La scienza manipolata – seconda parte –

La scienza manipolata – seconda parte –


Di Fabio Calabrese
  Robert Ardrey è stato uno scrittore e drammaturgo con la passione della scienza, che ha dedicato molta parte della sua opera alla divulgazione scientifica. Il suo libro più famoso, che fu un vero best seller negli anni ’60 è African Genesis, pubblicato in Italia nel 1968 con il titolo L’istinto di uccidere (4). Da allora, ogni buon scienziato evoluzionista che voglia nel contempo dimostrare di essere un buon democratico, si è fatto un sacrosanto dovere, con pecoresca ritualità, di ingiuriarlo e maledirlo. Cosa ha mai detto quest’uomo di così blasfemo e sconvolgente?

Nel suo libro, che riflette almeno in parte le idee del paleoantropologo Raymond Dart, lo scopritore dell’australopiteco, Ardrey sostiene che l’aggressività di cui l’umanità attuale fa così abbondante sfoggio deriva direttamente dagli istinti predatori dei nostri lontani antenati vissuti nelle savane. Cosa c’è in questa tesi di così blasfemo da provocare gli attacchi isterici degli evoluzionisti democratici?

  Considerando la notevole aggressività mostrata dagli scimpanzé, nostri parenti evolutivi più prossimi anche verso i loro consimili di altre tribù, e il fatto che per tutta la storia e la preistoria documentate, l’uomo è stato un costruttore di armi, un cacciatore e un guerriero, sul piano logico essa equivale ad affermare che poiché all’inizio della filogenesi degli equini abbiamo un cavallino di piccole dimensioni e alla fine i cavalli attuali, gli stadi intermedi devono essere rappresentati da cavalli di dimensioni man mano crescenti, piuttosto che da bovini muniti di corna o da giraffe. Il fatto è che questa ovvietà viene a urtare contro uno di quei dogmi impliciti nella mentalità democratica, che non possono essere enunciati chiaramente pena il mettere in luce tutto il carattere di stupidità e chiusura mentale dell’ideologia democratica. 

Il dogma che Ardrey ha avventatamente trasgredito, è la contrapposizione fra natura e cultura, innato e appreso, eredità e ambiente, che costituisce uno dei pilastri della mentalità democratica e/o di sinistra. Poiché l’aggressività e la violenza hanno delle cause di ordine sociale (ed è chiaro che ce ne hanno), è assiomatico che non ne possano avere di più profonde di ordine biologico.

“ L’uomo nasce buono e la società lo corrompe”, e rimodellando i rapporti fra le classi sociali è possibile creare il paradiso in terra. Sono i fantasmi di Jean Jacques Rousseau e di Karl Marx che parlano attraverso la bocca di Gould. Si tratta di un modo di vedere (o meglio, di non vedere) le cose che, prima di essere una falsità, è una stupidaggine. 

  Come diceva Konrad Lorenz: “L’uomo è per natura un animale culturale”. E’ la sua base genetica prodotta dall’evoluzione che ne ha fatto un essere capace di dare vita non a una ma a una molteplicità di culture, non altro, e contrapporre le due cose come antitetiche come fanno i buoni marxisti e democratici, è semplicemente insensato.

  Il torto principale di Desmond Morris è quello di essere, oltre che uno zoologo specializzato nello studio del comportamento dei primati, un bravo scrittore capace di rendere le proprie idee facilmente accessibili al grosso pubblico. Il suo libro La scimmia nuda è stato a lungo un best seller. Ciò che differenzia a colpo d’occhio l’uomo dagli altri primati, è il fatto di avere la pelle nuda, non ricoperta di pelo, o con una peluria assai rada a paragone di quella degli antropoidi. La struttura fisica dell’uomo è quella di un primate, e lo sono pure i suoi modelli comportamentali, propri di un primate molto intelligente, ma sempre tale (5).

Quando non si hanno argomenti a sostegno delle proprie tesi, allora è meglio creare effetti suggestivi facendo appello all’emotività, e i democratici sono bravissimi in questo. “Rozzo determinismo biologico”. Quante volte avete sentito quest’espressione? E quando mai avete sentito parlare di rozzo determinismo sociale-ambientale? Poiché l’uomo è il prodotto sia di fattori biologici sia di fattori ambientali, perché sempre e solo il determinismo biologico deve essere “rozzo”? L’unica spiegazione ragionevole è che democraticismo e marxismo devono mettere la massima distanza possibile tra la coscienza dell’uomo e la sua natura biologica perché non sono altro che prolungamenti del cristianesimo.

Eppure, pensateci un attimo. Quando per esempio un giudice democratico, possibilmente di sinistra, condanna un efferato delinquente a una pena irrisoria perché tanto comunque “la colpa è della società”, questo in quale altro modo si potrebbe definire se non un rozzo determinismo sociale?

Fra i congiurati della cospirazione antidemocratica, poche righe sotto Gould mette nell’indice/lista di proscrizione anche Carleton S. Coon. Coon, che era un antropologo, è stato autore di un voluminoso studio su L’origine delle razze (5). L’homo sapiens, la nostra specie, fa notare Coon, esiste da poche decine di migliaia di anni, un tempo perché sembrerebbe davvero troppo breve, considerano il fatto che noi non siamo insetti ma una specie a riproduzione lenta, fra le più lente che esistano, considerando il tempo che un essere umano impiega a diventare adulto, perché essa possa essersi differenziata nel numero di razze dalle caratteristiche differenti che vediamo, per differenziare un esquimese da un pigmeo, un europeo da un aborigeno australiano.

  La spiegazione di Coon a questo apparente paradosso è semplice, perfettamente coerente con i dati disponibili e con la teoria evoluzionista. Noi sappiamo che in un ampio arco di tempo che va da circa 400-300 a 70-50 mila anni fa sono esistite numerose popolazioni “di transizione” fra homo erectus e homo sapiens. Cosa accadeva quando una popolazione più avanti sulla via verso sapiens espandeva e veniva a contatto con altre ( che non erano enormemente diverse)? Probabilmente, si determinava uno scambio genetico, e la popolazione mista che ne risultava finiva alla lunga per conservare i caratteri in ogni caso più vantaggiosi per la sopravvivenza, cioè da un lato quelli sapiens della popolazione nuova arrivata, dall’altro quelli della popolazione precedente che rappresentavano un valido adattamento alle condizioni ambientali locali, cioè i caratteri razziali. Questo spiega l’apparente paradosso per il quale le caratteristiche che contraddistinguono le razze umane sembrerebbero essere più antiche della comparsa dell’homo sapiens stesso.

  Questa teoria coincide quasi perfettamente con quella che oggi, trent’anni dopo, si chiama teoria dell’evoluzione multiregionale che si contrappone a quella dell’origine esclusivamente africana di homo sapiens (che è bene specificare, è una questione completamente diversa da quella dell’origine africana degli ominidi ancestrali, che è del tutto pacifica) e sembra avere di gran lunga maggiori probabilità di essere quella esatta (ad esempio, il fossile umano noto che ha le maggiori probabilità di essere l’antenato comune di h. sapiens sapiens e dell’uomo di Neanderthal non è africano, è stato ritrovato a Ceprano in Italia, e l’Italia, che io sappia, non è un pezzo d’Africa, o meglio, non lo è ancora, anche se i buoni democratici fanno di tutto per farla diventare tale favorendo l’immigrazione incontrollata).

  Apriti cielo! Solo sentir parlare di razze ha fatto scatenare contro Coon le reazioni fobiche e l’ostracismo della consorteria dei buoni democratici politicamente corretti. E’ una di quelle cose che evidenziano come forse meglio non si potrebbe che “democrazia” è praticamente un sinonimo di idiozia allo stato puro. Una cosa è constatare che le razze esistono, e magari cercare di capire perché e come si sono formate, un’altra, completamente diversa stabilire delle differenze di valore fra gli esseri umani in base alla loro appartenenza razziale. E’ la stessa differenza che corre fra la constatazione ovvia che la nostra specie, come tutte quelle animali superiori, è divisa in due sessi, e il voler affermare la superiorità di un sesso sull’altro. Ma in questi casi non c’è ragionevolezza che tenga, i democratici hanno una coda di paglia lunga chilometri, e solo sentir sussurrare qualcosa che richiami alla lontana l’aborrita parola “razzismo”, li getta nel panico.

  Eppure, proviamo a considerare quali alternative ragionevoli esistono alla teoria di Coon. Diciamo centomila anni fa esistevano in ogni angolo del mondo eccetto le Americhe numerose popolazioni umane pre-sapiens. Se non vi è stata alcuna mescolanza fra esse e il “nuovo” essere umano che si suppone uscito dall’Africa, i casi sono due: o si sono graziosamente estinte di loro spontanea volontà per far posto al nuovo venuto, il che è del tutto inverosimile, oppure homo sapiens le ha sterminate sistematicamente, ma in questo caso i nostri antenati sarebbero stati degli assassini sanguinari al cui confronto l’ominide predatore descritto da Robert Ardrey parrebbe un Figlio dei Fiori o un monaco buddista. E’ in piccolo particolare di cui i sostenitori dell’OOA (Out Of Africa) dovranno prima o poi renderci conto.

Meno male che l’ultimo articolo/capitolo del libro di Gould s’intitola Un animale ingegnoso e buono. Ma lui e tutti quelli come lui che professano di credere nell’innata bontà umana, hanno mai aperto la pagina di cronaca di un quotidiano o ascoltato un TG? 

Ho lasciato appositamente per ultimo quello che mi sembra il fatto più grave, che Gould trascini su banco degli imputati considerandolo nientemeno che il “padrino” della rinascita della biologia non soggetta ai diktat ideologici democratici (e quindi fascista, razzista e chi più ne ha più ne metta), Konrad Lorenz. Chi ha letto i libri di Lorenz ha potuto facilmente rendersi conto dello spirito che li permea: un grande amore per la natura e per tutte le forme viventi, unito a una vivace curiosità e un rigore scientifico a tutta prova, assolutamente alieno da preconcetti e paraocchi ideologici di qualsiasi tipo; tutte qualità che hanno permesso a Lorenz di fare dell’osservazione del comportamento degli animali nel loro ambiente naturale una nuova scienza, l’etologia. Sinceramente, leggendo l’atto d’accusa di Gould ho avuto la stessa impressione che ci può dare qualcuno di dubbia credibilità quando attacca un galantuomo di onestà intemerata.

Konrad Lorenz è stato un indagatore della natura del tutto alieno da preconcetti ideologici di qualsiasi tipo. Il suo libro più “politico” è stato forse Evoluzione e modificazione del comportamento (6) (tra l’altro pubblicato in Italia da una casa editrice “progressista” come Boringhieri). In esso, Lorenz difende dai suoi critici un concetto cardine dell’etologia che è quasi una banale ovvietà: l’evoluzione e la selezione naturale darwiniana, così come hanno modellato i caratteri fisici degli esseri viventi, ne hanno plasmato anche i comportamenti, e questo vale anche per la nostra specie come per tutte le altre.

Il preconcetto ideologico, tuttavia, a meno che non si abbia a disposizione un apparato censorio-repressivo come quello che l’Unione Sovietica forniva alla “biologia” di Lysenko, non è sufficiente, e allora arriva anche la falsificazione materiale.

Un esempio eclatante in questo senso è stata la famosa “decifrazione” del DNA umano compiuta nel 2001 da Craig Venter: Venter aveva asserito di aver mappato il DNA di 200 persone di tutte le popolazioni del mondo, e di aver ottenuto risultati davvero sorprendenti: le differenze genetiche all’interno della nostra specie sarebbero state inferiori a quelle che si riscontrano in una tribù di antropoidi composta da una quindicina di individui strettamente imparentati; in più essa avrebbe confermato l’origine africana dell’homo sapiens. “Tutti gli uomini sono fratelli”, alla lettera; ce n’era di che mandare in solluchero coloro che erano alla ricerca di pretesti per farci digerire la globalizzazione e la trasformazione di qualsiasi società in un “frullato” di popoli ed etnie. L’insistenza sulla nostra presunta origine africana, sembrava poi un invito rivolto a noi Europei ad accogliere a braccia aperte i “fratelli” provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo, che in fondo avevamo solo un po’ preceduto nella migrazione.

Coincideva troppo con i desideri dei nostri padroni che ci vogliono imporre la globalizzazione incontrando la minor resistenza possibile, troppo per non essere una bufala, e difatti lo era, anche se ci sono voluti dieci anni per scoprirlo, e infine lui stesso ha confessato: era tutto falso, Venter non aveva mappato nessun altro DNA oltre al proprio.

Noi forse potremmo pensare che almeno le scienze fisiche siano qualcosa di oggettivo, comunque lontano dal tentativo di imporci un’immagine dell’uomo precostituita e funzionale all’ideologia democratica; ebbene, non è così, perché si è voluto piegare alle esigenze propagandistiche dell’ideologia democratica persino un settore apparentemente astratto e lontano dal terreno politico-sociale come la termodinamica.

Io vi chiedo di avere pazienza perché dovremo ripassare alcuni concetti scientifici che forse risulteranno ostici ad alcuni di voi, ma – credetemi – ne vale la pena.

Penso che tutti voi abbiate almeno sentito nominare i principi della termodinamica. Sono alcuni principi che, formulati inizialmente per lo studio degli scambi di calore, hanno finito per diventare un po’ una base di tutta la fisica. 

Il primo principio della termodinamica è il principio della conservazione dell’energia.

Il secondo principio riguarda l’impossibilità di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo e quindi, poiché lo scambio termico fra due corpi equivale a lavoro, la tendenza alla degradazione dell’energia utilizzabile (entropia).

Il terzo principio, o teorema di Nernst, dà una misura dell’entropia.

A questi tre principi è stato successivamente aggiunto un quarto principio, che logicamente li precede, ed è perciò stato denominato “principio zero”, che afferma che se due corpi sono in equilibrio termico, cioè non può avvenire nessun trasferimento di calore dall’uno all’altro, essi sono alla stessa temperatura.

Un ambito, come si vede, molto tecnico e legato alla fisica di base, che non si vede che genere di rapporti potrebbe avere con la dimensione umana, culturale, sociale, politica, ma non bisogna mai mettere limiti né alla provvidenza né all’inventiva umana, soprattutto quando quest’ultima è volta a finalità negative.

Questi principi sono rimasti “la termodinamica” per tutto il XIX e per gran parte del XX secolo, fino a quando nel 1987 è entrato in scena Howard Thomas Odum, che ha aggiunto un “quarto” (in realtà, come abbiamo visto, quinto) principio della termodinamica che, stranamente, invece degli scambi di calore della fisica di base, riguarda l’ecologia, l’economia, la politica.

L’idea di Odum è quella di unificare termodinamica, ecologia, economia riducendo energia, beni e risorse a una sola unità di misura rappresentata dall’energia solare accumulata nei sistemi viventi e nei combustibili fossili. Questo docente dell’Università della Florida, servendosi di un suggerimento di David Scienceman, uno studente australiano in visita, introdusse i concetti di emergia (embodyed Energy, energia incorporata) e empotenza, ossia l’energia incorporata che può essere trasformata in lavoro in un momento dato. Fino a qui può sembrarci solo una speculazione astratta e molto ardita, ma sostanzialmente innocua, ma state a sentire! Vi riporto la citazione così come si trova su Wikipedia:

“Si ottiene un’economia “completa”, che include l’energia, l’emergia, i servizi e i flussi di denaro; questo metodo poggia principalmente sul principio della potenza massima, così come inteso da H. T. Odum. Da un certo punto di vista, l’uso di questo principio nell’analisi dell’economia globale implica il fatto che essa si possa muovere verso un’efficienza ottimale solo se la competizione non è frenata da differenze culturali, geografiche, di comunicazione o di legislazione” (7). 

In realtà ci rendiamo conto, non senza sorpresa, di avere qui a che fare con il concetto chiave che sembra aver guidato, e tuttora guida la politica degli Stati Uniti verso il resto di questo pianeta, di aver “beccato” né più né meno che l’ideologo della globalizzazione, ma è probabile che il presunto “quarto principio della termodinamica” abbia rappresentato la linea guida della politica americana dalle due guerre mondiali in poi ben prima di essere esplicitamente formulato: arrivare a un mondo dove lo sviluppo del mercato non fosse più frenato da differenze culturali od etniche, o dalla diversità delle legislazioni e delle strutture degli stati, da ridursi a fantocci a sovranità limitata e ovviamente esemplati sul modello americano. Tutti noi ricordiamo, io penso, le tracotanti dichiarazioni del comandante delle truppe NATO in Kossovo che all’indomani dell’aggressione contro la Serbia dichiarò:
“Non ci sarà più posto in Europa per popoli non ibridati, è per questo che gli Stati Uniti hanno combattuto dalla seconda guerra mondiale”.

Non ci sono dubbi che il cosiddetto quarto principio della termodinamica sia il principio ispiratore della politica americana.

Non occorrerebbe nemmeno sottolineare che le credenziali scientifiche di questa concezione che è prettamente ideologica sono, quanto meno, assai discutibili. 

La stessa Wikipedia ammette (pudicamente) che si tratta di un “problema aperto”:
“Il principio della massima empotenza è generalmente considerato il quarto principio della termodinamica; in realtà, come molti studiosi hanno notato, affinché ciò accada esso deve soddisfare due requisiti fondamentali: innanzitutto deve essere uno strumento utile a fornire una misura quantitativa del fenomeno analizzato: nel caso di questo principio, significa che esso deve fornire una misura dell’empotenza; in secondo luogo deve esistere un certo numero di equazioni matematiche in grado di dimostrare la relazione, verificabile sperimentalmente, tra l’empotenza e le altre grandezze termodinamiche” (8).

In altre parole, mancano le condizioni minime della validità scientifica: la possibilità di esprimere matematicamente il concetto, ed evidenze sperimentali.

Ovviamente ci possiamo e ci dobbiamo chiedere, se la teoria fosse corretta e l’obiettivo della potenza massima fosse realmente perseguibile, se varrebbe la pena o sarebbe giustificato farlo: ridurre la grande complessità culturale costruita dalla storia a una pappa informe, così come non può essere giustificato l’obiettivo del massimo profitto se comporta la riduzione dei lavoratori in uno stato di schiavitù subumano. 

Tuttavia, un occhio appena un po’ esercitato comprende di vedere che abbiamo a che fare con una costruzione non scientifica ma prettamente ideologica. 

Prima di tutto, noi sappiamo che i saperi sono disposti lungo una scala (che non è una gerarchia di valore fra le diverse scienze) che è storica e logica, di crescente complessità e specificità, che va dalle entità puramente astratte (logica e matematica) agli enti fisici (fisica, appunto) alle interazioni fra molecole (chimica), alla materia vivente (biologia), al comportamento individuale (psicologia) e di gruppo (sociologia, economia); il salto dalla fisica di base all’economia e alla dimensione sociale è veramente troppo ampio, e dà al “quarto principio” lo scivoloso aspetto di un ragionamento per analogia, di una metafora, e con le metafore – si sa – si può arrivare dove si vuole, tranne che alla correttezza scientifica.

Ma soprattutto, delle termodinamica si sono occupati anche gli studiosi di scienza dell’informazione e i biologi, e le implicazioni che ne hanno tratto sembrano contrastare in maniera schiacciante con la teoria di Odum. Il concetto di entropia si applica allo stesso modo all’informazione che all’energia: la dispersione del segnale equivale alla degradazione energetica che avviene con la conversione dell’energia cinetica in calore, e a loro volta i sistemi viventi sono informazione codificata (DNA) e decodificata (strutture proteiche). Il concetto di sistema vivente non si limita all’individuo, sono sistemi viventi le società (e l’essere umano non è l’unico animale sociale); in questo caso l’informazione è presente in forma codificata come informazione circolante, e in forma decodificata come istituzioni politiche, sociali, economiche perché un altro concetto che possiamo considerare equivalente a quello di informazione decodificata è complessità strutturale. Qui si vede bene la connessione fra l’informazione e l’energia, proprio perché nel corso della storia della vita, i sistemi viventi hanno sviluppato una crescente complessità in vista di un utilizzo ottimale dell’energia disponibile.

Quando noi mescoliamo insieme acqua calda e acqua fredda, con la perdita della differenza di temperatura fra i due liquidi, abbiamo una perdita di energia potenziale che non può essere recuperata se non impiegando altra energia, abbiamo una dissipazione, un aumento dell’entropia; la stessa cosa avviene con il mescolamento di culture e popolazioni imposto dalla globalizzazione: esso non tende alla potenza massima ma alla degradazione entropica. Alcuni teorici dell’informazione, giustamente allarmati, hanno definito la globalizzazione “il tritacarne”, precisamente nel senso in cui un organismo le cui parti sono state tritate e mescolate in un tritacarne rappresenta un’evidente perdita di complessità strutturale e di informazione rispetto all’animale vivo.

Il minimo che si può dire, è che il cosiddetto quarto principio della termodinamica è in totale contrasto con il secondo, e con il terzo che ne è un corollario; non è scienza, ma pura e semplice ubbia ideologica, un tentativo in più di farci digerire la profezia auto-adempiente di un mondo globalizzato, multietnico, totalmente ibrido, degradato a un enorme mercato funzionale agli interessi mondiali del grande capitale bancario e finanziario.

Sul rapporto fra ideologia e realtà, si discute da quasi due secoli. Certamente un’ideologia rispecchia certe tendenze presenti almeno in certi segmenti della realtà storica e sociale nella quale nasce, ma ha anche il potere di orientare la realtà nella misura in cui influenza o determina i comportamenti e le decisioni degli uomini; inefficace nel raggiungere gli scopi che si prefigge, è tuttavia spaventosamente efficace nel lasciare il suo segno nella storia: i disastri e la gigantesca montagna di cadaveri che il comunismo si è lasciato dietro, ne sono una spaventosa testimonianza.

La scienza manipolata è certamente una costruzione ideologica, tanto più pericolosa e devastante quanto più si ammanta con le apparenze di una presunta obiettività (“scientifica” per l’appunto). Noi però siamo consapevoli che se è possibile ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, non è possibile ingannare tutti per sempre. E, come ricordava lo scrittore americano Erik Frank Russell, se l’ignoranza può a volte essere una benedizione, la conoscenza è un’arma.
NOTE
1.      Fabio Calabrese: Ex oriente lux, ma sarà poi vero? – saggio in quattro parti, su “Ereticamente” (www.ereticamente.net ).
2.      Sergio Gozzoli: La rivincita della scienza, “L’uomo libero” n. 44, 1.11.1997.
3.       Stephen Jay Gould: Questa idea della vita (Ever since Darwin), Editori Riuniti 1984, pag. 225-226.
4.      Robert Ardrey: L’istinto di uccidere (African Genesis), Feltrinelli, Milano 1968.
5.       Desmond Morris: La scimmia nuda (The naked Ape), Bompiani, Milano (1968) 2003.
6.      Konrad Lorenz: Evoluzione e modificazione del comportamento, Universale Scientifica Boringhieri, Bologna 1974.
7.      Wikipedia, voce “Entropia”
8.      Wikipedia, voce “Entropia”
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Categorie: Scienza

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 agosto 2012

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Milo Dal Brollo

    Signor Calabrese,
    le consiglio queste letture, sono molto belle e danno un quadro generale molto ampio e ben fatto. Ma soprattutto, sollevano parecchi dubbi.

    Darwinismo esistenziale, di Roberto Ferrari

    1 – http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=1783
    2 – http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=1802
    3 – http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=1804
    4 – http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=1805

    Mi chiedo però come faccia ad accettare una visione darwinista e un determinismo genetico (è questo che perlomeno io capisco dai suoi due articoli) e a credere che questo non sia allo stesso tempo una riduzione forzata dell’uomo ad un meccanismo biologico.

    Inoltre non capisco una cosa: le accetta le posizioni di Carleton S. Coon? Perché, se così è, allora non capisco come possa non accettare la possibilità che le razze si possano mescolare senza portare alla distruzione il genere umano.

    Saluti e buone vacanze
    Milo

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    alza la barricata


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