale e virile dell’Europa;
il Cattolicesimo fu, è e sarà sempre cosmopolita, si batterà sempre per una
mitica <umanità>, ignorando le più elementari leggi di razza e la
diversità dei compiti e funzioni che da una Legge Superiore sono affidate valla
varie stirpi nel mondo.”
Il numero di
Luglio-Agosto riportava l’importante scritto “Razzismo speranza d’Europa “a
firma dello svizzero G.A.Amaudruz l’organizzatore del Nouvel Ordre Europeen.
Questi riferendosi a fatti di attualità scrive “Molti avvertono confusamente
che la stampa mondiale, ben orchestrata, imprigiona gli spiriti con menzognere
apparenze. Ma pochissimi conoscono effettivamente le forze in campo e sanno
quale partita si stia giocando. Costoro sono i razzisti.” Dopo aver notato che
“Il razzismo, ossia la volontà di difendere la razza alla quale si appartiene,
è stato da principio appannaggio di precursori isolati.”, ricorda il fantasioso
francese Fabre d’Olivet e prosegue “Più tardi, Gobineau, Drumont e Vacher de
Lapouge apportarono altro materiale prezioso. Dopo l’inglese divenuto poi
tedesco, Houston Stewart Chamberlain, i Tedeschi proseguirono in maniera
geniale l’opera già iniziata e propagarono la dottrina fra un vasto pubblico.”
Poi, dopo il 1945, naturalmente, il razzismo fu messo al bando della
<Civiltà>. Esso divenne il peccato della barbarie per eccellenza […].
Tuttavia la repressione non poteva uccidere un’idea. Sul piano scientifico,
diversi specialisti, continuando i loro lavori, confermarono le principali tesi
degli studiosi tedeschi. Sul piano dottrinale, il francese René Binet, nella
sua <Teoria del Razzismo>, nel 1950, riaffermò la nostra meta suprema:
salvare la razza bianca, per mezzo dell’unità europea,”
Mi permetto di
ritenere che questa “meta suprema” debba essere e sia quella di tutti noi !
Poi l’Amaudruz
sottolineava la parentela che lega i 5 gruppi razziali europei identificati
dagli studiosi (rimando qui a <Il Mito del Sangue>di J.Evola) e sosteneva
“Questa parentela fra razze europee proviene dal fatto che l’Europa è in realtà molto più nordica di
quanto non si sia fin’ora creduto. : E’stato poco considerata la componente
nordica, i cui caratteri esteriori -capelli biondi e occhi celesti- sono
<recessivi>, ossia tendono molto spesso a scomparire negli incroci con un
tipo bruno. La preistoria anch’essa, conferma questa tesi provando che
importanti migrazioni di Nordici devono aver avuto luogo prima delle celebri migrazioni <ariane> in maniera tale che le popolazioni
continentali dette <pre-ariane> possedevano una forte componente nordica
in virtù delle ondate anteriori all’ondata <ariana>.” E qui si indica un
eventuale amplissimo campo di studi.
Leggiamo ancora:
“Quanto all’origine delle razze bianche, tutte le ipotesi un po’ soddisfacenti
si fondano sull’azione selettiva esercitata dalle diverse epoche glaciali e in maniera particolare
dell’ultima. Dopo ognuna di esse, effettivamente, noi vediamo gli uomini
compiere notevoli progressi. La selezione glaciale rappresenta inoltre il solo
fattore che spieghi in maniera sufficiente la genesi delle razze umane. (Per
iniziare a studiare codesto argomento suggerisco ai lettori J.P. Rushton “Razza
Evoluzione e Comportamento” http://veraopposizione.wordpress.com/2012/02/23/race-evolution-and-behaviorj-philippe-rushton-tradotto-in-italiano/)
Dopo di che, il
camerata svizzero passava in rassegna i fenomeni di contro selezione che
agiscono nella società moderna, parole profetiche “Le tare fisiche e morali si
moltiplicano”. Inoltre “L’evoluzione politica moderna anch’essa, viene ad
accelerare questa <selezione alla rovescia>”. Così “Oggi potremmo
crederci al più basso livello del decomporsi morale. Ma abbiate fiducia,
signori, da questa palude alla morte nelle condizioni più ripugnanti, esistono
ancora vie ignorate di decadenza e di lezzo democratico.” Oggi nel 2012, siamo
ormai assuefatti a forme di fenomeni di putrefazione sociale che nell’ormai
lontano 1955 non si sarebbero neppure potuto immaginare! Seguono acute critiche
dell’Amaudruz al sistema capitalistico.
Ma minacce ancora
più gravi iniziavano ad incombere. “Questa minaccia di degenerescenza va ad aggiungersi a quella di dissoluzione per mescolanza di sangue e pesa sulla nostra
razza. Di fronte a tutti questi pericoli, ecco ciò che vogliamo. La razza deve
essere salvata. Non dobbiamo ammettere l’invasione progressiva dell’Europa da
parte di popoli di colore. Non dobbiamo ammettere che le tare possano
riprodursi liberamente. Non dobbiamo ammettere che la lurida competizione
economica selezioni il tipo dell’<uomo d’affari>”. Ciò rende necessario
il rovesciamento di un sistema che porta
alla putrefazione e alla morte la nostra razza.
D’altra parte, ritornando al tema della difesa della
razza, l’Amaudruz sosteneva “è necessario… che il razzismo finora conosciuto si
trasformi, e divenga un razzismo europeo” infatti “Il razzismo germanico si è
basato in maniera troppo esclusiva su i <Nordici puri>”. Ma questi “sono
troppo pochi”, perciò vi è “la necessità di allargare il cerchio, di tracciarlo
non solo intorno ai <nordici puri> ma anche intorno alle popolazioni il
cui sangue è nordico in massima parte. Ciò significa che quasi tutta l’Europa
vi è compresa. Ho detto <quasi>, considerando le regioni fortunatamente
molto ristrette che sono senza alcun dubbio razzialmente malate.”
Si tratta di
posizioni che vanno senz’altro, riesaminate e discusse, mi sembra peraltro che
valga la pena di riportare le conclusioni dello scritto dello svizzero.
“Dovevamo esaminare la necessità di un razzismo europeo. Abbiamo
cominciato col ricordare ciò che ci
insegna l’etnologia secondo la quale la parentela fra i nostri popoli è più
stretta di quanto non lo si ammetta in generale ed è sufficiente a fondare
un razzismo europeo. Abbiamo menzionato
i pericoli biologici del meticciato e della degenerazione, descritti i
progressi della malattia da cui è
colpito il continente, e richiamata l’attenzione sui pericoli di una evoluzione
ulteriore. Con ciò abbiamo provato che bisognava prendere delle misure per
difendere la razza. Ed abbiano precisato queste misure: sostituzione del
capitalismo con un regime di giustizia sociale in una Europa unita, selezione
umana secondo i criteri che resero possibile la grandezza della Cavalleria, difesa
dell’Onore come valore supremo. Infine, abbiamo rilevato l’importanza del
razzismo per qualsiasi movimento rinnovatore e dimostrato che il razzismo
finora conosciuto doveva trasformarsi e divenire europeo. Senza dubbio, più che
mai, la situazione appare disperata. Più che mai l’Europa cittadella nordica, è
assediata da innumerevoli nemici. La loro vittoria… preluderebbe in Europa ad
un infame miscuglio etnico.”
Oggi vediamo che
codesto <infame miscuglio etnico> è ormai in via di formazione. Da parte nostra
potremmo ritenere che l’accento sulla
“razza nordica” andrebbe ulteriormente ridimensionato a favore ad un richiamo
allo solidarietà di tutti i popoli bianchi soprattutto quelli europei.
Sul n.6 del settembre appare uno scritto di Clemente Graziani dal
titolo assai significativo “Inconsistenza della critica antirazzista”. Esso
inizia “La dottrina della razza, se giustamente formulata, costituisce uno
degli aspetti più validi e peculiari della visione del mondo aristocratica e
controrivoluzionaria, ogni teoria razzista presupponendo necessariamente
l’ineguaglianza del genere umano come dato assiomatico e condizione
normale.” Riprendendo argomentazioni
già formulate sotto il precedente Regime da J.Evola il Nostro sostiene “va posto in rilievo che un ben inteso
razzismo, scevro da esagerazioni
pangermaniste, afferma esclusivamente la superiorità della stirpe ariana, superiorità
ch’è legittimata dai riverberi delle luminose civiltà del ciclo nordico-ario,
alla tradizione di una delle quali - quella romana - noi orgogliosamente e con
buon diritto ci ricolleghiamo.” Seguono
parole della cui attualità lasciamo che siano i lettori a giudicare: “Una
ideologia razzista che sia quindi essenzialmente incentrata nei valori
spirituali dell’uomo ario, […], rappresenta l’ultima, disperata difesa
dell’Europa ariana di contro al caos etnico e spirituale propiziato dalle
istanze antieroiche e materialistiche della civiltà attuale.”
Riassunte poi le
tesi razziali evoliane, il futuro capo del M.P.O.N. riassumeva: “Per il
razzismo tradizionale,[…] è sempre possibile[...] dato un clima di particolare
tensione <razzistica>, e determinate vocazioni, che lo spirito plasmi il
corpo dandogli, attraverso una serie di incroci dove le esigenze razziste siano
tenute presenti e rispettate, una <forma> sempre più corrispondente al
tipo ario originario.”
E qui possiamo
rimandare a quella concezione della “rigenerazione delle storia” con il
“ritorno al mondo indoeuropeo” visto anche come progetto da proiettarsi nel
futuro di cui aveva spesso scritto Giorgio Locchi.
Infine, arriviamo
al punto principale dello scritto del Graziani: “Un’altra obiezione […] è che
il razzismo, prima o poi finisce con l’entrare in conflitto con il
Cristianesimo. Riconosciamo volentieri che le cose stanno proprio in questi
termini e cioè che l’idea razzista è inconciliabile con lo spirito della
religione che dalla Palestina si è trapiantata in Occidente[…]. Si pone quindi
per una ristretta élite il compito di trascendere il cristianesimo e lo stesso
Cattolicesimo, e ciò non solo per le esigenze dettate dalla dottrina della
razza ma anche e soprattutto per i motivi spirituali ben più profondi che sono
alla base della nostra visione del mondo.”(5)
Riportiamo ancora:
“Da quanto abbiamo esposto dovrebbe risultare assai chiaro il carattere ortodosso ed esplosivamente
rivoluzionario della dottrina della razza. Essa reca già in sé, nel semplice
fatto di aderire o meno ai suoi postulati, un potere selettivo capace di
catalizzare intorno a questo <mito> i tipi umani più in ordine dal nostro
punto di vista; inoltre è soprattutto un mezzo per determinare un clima nuovo
nel nostro ambiente già fin troppo morfinizzato, un clima di alta tensione
spirituale e rivoluzionaria, sostenuto dalla fede nei valori e nella
superiorità della gente aria.”(6)
Possiamo dare una
veloce occhiata ad alcuni degli articoli che trattano più specificatamente del
fenomeno religioso che si è affermato in occidente: il cristianesimo. Appare da
quanto scritto che i collaboratori di “Ordine Nuovo” ritenessero tale religione
inconciliabile con la loro visione del mondo.
Già sul n.2 del
maggio compare uno scritto di Riccardo Romani “La Chiesa e la rivoluzione” che
prende inizio da considerazioni di ordine storico: per l’Autore se il nostro
Paese si trova “oggi, come <coscienza> nazionale e politica in condizioni
arretrate rispetto ad altri paesi europei. […] Ciò deve proprio alla Chiesa
che, a costo di moltiplicare le invasioni straniere sul suolo italiano, non
permise mai l’istaurarsi sulla penisola di una stabile e organica Autorità
politica, che sola avrebbe potuto compiere la cementazione morale del nostro
popolo.”
Inoltre “venti secoli di Papato in Italia […] hanno […]
così profondamente annientato nella coscienza
popolare ogni anelito
d’indipendenza, di grandezza e di potenza politica da escludere […] qualsiasi
tentativo di una risoluzione totale del problema(nazionale)”. Così il Fascismo
fu costretto al compromesso del “Concordato”, che sarebbe deleterio, in un
imprecisato futuro di eventuale riscossa
nazionale, voler rinnovare.(7)
Infatti vi
sarebbero contro di esso dei motivi ben più validi di quelli che possiamo
trarre dalla storia della chiesa cattolica.
Infatti, leggiamo
nel seguito dello scritto: “Sul piano dottrinario è chiara ed inutile a
nascondersi l’antitesi fra le nostre idee e certi principi stessi del
Cristianesimo: l’uomo non è infatti spiritualmente uguale a tutti i suoi simili
(come pare debba invece dedursi dai concetti di <prossimo> e del
<Tutti uguali di fronte al giudizio divino ecc…> ed è per forza interiore
che egli è portato in ogni istante ad affermare la sua supremazia e la sua
superiore capacità di sintesi del volere altrui od a riconoscere la sua
inferiorità, nei confronti rispettivamente di colui che obbedisce e di colui
che comanda in una società che veramente possa dirsi organizzata a Stato […]. Assurdo,
perciò, parlare di <eguaglianza> di tutti gli uomini di fronte al potere
politico, e di insubordinazione ad ogni forma organica di Autorità politica, come
ha predicato il Cristianesimo fin dal suo sorgere.” E qui si potrebbe, forse,
rimproverare all’autore di aver fatto confusione tra diversi “livelli”.
Comunque “Dalla
rabbiosa predicazione antistatale di Tertulliano, alla scomunica del più grande
degli Svevi, e fino al Piazzale Loreto del ‘45 (anche se non materialmente
eseguito, tuttavia benignamente guardato dalle gerarchie ecclesiastiche) la
perpetua lotta della Chiesa contro ogni valido potere politico degno di questo
nome è ormai un fatto su cui concorda il giudizio degli storici.”(8)
Sul numero del
giugno appare l’articolo di Paolo Andriani “Il <gran ritorno> della
Chiesa” in cui si può leggere: “Non a caso il violento scontro di popoli e di
idee verificatosi dal 1939 al 1945 ha visto il delinearsi di precisi
schieramenti e di altrettanto nette responsabilità. In quel tragico conflitto,
urto di due mondi diversi, di due inconciliabili tipi di civiltà, la Chiesa
cattolica, sarebbe arduo contestarlo, ha ritenuto opportuno non solo <simpatizzare>
ma addirittura inserirsi, attraverso le sue organizzazioni politiche, in uno
dei due schieramenti, in quello cioè che si batteva in nome e sotto le insegne
unite della democrazia e del comunismo contro i regimi gerarchici che s’erano
venuti affermando in Europa.”
E poco oltre: “Si
trattò […] di una meditata ed
inequivocabile scelta. La Chiesa e con lei, le sue filiazioni politiche,
riconobbero nella lotta delle grandi democrazie internazionali contro il
fascismo europeo la loro stessa battaglia. Fu una lotta contro un’etica, un
costume, una mentalità; in una parola contro il nuovo ordine fascista che si
stava instaurando nel mondo: La volontà di affermazione totalitaria che le
nuove idee europee andavano manifestando non potevano conciliarsi con le dottrine
pietistiche ed umanitaristiche del cristianesimo. Di questa incompatibilità si
fece interprete la Chiesa; ed i suoi seguaci più fedeli, ricordiamolo, si
batterono contro il fascismo con tenacia ed accanimento.”(9)
Sullo stesso
numero compare uno scritto di Clemente Graziani “Paganesimo e cristianesimo
negli ultimi secoli dell’Impero” dedicato soprattutto ai difensori del
paganesimo Celso e Porfirio. Vi si legge, peraltro “La <razza> che nel
nome e nel simbolo di Roma aveva affermato una concezione olimpica del divino -sapienziale, priva di pathos, che poneva l’uomo di fronte alla realtà trascendente senz’altri
intermediari che la propria virtus e la
sacralità e potenza del rito- si era ormai alterata e depotenziata”.
Segnaliamo,infine,
l’articolo di Paolo Andriani “La Chiesa sta tornando alle origini pronta
all’accordo col mondo marxista.” pubblicato sul n. di Ottobre. L’autore parte
da un libro di un padre gesuita tale K.Brockmoller in cui si auspicava un
avvicinamento della chiesa cattolica con il defunto <mondo> socialista
sostenendo che <il socialismo non è in antitesi all’autentico
cristianesimo. L’Andriani ne sviluppa alcune considerazioni non prive di
interesse.
Riguardo al
ritorno alle origini del cristianesimo rappresentato dalle simpatie per certe
sinistre dalla Chiesa "[…]Invero dall’essenza e della finalità di quel
cristianesimo, il cattolicesimo s’era andato via via discostandosi, proprio per
soddisfare le esigenze di <adattamento> ad una società ancora intimamente
pagana a causa dell’influenza che tuttora vi esercitava la tradizione di
Roma. Per cui si è assistito al fenomeno di una Chiesa cristiana antiromana che
pretese di raccogliere l’eredità e di assumere le forme e le strutture della
Roma pagana. Di qui l’equivoco di una c.d.<tradizione romana> della
Chiesa”.
Per smontare
codesto equivoco, per il Nostro occorre risalire alle origini stesse della
nuova religione.
“All’inizio della
nostra era pullulavano in Palestina le sette giudaiche intolleranti della
dominazione romana, che speravano in un intervento di Dio a favore del
<popolo eletto> per distruggere l’impero aggressore e restaurare sulla
terra il regno d’Israele.Il fanatismo nazionalistico del popolo ebraico trovava
varie forme di espressione nelle diverse sette rivoluzionarie, come ad esempio
quella degli Zeloti o quella degli Esseni, le quali fomentavano la rivolta
contro la sacrilega dominazione di Roma ed imponevano ai loro seguaci di non
pagare i tributi a Cesare. In questo clima di fermenti sovversivi prese vita la
setta dei seguaci di Gesù, così come si venivano sviluppando in quel periodo la
setta Battista o quella di Simone il mago o quella di Elxai, tutte con degli
spiccati caratteri messianici ad anche di intransigenza giudaica.”
Vi è però qualcosa
di nuovo nella parola di Gesù: - continuava l’Andriani - essa veniva rivolta
soprattutto agli strati più bassi della popolazione ebraica […] ed in costoro
sollecitava speranze sopite ed aspirazioni impossibili […] Contro l’Impero di
Roma e la sua autorità spirituale veniva offerta la prospettiva di un nuovo
Regno, il Regno di un Dio pietoso e caritatevole che sarebbe intervenuto per
riscattare il dolore degli oppressi, degli schiavi e dei derelitti.”
Ma, per il Nostro,
il cristianesimo non nacque direttamente dal Cristo
“Mentre la
comunità gerusalemitica rimaneva ancora legata alla Legge giudaica praticando
il proselitismo cristiano solo tra i circoncisi, i giudei ellenistici
iniziarono la predicazione anche tra i gentili, e per opera loro il
cristianesimo cominciò a diffondersi al di fuori della Giudea[…]. Proclamato il
principio della salute universale per la fede del Cristo ai pagani convertiti
venivano ormai posti sullo stesso piano dei credenti israeliti La strada per la
religione universale di tutti i popoli era aperta. Aveva allora inizio una
lotta accanita tra Roma e il cristianesimo, lotta che doveva durare due secoli
e mezzo per concludersi col trionfo di quest’’ultimo.
I predicatori
evangelici, sinistramente elaborando la parola di Gesù allo scopo di inventare
una serie di controvalori, antiaristocratici, anti-tradizionali, innalzarono il
Cristo come antitesi a tutto ciò che il Genio di Roma rappresentava. Alla
potenza dello spirito guerriero di Roma si oppose distruttivamente l’anarchismo
cristiano, primo araldo dell’egualitarismo democratico e del compassionevole
umanitarismo plebeo.”(10)
Come si vede,
suggestioni nietzschiane magari filtrate attraverso certe pagine dell’Evola,
interpretazioni storiche che chi scrive giudica ancora sostanzialmente valide,
ma che andrebbero comunque riesaminate e approfondite.
Il Nostro si
dedica poi ad un sommario esame delle vicende della chiesa “All’anarchismo
della primitiva predicazione evangelica succede il socialismo delle comunità
cristiane. Sono queste comunità che iniziano in maniera più sistematica
l’azione sovversiva contro Roma. Roma è per loro la <bestia> dell’Apocalisse,
la <grande meretrice di Babilonia>, fonte di tutti i mali e di tutte le
sciagure, l’ ultimo ostacolo che si oppone all’avvento del Regno di Dio. In un
primo tempo la loro azione assume aspetti di vero e proprio terrorismo, come
nel caso dell’incendio di Roma; ma contro
di esso la reazione ferma e decisa delle autorità romane trova buon
gioco, e riesce con relativa facilità a ristabilire l’ordine.”(11)
Bisognava dunque
cambiare tattica. Così “In un secondo momento via via che la <Ecclesia>
completa la sua organizzazione, l’attività dei cristiani si fa ben più letale,
e con abilità tipicamente giudaica intraprende strade traverse per raggiungere
gli scopi prefissi”.
Rifacendosi allo
storico di orientamento cattolico Corrado Barbagallo (“Giuliano l’Apostata” Milano,
1940) il nostro notava come la chiesa si fosse gradualmente adattata alle “esigenze
pagane della società”. Parole del Barbagallo: “Essa aveva abbandonato la
propaganda di quei corollari, civili e politici, con cui in origine aveva
scosso, e negato, la legittimità dello Stato e dell’ordine civile esistente.
Molte incompatibilità, fieramente proclamate, erano state poster nel dimenticatoio.
Non più si affermava la categorica inconciliabilità del mestiere delle armi con
le qualità del buon cristiano: non più si facevano sventolare i colori
antipatriottici e antistatali del vessillo della nuova religione. Non più si
irrideva sistematicamente alle glorie più care del nome romano". “Adattandosi” la chiesa giunse alla
vittoria e l’Andriani poteva chiedersi se la manovra sarebbe stata ripetuta ai
suoi tempi!
Citiamo ancora dal
testo ordinovista “E’ evidente che l’Impero era ormai tarato da mali
inguaribili, che altrimenti non avrebbe tollerato di divenire <il braccio
secolare> di una turba di lacrimanti <peccatori>. Ma è altrettanto vero
che gli stessi mali gli erano stati iniettati dalla silenziosa opera dei giudei
cristiani, che scientificamente seppero spargere di sabbia il prodigioso
meccanismo dello Stato Romano.” Il che potrebbe apparire un poco semplicistico.
In ogni modo la
Romanità tentò di difendersi “Il grandioso tentativo di Giuliano, l’ultimo
Imperatore veramente Romano, non poteva ormai essere che un magnifico atto di
fede e di sfida. La vita guerriera e la morte eroica del grande imperatore
filosofo dovevano rappresentare l’ultimo bruciante schiaffo della Roma pagana
al cristianesimo trionfante. Ma ormai il destino di Roma era segnato: il suo
astro tramontava dietro l’ombra macabra della Croce di Cristo.”
Si svelerebbe,
così, per l’Andriani, il vero volto del cristianesimo: "Spogliato dalle
sovrastrutture paganeggianti venutesi ad affastellare sul corpo della prima <Ecclesia>
comunitaria, dapprincipio per le sue esigenze di <adattamento> al mondo
romano e pagano e poi, nel medioevo, per soddisfare almeno esteriormente
l’ambiziosa pretesa dei Papi d’essere loro i legittimi eredi della tradizione
di Roma, ecco che il Cristianesimo si palesa nella sua natura di primo
movimento rivoluzionario d’affermazione egualitaria e socialistica, movimento
tipicamente plebeo, sovvertitore della gerarchica organicità di Roma
Imperiale.”
Ho scelto qui solo
alcuni articoli, tutta la rivista merita di essere letta (o riletta): vi è
molto da meditare e anche da imparare!
Non è qui il caso
di seguire gli eventi che coinvolsero in anni successivi molti di quelli che
furono i protagonisti dell’avventura di Ordine Nuovo, né di quelli che
rientrarono nel Movimento Sociale Italiano, né di coloro che militarono nel
Movimento Politico Ordine Nuovo. Colui
che era stato il principale esponente del Centro Studi passerà, forse, alla
storia per la sua disastrosa gestione del M.S.I. prima e del M.S.F.T, dopo.
Inutile ricordare che le “colpe”non furono certo solo sue!
Limitiamoci qui al
campo delle idee e delle posizioni politiche.
Nicola Rao nel suo
“Il Piombo e la Celtica” (Sperling e Kupfer, Milano, 2009, pag.34) riporta una
testimonianza di Biagio Cacciolla che si
riferisce alla metà degli anni 70: "[…]Rauti ebbe l’intuizione di capire che il
vecchio mondo evoliano e ordinovista era morto e si aprì al nuovo: guardando
sostanzialmente a sinistra, teorizzando addirittura lo sfondamento a sinistra e
facendo discorsi nuovi, come quello di andare oltre la destra e la sinistra e
aprirci a territori politici e culturali inesplorati”.
Qui vi sarebbero
molte cose su cui riflettere: indubbiamente l’importanza di Evola andava
ridimensionata, troppi ne accolsero acriticamente il pensiero e quando, poi, si
accorsero di certi suoi limiti finirono per ritornare al cattolicesimo o
passare all’islam o alla massoneria! (11)
Lo “sfondamento a
sinistra”, probabilmente, andava, comunque tentato, considerato anche che di lì
a poco tempo i sistemi del “socialismo reale” sarebbero crollati senza onore
né gloria. Certo ci si limitò a dei velleitarismi e il tentativo fallì
completamente. Per chi scrive, inoltre, il non aver voluto combattere fin da
subito la lotta contro l’immigrazione terzomondista, sull’esempio del Front
National francese, del National Front britannico e compagnia bella, fu il
suicidio dello schieramento nazionale italiano .
Ritornando agli
scritti apparsi su “Ordine Nuovo” di cui qui si è sommariamente trattato oggi
come oggi possiamo chiederci se tutto ciò andasse messo definitivamente in
soffitta, Chi scrive non lo crede e ritiene che molti possano ancor oggi
sentire vivo e vibrante almeno nei loro cuori quel “mondo” di Ordine Nuovo “prima
maniera” che verrebbe dato per morto.
Limitandoci al piano delle idee, possiamo forse chiederci se, per certi
aspetti, non sarebbe bene “ricominciare“ da Ordine Nuovo. Sempre pensando alla
società multirazziale e bastarda verso cui stiamo precipitando sarebbe da
chiedersi se chi volesse riallacciarsi ad un certo filone storico-politico non
dovrebbe ripartire da Nietzsche, Spengler, Evola e… De Gobineau!

Ognuno di noi
potrebbe far proprio uno pseudonimo usato a suoi tempi dal giovane giornalista
socialista Benito Mussolini “l’homme qui cerche”; cerchiamo di rintracciare le
linee fondamentali di quello che si è definito “fascismo dorico“ e che potrebbe
costituire l’ideologia di combattimento per tempi che verranno, profilandosi,
ormai all’orizzonte i sintomi di quella che G.Faye definisce “la convergenza delle catastrofi”,
e qui potrebbero venirci in aiuto alcune “intuizioni” e “anticipazioni” che si
possono ritrovare sulle pagine di “Ordine Nuovo” (non trascurando di
aggiungervi, ad esempio, anche una buona dose di “ecologismo radicale”). Spunti
non certo adatti, per ora almeno, a costituire le basi di un movimento rivolto
alle masse, ma, forse, di gruppi di studio che, oltre all’elaborazione teorica,
potrebbero cercare di influire su aggregati politici di maggiore ampiezza: chi
scrive è sempre stato affascinato dal ruolo che alcuni attribuiscono alla
Società Thule nei confronti del nascente movimento nazional socialista tedesco
!
<Il fine della
lotta nazional-rivoluzionaria consiste nell’ attuazione di un’ idea gerarchica
integrale. Per chi vuole riportare nel mondo l’Ordine, per chi intende
ristabilire la Gerarchia, per chi si ripropone il problema dell’Autorità
riaffermando il primato di quei valori che “nel sangue, nella razza, negli
istinti più profondi di una stirpe hanno la loro matrice” non vi può essere che
una soluzione integrale>. Paolo
Signorelli, “Lo Stato Organico”in “Ordine Nuovo” a. I, n. s. 2, maggio-giugno1970)
ALFONSO DE FILIPPI
NOTE
(1) Di
Giuseppe Pardini ricordiamo anche ,sempre per “Le Lettere,” “Roberto Farinacci
ovvero della Rivoluzione Fascista”(2007) e “Fascisti in democrazia.
Uomini,idee,giornali 1946-1958”(2009) Nonché l’articolo “L’Armata Italiana di
Liberazione-Monarchia,anticomunismo e libertà nei primi anni della
repubblica”apparso su “Nuova Storia Contemporanea” Novembre-Dicembre 2010(in
codesta poco conosciuta organizzazione
paramilitare ebbero a militare anche reduci della R.S.I.) “Fascisti in democrazia”tratta delle
esperienze dei periodici “La Rivolta Ideale”,
“Asso di Bastoni” e “Brancaleone”che seppur da posizioni diverse si
rivolgevano ai nostalgici del Regime.,
(2) Alla
pag,74 di “La lotta politica ….”possiamo leggere: “Non esiste…uno Stato
democratico:esiste un sistema democratico che può essere
liberale,comunista,tecnocratico o neo-capitalista,ma che rimane sistema
incapace di realizzare i valori più autenticamente umani e sociali
e,quindi,etici che possono invece compiutamente esprimersi soltanto in una
concezione gerarchica della vita strettamente connessa cin un’’articolazione
selettiva della società.”
(3) Daniele Lembo
in “Fascisti dopo la liberazione”Ma.Ro 2007 pag.129Cedendo un poco a certo
folklore scriveva “Ordine Nuovo avvicinò il
Fascismo italiano al mondo occulto delle saghe nordiche. Un fascismo
fatto di guerrieri,più vicino all’esoterismo germanico che al Fascismo
mussoliniano. Fu una esperienza culturale tipicamente evoliana che
indubbiamente avrebbe profondamente inciso sulla destra italiana.”
Antonio
Carioti (“I Ragazzi della Fiamma” pag.223 ) “Ordine Nuovo si dimostrerà
la più solida e longeva delle organizzazioni sorte per scissione dal ceppo
originario del MSI. Sarà capace di
resistere fino al rientro nella Fiamma (rifiutato però dall’ala oltranzista di
Graziani) dopo la scomparsa di Michelini, nel 1969, e produrrà poi all’interno
del neofascismo un filone politico-culturale fecondo, destinato a formare una parte
consistente di coloro che sono tuttora attivi nelle varie componenti del
centrodestra odierno. A parte il carisma intellettuale di Rauti, non da tutti
riconosciuto, ON è favorito dalla sua intransigenza ideologica e dal suo
giudizio spietato sulle istituzioni democratiche e sul capitalismo
occidentale….”Qualcuno, peraltro, potrebbe trovare poco esaltante che un
percorso iniziato dai “Figli del Sole” si sia concluso alla corte del
Cav.Berlusconi !
(4) Citiamo da un
testo dell’epoca. Federico Federici <Nazionalsocialismo> Treves, Milano,
1937, pag. 242-243 “Effettivamente fra il credo cristiano e l’intuizione
del mondo nazionalsocialista, ovvero razzista, il conflitto è inevitabile.
Inevitabile dal punto di vista di entrambi: del cristiano, perché come può una
chiesa, nata sul precetto della predicazione del verbo divino ai popoli della
terra ammettere una differenza
indelebile, scritta nel sangue degli individui.che li dispone, corrispondentemente
alla loro razza, su di una scala di valori<naturali>, che nessuna chiesa
può mutare? La razza, come decreto provvidenziale, si oppone irriducibilmente
alla redenzione, che non è, per la chiesa, né meno essenziale, né meno
provvidenziale. Dal
punto di vista del credo razzista poi, la religione cristiana, che, vista nella
sua storia esteriore, è nata come il prodotto di una razza nemica; che dalla
Palestina si è propagata verso l’Europa "Razzismo e cristianesimo si urtano
per l’essenziale differenza di impostazione mentale. Aristocrazia, selezione,
confini, barriere, opposizioni, nazionalismo nell’uno; universalismo,
messianesimo, uguaglianza, internazionalismo dall’altro.”Pag.248 “…. nazionalsocialismo
vuol dire razzismo, il quale è intuizione del mondo antitetica, per sua natura,
al cristianesimo.” ,
(5)“Non vale
nascondere l’antitesi esistente fra la pura morale cristiana dell’amore, della
remissione, dell’umiltà, dell’umanitarismo mistico, e valori etico-politici
come quelli della giustizia, dell’onore, della differenza, di una spiritualità
che non sia l’opposto della potenza ma di cui la potenza sia il normale
attributo.”Julius Evola “Gli Uomini e le Rovine”Ed. Mediterranee, Roma, 2001, pag.157."L'ideologia
fascista si nutre di uno spirito
ben diverso da quello di cui risulta nutrirsi il
cristianesimo, L'egualitarismo, l'umanitarismo, l'ideale dell' amore e del
perdono contrastano in maniera netta con la gerarchia dei valori, con
l'ideale dell’onore e della giustizia propri della Weltanschauung
fascista.". Paolo Signorelli <Fascismo e Sovversione> Raido, Roma
1998
pag 26.
(6) “Il
dovere di noi europei, discendenti dalle genti arie d'occidente, è quello di
destinare le nostre coscienze, attraverso una sorta di "educazione
militare dell'anima": ricordare quella grandezza e quella divinità che
costituisce il retaggio dei nostri avi indoeuropei - e che verrebbe annientata
nella convivenza con una massa mondiale magmatica. Ricordare e insorgere.
Lottare - senza tumulti né violenze da noi provocati, ma senza transigere col
dovere di contrastare la prepotenza degli allogeni - per la salvaguardia delle
nostre comunità nazionali e razziali in Europa. Ricordare. Evocare e richiamare
alla vita l'antenato ario che è in noi. Tornare alle origini dell'uomo di razza
che è stato autore e generatore delle nostre stirpi - ovvero della cultura, dei
costumi delle forme di vita della nostra specie. Insorgere. Difendere con
generosità di cuore e perseveranza di opere quella terra e quel sangue che
incarnano e manifestano, in ordine fisico e biologico, quelle potenze naturali,
metafisiche e metabiologiche, che sono gli dèi del sangue e della terra.
"Consacrare" a loro la nostra volontà significa purificarla dalla
decadenza - e purificarla equivale a stabilire la condizione fondamentale
dell'esito vittorioso del nostro agire. Saranno essi, infatti, le guide -
disincarnate e invisibili, ma presenti - del nostro "cammino di
ronda" nella fortezza europea.”
Tratto da "I Lupi Azzurri" di Franco Giorgio Freda –AR, Padova, 2001
Pag.65
(7) “[…]Ordine Nuovo non crede neppure
all’ipotesi di un’alleanza tra il neofascismo e la Chiesa, anzi coltiva
suggestioni neopagane: <Sul piano dottrinario -scrive Riccardo Romani- è
chiara ed inutile a nascondersi l’antitesi fra le nostre idee e certi principi
stessi del cristianesimo: l’uomo non è infatti spiritualmente uguale e tutti i
suoi simili>”A.Carioti “I Ragazzi della Fiamma”pag.165
(8)“In piena
guerra il Papa (Pio XII)svela “Se l’ Asse vince…per il Cristianesimo in Europa
è la fine”F.Biloslavo <Vi svelo tutti i segreti degli ultimi sei
Papi>intervista a .Martin ex prefetto della Casa pontificia in
“Epoca”13-3-1996 Citato da Sandro Consolato nell’indispensabile “Dell’Elmo di
Scipio-Risorgimento, storia d’Itala e memoria di Roma”Flower, 2012,
(9) Leggiamo nella
tuttora interessante, anche se molto discutibile nelle pagine dedicate
all’ebraismo, <Storia del Cristianesimo dalle origini a Teodosio>di
Panfilo Gentile (Rizzoli, Milano, 1969, pag. 92) “pochi passi dei Sinottici
sono così sicuramente autentici come quelli che ci mostrano che Gesù non
pensava punto che la sua missione dovesse andare oltre i confini di Israele.
Anche se la istituzione apostolica dei Dodici presso le 12 tribù di Israele
vuol essere ritenuta come una invenzione posteriore, basta l’episodio della
donna Cananea, episodio la cui paternità non può essere affibbiata al
redattore, che aveva interessi polemici opposti. Quando la donna cananea aveva
chiesto in grazia la guarigione della propria figliola, Gesù, opponendo in
principio un rifiuto, aveva formalmente avvertito che egli intendeva mantenere
in vigore nella propria missione, la distinzione fra Israele e il resto
dell’umanità. <Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa
di Israele>, ed aveva aggiunto: <Non è ben fatto prendere il pane dei
figlioli per gettarlo ai cagnolini> (Matteo VII-24-27 e XV 21-27).Per Gesù, dunque
i gentili erano semplicemente dei cani, come per gli ogni giudeo” In Corrado
Augias e Mauro Pesce <Inchiesta su Gesù>(Mondadori, Milano, 2006) a pag.
208 come risposta alla domanda <possiamo stabilire con sufficiente esattezza
quando avvenne il distacco dal cristianesimo dall’ebraismo?>.si legge “La
ricerca storica recente ha messo bene in luce che questo passaggio non avvenne né
con Gesù né con Paolo e neppure con la seconda generazione dei discepoli. Ad
Alessandria d’Egitto si cominciano a distinguere i seguaci di Gesù dagli ebrei
n solo dopo le ricolte ebraiche del 115 d.C. Solo nella seconda metà del II
secolo il termine <cristiani> su applicherà in modo esclusivo ai seguaci
di Gesù non ebrei. Continuarono però a esserci per secoli ebrei che vivevano
nelle proprie comunità, seguivano la propria religione, ma nello steso tempo
credevano che Gesù fosse davvero il messia. Testimoniano questa condizione i
vangeli da loro prodotti e altre opere religiose. L’aspetto più rilevante è
che, nel corso dei primi centocinquant’anni, i seguaci di Gesù ebbero polemiche
più o meno forti al loro interno, vivendo per molti asp4ssi in osmosi con le
comunità ebraiche di provenienza. Il cristianesimo comincia a formarsi quando i
seguaci non ebrei di Gesù si oppongono al giudaismo da una parte, allo
gnosticismo dall’altra.”. Inoltre(pag. 57) “ Esiste anche una forte corrente di
pensiero secondo la quale l’intera azione di Gesù mirava a una rivoluzione
politica,a sollevare cioè il popolo ebraico contro i Romani.”Ricordiamo che per
alcuni studiosi la figura del Cristo dei Vangeli sarebbe stata “costruita”a partire da quella di un
ribelle anti-romano, forse figlio del partigiano Giuda di Gamala (Si veda su
questo sito lo scritto di F.Calabrese “De Christologicum Quaestio”
(10)
“[…]Il Cristianesimo ne ha(delle civiltà antiche) rovesciato i valori. Le
civiltà antiche e soprattutto la greco romana erano rette da valori
aristocratici, cioè dei pochi, delle élite: il coraggio, l’orgoglio, il valore,
l’astuzia, il primato, l’avventura, la lotta, la vendetta, la gara, la guerra,
la conquista, la gerarchia, il suolo, il sangue, cioè la patria, la stirpe, la
razza. Il Cristianesimo ha instaurato valori democratici: il culto dell’anima,
l’uguaglianza e la dignità di tutti, l’umiltà, l’amore, il perdono, l’amore
della pace, la carità anche per i nemici, l’abbraccio degli <ultimi>, il
superamento delle barriere nazionali, di sesso, di razza e di stato sociale.
Questi sono ancora i nostri valori, diventati anche ideali politici.”Così
Sossio Giametta “Il Bue Squartato e altri Macelli”(Mursia,Milano,2012,pag,115) Si potrebbe peraltro ricordare di fronte a
questo idilliaco quadretto dell’egualitarismo cristiano che “ Per propagare il verbo dalla pace di Gesù, i
Cristiani hanno fatto più morti di Attila, e Gengis Khan messi assieme” (Indro
Montanelli in <Il Giornale> 10/7/1990) In ogni caso vi sono stati sempre
degli Europei in cui era viva la nostalgia per il passato pre-cristiano
greco-romano e germanico. E non si dimentichi: Il cristianesimo, è stato
scritto, “rappresenta la vittoria religiosa del mondo semitico…sulla grande e
ferrigna Roma ariana.” Sergio Noja <Come era buono Moloch> in
<Panorama> 20/3/ 1988. .
Interessante
anche quanto scriveva Umberto Galimberti “La profonda affinità tra
cristianesimo e marxismo” in “Repubblica delle Donne”24 Marzo 2012 “ Tra
cristianesimo e marxismo c’è una profonda e sotterranea parentela che non
consiste tanto nella pretesa di educare l’umanità, quanto in una concezione del
tempo, non più cadenzato sui cicli della natura, come lo era per i Greci, ma
sui processi della storia carichi di promesse salvifiche, utopiche e
rivoluzionarie. Se non si comprende questo, si rimane come i più rimangono, in
quella visione superficiale che contrappone il cristianesimo al marxismo sulla
base dell’affermazione o della negazione dell’esistenza di Dio, che marca la
differenza e nasconde quella sotterranea visione del mondo che li accomuna.” Su
questa base l’autore conclude “Chi non rinuncia a una visione escatologica del
tempo con il cristianesimo e come il marxismo, non vedo che difficoltà si
frapponga a un loro incontro, magari in nome del Vangelo, dove ai poveri era
promesso un riscatto in <nuovi cieli e in nuove terre>per il
cristianesimo,su questa terra per Marx.”
(11)
Vari studiosi hanno interpretato l’oscuro testo dell’”Apocalisse” come un vero
e proprio manifesto rivoluzionario contro Roma : “L’intenso odio contro Roma
che trovò espressione così terribile
nell’Apocalisse cristiana(“Apocalisse”XVII-XVIII)deriva probabilmente da fonte
ebraica”Così Samuel Brandon nel suo “Gesù e gli Zeloti”(Rizzoli, Milano,
1973,pag 76). Riguardo poi al famoso incendio di cui venne accusato,quasi
sicuramente a torto il calunniato Nerone,mi limito a citare dall’enciclopedia
on line Wikipedia “ In alternativa alla versione tradizionale, lo storico Gerhard Baudy, riprendendo
una tesi elaborate in precedenza da Carlo Pascal
e Leon Herrman, ha esposto
l'ipotesi secondo la quale furono effettivamente i cristiani ad appiccare volontariamente
fuoco a Roma, allo scopo di dare seguito ad una profezia apocalittica egiziana,
secondo cui il sorgere di Sirio, la stella del Canis Major,
avrebbe indicato la caduta della grande malvagia città. Di recente lo scrittore
Dimitri Landeschi nella sua opera "Terrore e morte nella Roma di
Nerone" (Boopen 2011) ha avanzato l'ipotesi che ad incendiare Roma
nell'anno 64 d.C. furono dei fanatici appartenenti alla frangia più estremista
della comunità cristiana, istigati da esponenti dell'aristocrazie senatoria,
tra le cui file si celavano i veri ispiratori dell'intera operazione.” Cfr
comunque Carlo Pascal “L’Incendio di Roma e i primi
cristiani”Loescher,Torino,1900
(12)
Interessante quanto riporta il Carioti (cit.pag.79) “Stefano delle Chiaie
rivendica quella matrice culturale:<Ideologicamente ero evoliano.Ma oggi
considero un errore assumere il suo pensiero in modo dogmatico. Evola indica
una strada, non detta una dottrina: se lo si prende alla lettera ,si finisce
per creare una frattura irrimediabile con il mondo reale.>”
BIBLIOGRAFIA
Carioti Antonio “I Ragazzi della Fiamma”Mursia,Milano,2011
Forte Sandro (a cura di) “Clemente Graziani- La vita le idee”Il
Settimo Sigillo,Roma,1997
Reiter
Fulvio “Ordine Nuovo Verità e menzogne-Risposta alla Commissione Stragi”Il
Settimo Sigillo,Roma,2007
Streccioni Arianna “ A Destra della Destra”Il Settimo
Sigillo,Roma2000
Villano Alfredo
“L’Ultima Legione Nera- Il movimento “Ordine Nuovo”tra tradizione e
rivoluzione”Storia Ribelle,Biella,2008
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