Ereticamente intervista Giandomenico Casalino

Ereticamente intervista Giandomenico Casalino

“…Solo nel momento in cui l’uomo-soggetto o io storico-sociale scompare, anche nel linguaggio, poiché si è riconosciuto essere universale, il Sé, in quell’istante è l’Intero e da quell’istante l’intero parlerà di sé a sé stesso!

Parlerà tutte le sue lingue, ma quella del Sapere Assoluto e della Conoscenza suprema è solo quella del Sé che tutte le contiene, le comprende e le parla (come è dato riconoscere nell’esperienza sciamanica…), per la semplice ragione che il Sé è il Risultato ed è la Verità, ma il Risultato-Verità è anche l’intero processo come stati e livelli di anima-conoscenza-essere, la Verità sta già nella prima e basale conoscenza sensibile come nello spirare del vento, li c’è già lo Spirito, solo che non ne ha ancora consapevolezza, quindi è Anima del Mondo, quale sonno dello Spirito.

Crediamo che sia del tutto evidente che stiamo avviando il tentativo, alquanto difficoltoso, di “esprimere” la coscienza dell’Intero, oseremmo dire il suo sentimento, il tentativo, forse esperito per la prima volta nella scrittura filosofica, di far parlare il Mondo da sé, senza alcuna traccia né tantomeno presenza di “qualcosa” o “qualcuno” estraneo o esterno ad esso…”

 

(a cura di Eugenio Barraco)

Prossimamente per le Edizioni Arya di Genova vedrà la luce un suo nuovo lavoro editoriale di filosofia teoretica, La Conoscenza Suprema, che, come in tutti i suoi testi, è funzionale all’esplicitazione di un sapere prettamente di origine tradizionale. Quale il significato profondo di questa nuova pubblicazione?

Questa ultima opera è contenuta in embrione in alcuni miei precedenti libri quali: La prospettiva di Hegel, L’Origine e Lo specchio del mondo; pertanto è l’esplicitazione di un percorso spirituale che qui presenta la sua compiuta teleologia: l’invocazione per la realizzazione di un autentico mutamento radicale di “stato”, di “punto di vista”; è un “aprire gli occhi” sul concetto di Intero e sulla necessità inderogabile, nonché primordialmente naturale, di uccidere non l’Io ma l’illusione dell’Io.

Nel testo vi è un filo rosso che collega filosofia hegeliana, filosofia eminentemente platonica e neo-platonica e tradizione ermetica. E’ ancora possibile cogliere il nesso unitario di una prospettiva tradizionale che si manifesta come sintesi, al contrario delle note dicotomie che tristemente caratterizzano l’attuale mondo del tradizionalismo italiano?

Evola non ha mai parlato di “mie idee” ma di “idee da me difese” e, condividendo tale atteggiamento dello spirito, mi permetto di aggiungere che tutta l’opera che offro a coloro che amano tale Logos, è prodotta sotto dettatura del Demone che ho avuto in sorte, in essa non vi è nulla di “personale” o di “mio”; pertanto, come in questo ultimo libro, trattasi della Tradizione Platonica alla quale appartengono tanto la Filosofia Ermetica quanto la Teosofia sia di Boehme che di Hegel come di Giorgio Gemisto Pletone ed Evola.

La sintesi a cui Lei fa riferimento è la nostra tradizione Indoeuropea ellenico-romana e la sua universalità filosofico-politica e giuridico-religiosa realizzata in guisa maestosa dalla ierofania della Romanità!

Lei, nei suoi vari testi, partendo dagli insegnamenti sapienziali di Julius Evola ha sempre fatto riferimento alla Tradizione Ermetica, specie nel suo lavoro più letto e più apprezzato, Il Nome Segreto di Roma, collegandola irriducibilmente con la Tradizione Classica. La sua visione è un puro ed astratto enunciato filosofico oppure intravede possibilità, personalità e percorsi reali che possano tradurre realmente una tale dimensione di realizzazione?

È sufficiente riflettere sulla fondamentalità dei concetti-realtà di Nous, peras e corpo che esprimono il principio ermetico del corporificare lo spirito che è lo spiritualizzare il corpo per rendersi conto che siamo nel cuore nella spiritualità apollinea indoeuropea e cioè nella dimensione del limite, della misura che è la Forma, quindi nel Cosmo dell’Edda, dell’Iliade, dell’Eneide e dei Veda: in questa universalità la spiritualità Classica contiene quella Ermetica come sua sapienza interna. La Tradizione Platonica, che è sapienziale-iniziatica, non ha nulla in comune, come è evidente a chi ha occhi per vedere, con la concezione cristiano-moderna di filosofia che è erudizione spocchiosa, laicizzante e quindi spiritualmente non solo inutile ma dannosa; il Platonismo è, in termini strettamente pagani, omòiosis Theò:  assimilazione al Divino  e quindi non “ancilla teologiae”, come ha preteso la stupidità Galilea, ma vera ed unica teologia che è teosofia, cioè culto filosofico quale rito iniziatico fondato sulla gnosi cioè sul Sapere che si identifica con l’Essere: si conosce ciò che si è e si è ciò che si conosce; il che vuol dire che gli Dei non esistono a priori (per fede…!) se non si conoscono e si conoscono solo essendo, vivendo e sperimentando in termini ontologici, lo stato dell’Essere corrispondente. Tutta la tradizione platonica ha sempre insistito sul principio che il simile conosce solo il simile. Questa è la vita filosofica, quale vita rituale, di un Platone, di un Marco Aurelio o di un Giuliano, nella quale per noi europei è necessario e vitale riconoscersi; il “realmente”, a cui Lei fa cenno nella domanda, consiste nel “vedere il Tutto e nell’essere quindi Filosofo” (Platone) come nel sapere che il “Vero è l’Intero” (Hegel); è, in fin dei conti, un “gioco da bambini” come insegnano i testi Ermetici.

In un suo saggio scritto per Ereticamente sostiene che il senso forte, quasi religioso, della Comunità alla quale si appartiene è il fondamento sacrale di tale Comunità. L’Autorità somma e suprema che è legittimata da e quindi fondata su tale valore, che è poi il Sacro, è il Potere massimo sulla terra, l’espressione del Divino medesimo nella sua razionalità somma come Idea assoluta dell’Etica, Dio in terra! (come afferma Hegel) ed è, in una parola, lo Stato (quello che un tempo si denominava Res Publica, Regno e/o Impero…). Tutte le Civiltà del mondo, in tutta la sua vicenda storica, hanno concretizzato tale verità, ciò vuol dire che essa è il Giusto ed il Bene. Nel suo ultimo libro approfondisce quest’aspetto ce ne può dare una breve anticipazione?Casalino[1]

Il mio ultimo libro è un testo di teosofia platonico-hegeliana, quindi le dimensioni politico-istituzionale e giuridico-religiosa non sono espressamente trattate come, invece, credo di aver fatto in altri miei libri quali Res Publica Res Populi, Il Sacro e il Diritto e L’Origine. Resta effettuale, però, che il Discorso sull’Uno il Tutto è come una piramide dove, nella sua interezza, essa contiene, anzi è, tanto la base (politico-istituzionale e religioso-rituale in termini essoterici)  quanto i lati (le varie Vie quali differenti Ascesi sia dell’Azione che della Contemplazione) nonché il vertice (la Conoscenza suprema…).

La prefazione de La Conoscenza Suprema è a cura di Luca Valentini, un collaboratore di Ereticamente e un suo caro e decennale amico. Nonostante ciò,  nella prefazione ci sono spunti di riflessione importanti, che non si fermano sicuramente ad un semplice elogio del libro, ma che pongono degli interrogativi al quanto impegnativi circa le tematiche da Lei affrontate: la centralità dell’uomo e del pensiero in una reale palingenesi alchimica, il rapporto subordinato di filosofia e sapere rispetto a Teurgia e Conoscenza, il riferimento ad autori come Massimo Scaligero, R.A. Schwaller de Lubicz e Giuliano Kremmerz (anche se non citato), che di solito non compaiono nelle sue bibliografie. E’ rimasto sorpreso di tutto ciò?

Luca Valentini, vivendo noi da sempre la medesima Idea del Mondo, è riuscito ad entrare in sinfonia con il Discorso di cui cura benissimo la prefazione, sviluppando in guisa intelligente e puntale e secondo la sua equazione personale, alcune fruttuose e stimolanti considerazioni.

Ciò detto, è necessario ribadire che tutte le Tradizioni sapienziali, quindi metafisiche e non religioso-devozionali, non sono altro che dei percorsi per “ricordare” (anamnesi platonica) di essere (e di essere sempre stato) solo ed esclusivamente il Se; sono combattimenti per la “costruzione” (Grande Opera) del Se che è lo Spirito ed è l’Idea divina del Mondo; solo se è cancellata la pretesa centralità (cristiana) dell’uomo, solo quando l’uomo non è più tale ma Essere aperto al Mondo, attraversato dalle potenze Divine del Mondo, solo allora Egli sarà l’Intero e cioè Pensiero cosmico in quanto Uomo cosmico, Soggetto universale, dove la singola candela non c’è più (anzi non c’è mai stata) poiché ciò che esiste da sempre è solo il candelabro,   composto da innumerevoli candele che sono esso stesso e la sua unica luce.

Recentemente un nostro illustre ospite trattando sulla vita di Manlio Magnani ha evidenziato che la Vita Spirituale corrisponde a uno stato dello spirito. Nella terminologia sacra o iniziatica, Spirito è il Divino, cioè lo stato assoluto, l’Essere incondizionato fuori d’ogni relazione. L’uomo completo può assurgere a un contatto con il Divino, contatto di cui la sua coscienza può essere partecipe o no. Quando ne diviene partecipe può l’uomo ricevere la folgorante luce dell’iniziazione. Quando la sua coscienza non ne è partecipe, egli si trova, rispetto all’Illuminazione, in uno stato puramente potenziale. Come si pone dinanzi a tale tematica?

Platone nei Dialoghi non dice mai “io” ma sempre emèis cioè “noi”, con ciò indicando la Realtà spirituale che è sempre sovraindividuale, necessaria (come le forze della chimica e della fisica, insegna Evola) oggettiva, il puro Intelletto, il Divino, to thèion, dove di “persona”, “volontà”, “soggetto”, “individualità”, non c’è più traccia poiché il Divino  in tanto è tale in quanto è la trama, l’essenza, il Pensiero Cosmico, Ātman, (Energia dotata di informazione, dice la fisica dei quanti…) necessario e necessitante ed è, come dicono Eraclito, Boehme ed Hegel, Potenza neutra, Luce e Tenebra, Amore e Collera, Fame e Sazietà… l’Intero nella sua dimensione invisibile, l’Immutato che eternamente, nella sua dimensione visibile, muta (vedi Platone, Parmenide, 156 c). Eguale concetto esprime il fisico Davide Bohme quando afferma che l’Universo è composto di due dimensioni: una implicante, che è l’Intelligenza invisibile quale ordine eterno ed immutato, dall’uomo difficilmente conoscibile, e una esplicante che è quella facilmente visibile e qualificata dal divenire e dal mutamento continuo.

Sono convinto che per interiorizzare tutto ciò sia indispensabile abbandonare quella mentalità, un po’ orientale e guenoniana, che alligna ancora nei nostri ambienti culturali e che è tipica dell’occultismo di fine Ottocento, alla “Grandi Iniziati”, tanto per essere chiari, ed iniziare a smetterla di parlare di “personalità superiori”, di “uomini completi”, cercando di visualizzare il Mistero della potenza spirituale della Romanità,  quale fenomeno iniziatico ferocemente disciplinato quindi comunitario e tradizionalmente anonimo (Evola).

Nel sito di Ereticamente vi sono studiosi che  elogiano  l’”IMPERIALISMO PAGANO” di Arturo Reghini, il Pitagorismo ed il Paganesimo Italico-Romano da Lui proposto. La sua visione della Tradizione Classica si rifà più al pensiero di Julius Evola, rigettando sia un ricollegamento massonico sia un approccio cerimoniale del mondo greco-romano: come e perché si differenzia la sua visione del mondo dall’ottica reghiniana?

Nei riguardi sia della corrente Orfico-pitagorica (quella antica – che è poi quella vera – nonché quella massonico-moderna…) che della cosiddetta e presunta “tradizione italica” come della medesima realtà massonica, sono, e da sempre, in perfetto e convinto accordo con quanto correttamente, sia sul piano storico-culturale che sotto il profilo spirituale, afferma e argomenta Evola che, essendo un platonico, non può che pensarla in tale guisa. Egli dimostra infatti che tali esperienze non solo nulla hanno a che fare con il genuino e primordiale animo indoeuropeo ma ne sono il nemico subdolo ed irriducibile in quanto non solo interno alle medesime civiltà indoeuropee ma finalizzato non alla sublimazione dell’Io, nella legge superiore della scienza del Sapere iniziatico, che è la identificazione apollinea ovvero il risveglio e/o presa di coscienza dell’essere il Dio (dell’esserlo sempre stato anche se non se ne aveva consapevolezza…) ma al suo inabissarsi annichilante nel Tutto che può essere sia Dioniso che la matematizzazione universale delle scienze lunari caldeo-babilonesi… (si legga a tal proposito  quel lancinante scritto di Evola intitolato: Gli Ebrei e la matematica).

Per quanto concerne il Reghini, vale integralmente il discorso di cui sopra e la … sua intera vita (ivi compreso il suo atteggiamento nei confronti dell’esperienza del Gruppo di Ur nonché di Evola medesimo) oltre alla scelta operata dallo stesso di fronte proprio alla riapparizione di quello spirito indoeuropeo, “barbaramente” arcaico, che è stato il Fascismo Europeo; e, per me, ciò è massimamente eloquente nonché probante, in guisa incontestabile, della verità delle convinzioni di cui mi onoro di essere portatore.

Sulla magia cerimoniale nonché sulla azione teurgica brevemente è da dire, secondo l’insegnamento di Plotino e di Evola, che spiritualmente esse restano un gradino più giù della unificazione identificatrice, proprio per la ragione che nelle stesse è ancora presente, sotto il profilo della semplificazione spirituale, la “dualità”: Io e il Divino. È sufficiente leggere, alla luce del gnòthi sautòn delfico, L’Alcibiade maggiore di Platone, come riflettere sulla concezione attivo-intensiva del Divino nella romanità, per comprendere tutto ciò.

Altre Etnie – giustamente – esaltano con pieno merito i propri miti e personaggi storici. In Italia, suolo di Roma Eterna, da Romolo a Pomponio Leto vige un sospettoso silenzio, dalla scuola ai media. Alcuni vi scorgono un disegno ben preciso in una terra dove la Chiesa da secoli ha totale egemonia. Certo, il più implacabile nemico della Religiosità Classica è colui che ha Bibbia e Vangelo in mano : ce lo conferma o intravvede altri e più subdoli Avversari?

Chi conosce il punico Agostino può rendersi conto del fatto filosofico che il cristianesimo racchiude in sé tutte le nature psichiche della modernità, quale categoria dello spirito (Evola), che si manifesta nel Mondo Classico e contro di esso. Individualismo, relativismo, antropocentrismo, dualismo lacerante, psichismo, ateismo acosmico ed effettuale odio-repulsione per il Mondo, sono questi, in sintesi, i connotati ontologici che caratterizzano la setta Galilea, riproponendo e diffondendo i medesimi “discorsi folli” di altre precedenti irruzioni del Moderno nel mondo antico e nella sua tradizione, quali la tenebrosa e mercantile spiritualità etrusca, il precipitare greco nella modernità laica e borghese, l’edonismo plebiscitario corrotto e corruttore della cosiddetta Magna Grecia, la pervicace e perfida plutocrazia cartaginese, la cultura e la spiritualità lunare ed antisolare della stessa plebe romana prima della sua lenta e guerreggiata romanizzazione, le collettivistiche monarchie asiatico-ellenistiche dei Diadochi.

È una semplice coincidenza che tutte queste potenze spirituali, politiche e religiose siano al contempo i nemici più subdoli e pericolosi affrontati ed annientati dalla Res Publica Romana in secoli di lunghi e faticosi conflitti? È un caso che Roma, realizzando una vera rivoluzione conservatrice ante litteram, come già avevano intuito Platone e dopo due millenni il Fascismo Europeo, non abbia rifiutato a priori la Modernità (il concetto di civis, quello di oplita, la stessa idea di Populus quindi la sovranità dello stesso…) ma sia riuscita a subordinarla alla realtà del Sacro, mediante la identificazione del Pubblico con il Sacro medesimo, tramite la sfera giuridico-religiosa che è Jupiter Optimus Maximus cioè la Res Publica in Idea? È ovvio che non si tratta di cose casuali ma di eventi dello Spirito in cui è manifesta la guerra metafisica tra la Luce indoeuropea e le Tenebre asiatico-semitiche, tra la spiritualità solare ario-nordica e l’Avversario, il Nemico che allora come ora odia Roma e ciò che mistericamente incarna, anche se tale Mistero appare essotericamente attraverso e per mezzo della struttura “imperiale” ed universale della chiesa Cattolica: i sacerdoti della metafisica del satanismo mondialista sanno quale è la Virtus magica ed invincibile vivente in Roma, oltre e nonostante le “vesti” religiose che storicamente le sono state imposte; chi altri lo sa?

Noi dobbiamo imitare, per quanto sia possibile, quest’Ordine, afferma l’uomo della Tradizione, per la semplice ragione che quanto più il mondo degli uomini, la Comunità politica, si avvicina all’ordine cosmico che è eterno da sé e per se, tanto più la stessa Comunità politica si avvicinerà all’eternità come tensione e modello. Pertanto i principi su cui si regge la società tradizionale sono Autorità, Ordine, Giustizia e Gerarchia, che sono gli stessi che governano il Cielo luminoso, i movimenti dei Pianeti e degli Astri, mediante Amor che muove il Sole e le altre stelle, come insegna Dante. L’uomo, Stato in piccolo, deve essere governato, illuminato, dalla Mente, dall’Intelletto che è il Sole dell’uomo ed è la sfera dell’ordine giuridico-religioso che forma, cioè dà la forma all’ordine politico che è l’insieme organico degli uomini, tanto i vivi quanto i morti, aventi il medesimo Destino, cioè un mandato sacro che proviene dal Divino e che quegli uomini devono riconoscere ed attuare, come Ordine degli Dei. E’ d’accordo, Avv. Casalino, in una rivoluzione politico-sociale basata su questi Valori e Sentimenti??

Non posso non essere in totale accordo con quanto Lei esplicita nella Sua domanda, atteso il fatto che la stessa si fonda su di un passo tratto dal mio libro Res Publica Res Populi; sono le basi inderogabili su cui fondare la necessaria guerra totale, metafisico-politica, da combattere a tutti i livelli ed in ogni dimensione nei confronti delle Potenze spirituali (quelli che Guènon chiamava i Santi di Satana…) a cui ho già fatto cenno nella precedente risposta.

La destra italiana, da cui noi di Ereticamente prendiamo le dovute distanze eccetto alcuni lodevolissimi distinguo,  ha dimostrato in varie occasioni di non avere un’identità culturale solida e unitaria, spesso risultando ondivaga tra un certo cattolicesimo sociale e un liberalismo, che per alcuni sono i sintesi di una crisi irreversibile. Nel solco del Mito di Roma, dell’esperienza eroica di Sparta, nella figura sapienziale di Platone, si potrebbe plasmare nuovamente la vera ed autentica matrice culturale della Destra Italiana ed Europea?

Da quello oscuro momento in cui la parola “destra” è entrata nel nostro lessico politico-culturale (più o meno con gli inizi degli anni settanta del secolo scorso…) non ce ne siamo più liberati!

Essa è veicolo di infezione spirituale modernista e settaria, poiché è espressione storica della frattura e della divisione tipica del mondo liberalborghese sotto il profilo politico-istituzionale e liberista e capitalista sotto quello economico-finanziario; insomma essa non ha mai avuto nulla in comune con il comunismo gerarchico, religioso e ferocemente (da Furor…) guerriero che è l’autentica spiritualità indoeuropea e che è la nostra Tradizione, nel senso non retorico-letterario ma vitale ed essenziale. Tradizione che va, nelle sue epocali riapparizioni, dal silenzioso comunitarismo virile di Sparta al Battaglione Sacro di Tebe, dall’orgoglio patriottico, razziale e filosofico di Atene al terribile e sacrale rigore, inesorabilmente disciplinato, della Legione Romana, la più potente ed organizzata fanteria pesante di ogni epoca, posta al religioso servizio della più convinta ed indiscutibile dedizione totale di un intero Popolo, che è il Popolo degli Dei,  alla sacralità del Fas e del Jus, fondamenti della Cosa Pubblica, avente il solo fine di realizzare l’Universo di Giove Ottimo Massimo qui sulla Terra! Tradizione che si rimanifesta nella spiritualità Ghibellina del Sacro Romano Impero, nel pianto, nel sogno e nella lotta generosa di Dante e nel Templarismo e che riappare misteriosamente in pieno XX secolo in Europa con l’imporsi di un uomo e di una donna radicalmente differenti dai tipi dominanti, portatori di una visione del mondo (quella dello S.A. tedesco, dello squadrista italiano, del legionario rumeno nonché delle rispettive militanti guerriere femminili, per la prima volta nella storia protagoniste della vita politica e culturale della nazione…) religioso-guerriera, giudicata incomprensibile e barbara dal prevalente tipo umano borghese ed anemico. Ciò premesso il compito attuale è quello di pensare profondamente il “momento” che ci è toccato in sorte di vivere, quale fase forse tra le più oscure di fine del ciclo epperò, credo, la più predisposta, in termini di sistema immunitario, alla costituzione qui in Europa (dove tutto è nato…!) di Ordini politico-spirituali dotati di vera conoscenza, che possano condurre i popoli verso la santa guerra per la liberazione dal dominio della Setta mondialista e del suo segreto culturale, in forza di un nuovo trasversale e continentale socialismo religioso, patriottico e gerarchico, per uscire dalla Morte, dal Nulla e dal Silenzio onde riconquistare la Vita, l’Essere e la Parola.

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Categorie: Casalino, Intervista, Libreria

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 4 settembre 2012

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

Commenti

  1. Anonymous

    Ringrazio Eugenio e Giandomenico Casalino per le parole di stima nei miei confronti…intervista che offre spunti su cui riflettere e soffermarsi…complimenti a Ereticamente!!!

    Luca Valentini

  2. Anonymous

    CONSIDERANDO DAVVERO l’OPZIONE SERIAMENTE VOI VORRESTE PORRE l’OPERA DI HEGEL IN TALE VALENZA
    ????? SENZA OFFESA SIAMO AL RIDICOLO !!!!! HEGEL : L’ASTRAZIONE FATTA DOGMA !!!!! PITHAGORA E^ L’ALFIERE DELLA TRADIZIONE PRIMORDIALE POLARE APOLLONIA BEN OLTRE SOCRATE PLATONE ED ARISTOTILE E PITHAGORA ERA ITALICO NON GRECO-HELLADICO COME TESTIMONIANO I CLASSICI : SATURNIA TELLUS E NON DERIVE !!!!!

  3. Anonymous

    vai gianni

  4. Anonymous

    All’anonimo che associa Hegel all’astrazione filosofica, consiglio il nuovo testo edito dalle Edizioni Mediterranee, Hegel e la tradizione ermetica di Glenn Alexander Magee. L.V.

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