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Lothrop Stoddard cassandra del tramonto della razza bianca

Lothrop Stoddard cassandra del tramonto della razza bianca

“L’ineguaglianza degli uomini è uno dei fondamenti di ogni cultura… Alla base di questa ineguaglianza, vi è una differenza nelle capacità. Avviene la stessa cosa tra i gruppi sociali”
Konrad Lorenz in <Nouvelle Ecole> 1974-1975.
Una introduzione

Presentiamo qui alcune note riguardo a un autore statunitense che godette ai suoi tempi di una certa fama e riuscì a influenzare seppur marginalmente, certi aspetti della politica del suo paese. Si tratta di note che chi scrive spera di rielaborare in futuro in un saggio di maggior ampiezza.

In Italia, com’è noto, si continua a parlare, sul piano storico e su quello politico del <razzismo> fascista, ma, di solito, si tende a trascurare il fatto che ancor prima della <svolta> nella politica del Regime costituita dalle <leggi razziali>, lo stesso Benito Mussolini aveva più volte espresso le sue preoccupazioni riguardo al futuro della <razza bianca> paventando che essa potesse, prima o poi, venire sommersa dalla marea crescente dei popoli di colore.(Cfr ad es. Eric Wright <The Movements of Fascism> Six Degrees Books, USA, 2011, pag.24 e segg.). Su <Il Popolo d’Italia >, in data 9 giugno 1934, il Duce scriveva: “L’Europa muore. La razza bianca si va assottigliando con progressiva regolarità. Di qui a un paio di secoli i cartografi registreranno il vecchio continente fra le colonie degli imperi orientali.”.
E il 4 settembre 1934
“si tratta di sapere se davanti al progredire in numero e in espansione delle razze gialle e nere, la civiltà dell’uomo banco sia destinata a perire.”(1).
D’altra parte, già da tempo alcuni lucidi spiriti avevano intravvisto che cosa poteva riservare il futuro. Agli inizi dello scorso secolo il famoso poligrafo francese Gustave Le Bon aveva scritto: “I nostri principi umanitari ci condannano a subire una crescente invasione di stranieri” (<Leggi psicologiche della Evoluzione dei Popoli> Monanni, Milano, 1927, pagina 138) e ancora, profeticamente, aveva aggiunto (pag. 139) “I peggiori disastri sui campi di battaglia sono infinitamente meno temibili di tali invasioni.” (Di questo ancora attuale studioso francese cfr. anche l’antologia <Immigration chance, ou Catastrophe?> Les Amis de Gustave Le Bon, Paris, 1987). Si trattava di preoccupazioni cui gli eventi successivi, specialmente dopo il 1945, avrebbero dato indubbiamente nuove giustificazioni, preoccupazioni che erano diffuse in tutte il mondo bianco occidentale e che, allora, al contrario di oggi non era <politicamente scorretto> esprimere.

Un autore che, denunciando i pericoli che correva la Razza Bianca, ottenne una certa popolarità negli Stati Uniti ed anche in Europa fu Theodore Lothrop Stoddard (2). Chi scrive ebbe a scoprire lo Stoddard sulle pagine di <Sintesi di Dottrina della Razza> di Julius Evola, cfr l’edizione AR, Padova, 1994, a pag.136 si legge in nota “L’americano LOTHROP STODDARD ha scritto un libro interessante <The Revolt against Civilisation> per interpretare razzialmente i movimenti rivoluzionari dell’epoca presente e riconoscere come loro substrato biologico una sub umanità.” (3) 

Theodore Lothrop Stoddard nacque il 29 giugno 1883 a Rookline nel Massachusetts, frequentò l’Università di Harvard laureandosi magna cum laude nel 1905, per poi passare a studiare Legge alla Boston University, infine ebbe un Ph.D. in Storia dall’Università di Harvard nel 1914.  Fu un autore assai prolifico: oltre a scrivere ben 22 libri, collaborò anche a riviste di alta tiratura quali il <Collier’s> e il <Saturday Evening Post>. Nella sua introduzione all’edizione Noontide Press del 2000 di <Into the Darkness> così Rachel F. Dixon riassumeva le posizioni dello Stoddard (pag. III) “La razza è il fattore chiave della nascita e della caduta delle civiltà. La civiltà è cosa fragile che può essere costruita solo da un popolo omogeneo la cui intelligenza e il cui carattere sono di buona qualità. I migliori e più civilizzati tra i popoli bianchi corrono il pericolo di venire sommersi dalle prolificanti ed irresponsabili razze di colore. In America (USA) i migliori elementi sono i discendenti delle antiche stirpi dell’epoca anteriore all’indipendenza, che hanno fondato gli USA; ma le susseguenti ondate di immigrati hanno portato in Nord America elementi di livello sempre  più inferiore.” 
Già il De Gobineau (<Saggio sull’Ineguaglianza delle Razze> Voghera, Roma, 1912, pag. 8) aveva scritto:
“…io dovetti convincermi di questa evidenza: che la questione etnica domina tutti gli altri problemi della storia, ne tiene la chiave e che l’ineguaglianza delle razze, il cui concorso forma le nazioni, basta a spiegare tutto il concatenamento dei destini dei popoli.”
Dopo di lui, tra i tanti, si può ricordare il francese Jules Soury che nella <Campagne Nationaliste 1899-1901> (Plon, Paris, 1902, pag. 123) asseriva:
“Qualunque cosa si sia preteso a questo proposito, la considerazione del fattore razziale rimane capitale nella storia del mondo. Nel passato come nel presente, esso resta la spiegazione ultima della natura delle azioni e delle reazioni dell’individuo nella lotta per lì esistenza.”.
Vi è senz’altro del vero in codeste vedute, meno unilateralmente scriveva Adriano Romualdi (<Gli Indoeuropei> Ar, Padova, 1978, pag. 185):
“Il fattore razziale non spiega da solo l’intero meccanismo delle vicende umane. La razza è molto, ma non è tutto: forse è solo un frammento di quelle forze dalle quali nasce la storia. Comunque è <molto>, non dimentichiamolo.“
Nella storia e dietro la storia esistono ed agiscono le razze, da intendersi naturalmente come entità ad un tempo naturali e spirituali ”Julius Evola <Filosofia, Etica e Mistica del Razzismo>Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, pag.25″.

Della vasta produzione dello Stoddard ci si limiterà qui, proponendoci di ritornare più diffusamente su codesto autore, soprattutto alle due opere più importanti (<The Rising Tide of Color> e <The Revolt against Civilization>) e a dare qualche cenno di quelle di cui chi scrive ha diretta conoscenza. Dalla sua tesi di laurea ebbe origine la sua prima opera di una certa importanza <The French Revolution in San Domingo> (ne utilizziamo una ristampa anastatica dei Sons of Liberty P.O.Box 76062 Metaire, Louisiana, USA) in cui narrava gli avvenimenti conseguenti alla Rivoluzione Francese e alla diffusione delle idee dell’89 nella colonia francese: negri, mulatti e bianchi infiammati da odi politici e razziali sprofondarono in un caos di violenza da cui a uscire trionfante fu l’elemento negro. I vincitori edificarono sulle rovine della già fiorente colonia quella repubblica di Haiti che fino ad oggi ha costituito la fortezza inespugnabile della barbarie. (4) La prefazione del libro inizia:
“La lotta a livello mondiale tra le razze primarie dell’umanità – il conflitto “di colore”come è stato felicemente denominato – appare destinato ad essere il problema fondamentale del XX secolo, e grandi comunità come gli Stati Uniti d’America, la Confederazione Sud Africana e l’Australasia considerano la “questione di colore” come forse il più grave problema del futuro. Nella nostra epoca, in ogni modo, la Rivoluzione Francese a San Domingo, – il primo grande scontro tra l’’idea della supremazia bianca e quella dell’eguaglianza razziale, che spazzò via dalla carta geografica del mondo bianco la più bella colonia della Francia e diede inizio al più noto tentativo di auto governo negro- non può non essere di peculiare interesse”. E poco oltre “La lotta si chiuse dopo sessanta anni con il completo annientamento degli ultimi resti della popolazione bianca e la subordinazione della casta dei mulatti ai negri e la distruzione della prosperità economica dell’isola.”

Lo Stoddard fu soprattutto un osservatore e studioso della politica mondiale. Del 1917 è il libro <Present Day Europe-Its national states of mind> (The Century, New York, 1918.) in cui fornisce un quadro dell’Europa durante il primo conflitto mondiale, ci si limita qui a pochi spunti. Trattando della Gran Bretagna il nostro nota come vi fu chi giunse a nutrire qualche perplessità riguardo all’’allearsi con la Russia slava contro la Germania teutonica, mentre in Germania, naturalmente, la propaganda aveva  buon gioco ad agitare la minaccia della Russia non solo slava, ma anche semi mongola, il fatto che la Gran Bretagna si fosse schierata con l’Impero Zarista veniva visto come un tradimento verso la civiltà europea anche se taluni Junker rimpiangevano ancora i tempi dell’alleanza tra la Prussia e la corte moscovita. Alcune voci si levavano già a profetizzare che i veri vincitori della fratricida lotta fra europei sarebbero state le razze di colore. Data la sua composizione etnica la situazione dell’Austria Ungheria appariva complessa, tuttavia lo Stoddard non mancava di rilevare i sentimenti di lealismo verso Vienna nutriti da molti appartenenti alle minoranze. Per qual che riguardava la Russia il nostro non mancava di elogiare l’opera riformatrice dello Stolypin, e di denunciare le velleità dei panslavisti che volevano estendere il dominio di tali popoli fin alle porte di Berlino, comunque notava(pag.200 dell’ed.The Century, New York, 1918) che  “…molti reazionari e conservatori non avevano mai apprezzato l’alleanza russa con la Gran Bretagna liberale e la Francia radical – socialista…”. Piuttosto “avevano a lungo pensato che un accordo con le conservatrici potenze teutoniche sarebbe stato una salvaguardia contro il pericolo di una rivoluzione <rossa>in Russia.”Riguardo ai neutrali paesi scandinavi lo Stoddard notava le simpatie nutrite per la Germania dai circoli aristocratici, militari ed intellettuali olandesi, mentre in Svezia il timore verso la Russia procurava simpatie nei riguardi di Berlino e non mancava chi avrebbe voluto scendere in campo al fianco dei soldati del Kaiser Guglielmo. In Spagna i nostalgici della grandezza imperiale ed i monarchici carlisti guardavano con favore alle Potenze Centrali. Per quel che riguarda la nostra Italia notava che elementi cattolici nutrivano, prima dell’ingresso nel conflitto una tiepida simpatia, verso Berlino e Vienna, altri avevano nutrito una certa avversione verso la Gran Bretagna, “Questo settore anti alleati e filo tedesco dell’opinione pubblica italiana, non era numeroso ma influente”(pag.153) Riguardo ai nazionalisti il nostro notava come il loro fosse un movimento più propriamente <imperialista>che <nazionalista>e rimarcava come alcuni di loro allo scoppio della guerra europea non avessero escluso di schierarsi con gli allearti della Triplice. Purtroppo la storiografia ha lasciato nel più completo oblio questi italiani che nel 1914-1915 avrebbero voluto fare una scelta opposta a quella che venne poi fatta, o per lo meno difesero la neutralità con accenti non sfavorevoli agli antichi alleati di Berlino e anche di Vienna, ne fece cenno il Volpe nel suo <Il popolo Italiano tra la pace e la guerra1914-1915> (Istituto per gli Studi di Politica Estera, Roma, 1940- Cfr anche Pino Rauti <Le Idee che mossero il Mondo> CEN, Roma, 1966 ) Credo utile riproporre quanto ebbe a scrivere Julius Evola (<Gli Uomini e le Rovine>) Mediterranee, Roma, 2001, pag. 135) “Con l’<Asse> e con la guerra contro le democrazie … si andò a fare esattamente quel che si sarebbe dovuto fare nel 1914,… Qualcuno ha voluto vedere una specie di Nemesi storica,un rapporto di azioni e reazioni concordanti nel fatto che l’Italia, vinta una guerra che non avrebbe dovuta fare (1915-1918), perse quella che doveva fare(1940-1945)”. Evidentemente anche Benito Mussolini volle la guerra dalla parte <sbagliata> (naturalmente nel 1915, non nel 1940!).

Nel 1920 lo Stoddard pubblicò la sua opera rimasta più famosa <The Rising Tide of Color Against White World Supremacy> (“La marea crescente delle razze di colore contro la supremazia mondiale bianca”), il libro (utilizziamo qui l’edizione C. Scribner’Sons, New York, 1921, ma in seguito ve ne furono molte altre ancora in commercio) ebbe un’introduzione di Madison Grant allora famoso sostenitore americano della superiorità della “razza nordica” (5). In codesta introduzione il Grant tracciava una sintesi della storia mondiale dal punto di vista dei popoli bianchi e specialmente di quelli “nordici”. Egli vi tratteggiava la storia delle tentate invasioni dell’Europa da parte di popolazioni asiatiche (Cfr. a tale proposito G.De Reynold <La Cittadella Assediata> Idee in Movimento, Genova, 2008) Per poi notare che quando scriveva “l’Asia sotto la maschera del bolscevismo con una dirigenza semitica e plotoni di esecuzione cinesi,.sta organizzando un assalto all’Europa occidentale(XXXI)(6). Dopo le stragi della Prima Guerra Mondiale, ulteriori conflitti tra popoli bianchi sarebbero stati per il Grant un vero e proprio suicidio razziale:
“Se bisogna combattere, che la lotta non sia una guerra civile tra fratelli di sangue ma contro le pericolose razze straniere, sia che esse avanzano con la spada in pugno o nella veste ancor più insidiosa di mendicanti che chiedono alle nostre porte di venire ammessi godere della nostra prosperità”(XXX)(7)

Anche per lo Stoddard il conflitto mondiale è stato una guerra civile tra i bianchi, tutto il mondo bianco ne è uscito indebolito e ciò apre possibilità catastrofiche, se per il momento non erano da attendersi conquiste a mano armata di territori “bianchi”da parte dei popoli da colore, si profilava però un pericolo ancora più grande: quello di “… conquiste effettuate tramite migrazioni che avrebbero fatto dilagare intere popolazioni e mutare territori oggi bianche in terre degli uomini di colore irrimediabilmente perse per l’uomo bianco. ”L’Autore notava i segni del risveglio dei popoli di colore a cominciare da quelli asiatici, in crescita dopo la rovinosa sconfitta della Russia nel conflitto col Giappone del 1904 1905 (8) In effetti pareva quasi che il Giappone volesse coniugare la propria politica di espansione a una lotta di liberazione dei popoli asiatici dal dominio bianco, una tendenza che sarebbe riaffiorata nel II conflitto mondiale. Lo Stoddard non escludeva che i Cinesi avrebbero potuto in futuro rivolgere i loro sguardi alla Siberia e in effetti, parrebbe che attualmente stiano muovendo alla conquista di codesta immensa regione grazie ad una massiccia immigrazione per ora pacifica, L’autore passava poi a parlare del <risveglio> dei paesi islamici, del progresso di tale religione nell’Africa negra e dei vari fermenti indipendentistici di Nord Africa e Medio Oriente, Riguardo all’Africa <nera>. Per il Nostro il mondo bianco doveva prepararsi a rinunciare al dominio sull’Asia, ma ritenendo che i popoli negri dell’Africa fossero di livello inferiore a quello della più parte degli asiatici, riteneva che solo l’indebolirsi della razza bianca avrebbe potuto permettere ai popoli negri o negrizzati di liberarsi dal giogo bianco. Sottratta al dominio europeo l’Africa considerata incapace di fare da sé sarebbe stata aperta ad altre influenze, e noi oggi vediamo avanzare nel continente una penetrazione economica cinese che forse aprirà la strada ad un flusso migratorio, ed il “pericolo giallo” minaccerà l’Europa anche da Sud oltre che da Est.

Lo Stoddard passava poi al caos etnico delle Americhe centrale e meridionale, scriveva di ritenere l’elemento indio superiore a quello negro, riteneva dannosi gli incroci fra le varie razze e paventava infiltrazioni giapponesi. In complesso (pag.141) “… la razza bianca ha continuato a retrocedere e l’America latina è diventa negli ultimi 100 anni sempre più india e sempre più negra.”

Da parte sua la razza bianca sarebbe “in ritirata” sul piano globale dopo un periodo di formidabile espansione (pag. 145) “L’espansione mondiale della razza bianca durante i 4 secoli dal 1500 al 1900 è il fenomeno più prodigioso della storia conosciuta.”In effetti, tale espansione era succeduta a innumerevoli assalti subiti dall’Europa da parte dell’Asia (pag. 146-147) “Iniziando con gli Unni negli ultimi tempi dell’Impero Romano, continuando con gli Arabi, e poi con i Mongoli e i Turchi ottomani, l’Europa ha subito una millenaria aggressione asiatica e sebbene essa sia riuscita sostanzialmente a mantenere la propria libertà, molte delle sue marche confinarie sono cadute sotto il dominio asiatico. Per esempio, nel 1480, i Turchi marciavano trionfalmente attraverso l’Europa sud orientale, la nascente Russia era sotto il dominio dei Tartari, mentre i Mori dominavano ancora la Spagna meridionale.”Ripetiamolo bisogna abituarsi a considerare la storia dell’Europa, penisola dell’Asia fronteggiante l’Africa, come quella di una <fortezza bianca>da sempre assediata e assalita dai popoli extraeuropei, come aveva ammonito Madison Grant le <invasioni> pacifiche possono essere ancora più letali di quelle armate.

Con le <grandi scoperte> e le successive conquiste la situazione mondiale cambiò radicalmente. Poi con l’inizio del secolo XX iniziò il riflusso “L’anno 1900 segnò il punto culminante della marea bianca che aveva avanzato per 400 anni. In quel momento l’uomo bianco era al culmine del suo prestigio e del suo potere. Dopo soli 4 anni, i lampi dei cannoni giapponesi sulle scure acque della baia di Port Arthur indicarono ad un mondo spaventato l’inizio del riflusso’. Poi scoppiò la guerra mondiale disastrosa per l’Europa quanto quella del Peloponneso lo era stata per l’Ellade. Leggiamo a pag-179 “La guerra fu null’altro che un gettarsi a capofitto verso il suicidio della razza bianca. Fu essenzialmente una guerra civile tra stirpi bianche strettamente imparentate;una guerra in cui ogni elemento valido ……. venne arruolato e scagliato nell’inferno di un meccanismo letale che sterminò  precisamente i più giovani, i più coraggiosi e i migliori”E lo Stoddard non mancava di ritornare più volte sugli effetti disgenici del conflitto. Inoltre nel gigantesco scontro ogni residuo senso di solidarietà tra i popoli bianchi era stato distrutto dall’aver usato entrambe le parti in lotta truppe di colore contro altri bianchi. In quest’ottica la Germani imperiale veniva aspramente criticata per essersi alleata con quell’Impero Turco contro il quale i popoli europei avevano dovuto difendersi per secoli. (9) Infine il bolscevismo aveva trionfato in Russia, esso(pag.220) “..non solo fomenta la rivoluzione sociale all’interno del mondo bianco, ma  tenta anche di arruolare le razze di colore in un grande assalto contro il mondo bianco.” “Il bolscevismo si rivela così come l’arci-nemico della civiltà e della razza. Il bolscevico è il rinnegato, il traditore all’interno delle nostre mura che vuole tradire la fortezza, degradare la fibra più intima del nostro essere, e in ultimo gettare un mondo ripiombato nella barbarie e razzialmente impoverito nel meticciato più abietto e disperato.”(pag.221)

L’opporsi a tutto ciò richiede una strategia globale(pag.228) “…l’uomo bianco deve riconoscere che  il dominio mondiale quasi assoluto che ha esercitato nel XIX secolo  non può più venire mantenuto. Soprattutto grazie a codesto dominio, le razze di colore sono state strappate dal loro secolare isolamento e sono state vivificate da idee divulgate dai popoli bianchi, mentre il ruolo naturale di difensore della vita svolto dal dominio bianco ha ovunque favorito il moltiplicarsi delle razze di colore. Questi fattori si sono uniti per spargere un diffuso fermento che è diventato visibile negli ultimi 2 decenni ed è destinato a crescere ulteriormente.” Dunque l’uomo bianco deve rinunciare al dominio sui popoli asiatici, ma impedire ogni immigrazione “gialla”nei propri territori (pag.231), mentre sorgono i primi profetici timori sulla futura concorrenza che lo sviluppo industriale dell’Estremo Oriente avrebbe fatto ai prodotti occidentali. Se il “ pericolo giallo” non era ancora da temersi sul piano militare, lo Stoddard non cessava di invocare la più totale chiusura a ogni tipo di immigrazione di colore (Pag.302 e segg ):
“infine il moderno fenomeno migratorio è esso stesso un uno degli aspetti di un processo disgenico molto più vasto .L’intero sviluppo della vita industriale e urbana è di natura disgenica, al di sopra e oltre ai fenomeni migratori, la tendenza generale è verso la sostituzione  degli elementi più validi di una popolazione. In tutto il mondo civilizzato i valori razziali sono in declino e la logica conclusione di codesto processo è una bancarotta razziale e il collasso della civiltà.”
Lo Stoddard, infatti, aveva ben in vista anche i pericoli<interni>che minacciavano la Razza Bianca:
“Ovunque si dia un’occhiata al mondo bianco, sono precisamente le stirpi di più alto valore genetico quelle il cui quoziente di natalità declina più velocemente, mentre nell’ambito di vari popoli sono le classi sociali che contengono la più alta proporzione di elementi superiori che contribuiscono meno al riprodursi della popolazione. Ovunque i tipi migliori(dai quali dipende il futuro della razza) sono in diminuzione, mentre, al contrario i tipi più bassi guadagnano terreno …” ( pag.162 )”Inoltre “E’facile notare quanti elementi tendenti ad una vera e propria selezione alla rovescia siano presenti nella società moderna; ad esempio nelle guerre,sono gli elementi migliori che vanno a morire mentre i più deboli restano a casa. I troppo piccoli di statura, di muscolatura o cervello troppo debole, gli uomini afflitti da deformità ereditarie o indeboliti da malattie anch’esse ereditarie rimangono a casa a riprodursi”(pag.181)
Il caso più eclatante di quelle “selezioni alla rovescia”di cui la Razza Bianca è soggetta probabilmente in misura maggiore delle altre.

Il quadro che lo Stoddard tracciava a livello mondiale era dunque alquanto allarmante per la Razza Bianca: essa era assediata dalla crescente marea dei popoli di colore che già si infiltrava al di qua dei suoi confini, divisa da rivalità foriere di massacri sanguinosi e indebolita progressivamente dai fenomeni di contro selezione. Dopo il II conflitto mondiale tutto ciò si sarebbe aggravato sempre più velocemente,anche a causa del dominio incontrastato delle ideologie egualitaristiche.

Qualche anno dopo (1933) Oswald Spengler nel suo <Jahre der Entscheidung> (<Anni della Decisione>AR, Padova, 1994, pag. 171) avrebbe ammonito: “Dietro le guerre mondiali… spunta il più grave di tutti i pericoli, il pericolo rappresentato dai popoli di colore. Per fronteggiarlo sarà necessario<mobilitare>tutto ciò che in fatto di <razza>ancora sussiste nei popoli bianchi.”. “Uno degli scrittori più efficaci fra quanti temono che le razze di colorate  soppiantino la bianca, è Lothrop Stoddard .Infatti il suo libro sensazionale <The Rising Tide of Color>… è forse l’unico esempio di uno sforzo basato su dati statistici per dimostrare la verità di tali vedute.”(E.Murray East<L’Umanità al Bivio>F.lli Bocca, Torino, 1926,pag.88) Il testo ebbe grande successo: il 26 ottobre 1921 lo stesso presidente degli USA Harding ne sottolineò l’importanza in un suo discorso; nel famoso romanzo di F.Scott Fitzgerald <Il grande Gatsby>un personaggio legge un libro :<The Rise of the Colored Empires> di un certo Goddard: è chiara l’allusione al nostro!

Lo Stoddard fu chiamato a far parte dei dirigenti della Lega Americana per il Controllo delle nascite(American Birth Control League,evidentemente mirando a limitare il prolificare degli elementi che erano a torto o a ragione ritenuti “non troppo desiderabili”) e fu anche membro della American Political Science Association e della Academy of Political Science.

Nel 1922 il Nostro pubblicò un altro libro ancor oggi di grande interesse,quello appunto citato positivamente dall’Evola,: <The Revolt against Civilization>,un libro fra i tanti che sgorgavano da una sensazione che si andava diffondendo:le civiltà erano mortali e anche fragili e quella occidentale non sfuggiva alla regola, ed anche le razze all’origine delle varie civiltà non avevano la garanzia di poter vivere in eterno: De Gobineau e Spengler trovavano lettori in numero crescente.

Base del libro è il concetto di <under man>(sotto –uomo )(9) cioè “l’individuo al di sotto dei requisiti di capacità e adattabilità imposti dall’ordine sociale in cui vive”Data la sua situazione “la sua attitudine fondamentale è quella di una istintiva e naturale rivolta contro la civiltà.”Qualunque aspetto assuma una società nel suo ambito rimane sempre “un vasto residuo di umanità ad essa inadattabile.”.Perciò (Pag 24 ) “Ogni società genera in se stessa orde di selvaggi e barbari maturi per la rivolta e sempre pronte a insorgere e distruggere”.Veramente per ora possiamo dire che se vi sono, molto probabilmente,<orde di barbari>già presenti nella nostra decadente società,esse paiono limitarsi più che altro alla delinquenza. Già Gustave Le Bon aveva scritto : I “barbari “ si trovano nel seno delle stesse nazioni civili ….  ogni popolo contiene un immenso numero di elementi inferiori incapaci di adattarsi ad una civiltà troppo elevata per loro. Così si forma un enorme scapito che cresce continuamente, e la cui azione sarà terribile per i popoli che la subiranno” (<Leggi psicologiche della Evoluzione dei Popoli> Monanni, Milano, 1927, pag. 136.). Possiamo pensare al <popolo dell’abisso> di cui aveva scritto il socialista- razzista-nietzschiano Jack London!

Secondo lo Stoddard per lo più tali elementi vengono più o meno facilmente controllati dall’organizzazione sociale   e dalle forze di cui questa dispone ,ma “quando una civiltà cade per il proprio peso e per la decadenza dei suoi fondamenti umani,quando la sua struttura è scossa dalle tempeste della guerra,da disastri e calamità,allora le forze lungamente represse della rivolta atavica si riuniscono per balzare fuori.”(pag.25):Ciò che è peggio è che tali forze distruttive trovano dei capi che le guidino,infatti anche i ceti superiori nutrono nel loro seno dei elementi disadattati che,peraltro sono talvolta provvisti di quelle qualità che li mettono in grado di svolgere la funzione di capi e che si pongono alla testa degli elementi inferiori dotandoli di quelle guide necessarie che essi non potrebbero trovare tra i loro ranghi. Lo Stoddard non era il solo a sostenere certe tesi, il famigerato Max Nordau scriveva: “Giusta le indagini di Lombroso non si può mettere neppure lontanamente in dubbio che gli scritti e le azioni di molti rivoluzionari ed anarchici non sieno basati sulla degenerazione”(<Degenerazione>,F.lli Bocca,Torino,1923,pag.31) Qualche anno dopo, per alcuni “..il fascismo fungeva da scudo contro la rovina della civiltà causata dai bassifondi delle metropoli e sa alcuni intellettuali traviati” W.Laqueur <Fascismi,passato,presente,futuro>Tropea,Milano2008,pag.85.

Notiamo che per il Nostro la lotta tra l’elemento inferiore e quello superiore non riguarderebbe soltanto la società nel suo complesso,ma anche,almeno sotto certi punti di vista,l’individuo stesso. “Non è solo la società a trovarsi nella morsa dei propri barbari,ma ogni individuo può ricadere in un certo grado,sotto il dominio dei suoi istinti più bassi,Ciò perché l’individuo è simile alla società,ognuno di noi ha in se stesso l’under man….. Questo under man può rimanere sepolto  profondamente nei recessi del nostro essere ,ma rimane,e la psicanalisi ci informa della sua latente potenza. Questa animalità primitiva,potenzialmente presente anche nelle nature più nobili, viene sempre a dominare negli elementi inferiori ….., i criminali e i degenerati,i  barbari<interni>della civiltà.”Appunto nei periodi di crisi tale elemento barbarico si scatena. Appoggiandosi a quelle che erano le conoscenze del tempo nel campo della genetica,lo Stoddard riteneva che l’elite di ogni nazione provenisse da un ristretto strato della popolazione che dovesse ad ogni costo,essere preservato e favorito. Naturalmente egli pensava anche che le diseguaglianze tra le razze si riflettessero nelle differenze nei quozienti di intelligenza,

Non mancava poi di mettere bene in rilievo che fossero comunque gli elementi di minor valore a riprodursi maggiormente. Per quel che sappiamo parrebbe che la genetica moderna abbia,almeno in parte,confermato le impostazioni dello Stoddard specialmente riguardo all’importanza del ruolo dell’’ereditarietà nei confronti di quello dell’ambiente anche riguardo all’intelligenza. Ricordiamo che anche lo Spengler era assai preoccupato del moltiplicarsi degli elementi <inferiori> e tarati (Cfr<Anni della Decisione>)

Facciamo qui una riflessione: sulle orme del Conte De Gobineau lo Stoddard si fermava, per lo più, al livello biologico :noi sappiamo che limitarsi a tale ambito (alla mescolanza delle razze, che pure è un fattore importantissimo)non basta a spiegare del tutto gli accadimenti storici e il fenomeno della decadenza delle civiltà. Ad avvisarci su tale punto è stato più volte Julius Evola “..se le razze occidentali muoiono demograficamente, ciò accade perché esse già da secoli sono entrate spiritualmente in agonia,..” <Rivolta contro il Mondo Moderno<(Hoepli,Milano,1934,pag.220) “.. dovendosi parlare di popoli statici perché giunti alla fine della loro possibilità vitali, e di popoli,invece ,dinamici,pervasi da una tensione creativa ed espansiva” <I Testi della <Vita Italiana>Ar,Padova,2006,Vol II,pag.477

Potremmo consigliare i lettori a riflettere su ciò che si può ancora accettare del pensiero di Oswald Spengler o magari della teoria della <passionarietà>elaborata dal russo Leo Gumilev (cfr<Ethnogenesis and the Biosphere>Progress, Moskow1990)

Comunque possiamo dire che, a parere di chi scrive, andrebbero riveduti, alla luce della società plurirazziale e meticcia in cui stiamo irrefrenabilmente precipitando alcuni concetti di cui si è parlato negli anni passati: dell’ <avvento del quinto stato> di cui scrisse Evola, delle concezioni sociologiche di L.Gumplowicz, del concetto dei due proletariati (quello “esterno”e quello “interno”) di cui parlava A.Toynbee e forse anche della <ribellione delle masse>oggetto delle meditazioni di Ortega y Gasset.   In ogni caso, nei confronti della civilizzazione in cui ci tocca vivere potremmo ricordare le parole di F. Nietzsche (<Trasmutazione di tutti i valori>Monanni. Milano, 1927, pag.148- 149 )“Io indico alcunché di nuovo; certo, per simile creatura democratica c’è il pericolo del barbaro, ma lo ricerca soltanto nella profondità. C’è anche un’altra specie di barbari, i quali giungono dall’alto: una specie di nature conquistatrici e dominanti, che cercano una materia da poter foggiare. Prometeo fu un barbaro di questa specie.”

Certamente lo Stoddard mostrava di ritenere che le “classi superiori” della società attuale rappresentassero il meglio della Razza Bianca e nel suo atteggiamento conservatore mostrava di ignorare quante giustificazioni vi fossero contro un ordine sociale non privo di evidenti ingiustizie.

Parlando degli “intellettuali” che ispiravano e/o si mettevano a capo delle rivolte, egli, naturalmente trattava, seppur succintamente, anche del Marx il che gli dava occasione di accennare al ruolo svolto nell’ambito del fronte della sovversione da molti elementi di origini ebraiche, leggiamo alle pagg 151-152:
“L’apparizione di Karl Marx rappresenta una nuova influenza che aveva fatto la sua comparsa nel movimento rivoluzionario-quella degli ebrei. Prima del XIX secolo gli ebrei erano stati talmente segregati dal resto della popolazione da non poter influire in alcun modo sul modo di pensare o sull’agire del resto della popolazione. A partire dal 1848, in ogni caso, gli ebrei dell’Europa occidentale erano stati emancipati dalle interdizioni civili cui erano sottoposti, erano usciti dai ghetti, e avevano iniziato a prendere parte attiva nella vita pubblica. Molti ebrei furono pronti ad adottare idee rivoluzionarie e ben presto acquisirono una grande influenza nell’ambito dei movimenti che si richiamavano a tali idee. Vi sono varie ragioni che spiegano questo sviluppo: in primo luogo, la mente degli ebrei, istintivamente analitica e aguzzata dalle sottigliezze dialettiche del Talmud, propende naturalmente ad un criticismo demolitore. Inoltre gli ebrei sentendosi più o meno separati dalle nazioni in cui si trovavano a vivere, tendevano ad accogliere lo spirito decisamente internazionalista delle dottrine social rivoluzionarie. Infine, gli intellettuali ebrei, con la loro vivace e ingegnosa intelligenza, diventavano facilmente dei leader e potevano mirare a raggiungere posizioni elevate nei “corpi degli ufficiali” delle armate della rivoluzione. Per tutte queste ragioni, da allora, gli ebrei hanno giocato una parte importante in tutti i movimenti social rivoluzionari a partire dai giorni di Marx.. fino al presente regime bolscevico, diretto soprattutto da ebrei, nella Russia sovietica.”.

Per lo Stoddard (pag.191 in generale al caos rivoluzionario succede necessariamente un nuovo regime che impone un nuovo ordine “Questo è la tragedia delle sollevazioni sociali- il risultato è che la nuova classe dirigente usualmente inferiore all’antica, mentre la società ha nel frattempo sofferto irreparabili perdite sul piano culturale e razziale”(pagg.190-191).Per il nostro il bolscevismo è il peggiore dei mali anche perché esso tenderebbe a mobilitare contro l’Occidente bianco le razze di colore. Chi come l’autore di queste note sia ormai anziano ricorderà ancora le manovre della defunta Unione Sovietica( e poi della Cina maoista) per porsi alla guida del cosiddetto “Terzo Mondo”. 

Come reazione a tutto questo, lo Stoddard lanciava l’appello ad una “guerra contro il caos”e invocava la creazione di una società gerarchizzata in base al merito, in cui si desse modo agli elementi migliori di emergere, mentre severe misure eugenetiche avrebbero dovuto frenare il moltiplicarsi degli asociali e degli elementi ritenuti inferiori in genere. La nuova filosofia su cui avrebbe dovuto basarsi tale società avrebbe ben potuto essere chiamata della <neoaristocrazia> in quanto essa avrebbe richiesto, in primo luogo, l’abbandona del culto della democrazia e la riabilitazione della screditata idea aristocratica, in quanto essa  avrebbe contenuto un elemento nobilitante da preservarsi e recuperarsi .Comunque fin da quel momento il principio aristocratico avrebbe dovuto essere posto in rilievo come componente di una sana reazione intellettuale contro la schiacciante preponderanza delle idee democratiche.(cfr.pag.266)(12)Naturalmente si sarebbe dovuto far ampio ricorso alle misure eugenetiche per diminuire il numero degli <inferiori>e incrementare quello degli elementi<superiori>(13)

Del 1924 è <Racial realities in Europe>(chi scrive ne ha sottomano l’ed.1981della britannica Historical Review Press); ci limitiamo a coglierne qualche spunto.: Il libro è una rassegna del nostro continente sul piano etnico, oltre a Nordici, Alpini e Mediterranei egli nota le infiltrazioni africane e asiatiche. A pag.27 possiamo leggere : “.. vi sono in Europa poderosi elementi asiatici che creano nuove difficoltà. Durante gli scorsi 1500 anni l’Europa orientale ha subito una lunga serie di invasioni asiatiche. Questi elementi asiatici- Unni, Mongoli, Tartari, Turchi, ebrei, zingari, e molti altri hanno lasciato il loro marchio su varie popolazioni dell’Europa orientale. In varie zone essi si sono largamente incrociati con gli abitanti; in altre sono rimasti in gran parte separati, formando caste e comunità distinte. In entrambi i casi, comunque, hanno contribuito a rendere più confusa e complicata la situazione”Oggi noi assistiamo, tra l’altro, al crescere dei problemi posti in tutta Europa dalle prolifiche comunità zingare che si rivelano sempre più incapaci di adottare un sistema di vita che li renda accettabili della maggioranza degli Europei. Inoltre lo Stoddard non mancava,naturalmente, di ricordare le pesanti infiltrazioni africane subite nei secoli dalle regioni meridionali del nostro continente.

Parlando della Francia lo Stoddard(pag.80)notava gli effetti di< selezione alla rovescia>che, a suo giudizio, avrebbe avuto la rivoluzione del1789 con le stragi e le guerre che ne seguirono “La rivoluzione segna, … un punto di svolta nella storia razziale della Francia.Essa diede inizio a quel rapido declino dell’elemento nordico che è tuttora in pieno svolgimento. Non solo l’aristocrazia nordica venne irrimediabilmente stroncata ma la componente nordica nell’insieme della popolazione fu eliminata sempre più velocemente.”.E il nostro non poteva non notare il crescente numero degli elementi stranieri presenti nel paese; oggi le condizioni della Francia in via di africanizzazione sono sotto gli occhi di tutti! Riguardo a Spagna e Portogallo lo Stoddard ha modo di deplorare gli effetti della dominazione moresca cui codesti paesi furono soggetti per secoli, per quanto riguardava, in particolare, la Spagna egli notava che la dittatura di Miguel Primo de Rivera (padre di Jose Antonio fondatore della Falange, si trattò comunque di un regime che, a parere di chi scrive, andrebbe rivalutato) aveva realizzato ben poco a paragone di quella di Mussolini in Italia. Della Germania notava la progressiva denordicizzazione, ricordava i catastrofici effetti della Guerra dei Trenta Anni e le ingiuste durezze del Trattato di Versailles. Riguardo all’Europa centro orientale lo Stoddard aveva modo di mettere in rilievo i danni provocati dalla scomparsa dell’Impero Asburgico.(pag.156) “I risultati sono stati deplorevoli, le condizioni dell’Europa Centrale sono oggi di gran lunga peggiori di quelle precedenti la Guerra 1914-1918, le passioni nazionalistiche sono sempre più ardenti, mentre le considerazioni a livello economico sono state del tutto trascurate: pochi trattati sono stati formulati più stupidamente che quelli che hanno preteso di <sistemare>il bacino danubiano, ” Riguardo alla Russi lo Stoddard, come avrebbe poi fatto il Nazionalsocialismo tedesco, probabilmente ne esagerava le influenza asiatiche, inoltre egli accusava la rivoluzione bolscevica di aver eliminato le classi dirigenti più o meno nordiche dell’antico Impero degli Zar  .A pag.198 leggiamo “I veri sconfitti della rivoluzione furono gli elementi veramente occidentalizzati che avevano operato perché la Russia si occidentalizzasse spiritualmente e che poi videro il crollo delle loro illusioni. In effetti, la rivoluzione fu largamente una rivolta contro l’occidentalizzazione.”(Crediamo che gli attuali <euroasiatisti> russi ne darebbero una valutazione opposta a quelle del nostro!) . Parlando dei paesi balcanici il nostro accennava alla plurisecolare dominazione che essi dovettero subire da parte dei più recenti, per ora, conquistatori asiatici: i Turchi. Leggiamo(pag,204-205) “Il dominio turco portò con sé i germi della decadenza. I più terribili tra i conquistatori,i Turchi furono i meno abili nell’assimilare gli altri popoli. Essi rimasero una semplice armata asiatica accampata sul suolo europeo, e non riuscirono mai a trasmettere la religione islamica o a loro lingua alle masse dei loro sudditi cristiani. Quello che fecero fu di brutalizzare e degradare i popoli balcanici. Ovunque la conquista turca distrusse i più forti e i migliori elementi delle popolazioni assoggettate, che perirono sul campo di battaglia e dovettero fuggire in esilio. I resti delle classi superiori abbracciarono l’islamismo allo scopo di conservate  i loro privilegi ed in tal modi si mescolarono con i loro conquistatori. La massa della popolazione privata dei propri leader naturali e ridotta in uno stato prossimo alla schiavitù, precipitò al livello di una contadinato oppresso che, significativamente, veniva chiamato dai dominatori<Rayah>: bestiame. Quegli elementi di civiltà che avevano posseduto svanirono, benché i ricordi di giorni migliori continuassero a vivere nelle leggende che glorificavano il passato come una sorta di età dell’oro e che andarono a formare le basi di quelle stravaganti pretese imperiali e nazionali che hanno tanto funestato i Balcani in tempi recenti.”.

Parlando delle infiltrazioni asiatiche nel suolo europeo lo Stoddard veniva anche a trattare delle comunità ebraiche dell’Europa orientale (pag.171-172) “Oltre  alle componenti asiatiche che sono state assorbite nell’’insieme della popolazione, vi sono altri elementi asiatici che rimangono ancora distinti dai loro vicini. Sono i Tartari musulmani della Russia orientale e meridionale, tenuti separati dalle popolazioni circostanti dalle barriere della religione e della cultura. Lo stesso si può dire della grande popolazione ebraica della Polonia e della Russia Occidentale. Gli ebrei di Polonia e Russia sono una schiatta molto mescolata, molto differenti in tipo e temperamento dai correligionari dell’Europa occidentale e del bacino mediterraneo. Questi ebrei dell’Est europeo, della Russia, della Polonia e della Romania formano il cosiddetto ramo <askenazita>dell’ebraismo, mentre quelli dell’Europa occidentale, e dei paesi mediterranei sono noti come <sefarditi>. La composizione razziale degli askenaziti è alquanto complicata. La maggior componente consiste in vari componenti della razza alpina acquisite; non solo dalle popolazioni europee riconducibili a codesta razza ma anche a lontani parenti di queste ultime come gli Armeni e le affini stirpi a testa rotonda dell’Asia occidentale. Gli Askenaziti possiedono ben poco del sangue semitico degli antichi ebrei. D’altro lato, essi hanno una forte <intrusione>mongolica dovuta al loro essersi mescolati con i Kazari, una tribù asiatica mongola che si era stabilita nella Russia meridionale e si era convertita all’ebraismo circa 1.000 anni or sono e che fu assorbita per mescolanza nel resto del ramo askenazita. Sembrerebbe che le stature molto basse, le facce piatte, gli alti zigomi e altri tratti mongoloidi riscontrabili comunemente tra gli ebrei dell’Est europeo siano principalmente dovuti a codesto apporto. La natura razzialmente mescolata degli ebrei dell’Europa orientale si mostra nella vasta varietà di apparenze fisiche e di temperamenti che appaiono in codesta stirpe, questa estrema variabilità viene a produrre frequentemente della <combinazioni disarmoniche>molto particolari.

Per quanto riguarda la nostra Italia, lo Stoddard come tanti altri, accentuava le differenze tra <meridionali>e <settentrionali>, ricordava il carattere nordico dell’aristocrazia latina e gli effetti delle innumerevoli invasioni subite dalla penisola. Riassunte le vicende storiche italiane, il Nostro passava a parlare della <novità>di quegli anni: il Fascismo! Pag.107 e segg. “Allora “ sorse il Fascismo! Una piccola ma determinata minoranza guidata da abili capi, il supremo dei quali Mussolini, si riunirono in un fascio, combatterono e sconfissero gli elementi bolscevichi che stavano preparando una rivoluzione sociale, poi si rivolsero contro il governo, che era rimasto supinamente a guardare- lo rovesciarono e stabilìrono una aperta dittatura. Da quasi 2 anni Mussolini e le sue Camicie Nere, rimangono i dominatori incontrastati dell’Italia. Il mondo è abbastanza a  conoscenza dei risultati materiali raggiunti dal dominio fascista. L’ordine, l’efficienza e la prosperità che esso ha dato all’Italia sono ben noti. Ciò che non è, invece, ben conosciuto è lo spirito del Fascismo e la vera natura dei suoi ideali. Per apprezzare pienamente il significato del Fascismo si dovrebbe andare in Italia e incontrare di persona i capi fascisti, farlo è un’esperienza unica e stimolante; nell’Italia di oggi si coglie un senso di freschezza e vitalità La gente pensa apertamente e agisce arditamente. Le teorizzazioni e i richiami ai precedenti storici vengono tenuti in poco conto,a vantaggio degli impulsi naturali e del senso comune. Considerare il fascismo come una semplice reazione contro le mene bolsceviche e la debolezza del governo è mancare completamente di capirne il reale spirito e il suo più ampio significato. Il Fascismo va molto al di là di tutto questo. Esso è nientedimeno che un vivace e vitale sfogo dello spirito italiano che mira a forgiare nuove istituzioni e nuovi ideali in armonia con la mente e l’anima del popolo italiano…”

Ciò che lo Stoddard apprezzava era il <realismo>dei fascisti, essi si vantano di non filosofeggiare, esaminano le situazioni specifiche che hanno da affrontare e le giudicano con un sano realismo. Soprattutto essi non adorano idoli ormai obsoleti. Pag.109: “Consideriamo alcuni degli odierni idoli; essi si chiamano democrazia, libertà, eguaglianza, diritti, governo parlamentare e via elencando.Osserviamoli da vicino. Che cosa significano veramente? In se stessi, non hanno alcun significato concreto. Non lo hanno perché sono astrazioni teoretiche . …..”Per i fascisti, continuava il nostro, tale idolatria è sciocca e pericolosa, essi respingono la democrazia e l’egualitarismo e antepongono i doveri ai diritti, e soprattutto, pragmaticamente, si chiedono se una idea o una istituzione siano funzionali o no e non se rispondano a dei principi cosiddetti <immortali>. Poi lo Stoddard ricorda <La pubblicazione .. di Mussolini  si intitola<Gerarchia!>. Titolo veramente significativo!….nelle sue pagine noi troviamo una teoria della società che rigetta senza incertezze le dottrine della democrazia e dell’egualitarismo. Invece di predicare l’eguaglianza degli uomini, <Gerarchia> sottolinea l’ineguaglianza. Ed essendo gli uomini ineguali tra loro, la democrazia, nel senso ordinario della parola, è un’assurdità. La struttura sociale ideale per Mussolini non prende la forma di un piano livellato ma quella di una torreggiante piramide. Egli intravvede una società in cui gli individui, dovrebbero avere un rango a seconda delle loro qualità e dei loro limiti.” 

Il libro si conclude con delle considerazioni generali: lo Stoddard vi riassume la sua <filosofia>(pag.236) “Ora noi sappiamo che il fattore di base nelle vicende degli uomini non è l’ambiente che li circonda, ma sono le qualità degli uomini stessi e che codeste qualità sono innate e non innestate da circostanze esteriori. In altre parole, il patrimonio ereditario di un uomo è di più fondamentale importanza dell’ambiente in cui si trova nel determinare la sua vita, poiché l’ambiente può solo far emergere le qualità che un uomo ha ereditati. Inoltre sappiamo che, invece di nascere molto simili tra loro, gli uomini nascono grandemente dissimili. Durante le lunghe ere della sua esistenza l’umanità si è differenziata in una amplissima gamma di tipi differenti gli uni dagli altri nelle caratteristiche innate. Questi tipi umani, conosciuti come razze, differiscono tra loro non solo nell’aspetto esterno, ma anche nelle potenzialità della mente, nel temperamento e nelle capacità”Forti di queste conoscenze gli abitanti degli USA, auspicava lo Stoddard, dovevano difendere le componenti migliori della loro popolazione ed impedire che esse venissero sommerse da maree di immigrati di minor valore. 

Nella sua già citata introduzione Rachel Dixon scriveva (IV )“Il più importante frutto delle opere dello Stoddard fu l’Immigration Act del 1924, che cercava di fermare la decadenza razziale degli USA col fissare le quote dell’origine nazionale(degli immigrati)alle proporzioni della popolazione americana del 1890 . Dato che l’immigrazione non bianca era stata già severamente ristretta, il risultato dell’Atto del 1924 fu, in pratica, che gli immigrati dalle Isole Britanniche e dall’Europa settentrionale potevano acquisire la cittadinanza statunitense senza troppe difficoltà, mentre l’immigrazione quelli proveniente dall’Europa meridionale ed orientale fu grandemente limitata.  Discutendo dell’approvazione di tale Atto, membri del Congresso ebbero a citare le opere del Lothrop Stoddard e ed esso passò senza incontrare molta opposizione. Codesto sistema di quote restò in vigore fino al 1965,quando venne abolito da una nuova legge sull’immigrazione.”
Dopo l’approvazione di codesto <Immigration Act>, lo Stoddard si fece paladino di un tentativo di rafforzare l’unità nazionale mediante l’assimilazione di quei gruppi di immigrati valutati più positivamente. Distanziandosi ancora dai più ferventi  difensori del “nordicismo”,egli riteneva che dovessero venire assimilati tutti i bianchi presenti nel Nord America,compresi quelli di origini non nordiche .Per lui gli Stati Uniti sarebbero rimasti una nazione “vitale” finché la loro popolazione fosse rimasta sostanzialmente “bianca”, stretta attorno ad un nucleo direttivo “nordico” ed anglo sassone.Soprattutto egli, prevedendo grandi conflitti a livello mondiale, tra il mondo bianco e le razze di colore, non si stancava di condannare ogni possibile ostilità tra le nazioni di origine europea come il maggiore dei pericoli per la Razza Bianca, Tali posizioni lo avevano portato, naturalmente, ad opporsi all’intervento statunitense nei 2 conflitti mondiali.”

Nella sua intensa attività pubblicistica lo Stoddard ebbe a scrivere più volte del Fascismo italiano; abbiamo letto i giudizi che ne aveva dato in<Racial Realities in Europe>. John P. Diggins in <L’America- Mussolini ed il Fascismo>(Laterza, Bari, 1972) giunse a definirlo (pag.29) un “apologista”del Regime. (A pag.75 lo pone tra i “reazionari sostenitori delle posizioni nativiste”)Particolarmente importante l’articolo <The True Challenge of Fascism>apparso su <Harper>dell’Ottobre 1927:<Realism:The True Challenge of Fascism> Scrive il Diggins (pag.269 ) che nelle loro critiche alle ideologie democratiche “..i razzisti americani nativisti avevano nel fascismo una pedina vincente,e i loro attacchi contro la  democrazia e la loro difesa dell’autoritarismo trovavano il portavoce più battagliero in Lothrop Stoddard. Convinto che nella maggior parte dei paesi  la democrazia non potesse funzionare, Stoddard fece una grande difesa del fascismo sul celebre <Harper’s>.La forza dei fascisti,sosteneva Stoddard, risiedeva nell’abile “realismo” con cui avevano gridato <Abbasso i nostri idoli!Abbasso la democrazia! Abbasso l’eguaglianza!>; il fascismo creava sì nuovi idoli, ammetteva … Stoddard, ma solo per mantenere il popolo sotto una <disciplina romana>; Mussolini aveva sgonfiato le vuote dottrine del repubblicanesimo e dell’eguaglianza, e da ciò il fascismo aveva ricavato <un valore precipuo e tonificante>: infatti anche se si tratta di una protesta ultradrammatica, <si tratta almeno di una protesta salutare e virile contro il sentimentalismo e la voga di inutili chiacchiere che imperano nella nostra epoca>”Inoltre (pag.289)  “nel suo provocatorio articolo su <Harper’s>, Lothrop Stoddard suggeriva agli americani  che la forza del pensiero fascista rappresentava <la grande sfida intellettuale della nostra epoca>in grado di mettere a nudo il rigido determinismo del marxismo e il vuoto formalismo della democrazia .e raggiungeva questo risultato col suo <tenace empirismo>e mediante la manipolazione di miti(quale il nazionalismo),per dare via libera al potere propulsore delle idee scoperte da James e da Georges Sorel”

Tra la fine del 1939 e gli inizi del 1940, lo Stoddard passò alcuni mesi come giornalista nella Germania nazional socialista e al riguardò pubblicò nel 1940 il libro <Into the Darkness> (le “tenebre” cui si riferisce il titolo sono quelle dell’oscuramento).In queste pagine egli dava una quadro sostanzialmente imparziale della situazione, si dimostrava tra l’altro. preoccupato per l’avvenire delle comunità ebraiche europee.  Egli era assai critico, nonostante il comune interesse per l’eugenetica, verso il nazional socialismo, già in passato aveva biasimato gli “Imperialisti Teutonici”per essere stati all’origine della Prima Guerra Mondiale ed ora vedeva nei nazional socialisti dei loro eredi ancora più radicali. Soprattutto egli continuava ad opporsi ad ogni conflitto tra popoli bianchi come disastroso per l’intera razza. Comunque lo Stoddard era molto interessato alle politiche nazional socialiste soprattutto nell’ambito sociale e in quello razziale,con particolare riguardo alle iniziative in campo eugenetico.

Il libro è ricco di acute osservazioni sulla vita della Germania in guerra, con speciale riguardo al razionamento dei cibi e dei beni di consumo, l’autore chiaramente mostra di aver incontrato molte persone che parlavano con lui abbastanza liberamente.Quello che per noi è più interessante è che lo  Stoddard vi narra dei suoi colloqui con Hans. F.K.Gunther e Fritz Lenz sulla razza ed eugenetica, con Walther Darrè sull’agricoltura, con Robert Ley capo del Fronte del Lavoro, con Gertrud Scholz Klink sulla posizione delle donne nel Reich nazional socialista, col Generale Alexander Lőhr sul ruolo della Luftwaffe nella trionfale campagna di Polonia, e non mancarono incontri con lo stesso Hitler, con Himmler. Goebbels ed altri importanti gerarchi. Recatosi anche in Slovacchia lo Stoddard poté incontrarvi Monsignor Tiso il prelato capo di un governo “collaborazionista”, in tali circostanze visitò anche l’Ungheria allora neutrale ma assai timorosa delle attività dell’Unione Sovietica. Ampliando codeste note si potrà trattare di tutto questo ben più diffusamente.

Poco dopo anche gli Stati Uniti, grazie soprattutto alle provocazioni attuate dal presidente Roosevelt, entravano nella Seconda Guerra Mondiale. Come è noto per alcuni a uscire sconfitta da tale guerra fu l’Europa intera(anche quei paesi che figurarono tra i “vincitori”) “ La guerra 1939-1945 apparirà come il conflitto decisivo nel quale l’Europa suicidandosi, cedette la sua supremazia sui popoli di colore” John Barraclough <History on a Changing World>Oxford, 1955, pag. 183. Altri giungono a vedere che ad essere vinta fu l’intera Razza Bianca. “In ultima istanza, come è chiaro che la Germania abbia perso la guerra, lo è altrettanto che la abbiano persa anche la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. In effetti, ad essere sconfitta fu la Razza Bianca: l’Europeo, qualunque fosse la sua nazionalità. Fu la più grande, la più catastrofica sconfitta che la nostra razza abbia mai sofferto. Rimane da vedere se tale disfatta si rivelerà del tutto decisiva e irreparabile.”W L Pierce <Who We Are>cap.25in <National Vanguard>Genn.1982(cfr. anche Francis Parker Yockey <The Enemy of Europe>Liberty Bell,USA, 1981)(14)

Da un certo punto di vista anche i “bianchi” degli Stati Uniti potrebbero dire di aver perso la guerra: nel 1945 avevano trionfato i principi egualitaristici ed antirazzisti e la loro vittoria aveva condannato anche la segregazione razziale e la politica di “supremazia bianca”negli USA(anni dopo sarebbe toccato al Sud Africa)

L’immigration Reform Act del 1965 approvata negli Stati Uniti abolì’ il sistema delle origini nazionali del 1924 e  probabilmente trasformò l’America più di quanto abbia fatto qualsiasi altra legislazione del ventesimo secolo…… verso la metà degli anni ‘70, le riserve sudeuropee si esaurirono e la ricostruzione dell’Europa ridusse ulteriormente  l’ immigrazione in provenienza dal nostro continente …… Nel 1980 solo il 5% dell’immigrazione legale proveniva dall’Europa, mentre gli asiatici(soprattutto filippini, coreani, vietnamiti e indiani)ne rappresentavano circa la metà .L’immigrazione dall’America Latina(principalmente dal Messico) costituiva circa il 40% .Alimentato da un sistema di preferenza su base familiare, il nuovo modello d’immigrazione raggiunse livelli record negli anni ’80, mentre un’ondata di immigrazione ispanica illegale fu percepita come una perdita di controllo delle frontiere nazionali. Controllo che, pare, non è stato più recuperato.

Inoltre ogni considerazione sulla superiorità della Razza Bianca e sulla necessità di prevenirne la mescolanza con quelle <di colore> e soprattutto con la negra, venne associata, durante il conflitto, con la Germania nazionalsocialista e dopo la sconfitta di questa, tutto ciò era destinato a cadere. 

Così negli Stati Uniti, seguiti pochi anni dopo su codesto fatale cammino anche dall’Europa, la Razza Bianca iniziava ad intraprendere una marcia inarrestabile verso quella che, oggi, appare sempre più come la sua crisi finale, tanto che si calcola che entro il 2050 negli USA i <bianchi>(o perlomeno coloro che passano per tali)saranno in minoranza.(Probabilmente lo stesso avverrà, forse poco tempo dopo,anche in vari paesi europei).

 

Ancor prima del secondo  conflitto mondiale le opere dello Stoddard cominciarono ad apparire sempre più “politicamente scorrette”mentre gli USA si schieravano sempre più apertamente contro la Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista. Dopo la guerra le opere e le concezioni dello Stoddard, nonostante la diffusione avuta nel periodo precedente, caddero gradualmente nell’oblio in quanto associate a torto o a ragione con il Nazismo, la sua morte nel 1950 causata da un cancro, passò quasi inavvertita.                      

Noi oggi possiamo catalogarlo tra i tanti “profeti inascoltati” le cui visioni si stanno realizzando sotto i nostri occhi: una “marea nera … sta invadendo l’Europa ed intaccherà fino al midollo la sostanza etnica dei nostri popoli tanto da impedire qualsiasi possibilità di risalita.”(Daniele Verzotti in <Arthos>n.31/32, prima serie, 1987-88). Alcuni anni or sono il demografo francese Gerard –Francois Dumont aveva scritto:  “L’uomo bianco è attualmente davanti a due scelte, suicidarsi o salvare il mondo salvando se stesso.”(cit. da Carlo Rossella <Pallidi. Di paura>in<Panorama>6/X/1985).L’autore di queste note teme che la scelta  sia stata ormai fatta,ma forse non si potrebbe ancora totalmente escludere che ,in un futuro non molto lontano,mentre il pianeta sarà devastato dai cataclismi globali che si annunciano,una rude razza pagana di guerrieri ario-europei riuscirà a rovesciare il corso della storia,rigenerandola e indirizzandola su nuovi antichi sentieri. Ma se si ritenesse ancora aperta tale possibilità allora si consideri che non vi è più alcun tempo da perdere per prepararsi in tal senso sul piano ideologico e su quello organizzativo. 

<E poi occorre,tacere ed agire sapendo che il mondo rovina ma tenere impugnate le spade per la sua ultima ora> G.Benn. 
 
Alfonso De Filippi
 
 
 
Note
 
(1)Certe preoccupazioni erano vive anche nel pensiero del fratello del Duce Arnaldo “Per Arnaldo (Mussolini), l’Europa correva tre pericoli mortali: il bolscevismo, la plutocrazia statunitense e <la potenza delle razze di colore, una potenza fisica, una forza del numero>….. La via indicata da Roma avrebbe potuto rappresentare l’ultima speranza per un continente condannato dall’incapacità dei suoi governanti democratici a fronteggiare questi pericoli” Marco Curzi <L’Internazionale delle Camicie Nere>(Mursia, Milano, 2005, pag. 393) Altri esempi: nell’Agosto 1935 Mirko Ardemagni scriveva su “Gerarchia” un articolo dal significativo titolo <La Rivoluzione Fascista salverà la Razza Bianca>: egli vi sosteneva: “Il risultato finale al quale tende la Rivoluzione Fascista è quello della difesa della Razza Bianca contro la balenante minaccia che per questa si presenta di essere sommersa dai popoli di colore.” Infatti, per l’autore “… il socialismo e il liberalismo rappresentano ..per vie diverse  2 vere e proprie congiure contro la razza e contro i popoli che hanno retto finora i destini del mondo.” Due anni dopo lo stesso Ardemagni nel libro <La Francia sarà fascista?> (F.lli Treves, Milano, 1937, pag. 55) scriveva: “La rivoluzione italiana, che è veramente universale, … tende alla conservazione e al prestigio della razza bianca ….Il Fascismo, che ha un senso gerarchico delle razze,… è inconciliabile con quei regimi che procedono alla degradazione qualitativa delle razze europee o a quegli inserimenti artificiosi delle popolazioni che pregiudicano le caratteristiche e le differenziazioni necessarie al perfezionamento umano…”               Dopo l’inizio della II guerra mondiale, il noto giornalista Virginio Gayda in un libro ancor oggi interessante (<Che cosa vuole l’Italia?> Ed. de “Il Giornale d’Italia” Roma, 1940, pag, 434 e segg. parlava di “             La Difesa Bianca” e scriveva: ” Bisogna pensare alla difesa dell’Europa e delle razze bianche.       La difesa sta anzitutto nella loro potenza demografica. Ma questa potenza, che varia nelle diverse nazioni europee, deve essere sostenuta e favorita da adeguate basi territoriali, ossia da sufficienti e liberi mezzi di lavoro e di vita. Perciò il comune interesse della civiltà europea e delle razze bianche è quello di riconoscere il supremo valore della capacità demografica, che sopravvive in alcuni grandi popoli europei, e dare spazio, alla sua libera e rigogliosa espansione” (ovvio che ci si riferisse ad Italia e Germania).Continuava il Gayda (pag. 438) ” Oggi, si può dire, molta parte della razza bianca è in crisi.    Crescono invece vertiginosamente di densità le razze di colore e ascendono con tutte le armi della civiltà moderna apprese dai bianchi. Così disciplinata nelle nuove forme civili, la massa della loro popolazione non è più soltanto una forza bruta e passiva: diviene una forza d’espansione, di concorrenza, di dominio.”. Concludiamo con un richiamo alla II Guerra Mondiale Carlo Rastrelli in <Carlo Scorza l’ultimo gerarca>Mursia Milano 2010 pag. 126 riferisce di un discorso radiofonico di C. Scorza, segretario del P.N.F. del 18 Luglio 1943 “Il popolo italiano sa che questa è guerra di continenti …  di razze, nella quale gli anglo-americani non sono che l’avanguardia di quelle formidabili ondate  di razze inferiori, le quali muovono all’assalto dell’integrità spirituale, morale e fisica dei popoli di più alta civiltà”.
 
(2) Per quanto si possa essere ostili alla <Nuova Cartagine> d’oltre atlantico non si può negare l’importanza e l’interesse di vari autori statunitensi:oltre al grande Francis Parker Yockey (<Imperium>>The Enemy of Europe>), ci limitiamo qui a ricordare Revilo P. Oliver(<America’s Decline>-<The Jewish Strategy> etc), W.G. Simpson (<Which Way Western Man?>),Patrick Buchanan (<The Death of the West>-<State of Emergency>)David Duke (<My Awakening >-<Jewish Supremacism >, Wilmot Robertson (<The Dispossessed Majority>) e via elencando.
 
(3) In un altro suo scritto Julius  Evola fece di nuovo riferimento allo Stoddard si tratta di <Stalin alla luce della Psicologia Criminale> apparso in <Bibliografia Fascista>e ripreso poi in <Esplorazioni e Disanime> Ed.All’Insegna del Veltro, Parma, 1995,Vol.II pag.206 “.. americano lo Stoddard Lothrop (che) ebbe già scrivere un libro interessante. The Revolt against Civilisation- per dimostrare che tutti i movimenti rivoluzionari hanno un substrato biologico: al loro fondo si trova sempre una sub-razza, una sub-umanità> Ricordiamo che, tra gli altri, anche Oswald Spengler ebbe a citare nel suo<Jahre der Entscheidung>il <The Rising Tide …>a proposito di mene nipponiche nel Messico(cfr<Anni della Decisione>Ar, Padova, 1994, pag. 179) Citiamo ancora Hans F.K.Gunther (<Rassenkunde Europas>cfr. la versione italiana <Tipologia razziale dell’Europa>Ed. Ghenos, Ferrara, 2003)in cui si ricorda (pag.214) che “Lo stesso presidente Harding, in un discorso pubblico(il 26 ottobre 1921)indicò l’importanza del libro di Stoddard <The Rising Tide of Color>.”. Anche che Armin Mohler nel suo <La Rivoluzione Conservatrice>(Akropolis, Napoli,1990,pag.19)ebbe ad accostare  i nomi di Lothrop Stoddard e di Madison Grant  definiti “i due maestri della lotta razziale”,appunto, alla Konservative Revolution stessa. Sull’utilizzo  delle tesi dello Stoddard  da parte dei razzisti italiani cfr.Francesco Cassata <”La Difesa della Razza”Politica,ideologia e immagine del razzismo fascista>Einaudi,Torino,2008, pagg.34 e 203). Cfr.ancora Silvano Lorenzoni <Il Selvaggio saggio sulla degenerazione umana>(Ghenos, Ferrara, 2005, pag.101) Ci si permetta di ricordare che chi scrive ebbe a dedicare a questo autore un articolo(<Theodore Lothrop Stoddard un teorico della razza>apparso, firmato con lo pseudonimo “Filippo Valdemaro”,nel Luglio 1980 sul periodico<13 Gennaio>
 
(4)“Tutte le volte che per uno di quei casi  che nell’antichità sono accaduti in Etiopia,ai giorni nostri ad Haiti, una civiltà elevata è caduta nelle mani della razza negra, questa civiltà è stata ricondotta rapidamente a forme inferiori”Gustave Le Bon Leggi psicologiche dell’Evoluzione dei Popoli>Monanni, Milano, 1927, pag.93
 
(5)Madison Grant(19 Nov.1865-30 Maggio 1937)nacque a New York figlio di un noto medico,ebbe fin da giovane occasione di viaggiare in Europa e on Medio Oriente .Frequento la Yale University laureandosi nel 1887.ebbe poi una seconda laurea alla Colombia Law School,benché avesse iniziato a lavorare nel campo legale i suoi interessi si volsero ben presto verso le scienze naturali. Nel 1916 pubblicò il suo libro più famoso <The Passing of the Great Race> (<Il Tramonto della Grande Razza>) sottotitolato <The Racial Basis of Europea History>(<Le basi razziali della storia europea>. Egli era un convinto fautore del nordicismo, considerando la <Razza Nordica>, gruppo biologico culturale originario della Scandinavia come il ramo più dotata della razza bianca e il più importante per la civiltà umana. Sua massima preoccupazione era che le componenti nordiche della popolazione statunitense venissero sommerse da altri gruppi. Il libro godette di immediata popolarità e venne tradotto in tedesco e francese, Fautore della eugenetica il Grant chiedeva  che si procedesse al miglioramento della popolazione statunitense con incroci “selettivi” e misure atte a limitare l’immigrazione dall’Asia e dall’Europa meridionale. Un suo successivo volume <The Conquest of a Continent>sul popolamento del continente americano da parte dei bianchi  venne boicottato da ambienti ebraici Il Grant si distinse anche come difensore della natura battendosi per la protezione di specie animali in pericolo di estinzione e dell’ambiente in generale, ciò gli valse molti riconoscimenti, tra l’altro, una specie di caribù venne denominata in suo onore <Rangifer tarandus granti>.Al processo di Norimberga <The Passing of the Great Race>fu citato dal difensore del medico Karl Brandt già responsabile del programma di eutanasia nazional socialista(poi condannato a morte) come prova del fatto che certe preoccupazioni in campo razziale ed eugenetico non erano state una esclusiva dei Nazisti.
 
(6)In questa ottica si potrebbe  anche inquadrare il fatale assalto all’URSS del 1941.L’URSS “Per Hitler e per le SS la nuova guerra non era un conflitto alla vecchia maniera, come quella che continuavano contro gli alleati occidentali, bensì rappresentava un episodio ulteriore della lotta millenaria fra due concezioni essenziali, quella europea e quella asiatica. Quest’ultima era rappresentata dal comunismo e tutto quello che comportava, secondo lo schema ideologico nazista, (il giudaismo, odio antieuropeo, impiego delle razze non bianche per la distruzione dell’Europa)” Erik Norling<Volontari svedesi nella Waffen SS Europea(1940-1945)> Novantico, Pinerolo, 2010, pag.95-. Su di un più vasto sfondo “..la guerra del nazionalsocialismo era la guerra per l’indipendenza e l’unità dell’Europa contro gli imperialismi russo e americano e.., quale ne fosse il prezzo, essa avrebbe conservato all’Europa  e all’uomo bianco il suo posto nel mondo.”A. Romualdi <Il Fascismo come fenomeno europeo> (Edizioni de L’Italiano,s.a.i. pag. 184)
 
(7) Sul <Corriere della Sera> del  28 IX 1998 Indro Montanelli in<Aspettando l’alluvione di extracomunitari> scriveva : Per quanto inattuale, per oggi e per domani, sia l’ipotesi di una invasione militare, potrebbe verificarsene un’altra, di cui c’è già qualche avvisaglia: un’alluvione di extracomunitari talmente massiccia da mettere in pericolo la nostra Gente- moglie, figlio, eccetera- e la nostra Roba. E in tal caso, spento in noi ogni Spirito di combattenti perché spento ogni valore di Patria, di Dovere, eccetera,a cosa attingeremmo la forza di resistere?” “Noi veniamo aggrediti,la guerra ci è stata dichiarata, il nostro sangue tramonta o viene corrotto. E tutta l’opera del sistema consiste nel persuaderci che questo formidabile avvenimento non esiste.”Guillaume Faye <Avant-Guerre Chronique d’un catastrophe annoncè>L’Aencre, Paris, 2002,pag.341.
 
 (8) Oswald Spengler in < Anni Decisivi>Il Borghese, Milano, 1973, pag. 116 avrebbe scritto “Quando i Giapponesi vinsero la Russia, si accese una speranza per tutta l’Asia, un giovane Stato asiatico aveva costretto, mediante mezzi occidentali alla resa la più grande potenza d’Occidente e con questo aveva distrutto il prestigio di invincibilità che circondava l’Europa”. Fu come l’effetto di un segnale in India, in Turchia, perfino nell’Africa del Sud e nel Sahara: era dunque possibile  far pagare ai popoli bianchi dolori e umiliazioni plurisecolari”.
(9)Qualche anno dopo (1933)Oswald Spengler nel suo <Jahre der Entscheidung>(<Anni della Decisione>AR,Padova,1994,pag.171)avrebbe ammonito : “Dietro le guerre mondiali … spunta il più grave di tutti i pericoli,il pericolo rappresentato dai popoli di colore. Per fronteggiarlo sarà necessario<mobilitare>tutto ciò che in fatto di <razza>ancora sussiste nei popoli bianchi.”
(10)Come è noto di codesto concetto fecero uso ed abuso i nazionalsocialisti, tra costoro lo stesso Rosenberg riconosceva ,in proposito, il suo <debito>verso lo Stoddard, Si potrà tornare sull’argomento ampliando queste note.
(11) I “barbari”aveva già scritto Gustave Le Bon “ si trovano nel seno delle stesse nazioni civili ….  ogni popolo contiene un’ immenso numero di elementi inferiori incapaci di adattarsi ad una civiltà troppo elevata per loro. Così si forma un enorme scapito che cresce continuamente, e la cui azione sarà terribile per i popoli che la subiranno”(<Leggi psicologiche della Evoluzione dei Popoli>Monanni, Milano, 1927, pag. 136.
(12)Possiamo ricordare qui un grande difensore del principio aristocratico su cui potremmo ritornare in futuro,l’inglese Anthony Ludovici, studioso di Nietzsche e ammiratore del Fascismo italiano (cfr.per i temi qui trattati i suoi saggi<The Importance of Racial Integrity>e <The Black Invasion of Britain>riediti da Renaissance Press P.O.X.1627 Paraparaumu Beach New Zealand). Possiamo anche fare  un cenno ai tentativi e alle velleità dei passati regimi “fascisti”di giungere a creare una aristocrazia andando oltre la stessa formula del partito unico. Per quanto riguarda l’Italia: “i.. principi della Rivoluzione Fascista.. tendono alla creazione di una nuova aristocrazia”Mario Carli <Fascismo Intransigente>Bemporad, Firenze, 1926, pag. 15. “E’una nuova epoca aristocratica che deve affermarsi al di là dalla decadenza borghese della civiltà occidentale.”Julius Evola <Significato della Aristocrazia per il fronte antiborghese>in <La Vita Italiana>Giugno 1940( ora in < I Testi de “La Vita Italiana”>Ar,Padova,2005,vol. II, pag. 179).Anche a questo proposito   il Nazionalsocialismo tedesco si spinse molto più avanti.
(13)I lettori di Evola (se ve ne sono ancora,di questo autore si parlò forse troppo anni or sono quando parecchi ne accolsero il pensiero troppo acriticamente,oggi pare essere stato messo in soffitta troppo frettolosamente) potranno facilmente trovare analoghe considerazioni nelle pagine dell’autore de <La Rivolta contro il Mondo Moderno> ,“Dal punto di vista pratico,si debbono senz’altro  approvare le misure  atte ad impedire che una eredità guasta si trasmetta in altre generazioni,non solo,ma si può anche pensare  ad un potenziamento della stessa esigenza,per far sì che  in una gente o nazione gli elementi inferiori di una data razza in senso generico non abbiano numericamente,il sopravvento su elementi superiori.”Julius Evola<Sintesi di Dottrina della Razza>Hoepli,Milano,1941,pag. 97. “Nel quadro di un vero Stato il compito sarà duplice: arginare il proliferare canceroso di una massa promiscua e anodina e realizzare i presupposti per l’enucleazione e il consolidamento di uno strato nel quale si stabilizzino qualificazioni tali da rendere capace degni di tenere saldamente il potere” Julius Evola <Gli Uomini e le Rovine>Mediterranee, Roma, 2002.pag.213.Si può ricordare che preoccupazioni e misure eugenetiche erano presenti anche in Stati non certo etichettabili come “fascisti”. “Stati Uniti e Svezia  furono pionieri della sterilizzazione coatta contro i criminali abituali(con particolare riguardo agli afro-americani nel caso degli USA”(R.O.Paxton<Il Fascismo in azione>Mondadori,Milano,2005,pag.41)
(14) “ La guerra 1939-1945 apparirà come il conflitto decisivo nel quale l’Europa suicidandosi, cedette la sua supremazia sui popoli di colore” John Barraclough <History on a Changing World>Oxford, 1955, pag. 183da parte sua Domenico Losurdo  <Guerra Preventiva americanismo,antiamericanismo>in <Rosso XXI>N.17 gennaio 2004 ha scritto  “In ultima analisi,il Terzo Reich si presenta come il tentativo ,portato avanti nelle condizioni della guerra totale e delle guerra civile internazionale ,di reagire al pericolo del tramonto e del suicidio razziale dell’’Occidente e della razza superiore, realizzando un regime di white supremacy su scala planetaria e sotto egemonia tedesca.”
Da Wikipedia bibliografia(parziale )di L.Stoddard.
•             The French Revolution in San Domingo. New York: Houghton Mifflin, 1914.
•             Present-day Europe, its National States of Mind. New York: The Century Co., 1917.
•             Stakes of the War. New York: The Century Co., 1918.
•             The Rising Tide of Color Against White World-Supremacy. New York: Charles Scribner’s Sons, 1920. ISBN 4-87187-849-X
•             The New World of Islam. New York: Charles Scribner’s Sons, 1921.
•             The Revolt Against Civilization: The Menace of the Under Man. New York: Charles Scribner’s Sons, 1922.
•             Racial Realities in Europe. New York: Charles Scribner’s Sons, 1924.
•             Social Classes in Post-War Europe. New York: Charles Scribner’s Sons, 1925.
•             Scientific Humanism. New York: Charles Scribner’s Sons, 1926.
•             Re-forging America: The Story of Our Nationhood. New York: Charles Scribner’s Sons, 1927.
•             The Story of Youth. New York: Cosmopolitan book corporation, 1928.
•             Luck, Your Silent Partner. New York: H. Liveright, 1929.
•             Master of Manhattan, the life of Richard Croker. Londton: Longmans, Green and Co., 1931.
•             Europe and Our Money. New York: The Macmillan Co., 1932
•             Lonely America. Garden City, NY: Doubleday, Doran, and Co., 1932.
•             Clashing Tides of Color. New York: Charles Scribner’s Sons, 1935.
•             Into the Darkness: Nazi Germany Today. New York: Duell, Sloan & Pearce, inc., 1940.
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Categorie: Riletture

Pubblicato da Ereticamente il 29 maggio 2011

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Steno Lamonica

    Il tramonto della Razza Indoeuropea e di tutte le altre in realtà parte dall’incitazione di san Paolo,Lettera ai Galati,23-29 al mescolare ogni Etnia, una esaltazione ugualitaria poi concretizzatasi nel Marxismo. Il cristianesimo preparò la tavola per il banchetto del comunismo. Ecco che il tramonto-anzi,i tramonti- delle etnie hanno una potentissima eziologia proprio dal cristianesimo. Jean Mabire scrisse che “Il mito egualitario nasce dal cristianesimo e sarà recuperato dal Marxismo” ed Oswald Spengler avvertì con il suo noto “La teologia cristiana è la progenitrice del Bolscevismo”. Ecco,il sigillo all’ottimo articolo di De Filippi è il comprendere che il “Comunismo delle Anime”, altra felice espressione spengleriana, con il suo mondialismo,internazionalismo,cosmopolitismo,egualitarismo è la causa prima del Kali Yuga non solo dell’Occidente ma del Kosmos.Quindi avviarsi sulla “Via di Damasco” inventatasi dall’internazionalista san Paolo per i Popoli Indoeuropei porta all’abisso Marxista: c’è solo la strada che porta alle Origini Indoeuropee. Il sentiero che porta a Sparta,Roma Imperiale,l’Olimpo, non certo il Sinai.Steno Lamonica steno@aryo.it

  2. gengiss

    Il razzismo è un’invenzione moderna, strettamente imparentato con capitalismo positivismo e nazionalismo, concezioni del tutto estranee alle società Tradizionali

  3. ALFONSO DE FILIPPI

    avremmo dovuto salvare la Tradizione dai !

  4. Giancarlo

    Articolo di una lucidità assoluta e nel contempo altamente angosciante, anzi assolutamente angosciante, razzialmente i popoli bianchi sono destinati all’estinzione salvo catastrofi naturali planetarie che a questo punto non so se augurarmi.

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